domenica 2 settembre 2018

Fuori dal coro

Riporto qui di seguito una riflessione di Walter Veltroni, pubblicata da “La Repubblica” il 29 agosto scorso, che mi sembra utile portare all’attenzione di Chi usa dedicarmi un po’ del suo tempo.
Io, si sa, non sono uomo di sinistra; avevo creduto nel centrodestra come coalizione di moderati “galantuomini” ma poi i moderati sono stati messi da parte ed i “figli” di quella generazione di galantuomini non sono stati all’altezza dei padri; sono deluso dal Partito Democratico (che, notoriamente, ho votato alle europee del 2014 ed alle regionali del 2015); mi sento parte di quelli (credo siano, oggi, una minoranza) che non sono disponibili a farsi sopraffare dalle logiche dell’egoismo e della paura.
Credo, quindi, che sia il momento, per questa minoranza odierna, di farsi sentire, di far circolare le proprie idee (anche con le relative diversità), di esercitare insomma una qualche “responsabilità educativa”, …se possibile, di organizzarsi: perché la cultura occidentale  - quella dei patrioti come John MacCain, ma anche quella dei visionari come Barack Obama, quella dei grandi umili come Alcide De Gasperi, quella dei pacifisti come Giorgio La Pira, quella dei profeti come Giuseppe Dossetti… e tantissimi altri -  non ci ha insegnato a costruire muri, o a sopraffare l’altro. Quella cultura, che è il nostro vero patrimonio di civiltà, ci ha insegnato che la pace e la buona convivenza si realizzano attraverso il diritto (“Giustizia e pace si baceranno”, Salmo 84).

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Luciano Gallino, intellettuale di sinistra  - definizioni che sembrano diventate brutte parole -  scrisse più di venti anni fa l'introduzione a un libro nella quale diceva "la distruzione di una comunità politica, la fine della democrazia, è sempre possibile... Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, che è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà". Il volume era Come si diventa nazisti di William Allen, uno storico che si incaricò di raccontare come una piccola comunità dell'Hannover si trasformò da città storicamente di sinistra a feudo del nazismo, in cinque anni passato dal 5 per cento al 62,3. Allen scrive che "il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione". Non esiste evidentemente in Italia e altrove un pericolo nazista, anche perché la storia non si ripete mai nello stesso modo. Ma la mia angoscia, l'angoscia di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a ideali di democrazia e progresso, è che non si abbia la "percezione" di quello che sta accadendo. Che non ci si accorga che parole un tempo impronunciabili stanno diventando normali.
Non mi interessa qui la miseria della polemica politica quotidiana che ha perso la dignità minima. Sembrano tutti il Malvolio di La dodicesima notte di Shakespeare che dice, tronfio, "Su tutti voialtri prenderò la mia vendetta". Credo si debba uscire dal presentismo che domina il nostro tempo, che toglie respiro, serietà, credibilità alle parole e ai gesti. Guardare il mondo e interpretare i segni che ci pervengono. Fu quello che nell'estate del 1939 non si fu capaci di fare, mentre l'umanità precipitava in una guerra terribile. Guerra come quella che solo vent'anni prima aveva fatto diciassette milioni di vittime. Mentre sulle spiagge si prendeva ignari il sole e nei cuori si inneggiava al duce e al fuhrer, si stava preparando un conflitto che avrebbe prodotto 68 milioni di morti e la tragedia della Shoah.
Papa Francesco ha parlato più volte, inascoltato, di una terza guerra mondiale. Per molti nostri coevi la guerra non è un deposito della storia o un monumento alla memoria. È la vita quotidiana, il dolore quotidiano in un mondo sordo e cieco. È lo stupore del bambino di Aleppo che seduto in un'ambulanza si tocca il viso scoprendolo pieno di sangue, è il corpo di Alan con la sua maglietta rossa sulla spiaggia turca e quello di suo fratello Galip, cinque anni, inghiottito dal mare. Ma noi, l'Occidente che ha attraversato la seconda guerra mondiale e l'orrore dei regimi autoritari, dell'hitlerismo e dello stalinismo, noi dove stiamo andando?
Intervenendo al Festival delle idee di Repubblica, mesi fa, sono tornato sul paragone con Weimar. Non sono pessimista, non lo sono per carattere. Ma non voglio assuefarmi alla legge del "politicamente corretto" per cui si finisce con l'omettere o l'umettare la sostanza delle proprie ragioni. Guardiamoci intorno. Cito due macrofenomeni: i dazi e la messa in discussione dell'Europa. Nella storia l'apposizione dei dazi è sempre stata la premessa per conflitti sanguinosi. Nel tempo della globalizzazione, fenomeno oggettivo, è impensabile agire lo strumento del protezionismo esasperato. Il conflitto tra Usa e Cina e tra Usa ed Europa, segnato dalle politiche di Trump, potrà avere effetti rilevanti sulla distensione internazionale. Ma il secondo dato è il più grave. Quando Spinelli pensò l'Europa unita, il nostro continente era in fiamme. È stata la più grande conquista di pace della storia umana, in questa parte del mondo. Ma ora tutto sta crollando. Logorato prima dalle timidezze dei governi democratici e ora dalla esplicita volontà antieuropea di un numero crescente di Stati. La Gran Bretagna è uscita, con il voto degli inglesi, e il gruppo di Visegrad si propone un'Europa minima, senza principi, valori, strategie comuni.
Il nostro Paese, fondatore dell'unità europea, improvvisamente ha come riferimento Orban e la sua "democrazia autoritaria". Un modello che tende ad affermarsi, dalla Russia alla Turchia. Si fanno strada regimi che tendono a concentrare nelle mani di pochi il potere, che limitano la libertà di stampa e di pensiero, che incarcerano gli oppositori. Qui, in Europa. La "fine della democrazia è sempre possibile", anche in forme storicamente inedite. Come ai tempi di Weimar, quando la crisi delle istituzioni e dei partiti, spesso divorati dalla corruzione, si intreccia con la recessione economica, si genera un bisogno di sicurezza che può essere più forte del bisogno di libertà.
Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che a questo disagio si rivolge, è, per tutto questo, una definizione sbagliata. È destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all'ultimo. Definirla populista è farle un favore. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema.
Altro che populismo. Qualcosa di molto più pericoloso.
Ma ciò che la sinistra, impegnata a dividersi e rimirarsi allo specchio, non ha capito è che in questi anni è andata avanti una gigantesca riorganizzazione della intera struttura sociale. Qualcosa di paragonabile agli effetti della rivoluzione industriale. Il lavoro ha cambiato natura, facendosi aleatorio e precario. E se la macchina a vapore ha creato l'industria moderna e con essa le classi sociali e le città, così la nuova rivoluzione tecnologica, ancora agli inizi, finisce con il sostituire tendenzialmente l'uomo con la macchina e con il mutare tutti i codici cognitivi e comunicativi. La società è segnata da una sensazione di precarietà che la domina, che ne mina la fiducia sociale nel futuro. Non si può pensare che un tempo in cui le famiglie italiane hanno perso undici punti di reddito rispetto alla fase precrisi, in cui la differenza tra ricchi e poveri è aumentata, non sia carico di un drammatico disagio.
Un disagio che fa sì che prevalga la paura sulla speranza. La società, come un corpo contratto, si ritrae in una posizione orizzontale. Rifiuta ogni delega, anima della vera democrazia. Non vuole sapere la verità dai giornali, non accetta il parere degli scienziati, contesta persino fisicamente professori e medici, nega il valore della competenza politica fino a mettere in discussione il parlamento, per il quale si ipotizza una estrazione a sorte dei suoi membri.
Ma la società orizzontale finisce col postulare un potere verticale. La sinistra non ha capito che quando si è posto, da Calamandrei in poi, il problema della trasparenza e della velocità della democrazia si cercava esattamente di rispondere a questo bisogno. In una società veloce una democrazia lenta e debole finisce con l'essere travolta. Più la democrazia decide, più resterà la democrazia. Meno decide e più sarà esposta alla pantomima di questa estate allucinante, con un governo che le spara grosse su tutto. Che arriva a sequestrare una nave militare italiana in un porto italiano, a giocare spregiudicatamente la vita di esseri umani per qualche voto esacerbato. Che minaccia l'Europa con un misto di arroganza e incompetenza. Che annuncia cose che non può fare, non sa fare, non farà.
Ma nel presentismo assoluto resta nell'aria solo il grido acuto dell'intemerata. Trump in campagna elettorale disse che, se anche avesse preso un fucile e fosse andato sulla Quinta strada a sparare, non avrebbe perso un voto. Temo fosse vero. E così un ministro dell'Interno indagato per abuso d'ufficio si deve dimettere se è di centrosinistra e uno di destra, indagato per sequestro di persona, deve restare al suo posto. Non discuto il merito, noto la differenza. E se un deputato della maggioranza dice, come un vero fascista, che "se i magistrati attaccano il capo, li andiamo a prendere casa per casa" nessuno nella stessa maggioranza dice nemmeno poffarbacco.
Ma nei confronti dei cinquestelle la sinistra ha compiuto gravi errori. Ha cambiato mille volte atteggiamento, ha demonizzato e cercato alleanze organiche o viceversa, senza capire che molti di quei voti sono di elettori di sinistra. Che molti dei sei milioni di cittadini che avevano votato per il Pd nel 2008 hanno finito con lo scegliere i pentastellati o sono restati a casa. Un dolore profondo, un malessere che meritava molto di più delle piccole risse quotidiane o dei corteggiamenti subalterni. Molti di quegli elettori oggi sono certamente in sofferenza per il dominio della Lega sul governo e ad essi, e a chi non ha votato, senza spocchia da maestrino, la sinistra deve rivolgersi.
Come? Sia chiaro: la crisi della sinistra non è un fenomeno esclusivamente italiano, è mondiale. Solo Obama, come immaginammo nel 2008, è restato vivido nella memoria come esempio universale di coerenza programmatica e valoriale. Ma poi ha vinto Trump. Perché la sinistra o accende un sogno o non è. Perché la sinistra o è popolo o non è. Ma io non condivido i discorsi che sento fare sulla fine della sinistra o delle idee dei democratici.
È la sinistra, nella storia, che ha cambiato il mondo. Sono state le lotte contro lo schiavismo, per la liberazione delle donne, contro l'alienazione e lo sfruttamento, per i diritti civili e umani, contro le discriminazioni. È questo sistema di valori che ha reso la vita di ognuno sulla terra più libera e migliore. La sinistra lo ha saputo fare quando ha parlato al cuore delle persone, quando ha interpretato i bisogni di giustizia sociale, quando ha scelto la libertà. Cosa che non ha sempre fatto. Cinquant'anni fa la sinistra, per come la intendo, era nel sacrificio di IanPalach e non nei carri armati con la falce e il martello.
Sogno e popolo, ciò che è stato perduto.
Due cose semplici e difficili insieme. Sono più chiaro ancora: o la sinistra definirà una proposta in grado di assicurare sicurezza sociale nel tempo della precarietà degli umani o sparirà. O la sinistra la smetterà di rimpiangere un passato che non tornerà e si preoccuperà di portare in questo tempo i suoi valori o sparirà. O la sinistra immaginerà nuove forme di partecipazione popolare alla decisione pubblica, una nuova stagione della diffusione della democrazia, o prevarranno i modelli autoritari. Nelle future esperienze di governo della sinistra ci dovrà essere una più marcata radicalità di innovazione. Allo stesso tempo, la sinistra non deve dimenticare chi è, ne deve anzi avere orgoglio. Non sarà inseguendo la destra o, in questo caso, il populismo che si eviterà il peggio. La sinistra non può avere paura di dire che è per una società dell'accoglienza, dire che è nella sua natura - oltre che in quella che dell'essere umano - la solidarietà, la condivisione del dolore, l'aiuto nel bisogno. La sinistra non deve aver paura di dire che non si deve mai deflettere dal rigoroso presidio della sicurezza dei cittadini imponendo a tutti il rispetto delle regole che ci siamo dati.
La sinistra non deve inseguire nessuno sul tema dell'Europa immaginandone una versione bonsai ma, al contrario, deve rilanciare con forza l'idea degli Stati Uniti d'Europa, meravigliosa utopia realizzabile. Deve riscoprire, dopo averlo dimenticato, il tema dello sviluppo compatibile, vera incognita sul futuro della specie umana. E non deve assuefarsi alla barbarie del linguaggio semplificato, della rissa permanente, dell'insulto all'avversario. Anche in questo deve essere se stessa, non fare come Zelig. Deve coltivare la scuola, la ricerca, la cultura, l'identità profonda di un Paese che è sempre stato aperto al mondo. Non deve aver paura di unire anche quando la diffusione dell'odio sembra prevalere. Deve innovare la sua identità e avere rispetto della sua storia. Si possono, ed è giusto, sostituire generazioni di dirigenti. Io mi sono presto fatto da parte per mia scelta e ho iniziato una nuova vita, come era corretto facessi.
Ma non è giusto cancellare la storia collettiva, le battaglie, i sacrifici, il senso di quella cosa enorme che nella storia italiana è stata la sinistra, è stato il pensiero democratico. Ha scritto, sul tema della memoria, il priore di Bose Enzo Bianchi: "Per ogni cultura, la memoria dei momenti e delle forze che l'hanno generata è essenziale; è proprio nella memoria degli eventi fondatori che la democrazia si afferma e si manifesta come valore".
Un esempio: la parola rottamazione fu usata, la prima volta, da Berlusconi in tv per attaccare Romano Prodi. Non è una nostra parola, figlia della nostra cultura. Neanche gli avversari si "rottamano", perché un essere umano e le sue idee non sono mai da cancellare, se espresse per e con la libertà.
Quando - è successo varie volte - in Italia si sono prese sbandate per il demagogo di turno, alla sinistra democratica è toccato poi salvare il Paese. Per essere all'altezza di questa responsabilità la sinistra e i democratici devono unirsi e smetterla con la prassi esasperante delle divisioni e delle scissioni testimoniali. Anche quella è un'abitudine spesso coincisa con tragiche sconfitte. Il Pd che io immaginavo è durato pochi mesi, raggiunse il 34 per cento in condizioni terribili e si trovò, orgoglioso e emozionato, in un Circo Massimo oggi inimmaginabile per chiunque. Era l'idea di un partito orizzontale, fatto di cittadini e movimenti, di associazioni e autonome organizzazioni. Un partito a vocazione maggioritaria perché aperto, che usava le primarie come cemento per unire questo arcobaleno. Il contrario di un "partito liquido", come poi si è purtroppo rivelato essere, per paradosso, quando ha prevalso il rimpianto per forme partito che non sono più date in questo tempo. Quel partito è stato in questi anni, per responsabilità di tutti, dominato dalle correnti e dai gruppi organizzati e il suo spazio vitale si è ristretto, come la stanza del funzionario Rai di La Terrazza di Ettore Scola. Quei muri vanno tirati giù e il Pd deve apparire un luogo aperto, plurale, fondato sui valori e non sul potere. Bisogna inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio.
Forse quella idea era sbagliata, forse troppo avanti. Ne ho preso atto, credo con misura, senza cessare mai di dare una mano alle ragioni che hanno ispirato la mia vita.
Per questo ho scritto oggi. Perché non smetto di credere alla sinistra, perché temo per il futuro della vita democratica e dell'Europa, perché penso che l'idea di un soggetto politico aperto del campo democratico sia più che mai necessaria. Nessuno perda tempo a strologare sulla ragione di questo scritto. È solo amore per la propria comunità e per il proprio Paese. Tutto qui.
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Walter Veltroni

domenica 27 maggio 2018

Latiano, “contenitori culturali”… al centro.

L’Associazione “L’isola che non c’è” chiede, a me  - in qualità di Presidente pro tempore del Consiglio Comunale -  ed al Sindaco, la convocazione di un’assemblea pubblica “al fine di poter discutere e raccogliere eventuali contributi di idee e progetti su un argomento strategico per il futuro, non solo culturale, della Città”: l’argomento è l’individuazione dei criteri a cui improntare l’individuazione dei soggetti ai quali affidare la gestione dei contenitori culturali di Latiano (polo museale, torre del Solise, casa natale del Beato Bartolo Longo).
La richiesta è, a mio parere, corretta e legittima.
E’, infatti, legittimo, sempre, che su decisioni di importante rilevanza pubblica i soggetti interessati possano chiedere un momento “aperto”, di discussione e di confronto, prima dell’assunzione degli atti di indirizzo da parte dei competenti organi politici.
E l’istanza dell’Associazione “L’isola che non c’è” si contestualizza in un’attività assidua (direi insistente, talvolta anche indisponente: ma… sbaglio o fa così chiunque, con tenacia, crede in qualcosa e lotta perché quel “qualcosa” si realizzi?), ed ormai consolidata, che ha capisaldi nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio naturale e culturale della città di Latiano.
Nel sottolineare, anche, la correttezza dell’istanza prodotta dall’Associazione “L’isola che non c’è”, ho l’opportunità di riportare la differenza tra l’assemblea pubblica, di cui in questo caso si tratta, e le adunanze “aperte” del Consiglio Comunale.
L’articolo 20 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale di Latiano disciplina, appunto, le “adunanze aperte” (il ricorso alle quali, negli ultimi anni, è stato ripetutamente accordato dalla Conferenza dei Capigruppo sulla base di istanze pervenute dalla società civile).
Il Regolamento stabilisce che “Quando rilevanti motivi di interesse generale lo richiedono, il Presidente, sentita la Conferenza dei Capigruppo e, se costituite, i Presidenti delle Commissioni Consiliari Consultive Permanenti, indice adunanze consiliari aperte. Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i Consiglieri Comunali, possono essere invitati Parlamentari, rappresentanti della Regione, della Provincia, di altri Comuni, delle Associazioni Sociali, Politiche e Sindacali interessate al tema da trattare. In tali adunanze può essere trattato il solo argomento all’ordine del giorno. In tali particolari adunanze il Presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del Consiglio Comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, che portano il loro contributo di opinioni, di conoscenze, di sostegno e illustrano al Consiglio Comunale gli orientamenti degli Enti e delle Parti Sociali rappresentate. Durante le adunanze aperte del Consiglio Comunale non possono essere adottate Deliberazioni od assunti, anche in linea di massima, impegni di spesa a carico del Comune”.
Il ricorso alle adunanze “aperte” ha, dunque, un carattere di straordinarietà che deve essere preservato, atteso che il Consiglio Comunale riveste competenze ordinariamente deliberanti.
Non ha, pertanto, senso, un abusato ricorso alla richiesta di convocazione di adunanze aperte del Consiglio Comunale, a meno che non si metta in dubbio l’effettiva capacità, del Consiglio Comunale in carica, di rappresentare le diverse sensibilità presenti nell’ambito della comunità: a pensarci bene, si tratterebbe, in tal caso, di porre in dubbio l’autorevolezza di un organo di rappresentanza politica democraticamente eletto. Ebbene, per parlare, nello specifico, del Consiglio Comunale attualmente in carica, io non solo ritengo che Esso (già indubbiamente legittimato dal mandato popolare) sia ampiamente rappresentativo delle diverse sensibilità presenti nella comunità latianese (come testimonia, tra l’altro, l’asprezza dei toni del confronto assunta in più di una circostanza) ma considero un privilegio poter presiedere oggi quell’Assise, in ragione delle sue alte prerogative nonché per la qualità politica ed esperienziale che i suoi componenti sanno esprimere.
Quindi, ben vengano le richieste di assemblee pubbliche, quali sedi democratiche di libero confronto proteso all’individuazione di più consapevoli decisioni politiche da parte di coloro che sono responsabilmente chiamati ad assumerle (qualora questi intendano rendersi disponibili ad una benefica “osmosi”: in ciò, tuttavia, si esprimono la cultura, il senso civico e l’educazione di ciascuno).
Sono certo che il Sindaco, avv. Mino Maiorano, la cui disponibilità al confronto, sempre e con tutti, è ormai proverbiale, vorrà agevolare la realizzazione dell’assemblea pubblica autorevolmente richiesta dall’Associazione “L’isola che non c’è”: so che il Sindaco aveva già in programma di determinare, in merito ai criteri per l’individuazione dei soggetti a cui affidare la gestione dei contenitori culturali della Città, un coinvolgimento delle Consulte, prima ancora di giungere nelle sedi decisionali (Consiglio Comunale e/o Giunta), e dunque saprà certamente trovare modi e forme per coniugare il tutto nell’ottica della più ampia partecipazione.
Insomma, il passo avanti è compiuto: quella dei contenitori culturali (aggiungerei, tra questi, in una prospettiva di breve – medio termine, anche la biblioteca comunale che è oggetto di un importante finanziamento intercettato di recente) è divenuta questione di rilevanza strategica unanimemente riconosciuta (nell’organizzazione degli Uffici della Regione Puglia si parla, già da tempo, di “economia della cultura”).
Concludo cedendo alla tentazione di esporre il mio pensiero di approccio alla discussione su quanto in argomento: in linea generale, immagino che la mancanza di esperienza (per Latiano, è “la prima volta” nella gestione di un patrimonio culturale composito) sconsigli di “scommettere” su una soluzione “monolitica”; credo che la carenza di risorse economiche e la necessità di rendersi disponibili ad una prima fase avente carattere “sperimentale” non possano che determinare la chiamata all’appello di tutte le esperienze locali (anche la scuola), per quanto capaci e per quanto disponibili, e quindi la scommessa, in particolare, sulla qualità e sulle attitudini che il mondo del volontariato organizzato (perché occorre individuare soluzioni che garantiscano continuità di impegno) può esprimere; credo che la gestione dei contenitori culturali debba necessariamente rappresentare, almeno nella prima fase attuativa, una palestra di convivenza civile improntata alla concorrenza in funzione del conseguimento di obiettivi, condivisi, di interesse pubblico; credo che, sul polo museale, il Consiglio Comunale abbia offerto già un importante contributo con l’approvazione, all’unanimità dei presenti, dell’apposito Statuto (Deliberazione n. 4 del 12 marzo 2012).  
Comunque, io seguirò con interesse il percorso partecipativo, di confronto e di ascolto, che il Sindaco vorrà realizzare, esprimendo, sin da ora, rispetto verso la responsabilità  - che ad Egli stesso compete nella significativa, contestuale, veste di titolare della delega alla Cultura -  di elaborazione delle proposte da riportare nelle sedi deliberanti.    

domenica 29 aprile 2018

10 anni di “M’impegno”.

L’1 maggio 2008 pubblicavo il primo post del mio blog; da allora, con questo post, se ne contano ben 354.
E’ un vero e proprio diario, che ho tenuto aperto sin da quando ho voluto rendere pubblici sia il mio pensiero, sia la finalità del mio (piccolo) impegno.
Non ho mai cancellato nulla.
Andando a ritroso, sembra effettivamente un percorso segnato da attenzioni ripetitive (che ci posso fare se ho… le mie fissazioni?), da lacune (si, di molte cose non mi sono occupato affatto), da ripensamenti (chi non sbaglia mai strada? Poi però, per fortuna, esiste pure la retromarcia!).
Questo sono io; o meglio, questi  - per grande parte -  sono stati i miei ultimi dieci anni: pubblici, per scelta e per passione.
Ora che si fa? Non lo so.
Intanto si va avanti, con la maturata consapevolezza che, da queste parti, davvero …da soli non c’è storia, che occorre fare …e il “buon fare”, qui al Sud, non c’è se non “insieme”.
Inutile sentirsi “grandi”, o “autosufficienti”, se quasi tutto va cominciato dall’inizio.
Si va avanti, allora, con il piccolo impegno quotidiano, finché ce n’è.
Si va avanti, con la caparbietà di chi ambisce ad un mondo migliore; si va avanti, con l’umiltà di chi sa di dover continuare sempre ad imparare; si va avanti, non lasciandosi sopraffare dall’indifferenza.  
Perché questo è il nostro tempo e non possiamo sottrarci a fare, responsabilmente, la nostra parte; con chi ha voglia di rimboccarsi le maniche, con chi  - come noi -  non si sente infallibile, con chi  - come noi -  si sveglia di notte e pensa a come sarà domani, con chi se la sente di contribuire a rendere grande l’insieme delle piccole opere di tanti.

domenica 8 aprile 2018

Si riapre il ponte sul canale Reale

Domani mattina, lunedì 9 aprile, alle ore 10,30, sarà riaperto al traffico il ponte sul canale Reale posto al raccordo tra la Strada Statale 7 Brindisi – Taranto e la Strada Provinciale 46 che collega Latiano a San Vito dei Normanni.
I lavori di sostituzione del vecchio ponte erano iniziati nel mese di giugno 2016 e si sono conclusi il 29 marzo scorso, osservando un lungo periodo di interruzione a causa di imprevisti tecnici che ne hanno prolungato la conclusione.
Questa nuova opera, illuminata e realizzata con tecniche d’avanguardia, annuncia l’ormai imminente avvio dei lavori di rifacimento di diverse strade nel centro urbano: interventi, questi, che dovrebbero completarsi, in base ai programmi del Sindaco Maiorano e della sua Giunta, entro la prossima estate.

domenica 25 marzo 2018

Si inaugura il Polo Museale di Latiano

Domani, lunedì 26 marzo, sarà inaugurato il Polo Museale della Città di Latiano, che ha sede presso la stupenda cornice dell’ex convento dei padri domenicani. L’intervento di recupero della struttura e di riqualificazione quale, appunto, sede del Polo Museale è stato reso possibile nell’ambito dei fondi PO FESR 2007 – 2013 transitati attraverso la Regione Puglia.
Il Polo Museale completerà il percorso turistico – religioso – culturale che caratterizza l’asse viario centrale dell’abitato latianese, muovendo dalle due chiese di sant’Antonio e Cristo Crocifisso per poi attraversare via SS. Crocifisso, laddove è ubicato il museo della fondazione Ribezzi – Petrosillo, quindi la Chiesa Madre, la suggestiva piazzetta capitano D’Ippolito, la piazza Umberto I dominata da palazzo Imperiali (sede dell’antica pinacoteca comunale e della raccolta archeologica Marseglia), la via Santa Margherita che lambisce la casa del beato Bartolo Longo e l’antica torre del Solise, infine il Polo Museale presso l’ex convento dei padri domenicani e l’attigua chiesa del SS. Rosario.
Lungo questo itinerario si svilupperanno ulteriori progetti ed iniziative, nell’intento di favorirne la riconoscibilità anche sotto il profilo urbanistico e dell’animazione culturale.   
L’evento inaugurale prevede l’accoglienza delle autorità presso palazzo Imperiali, alle ore 17,30; si proseguirà con la visita della pinacoteca, della raccolta archeologica Marseglia, della casa – museo della fondazione Ribezzi – Petrosillo, della casa del beato Bartolo Longo e della torre del Solise: tutti questi luoghi rimarranno aperti al pubblico per l’intero pomeriggio del 26 marzo e fino a sera.
A partire dalle ore 18,30  - presso la sala polifunzionale dell’ex convento dei domenicani, intitolata al prof. Vincenzo Murra, già presidente dell’associazione Pro Loco e fondatore del Museo delle arti e tradizioni di Puglia -  avrà luogo l’incontro pubblico che precederà immediatamente l’inaugurazione del Polo Museale.
Interverranno, oltre al Sindaco Mino Maiorano, che farà gli onori di casa, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il prefetto di Brindisi, Valerio Valenti, l’assessore regionale Loredana Capone, la direttrice della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, Maria Piccarreta, la senatrice Adriana Poli Bortone, il questore di Brindisi Maurizio Masciopinto, il comandante provinciale dei Carabinieri, Giuseppe De Magistris, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Pierpaolo Manno, il direttore del Dipartimento turismo, economia della cultura e valorizzazione del territorio della Regione Puglia, Aldo Patruno, la dirigente dello stesso Dipartimento regionale, Silvia Pellegrini, la dirigente dei Beni museali ed archivistici della Regione Puglia, Maria Delle Foglie, Rita Caforio, già responsabile dei Servizi Culturali della Città di Latiano, Massimo Guastella, dell’Università del Salento (relazionerà su “Museo diffuso o di comunità: metodologie per nuovi percorsi museali”), Michele Camassa, Cosimo Galasso, Marcello Ignone e Fabio Pierri – Pepe.
Intorno alle ore 19,30 è prevista l’inaugurazione ufficiale delle nuove sedi, presso il Polo Museale della Città di Latiano, del Museo delle arti e tradizioni di Puglia, del Museo del sottosuolo, del Museo della storia della farmacia.
L’inaugurazione del Polo Museale è un traguardo importante, per la comunità latianese, un traguardo che proietta verso una dimensione nuova, completamente diversa, di opportunità: città dei musei, città di cultura, città di tradizioni, città di turismo. Sono queste le sfide prossime, da realizzare per non tradire un sogno ormai a portata di mano.
Se domani si inaugura il Polo Museale, è perché dapprima c’è stato chi ha creduto nella potenzialità dei musei, poi c’è stato chi ha custodito, completato e divulgato, per quanto possibile, le raccolte disponibili, poi ancora chi ha voluto organizzare i contesti, immaginare il “percorso”, provare a “mettere in rete” il patrimonio disponibile… insomma, se domani si inaugura il Polo Museale è perché ieri, come oggi, in tanti ci hanno creduto.
E domani, quindi, sarà la festa di quei “tanti”.
Poi, insieme, dovremo provare ad essere all’altezza delle sfide nuove che, necessariamente, comporterà  la valorizzazione di cotanto patrimonio.
Il sindaco Mino Maiorano c’è: ha dato prova, con le sue Giunte, delle necessarie sensibilità e determinazione per realizzare questo passo; saprà muovere anche i passi successivi.  

giovedì 22 marzo 2018

La mediazione penale e la giustizia riparativa

Sono stato invitato a partecipare ad un evento formativo organizzato dall’Associazione “Asse” – Accademia di sviluppo socio – educativo e dall’Aimepe – Associazione italiana mediatori penali in collaborazione con la Camera minorile di Brindisi e la Camera penale di Brindisi, con il patrocinio morale della città di Latiano.
L’iniziativa  - che ha ottenuto il riconoscimento dei crediti formativi per Avvocati ed Assistenti Sociali -  avrà luogo domani, a partire dalle ore 15, presso il teatro Olmi in Latiano.
Sono previsti gli interventi di Tiziana Recchia, mediatrice familiare e penale, di Cristina Ciambrone, presidente Aimepe, di Maria Esposito, psicologa – vicepresidente Aimepe, di Fabio Di Bello, avvocato - presidente della Camera penale di Brindisi, di Vita Calò, avvocato – presidente della Camera minorile di Brindisi, di Annamaria Casaburi, criminologa – giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Lecce, di Cecilia Caforio, assistente sociale specialista – coordinatrice dell’Ufficio servizio sociale minorenni di Brindisi, di Rosaria Longo, assistente sociale specialista – direttrice dell’Ufficio locale di esecuzione penale di Brindisi, di Emilia Pugliese, mediatrice familiare – presidente dell’associazione Asse.
Parteciperanno anche il sindaco di Latiano, Mino Maiorano, e l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Tiziana Rizzo.
Offrirà il proprio contributo ai lavori la compagnia teatrale “Mino Di Maggio”, di Torre Santa Susanna.

domenica 18 marzo 2018

Olio buono 2018

Ho avuto il piacere di partecipare, ieri, alla giornata “Olio buono 2018”, organizzata a Latiano, presso palazzo Imperiali, dall’Aipop – associazione interprovinciale produttori olivicoli pugliesi in collaborazione con il Comune di Latiano e con la Pro loco.
In realtà si è trattato di una due giorni: venerdì 16 marzo, infatti, l’iniziativa si è svolta presso il Comune di Cisternino ed il giorno seguente il “testimone”, dal sindaco Luca Convertini, è passato idealmente al sindaco di Latiano, Mino Maiorano.
In mattina sono state proposte esperienze di conoscenza dell’olio extravergine di oliva, e di sensorialità, ai ragazzi della prima classe della scuola secondaria di primo grado.
Nel pomeriggio ha avuto luogo un seminario tecnico – divulgativo rivolto ad operatori di filiera e consumatori.
Gli stands espositivi hanno visto la presenza di una decina di aziende, oltre la stessa Aipop.
L’agronomo Cosimo Rubino, ispiratore ed animatore della giornata, ha svolto ancora una volta un ottimo lavoro, confermandosi come punto di riferimento per tante aziende olivicole impegnate a qualificare ed a promuovere il loro prodotto.

domenica 11 marzo 2018

Crazy for football

“Città Solidale” mi ha invitato a partecipare alla presentazione del libro “Crazy for football – storia di una sfida davvero pazzesca”.
L’incontro avrà luogo domani, 12 marzo, a partire dalle ore 18 preso la sala “Flora” di palazzo Imperiali in Latiano.
Interverranno, oltre il presidente di “Città Solidale”, Roberto Longo, il Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Brindisi, Domenico Suma, uno di due autori di “Crazy for football”, Francesco Trento, e lo psichiatra, ideatore del progetto, Santo Rullo.
Apprezzo “Città Solidale” anche perché è consapevole che per far funzionare un’impresa sociale su un territorio è necessario che la comunità di quel territorio conosca, condivida, partecipi del progetto e della missione di quell’impresa sociale: “Città Solidale” è sempre stata, e rimane, aperta al territorio, disponibile ad un dialogo, ad uno scambio culturale incessante.    

martedì 6 marzo 2018

La vita non è un gioco

Sono stato invitato a partecipare all’incontro di presentazione dell’Associazione “Ricominciamo insieme”: un sodalizio, presieduto da Valentino Di Salvatore, che si occuperà di ludopatie.
L’iniziativa avrà luogo giovedì prossimo, 8 marzo, a partire dalle ore 18 presso la sala “Flora” di palazzo Imperiali in Latiano.
Farà, naturalmente, gli onori di casa, ed introdurrà i lavori, il sindaco Mino Maiorano; dopo i saluti degli assessori Tiziana Rizzo e Michele Locorotondo, interverranno il direttore della Struttura Sovradistrettuale Dipendenze Patologiche dell’ASL di Brindisi, Franco Catalucci, la psicologa della stessa Struttura ASL Br, Laura Muraglia, il presidente della cooperativa sociale “Le ali”, Giuseppe Mingolla, e il vicario generale della Diocesi di Oria, mons. Franco De Padova.
Durante l’incontro saranno prodotte le testimonianze dirette di due giocatori compulsivi in recupero.
Valentino Di Salvatore ha all’attivo una consolidata esperienza quale volontario nei Giocatori Anonimi e si occupa, quindi, con competenza, di sensibilizzazione sulle ludopatie e di riabilitazione dalle stesse.
Nei programmi dell’Associazione “Ricominciamo insieme” c’è la realizzazione di un progetto gratuito di prevenzione rivolto ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado e, inoltre, è prevista l’attivazione di una linea telefonica nazionale di ascolto.    

domenica 28 gennaio 2018

Il 4 marzo io vado a votare.

Tra pochi giorni inizia, ufficialmente, una campagna elettorale per le elezioni politiche che, di fatto, dura ormai da diversi mesi.
L’appuntamento è importante. Si tratta di eleggere il Parlamento italiano.
Eppure, confesso che questa volta mi appassiono meno di tutte le altre da che, maggiorenne, ho avuto il privilegio democratico di poter esprimere il mio voto.
Credo che non sia stato colto lo spirito innovativo della bocciatura del referendum svoltosi a dicembre 2016: proteggere la nostra Costituzione e rilanciare convintamente, con un concetto moderno, lo spirito di unità dell’Italia in un’Europa unita; un’Italia che non ha paura di crescere, di “contaminarsi”, di scommettere sul futuro; un’Italia che paga i suoi debiti, che mitiga i conflitti tra le generazioni, che sa esprimere coraggiosi “no” e coraggiosi “si” nei consessi internazionali; un’Italia consapevole del suo ruolo strategico nel Mediterraneo.
Credo che l’esito di quel referendum avrebbe dovuto stimolare una destrutturazione degli schemi politici consolidatisi dopo il 1992.
Invece non si è visto nulla di nuovo.
La legge elettorale  - che non consente di esprimere una reale preferenza per le figure più rappresentative dei territori -  ci ha messo il resto.
Tempo addietro avevo pubblicamente auspicato di poter esprimere il mio consenso verso quegli esponenti politici che, a mio parere, sono stati più presenti, negli ultimi anni, per risolvere le problematiche della nostra comunità e per sostenere le potenzialità che essa sa esprimere: Pino Romano e Toni Matarrelli.
Entrambi, però, non hanno trovato condizioni adeguate per potersi confrontare, come avrebbero meritato, in questa campagna elettorale. Non so se il destino politico li vedrà ancora insieme.
Nel centrodestra, stessa sorte mi sembra sia toccata ad un altro esponente politico di tutto rispetto: Michele Saccomanno.
Manca, nello scenario nazionale, il progetto politico nuovo intorno a cui chi la pensa come me (e mi sembra che non siamo pochi) possa tornare a spendersi con convinzione.
E mancano anche (almeno per ciò che concerne le elezioni politiche, le più importanti) regole del gioco selettive di una classe dirigente che sia all’altezza del compito.
Non mancano però, anche fuori dall’agone politico, le donne e gli uomini di qualità; non mancano le donne e gli uomini che sono pronti, che conoscono le strade da percorrere per rendere l’Italia un luogo migliore.
Anche in ambito locale ci sono capacità, emergenti dal mondo delle professioni, che andrebbero seriamente valorizzate nelle sedi politiche (penso, ad esempio, a Pierangelo Argentieri). E poi c’è un tessuto sociale e produttivo, fatto dall’associazionismo, dal mondo cooperativo e della piccola e media impresa, che vede la persona come valore e la natura come risorsa da promuovere e tutelare.
Per questo, pur essendo oggi deluso, non perdo la speranza.
Sono tra quelli che hanno apprezzato il governo di Enrico Letta e molte cose del governo Gentiloni.
Ho grande rispetto verso il Partito Democratico ma penso che il “renzismo” (che, per fortuna, non esaurisce tutto ciò che è oggi il Partito Democratico) avrebbe potuto essere un’opportunità per l’Italia e si è invece trasformato in un problema.
Ritengo significativa la testimonianza di Pietro Grasso (i sondaggi di “Liberi e Uguali”, intesi come coalizione autonoma, non vanno molto oltre il significato di “testimonianza”), perché la Politica si deve distinguere come sede principale della legalità e del servizio, prestato con onore, alle Istituzioni.
Apprezzo molto le battaglie che Michele Emiliano conduce, senza riserve e senza timore di rimanere isolato (anche da chi dovrebbe essergli più vicino ma, per calcolo, si eclissa), per la dignità della nostra Puglia e dei pugliesi, per la tutela del nostro patrimonio ambientale.
Ammiro, in particolare, come, giudiziosamente, il Presidente Emiliano rimanga… un passo indietro rispetto al clima di questa campagna elettorale.
Allora, concludo: io il 4 marzo andrò a votare; ma le prossime settimane non mi vedranno impegnato in campagna elettorale; incontrerò i miei Amici, come al solito parleremo anche di politica, ci confronteremo e decideremo a chi dare fiducia. Null’altro.

martedì 26 dicembre 2017

“Buoni servizio” per anziani e disabili. Buoni… ma non per tutti!

Ho diffuso stamane la seguente “lettera aperta” che ho voluto indirizzare al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ed al Presidente della Commissione Consiliare della Regione Puglia per Sanità e Welfare, Pino Romano.

Il criterio di finanziamento dei “buoni servizio” per anziani e disabili rischia di privare tantissime persone, che versano in condizioni di oggettiva fragilità, dell’accesso a prestazioni indispensabili i cui costi non sono interamente sostenibili per le loro rispettive famiglie.
Questa volta però, ed in ciò risiede un paradosso, non si tratta della solita “coperta troppo corta”, cioè della mancanza di risorse economiche disponibili, e non si tratta neppure di “porta troppo stretta”, cioè di requisiti inappropriatamente selettivi nell’accesso alle graduatorie per il contributo pubblico.
Scrivo a Voi, Presidente della Regione Puglia e Presidente della Commissione consiliare regionale per Sanità e Welfare, poiché interlocutori sempre attenti, sia del “terzo settore” e sia del mondo del disagio e della fragilità in genere, con l’auspicio che da un Vostro autorevole intervento possa scaturire una soluzione della delicata problematica.
L’accesso ai “buoni servizio” viene riconosciuto, a partire dall’annualità 2016 – 2017, ad una platea di persone che ne facciano istanza entro i termini delle “finestre temporali” indicate dalla Regione.
Le graduatorie  - stilate tenendo conto dei seguenti criteri: data ed ora di presentazione dell’istanza, ISEE familiare, ISEE nucleo ristretto, componenti del nucleo familiare -  si scorrono fino all’esaurimento della dotazione finanziaria riservata a ciascuna “finestra”.
Tale dotazione finanziaria  - e qui nasce il problema -  è calcolata su dati che tengono notevolmente conto (sia pure non del tutto) delle domande utili pervenute con riferimento alla finestra temporale precedente.
Nella prima annualità (2016 – 2017), non avendo un riferimento a finestre precedenti, la dotazione finanziaria è stata calcolata anzitutto sulla base di dati demografici (e ne sono risultate economie che hanno consentito di elevare la soglia di ISEE familiare da 25.000 a 40.000 euro).
La progressiva “scoperta” dell’opportunità offerta dai “buoni servizio” ha determinato un “boom” di domande nell’ultima finestra resasi finora disponibile.
Ebbene, va sottolineato, a questo punto, che l’accrescersi del numero di istanze non è frutto di una domanda inappropriata: le persone che concorrono per l’accesso ai “buoni” fruiscono infatti, effettivamente, di servizi socio – sanitari ed i rispettivi nuclei familiari non dispongono di ISEE superiore ai quarantamila euro. Parliamo, dunque, di persone che gli stessi Uffici regionali che gestiscono il procedimento definiscono “ammesse ma non attualmente finanziabili” e che, senza il contributo riveniente dai “buoni”, rischiano di rimanere escluse dalla rete dei servizi. E ciò non in ragione della mancanza di requisiti o della carenza di risorse economiche regionali bensì a causa di un criterio burocratico di predeterminazione del finanziamento.
Il reale fabbisogno, peraltro, va tendenzialmente definendosi con il succedersi delle “finestre” e sarà dunque possibile, molto presto, quantificare una dotazione finanziaria sufficiente.
Ciò che si sta verificando nei buoni servizio per anziani e disabili potrà replicarsi, probabilmente con ancora maggiore sperequazione, nei buoni servizio per minori, che hanno registrato una prenotazione assai esigua, nella prima annualità, a fronte di un fabbisogno, ben più rilevante, che si va manifestando già nella seconda annualità.

sabato 16 dicembre 2017

La Scuola è per tutti

Riporto qui di seguito i due comunicati che sono stati diffusi nei giorni scorsi a firma del Sindaco e che quindi sono condivisi da tutta l’Amministrazione Comunale e dai Consiglieri Comunali di maggioranza.
 
Il Sindaco di Latiano, la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Latiano e la Dirigente del Liceo delle Scienze Umane “Palumbo” di Brindisi hanno congiuntamente preso atto della sussistenza di condizioni per scongiurare il trasferimento della sede associata di Latiano, del predetto Liceo, presso altro Comune laddove sono stati già messi a disposizione locali più idonei e spaziosi.
La soluzione, individuata con gli auspici del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, prevede l’accorpamento delle due attuali sedi della Scuola Secondaria di Primo Grado presso la scuola “Gabriele Monasterio” (i cui locali sono sufficienti ad ospitare anche gli alunni che attualmente frequentano la Scuola “Benedetto Croce”).
La sede associata del Liceo “Palumbo” potrà così trovare adeguata ospitalità presso i locali della Scuola “Benedetto Croce”, ponendo le basi per la candidatura di Latiano anche quale sede dell’indirizzo “Linguistico”.
Il Liceo “Palumbo” si impegna a reperire le necessarie risorse economiche per contribuire ai lavori di adeguamento dei locali che andrà ad utilizzare.
L’accorpamento delle due attuali sedi della Scuola Secondaria di Primo Grado produrrà una ottimizzazione delle risorse professionali impiegate, concentrando ogni energia per un ulteriore potenziamento del servizio offerto agli alunni.
Era ormai da due anni che  - senza mai giungere ad una conclusione concreta, a causa anzitutto dell’eccessiva onerosità economica di ogni soluzione prospettata -  si riproponeva il problema del necessario ampliamento della sede decentrata del Liceo “Palumbo”.
E’ arrivata, dunque, la decisione tanto attesa, che vede impegnati, in sintonia, l’Ente Locale e le Istituzioni Scolastiche.
Ogni cambiamento comporta, almeno nella prima fase del suo attuarsi, il dover convivere con qualche disagio.
Chiediamo, pertanto, la collaborazione di tutti i cittadini interessati, nella consapevolezza di aver assunto una decisione con senso di responsabilità e solo dopo aver valutato ogni opzione alternativa.
Latiano, 13 dicembre 2017
 
Si apprende dell'iniziativa spontanea di diversi genitori che intendono manifestare il loro disappunto verso la soluzione di accorpare le due attuali sedi della Scuola Secondaria di Primo Grado presso la Scuola "Gabriele Monasterio": soluzione, questa, che consente di assicurare adeguata ospitalità al Liceo "Palumbo" presso i locali della Scuola "Benedetto Croce" e di porre le basi per la candidatura di Latiano anche quale sede dell'indirizzo "Linguistico" dello stesso Liceo.
Vi è consapevolezza circa l'importanza della decisione assunta, che vede impegnati, in sintonia, il Comune di Latiano e le Istituzioni Scolastiche.
Quindi si comprendono le critiche, i dubbi, e si rimane disponibili a trovare ogni soluzione utile a mitigare i disagi che potranno essere determinati dalla decisione assunta.
Per questo si invitano tutti i cittadini interessati alla problematica, anzitutto quelli più critici, ad intervenire presso il teatro comunale "Olmi", alle ore 9,30 di venerdì 22 dicembre, per dare vita ad un confronto che consenta di individuare percorsi protesi alla migliore attuazione della soluzione individuata.
Sono particolarmente invitate ad intervenire le Dirigenti dell'Istituto Comprensivo di Latiano e del Liceo "Palumbo", oltre che i componenti del Consiglio d'Istituto, i docenti e, naturalmente, gli stessi studenti interessati.
Al fine di agevolare un confronto civile e costruttivo, si prega il Presidente del Consiglio d'Istituto, dell'Istituto Comprensivo di Latiano, di organizzare l'elenco dei genitori che intenderanno prendere la parola nel corso del confronto, che sarà introdotto e concluso dal Sindaco.
Latiano, 15 dicembre 2017

domenica 22 ottobre 2017

Se son rose…

Ho avuto il piacere di coordinare i lavori, venerdì scorso, a Latiano, di un incontro pubblico, organizzato dall’Assessore Michele Locorotondo, sulle cooperative di comunità.
Sono intervenuti  - oltre, naturalmente, il Sindaco Mino Maiorano -  il presidente di Legacoop Puglia, Carmelo Rollo, e la presidente della cooperativa di comunità di Melpignano, Grazia Giovannetti.
E’ stato un incontro molto interessante, per le esperienze riportate e per le prospettive che, in termini di opportunità, si sono appalesate per la crescita, anche sotto il profilo etico, della comunità latianese.

Mediazione familiare: lo stato dell’arte

Giovedì scorso sono tornato a coordinare i lavori di un convegno sulla mediazione familiare, a qualche mese di distanza dalla precedente esperienza avuta a Latiano, per amicizia verso i soci AIMEF (Associazione Italiana Mediatori Familiari) di Brindisi.
E’ stata davvero una bellissima iniziativa, che ha ottenuto il riconoscimento dei crediti formativi da parte dell’Ordine degli Avvocati e da parte dell’Ordine degli Assistenti Sociali.
Sono intervenuti Tiziana Recchia (consigliera regionale AIMEF), Federica Anzini (presidente nazionale AIMEF), Gabriella Dell’Aquila (avvocato), Luciano Sardelli (Pediatra), Adelaide Guadalupi (funzionario dell’Ufficio Programmazione Servizi Sociali del Comune di Brindisi), Valentina Farina (assistente sociale specialista del Comune di Oria), Luca Scuzzarella (magistrato della Sezione Famiglia del Tribunale di Brindisi).
Importante è stato anche il contributo offerto dalla compagnia “Mino Di Maggio” di Torre Santa Susanna, con le sue letture sceniche, e dalla mostra fotografica “L’acqua e le sue forme” di Francesca Giugno.

sabato 30 settembre 2017

Un ponte verso…

Martedì prossimo, 3 ottobre, alle ore 18 presso il salone “Flora” di palazzo Imperiali, in occasione della conclusione dei lavori di rifacimento del ponte sul Canale Reale (nei pressi della Strada Statale 7, allo svincolo per San Vito dei Normanni), avrà luogo un confronto – dibattito dal titolo: “Un ponte verso il parco plurivalente naturalistico e paesistico del Canale Reale”.
Nel corso dell’incontro sarà presentato il film – documentario “Acqua Reale”, della regista Paola Crescenzo.
Interverranno il Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, l’Assessore ai Lavori Pubblici, Maria Rosaria Martina, l’Assessore alle Politiche Ambientali, Michele Locorotondo (che ha organizzato l’iniziativa), la stessa regista Paola Crescenzo, l’architetto Roberta Lopalco e l’archeologo Christian Napolitano. Io coordinerò i lavori.
Sarà spiegato cosa manca per rendere fruibile il ponte, i cui lavori strutturali sono ormai, appunto, completati e quali sono le caratteristiche dell’intervento realizzato;  si rifletterà quindi, insieme, sulla particolare proiezione metaforica di quel ponte, come affaccio verso la terra dei trulli e come passaggio su quello scrigno straordinario di natura e di paesaggio che è il Canale Reale.

martedì 26 settembre 2017

Latiano. Centro di Aggregazione Giovanile: lavori in corso.

Quando mancano ormai poche settimane alla conclusione dei lavori di riqualificazione dell’area che ha ospitato il cinema Tanzarella ed il mercato coperto  - nella quale si sta realizzando, con finanziamento dell’Unione Europea, un centro polifunzionale di aggregazione giovanile che si contestualizzerà in contiguità di un’area urbana verde attrezzata -  l’Amministrazione Comunale di Latiano intende stimolare la realizzazione e l’organizzazione di esperienze locali che sappiano operare con efficacia al servizio delle nuove generazioni, utilizzando la nuova struttura, le attrezzature di cui la stessa sarà dotata e le risorse che si potranno rendere disponibili attraverso un’azione progettuale rispondente ai bisogni urgenti del presente e sintonizzata su un pensiero “lungo”, di futuro, a cui affidare il destino di questa comunità cittadina.
Per tali ragioni, nell’ambito del ricco cartellone delle iniziative che preparano la tradizionale “Fiera” latianese (sempre puntuale nella prima domenica di ottobre), domani, mercoledì 27 settembre, alle ore 18,30 presso la sala consiliare di Palazzo Imperiali (accesso da via Attilio Spinelli) avrà luogo un convegno dal titolo: “Ex cinema Tanzarella: idee per costruire insieme il centro di aggregazione giovanile. Esperienze a confronto”.
Introdurranno il Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, ed il Vice – Sindaco (Assessore con delega per le Politiche Giovanili) Mauro Vitale. Relazioneranno il Coordinatore dei progetti Erasmus Plus dell’Associazione SEI, Francesco Romano, la psicologa di comunità – coach e formatrice dell’Associazione SEI, Annarita Del Vecchio, il presidente dell’Associazione Hortus Puglia, Pierangelo Argentieri. I lavori saranno coordinati da me.
L’Associazione di promozione sociale SEI, nata nel 2013 grazie al finanziamento del programma “Bollenti Spiriti” della Regione Puglia, opera nel campo della sostenibilità intesa nella sua accezione più ampia (sociale, ambientale, economica ed istituzionale), per realizzare un modello sociale “sostenibile” in quanto utile al presente e conveniente per il futuro. SEI nasce con l’obiettivo di diffondere pratiche di sostenibilità in tutte le sue forme ed a tutti i livelli della società, sensibilizzando i cittadini, cooperando con le associazioni, collaborando con le imprese e le istituzioni al fine di contribuire a realizzare un mondo più equo, solidale e, appunto, sostenibile.
Erasmus Plus è il programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport.
Hortus Puglia è un’Associazione di promozione sociale che ha lo scopo di promuovere, consolidare e difendere un sistema di sviluppo sostenibile, anche attraverso la conoscenza e l’amore per la natura, l’ambiente, il paesaggio naturale e storico, con particolare riguardo per quello mediterraneo.

domenica 20 agosto 2017

Samuele De Guido e tutti quelli che hanno fatto democratica l'Italia

L’articolo di mons. Angelo Catarozzolo, pubblicato da La Gazzetta del Mezzogiorno lo scorso 10 agosto nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita di Samuele De Guido, stimola riflessioni profonde e può scuotere una classe politica che è spesso unicamente concentrata sul governo del quotidiano nonché inconsapevole del dovere di scrutare il destino della comunità e del territorio di riferimento.
Vale allora la pena provare a riprendere ancora una volta, sia pure con molta più modestia, quelle sollecitazioni di Catarozzolo.
Nello studio di mio padre, da che ne ho memoria, è sempre campeggiato il ritratto di Samuele De Guido, tuttora custodito da mia madre: sul retro dell’immagine, commemorativa, stampata in occasione del decesso, un brano, tratto da un articolo dell’Avvocato (“Economia Brindisina”, n. 1, 1975). Si legge: «Per lo sviluppo del Mezzogiorno è necessario che non ci si abbandoni al miraggio di un processo di industrializzazione alienante, creato solo con interventi dall’alto. Si vuole una industrializzazione umana tendente a trasformare i prodotti della nostra “buona terra” ed a rinsaldare i rapporti tra la classe operaia, contadini, uomini di cultura ed operatori economici in un travaglio oneroso, alla ricerca di formule sempre nuove, capaci di promuovere la crescita civile delle nostre popolazioni». Il pensiero risale a poco più di quarant’anni fa, meno di due generazioni da oggi; non avevamo ancora dissipato quel tanto di cui, in così poco tempo, siamo stati capaci; la centrale a carbone di Cerano, forse, allora era meno che un’ipotesi. 
E’ stato, Samuele De Guido, parte di quella generazione che  - soffrendo, pagando con segni indelebili nel corpo e nello spirito -  aveva fatto l’Italia democratica.
Una generazione  - di cattolici e non -  che si attribuiva una responsabilità educativa, prima ancora che di governo, della comunità: Uomini e Donne impegnati, anzitutto mediante la loro personale testimonianza, sia nella formazione all’impegno civile e ad una cultura sociale finalizzata al conseguimento del bene comune, sia nella promozione di coscienze autenticamente libere e responsabili.
Quegli Uomini e quelle Donne hanno decisamente contribuito all’edificazione della nostra Repubblica, alla ricostruzione materiale e morale del nostro Paese, allo sviluppo di una Democrazia matura che va oggi rinvigorita vincendo il populismo dei demagoghi.