mercoledì 3 aprile 2019

Pro Loco Latiano: 50 anni da protagonista

L’associazione Pro Loco ha celebrato, nello scorso fine settimana, i suoi 50 anni di presenza a Latiano e lo ha fatto, da par suo, senza tralasciare nulla: convegno (dal titolo programmatico: “Custodire, per costruire il futuro”); mostra fotografica (allestita presso la sala “Murra” del polo museale) con gli eventi più rappresentativi del trascorso mezzo secolo di attività; numero speciale della rivista “Altri tempi” (che, da qualche anno, mi è stato concesso il privilegio di dirigere).
Sono intervenuti  - ad esprimere il proprio apprezzamento per l’attività svolta da quest’associazione assai dinamica, che sin dal 1992 è presieduta da Cosimo Galasso (per tutti il “professore”) -  il Sindaco Mino Maiorano e l’Amministrazione Comunale, il Sottosegretario presso il Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca, Salvatore Giuliano, il Presidente UNPLI Puglia, Rocco Lauciello, il Dirigente della Sezione Turismo del Dipartimento “Turismo, Economia della Cultura, Valorizzazione del Territorio” della Regione Puglia, Patrizio Giannone, diversi ex Amministratori Comunali e tanti cittadini che confermano sensibilità ed interesse per la promozione, la tutela e la valorizzazione del territorio locale e delle sue peculiarità.

martedì 2 aprile 2019

Giornata mondiale della consapevolezza sull'Autismo

Il numero di bambini affetti da Autismo è in costante crescita; la diagnosi precoce può aiutare a ridurre i comportamenti problematici ed a migliorare la qualità di vita di quanti sono portatori e delle loro famiglie; lo Stato deve farsi carico di questa realtà con più determinazione.
Vanno bene, allora, i monumenti tinti di blu, se diventa efficace il richiamo a non occuparsene solo il 2 aprile.
L'Autismo non è un problema di altri.

domenica 31 marzo 2019

A teatro il dramma di Aldo Moro

Ieri sera a Latiano è andato in scena quello che un tempo veniva definito il “teatro d’inchiesta”; comunque, ieri sera, a Latiano, abbiamo goduto una serata di teatro di qualità e chi è riuscito a trovare un posto presso il teatro comunale “Olmi” ha avuto netta l’impressione che lì, in quelle due ore di drammatizzazione, si stesse ripercorrendo  - con impegno, coraggio ed onestà -  un tratto importante della storia d’Italia.
L’occasione è stata offerta dalla compagnia “I teatranti”, che ha presentato un lavoro scritto e diretto da Giuseppe D’Angelo, tratto dal libro dell’on. Gero Grassi “Aldo Moro: la verità negata”, stampato a cura del Consiglio Regionale della Puglia e dell’ANCI Puglia.
Bravissimi gli attori Valentina Caforio, Ivan Carlucci, Luciano Ligorio, Ada Passero  - che hanno interpretato Adriana Faranda, Barbara Balzarani, Mario Moretti, Valerio Morucci -  e lo stesso Giuseppe D’Angelo, che ha saputo impeccabilmente calarsi nei panni di Aldo Moro.
Meticolosa la cura dei costumi, del trucco e della scena.
Brillante l’intuizione narrativa, con i personaggi che progressivamente si svelano attraverso un vicendevole ed incalzante interrogarsi.
Il pretesto è un nuovo processo, retrospettivo, a Moro, da parte delle Brigate Rosse; si realizza, invece, proprio per Moro, un’insperata opportunità di spiegare la storia del nostro Paese “democratico” (nel contesto degli equilibri internazionali disegnati a Jalta) e di processare, questa volta lui, un’idea superata di “Stato”.
Per “I teatranti” è stata una sfida vinta; e ciò è stato possibile anzitutto grazie all’incontro con Gero Grassi: studioso, cultore di Aldo Moro, uomo serio, di quelli che oggi  - purtroppo -  ne incontri pochi, di quelli che si spezzano ma non si piegano, di quelli che diventano punto di riferimento anzitutto perché sanno ascoltare.
Gero Grassi si è fidato di Giuseppe D’Angelo; non ci è voluta neanche una stretta di mano, è bastato guardarsi negli occhi; il resto lo hanno fatto il talento, la tenacia, la passione civile.      
La bella sinergia ha prodotto un risultato importante, prezioso ausilio particolarmente per le nuove generazioni.
E’ stato giustamente osservato che ieri sera, in teatro, a Latiano, non sia volata una mosca.
Al riaccendersi delle luci in sala, tanti occhi lucidi.
All’uscita, più di qualche cittadino più consapevole.

giovedì 21 marzo 2019

Verso il PUG

Il Sindaco Mino Maiorano e l’Assessore comunale all’Urbanistica, Massimiliano Baldari, hanno comunicato pubblicamente, nei giorni scorsi, di aver sollecitato l’ingegnere incaricato per il PUG – Piano Urbanistico Generale a procedere ad adeguare il Documento Programmatico Preliminare (approvato nel 2013) al Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia.
Quindi c’è la volontà politica, dell’intera maggioranza, di riprendere l’iter che condurrà all’approvazione del PUG della Città di Latiano.
Sarà la volta buona? Lo si spera. Di certo c’è che si fa sul serio. Credo però che, ad un simile impegno, occorra approcciarsi con la consapevole umiltà di chi sa che, anche questa volta, si possa fallire.
Ho precisato che questa volta si fa sul serio ma non ho dubbi che in passato, non solo durante il mandato del Sindaco Maiorano, sul PUG si sia ugualmente voluto fare sul serio: nessuno, ormai, nega la necessità di un nuovo piano urbanistico (anche se, proprio in Consiglio Comunale, si sono ripetutamente palesate diversità di vedute sul “come” lo si intenda fare e sulle “priorità” che finora ciascuno ha ritenuto / non ritenuto di dovervi anteporre). Ma ogni volta che si è dato impulso al complesso procedimento finalizzato all’approvazione, ad un certo punto, per un motivo o per un altro, è mancata qualche condizione fondamentale: soprattutto, è venuto meno quell’ampio, e saldo, consenso politico necessario a traguardare un obiettivo di così notevole valenza strategica.
Allora l’esperienza insegna che  - per giungere all’approvazione definitiva -  occorra avere un approccio costantemente “inclusivo”.
Io penso che chiunque si occupi di politica in ambito locale non possa rimanere indifferente al cospetto della ripresa del percorso verso il PUG: ciò varrebbe anche se non si votasse fra un anno.
Quindi l’Amministrazione Comunale, e la maggioranza che ne sostiene le sorti, insieme all’opportunità di dotare Latiano di un nuovo  - ed efficace -  strumento di pianificazione urbanistica, potranno “testare” l’eventuale sussistenza, in Consiglio Comunale ed anche fuori dalla pubblica assise cittadina, di interlocutori disponibili a conseguire, insieme, un risultato ambizioso nell’interesse della comunità latianese.
Non dubito che Mino Maiorano e Massimiliano Baldari vorranno determinare, lungo l’iter proteso all’approvazione del PUG, occasioni di pubblico confronto e di fattiva partecipazione, per chi vorrà coglierne l’opportunità.
Il PUG è per tutti.  

mercoledì 6 marzo 2019

Emergenza xylella: FATE PRESTO!

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, hanno inviato ieri  - ai parlamentari ed agli europarlamentari pugliesi nonché ai consiglieri regionali -  una lettera aperta sulla questione – xylella.
In tale missiva si invoca un piano straordinario che stanzi, nei prossimi cinque anni, “non meno di 500 milioni di euro oltre quelli già previsti dal PSR o da altre misure emergenziali”.
Si legge ancora nella nota di Emiliano e Di Gioia: “E' incomprensibile come davanti ad una catastrofe di dimensioni epocali, capace di mettere in ginocchio una parte significativa del Paese, il Governo sia prudente, lento a prendere decisioni e, soprattutto, lesini sulle risorse”. E ancora: “Siamo pronti ad intraprendere ogni azione di disobbedienza civile necessaria fino a quando non verrà varato il piano straordinario che la Puglia attende e merita. Non permetteremo che il paesaggio, l'economia, l'ambiente, la storia stessa della Puglia venga sacrificata sull'altare della indifferenza nazionale".
Che dire? Qui i diversi fronti politici potrebbero sbizzarrirsi. Chi potrebbe accusare di ritardi la Regione Puglia. Chi potrebbe puntare il dito contro il Governo nazionale. Altri potrebbero prendersela con l’Unione Europea.
Credo invece che sia il momento, per noi pugliesi, di essere uniti: nessuna parte politica ha tutte colpe eppure, probabilmente, tutti hanno qualche colpa. Si tratta di un’emergenza di dimensioni enormi, di una situazione che non era prevedibile; è inutile, quindi, perdersi dietro il rimpallo delle responsabilità.
Chi più può, più deve fare! Adesso.
Chiunque tra noi  - al di là delle appartenenze partitiche o delle convinzioni politiche -  possa trovare una qualche considerazione presso le diverse sedi istituzionali, ha il dovere di spendersi.
Dobbiamo sollecitare l’intervento di tutti coloro che possano dare una mano a noi pugliesi, alla nostra agricoltura, al nostro splendido paesaggio, alla nostra economia.
Sabato prossimo, 9 marzo, a Lecce, a partire dalle ore 8,30 (raduno in piazzale Settelacquare, comizio conclusivo in piazza Mazzini), avrà luogo una manifestazione organizzata da Cia, Confagricoltura, Confcooperative, Copagri e Legacoop per dichiarare lo stato di mobilitazione del mondo agricolo e, complessivamente, della società salentina.
Io ci sarò; ed il Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, come sempre, in prima persona o su delega, non farà mancare la rappresentanza ufficiale del Comune di Latiano.
Solo se uniti, potremo farcela.
P.s.: a poche ore dalla pubblicazione di questo post mi segnalano che sabato prossimo, 9 marzo, anche Coldiretti terra’ una manifestazione a Lecce, per rivendicare la libertà d’impresa di olivicoltori, vivaisti e frantoiani, che invocano tempestivi abbattimenti e finanziamenti certi e sufficienti per procedere a nuovi impianti.
Insomma, Lecce, sabato prossimo, sarà il megafono di un Salento, e più in generale di una Puglia, che chiede aiuto: la voce di tutti perche’ chi può non volga lo sguardo altrove.

mercoledì 27 febbraio 2019

Per Latiano

E’ di ieri la notizia dell’avvio degli interventi di riqualificazione dei parchi urbani (parco Robinson, parco Padre Pio, parco Pigna, Giardini Pubblici), con l’installazione delle nuove giostrine e delle nuove panchine.
Ed è sempre di ieri la notizia dell’approvazione del progetto esecutivo relativo ai lavori di ristrutturazione ed adeguamento dello stadio comunale, con avvio della procedura per l’acquisizione dell’esecuzione delle relative opere mediante ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Si tratta indubbiamente di due belle notizie, per la città di Latiano: due traguardi inseguiti da tempo dall’Amministrazione Comunale, in particolare dal Vice - Sindaco Mauro Vitale (la riqualificazione dei parchi) e dal Consigliere Comunale / Provinciale Giovanni Bruno (il nuovo campo di gioco dello stadio comunale).
Segni tangibili, questi, di un’attenzione ai minori, ai giovani e, complessivamente, alle famiglie, che mi rinsalda nella convinzione di dover confermare sostegno e fiducia ad una compagine di persone  - tra le quali evidenzio anche la tenace, e preparata, Assessora ai Lavori Pubblici Maria Rosaria Martina -  con le quali condivido sensibilità e senso di responsabilità.
Ovviamente si tratta di risultati resi possibili solo dal gioco di squadra che il Sindaco Mino Maiorano riesce ogni giorno, anche con una significativa dose di pazienza, a ben orchestrare.
Un “grazie”, sempre, va rivolto agli Uffici comunali, senza i quali la volontà politica rimarrebbe priva di ogni effetto.
Il sano entusiasmo che scaturisce dalle cose belle che si riescono a realizzare, non potrà che fornire slancio ad un proseguire che rimane sempre aperto ad ogni partecipazione e ad ogni protagonismo (purché rivolti al bene comune).

martedì 12 febbraio 2019

Senso Civico

Segnalo un interessante incontro, sul “Welfare municipale”, che avrà luogo a San Pietro Vernotico venerdì 22 febbraio, a partire dalle ore 18, presso il comitato di “Senso Civico” in via Brindisi n. 60.
Interverrà la dr.ssa Anna Maria Candela, tra i massimi esperti, non solo in Puglia, di politiche del welfare.
Credo che urga ormai affermare un’idea nuova di welfare: un welfare che si costruisce nelle comunità creando alleanze tra risorse locali (cittadini, associazioni, terzo settore, imprese, banche) ed amministrazioni pubbliche per organizzare servizi che siano non solo autosostenibili dal punto di vista economico ma anche generatori di risorse per nuovi servizi.
Urge mettere concretamente la persona, con i suoi bisogni e le sue peculiarità, al centro della visione di “comunità”: passare dal “benessere” al “buon vivere”, scoprendo e valorizzando l’opportunità sociale che è rappresentata da un approccio sistematicamente inclusivo delle famiglie, dei minori, delle persone con disabilità, degli anziani, delle persone non autosufficienti, o dall’affermazione del diritto alla casa, dalla lotta alla povertà ed all’emarginazione.
Pino Romano invita a ragionarci insieme, su tutto questo, e già l’autorevolezza della relatrice rende l'iniziativa un’opportunità.

sabato 2 febbraio 2019

Il sogno nascosto

Ieri sera ho avuto il piacere di intervenire alla presentazione del romanzo “Il sogno nascosto”, del giovane scrittore latianese Giovanni Barco, edito da Libereria.
Si è trattato del secondo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra la comunità”, organizzata dalla Biblioteca comunale latianese e dall’Assessorato comunale alla Cultura (delega significativamente tenuta dal Sindaco Mino Maiorano).
E così  - dopo lo stupore destato da Cosima Di Tommaso, e dal suo “Principessa sull’handicap”, nell’incontro inaugurale della rassegna -  ieri sera è stata la volta della giovane energia di Giovanni Barco che, con i suoi amici, ha realizzato un incontro carico di contenuti artistici.
Particolarmente interessante è stata la riflessione sociologica proposta da Pietro Massaro, autore della prefazione del libro.
Francesco Scalera ha dialogato con Giovanni Barco sui contenuti, la forma e la tecnica narrativa del romanzo.
Gli Acoustic Karma, insieme all’Autore del libro, hanno offerto piacevoli, e ricercati, momenti musicali.
Le letture di alcuni brani de “Il sogno nascosto” sono state proposte da Ketty Schiavone, Fabio Carbone e Claudio Santoro.
Insomma, è stata una presentazione bella, originale, un’altra serata arricchente.
Penso che questa sua prima opera data alle stampe segni l’avvio di un lungo percorso, ricco di soddisfazioni, per il talentuoso Giovanni Barco.
E penso anche che la comunità di Latiano  - finché avrà suoi componenti che vorranno pensare e pensarsi, magari ripensarsi, raccontare e raccontarsi -  …avrà un futuro: per questo sottolineo, ancora una volta, la grande opportunità offerta, a tutti i latianesi ma non solo a loro, dalla rassegna “La Biblioteca incontra la comunità”.

domenica 13 gennaio 2019

Principessa sull’handicap

Grazie alla Biblioteca Comunale ho conosciuto ieri sera la prof.ssa Cosima di Tommaso.
E’ stato un incontro sorprendente, positivo, di quelli che lasciano il segno.
L’occasione è stata offerta per la presentazione del libro “Principessa sull’handicap”, primo appuntamento della piccola rassegna “La biblioteca incontra la comunità” dedicata ad autori latianesi (i prossimi appuntamenti saranno con Giovanni Barco, con Tommaso Urgese e con Elio Paoloni).
Dopo gli interventi introduttivi mio e del Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, è stato Pati Luceri ad introdurci al testo, con grande delicatezza e partecipazione.
“Principessa sull’handicap” riporta  - con ironia e senza rassegnazione -  la convivenza con l’handicap al giorno d’oggi (quando i diritti sono enunciati ma poi, in concreto, manca sempre qualcosa o, comunque, c’è sempre qualcosa che non va).
Cosima di Tommaso è forte, si dà forza, sa vedere il bicchiere mezzo pieno ma è ostinatamente attenta a che non si producano buchi che ne disperdano il contenuto, vuole gustarsi il calice fino in fondo; e fa bene.
La testimonianza di Cosima di Tommaso è straordinariamente incisiva.
Insomma, un libro bello da leggere, utile da diffondere (in particolare tra i più giovani), ed un’Autrice che è stato prezioso poter incontrare.

martedì 25 dicembre 2018

Marcia cittadina della Pace

Domenica 30 dicembre 2018 si svolgerà la 37^ edizione della Marcia cittadina della Pace, organizzata dal Comune di Latiano e dalla Parrocchia Santa Maria della Neve nel solco della tradizione che fu intrapresa da don Antonio Ribezzi.
Il programma di quest’anno prevede, alle ore 18, la celebrazione della Santa Messa in Chiesa Madre; al termine della celebrazione il prof. Pierdamiano Mazza, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oria, presenterà il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace.
Alle ore 19.30 si avvierà la fiaccolata, attraverso il seguente itinerario: via Angelo Ribezzi, via Baracca, via Francesco D’Ippolito, via Roma (prima tappa, nei pressi dei giardini pubblici, con animazione a cura dell’Azione Cattolica Ragazzi), piazza Umberto I (seconda tappa, con saluto del Sindaco ed augurio di Pace al mondo da parte dei cittadini stranieri residenti a Latiano, nelle lingue dei Paesi di rispettiva provenienza; il saluto e gli auguri saranno trasmessi in diretta dalla pagina facebook della Parrocchia Santa Maria della Neve @chiesamadrelatiano), via Santa Margherita (terza tappa e conclusione nei pressi della casa del Beato Bartolo Longo, realizzatore  - nel 1901, a Pompei -  del monumento dedicato alla Pace universale).
Il Parroco della Chiesa Madre, don Salvatore Rubino, ed il Sindaco di Latiano, avv. Mino Maiorano, invitano tutta la cittadinanza  - ed i cittadini, anche stranieri, residenti nei Comuni limitrofi -  a partecipare all’iniziativa. 

domenica 23 dicembre 2018

Salviamo la “Gazzetta”

“La Gazzetta del Mezzogiorno”  - che da oltre 130 anni racconta le speranze e le delusioni, i successi e le sconfitte, le piccole aspirazioni ed i grandi progetti delle donne e degli uomini di Puglia e Basilicata -  vive un momento difficile: la società proprietaria della testata è infatti sottoposta ad un provvedimento di sequestro – confisca da parte del Tribunale di Catania e l’amministrazione giudiziaria che è subentrata non può attingere alla leva finanziaria concessa alle imprese.
Oggi più che mai la voce di Puglia e di Basilicata è esposta ad un incerto destino e non è, dunque, retorico affermare che i lettori sono rimasti gli unici veri editori de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
Sabato 29 dicembre sarà possibile lanciare un potente messaggio, simbolico ed allo stesso tempo concreto, acquistando una copia del giornale (o una copia in più, da regalare magari agli amici, per chi ha già la buona abitudine di acquistare la “Gazzetta” ogni giorno), prenotandola due giorni prima in edicola.
Sono certo che istituzioni, enti pubblici, scuole, associazioni culturali e sportive  - tutti coloro, insomma, che chiedono, ed ottengono, visibilità su “La Gazzetta del Mezzogiorno” -  aderiranno all’invito per contribuire a difendere questo storico, prezioso, patrimonio del nostro Sud.  

sabato 1 dicembre 2018

Libro su don Tonino

Giovedì prossimo, 6 dicembre, a partire dalle ore 19 presso la sala “Murra” del Polo Museale in Latiano, avrà luogo un incontro di presentazione del libro “Su altre orme – lettera di don Tonino Bello venticinque anni dopo”.
Il libro  - scritto da don Antonio Ruccia, parroco di “San Giovanni Battista” in Bari, già direttore della Caritas dell’Arcidiocesi Bari – Bitonto -  propone un’attualizzazione del pensiero di don Tonino Bello alla luce del magistero di Papa Francesco.
L’iniziativa di presentazione è organizzata dal Comune di Latiano in collaborazione con le tre Comunità Parrocchiali cittadine.
Introdurrà i lavori il Sindaco di Latiano, Mino Maiorano; interverranno  - oltre l’autore del libro -  Pippo Scarafile, operatore pastorale di Latiano, e don Antonio Andriulo, parroco di Villa Castelli, vicario episcopale per il coordinamento pastorale (per me e per la mia famiglia, in particolare per Laura, anzitutto caro Amico dei tempi della Scuola e del comune impegno in Azione Cattolica); io avrò il piacere di coordinare i lavori.
Nel corso dell’incontro, il parroco della Chiesa Madre di Latiano, don Salvatore Rubino, illustrerà il programma della trentasettesima edizione della Marcia cittadina della Pace, che avrà luogo domenica 30 dicembre 2018.
“Su altre orme”, edito da “Il pozzo di Giacobbe”, è distribuito a Latiano da Theotokos Articoli Religiosi. 

venerdì 30 novembre 2018

Lipidomica

Lunedì prossimo, 3 dicembre, alle ore 18 presso il teatro Olmi in Latiano, avrà luogo un incontro sull’analisi lipidomica, organizzato dalla cooperativa sociale “San Bernardo”.
La cooperativa “San Bernardo” rappresenta certamente una delle esperienze imprenditoriali di maggior successo mai realizzate sul territorio latianese  - peraltro con il valore aggiunto della caratterizzazione non lucrativa di utilità sociale -  e, grazie all’impegno infaticabile del Presidente Pino Natale, è portatrice della “latianesità” in ogni parte della Puglia, con articolazioni organizzative che si sviluppano ormai a livello nazionale ed anche internazionale.
Io interverrò con piacere all’evento di lunedì 3 dicembre, portando i saluti in qualità di Presidente del Consiglio Comunale di Latiano.
Sono previsti anche gli interventi di Andrea Gigliobianco, Direttore Sanitario della ASL di Brindisi, di Vincenzo Di Donna, Responsabile del Centro di Medicina e Chirurgia Vascolare e Rigenerativa presso il Centro Medico Radio – Diagnostico e Fisioterapico IGEA di Grottaglie, di Fabio Colonna, Coordinatore Responsabile Sanitario del Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata in partenariato pubblico – privato ASL Brindisi / RTI San Bernardo, e di Carla Ferreri, Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna e co-fondatore nonché Direttore Scientifico di Lipinutragen.    

domenica 11 novembre 2018

Bell’incontro su Aldo Moro

L’incontro pubblico dell’altra sera su Aldo Moro ha avuto esiti positivamente sorprendenti, anche per me che, avendo ricevuto il privilegio di coordinare i lavori (ai quali, come già anticipato su questo blog, sono intervenuti il Sindaco di Latiano, avv. Mino Maiorano, e l’on. Gero Grassi), mi ero anticipatamente documentato.
La relazione dell’on. Gero Grassi, puntualmente ancorata agli esiti dei lavori della Commissione Parlamentare Bicamerale “Moro II”, ha offerto un chiaro ritratto della storia recente dell’Italia ed ha fatto riflettere su ciò che è stato, e su ciò che è oggi, il nostro Paese.
Nel corso dell’incontro è stato annunciato che la compagnia teatrale diretta dal concittadino latianese Giuseppe D’Angelo sta preparando un’interessante drammatizzazione incentrata proprio sulla vicenda del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro: si tratta di un lavoro ispirato al libro “Aldo Moro: la verità negata”, scritto proprio da Gero Grassi.
Un “grazie” è stato doverosamente rivolto alla Biblioteca Comunale, per lo stile dell’ospitalità prestata anche a questa iniziativa (ricca la collezione di libri su Aldo Moro esposta nella sala “Flora” di palazzo Imperiali in occasione dell’incontro): un’altra prova, quella di quanti operano presso la Biblioteca Comunale latianese, di grande professionalità; in una serata dedicata ad Aldo Moro, ospitata presso la Biblioteca Comunale di Latiano, non poteva ovviamente mancare un richiamo a Gilberto De Nitto (significativo che, il solo averlo nominato in sala, abbia spontaneamente destato un commosso ed appassionato applauso).
La prof.ssa Teresa Zacheo, impossibilitata a partecipare all’incontro poiché impegnata nel congresso regionale SPI CGIL, mi ha consegnato un suo messaggio che volentieri riporto qui di seguito.
 
«Gentile Dottor Argentieri, avrei volentieri e con slancio democratico partecipato all’incontro sul tema: “Moro: martire laico”, per discutere non solo sul martirio e la laicità, caratteristiche dell’800 mazziniano per il quale “il martirio non è sterile mai”, ma anche su altri argomenti quali la creazione dei gruppi clandestini delle Brigate Rosse, sulla scia di sangue che si lasciarono dietro uccidendo Magistrati, Economisti, Giuristi, Sindacalisti.
Le loro azioni culminarono nel sequestro del Presidente Aldo Moro, che era lì lì per formare un Governo che, a mio avviso e non solo, avrebbe potuto cambiare le sorti del Paese, un Governo di Democristiani appoggiati dal Partito Comunista.
Ho avuto modo di discutere  della figura di Aldo Moro non solo come Statista, Costituente, Deputato, Ministro, Presidente del Consiglio e vittima delle Brigate Rosse ma anche come Docente.
Insieme ad altri componenti dello SPI CGIL (Sindacato dei Pensionati), ho dato vita e portato a compimento un progetto provinciale sulla Costituzione, che abbiamo sviluppato in molte Scuole Secondarie del brindisino, compreso l’Istituto “Palumbo” nelle due sedi di Brindisi e Latiano.
Ci ha spinti a tornare alla nostra professione di Docenti aperti al mondo giovanile la consapevolezza, che è propria di tutta la CGIL, della necessità di far conoscere ai giovani il significato della Carta Costituzionale, dei valori fondanti delle lotte da cui è scaturita, dal sangue di chi ha combattuto per dare a noi tutti la Democrazia larga nella quale siamo vissuti.
Il pensiero è stato e rimane rivolto ai giovani che oggi, a Scuola, non studiano più l’Educazione Civica, che Aldo Moro, da Ministro, inserì tra le materie curriculari.
La memoria storica, il significato di “Stato Libero”, Democratico, Pluralistico, con uguali Diritti per tutti, rischia di sparire.
Per questo, nonostante l’età, le distanze chilometriche tra noi e le Scuole che ci hanno accolti, abbiamo messo a disposizione le nostre persone, il nostro vissuto e la nostra esperienza perché i giovani sappiano cos’è la Costituzione, chi l’ha voluta e perché.
La Costituzione oggi ha compiuto settant’anni, è giovane al confronto di altre Costituzioni ma ciò nonostante non è ben conosciuta e, spesso, non è né amata né voluta.
Non mi riferisco ai Referendum che l’hanno vista protagonista ma ad una certa intolleranza da parte di chi, non ancora, e spero mai, maggioranza, vorrebbe svilirla se non cancellarla.
Nella certezza di poter fare come il piccolo colibrì della favola che vola verso la foresta incendiata avendo sul petto una piccola goccia d’acqua per domare le fiamme e al leone, che gli chiede perché va verso l’incendio, risponde “vado a fare la mia parte”, lo SPI CGIL di Brindisi, ancora per i prossimi anni, proporrà alle Scuole di tutta la Provincia gli incontri sulla Costituzione e sui Padri Costituenti.
Grazie per l’invito rivoltomi ed auguri di buon lavoro in nome della Costituzione che va accarezzata e propagata e, soprattutto, conosciuta.».

lunedì 5 novembre 2018

Un incontro sulla vicenda, umana e politica, di Aldo Moro.

Il Comune di Latiano ha aderito al progetto “Moro: martire laico” approvato dal Consiglio Regionale della Puglia, realizzato in collaborazione con l’ANCI – Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e rivolto ai Comuni, alle Biblioteche ed alle Associazioni Culturali del territorio pugliese al duplice fine di mantenere viva la memoria e di diffondere il pensiero di Aldo Moro (statista, cattolico, nato a Maglie il 23 settembre 1916, Accademico e Giurista, Costituente dal 1946 al 1948, Deputato dal 1948 al 1978, Ministro della Giustizia, della Pubblica Istruzione, degli Esteri, Presidente del Consiglio dei Ministri, vittima del terrorismo).
Nell’ambito di questo progetto, giovedì prossimo, 8 novembre, a partire dalle ore 18 presso la sala “Flora” di palazzo Imperiali, avrà luogo un incontro pubblico a cui interverranno il Sindaco di Latiano, Avv. Mino Maiorano, e l’On. Gero Grassi.  

mercoledì 3 ottobre 2018

Gran Galà dello Sport

Venerdì prossimo, 5 ottobre, a partire dalle ore 19 in piazza Umberto I, avrò il piacere di presentare, insieme al Consigliere Comunale delegato allo Sport, Giovanni Bruno (che è anche Consigliere Provinciale), il Gran Galà dello Sport.
L’evento è inserito nel ricco cartellone de “La Fera” – edizione 2018 allestito dal Sindaco di Latiano, Mino Maiorano, e dal Vice – Sindaco (Assessore alle Attività Produttive), Mauro Vitale, come sempre in collaborazione con la Pro Loco.
Nel corso della manifestazione saranno premiate le Associazioni sportive latianesi e sarà presentata la loro attività.
Saranno anche premiati alcuni sportivi latianesi che hanno conseguito brillanti risultati nelle rispettive discipline.
Non mancheranno ospiti d’onore, che si distinguono nella pratica sportiva e nell’impegno al servizio del mondo dello sport.
Al termine del Gran Galà dello Sport avrà luogo un concerto di musica popolare salentina, con pizziche e tarante.
In contemporanea, a cura dell’Officina delle Idee, partirà “Rosso di fera”: un giro nel gusto dei vini locali, da gustare insieme ai piatti ed ai prodotti tipici della tradizione pugliese.
Il Gran Galà dello Sport offrirà, soprattutto, l’occasione per ufficializzare l’impegno dell’Amministrazione Comunale per la ristrutturazione e l’adeguamento del Campo Sportivo Comunale di via Torre Santa Susanna, di cui, con la Deliberazione della Giunta Comunale latianese n. 148 dello scorso 28 settembre (consultabile all’Albo Pretorio, sul sito internet del Comune di Latiano), sono stati approvati il nuovo progetto definitivo ed il quadro economico complessivo rimodulato: un obiettivo, quello della ristrutturazione e dell’adeguamento del Campo Sportivo Comunale, che certamente incontra un consenso politico più vasto degli attuali confini della maggioranza consiliare.

domenica 2 settembre 2018

Fuori dal coro

Riporto qui di seguito una riflessione di Walter Veltroni, pubblicata da “La Repubblica” il 29 agosto scorso, che mi sembra utile portare all’attenzione di Chi usa dedicarmi un po’ del suo tempo.
Io, si sa, non sono uomo di sinistra; avevo creduto nel centrodestra come coalizione di moderati “galantuomini” ma poi i moderati sono stati messi da parte ed i “figli” di quella generazione di galantuomini non sono stati all’altezza dei padri; sono deluso dal Partito Democratico (che, notoriamente, ho votato alle europee del 2014 ed alle regionali del 2015); mi sento parte di quelli (credo siano, oggi, una minoranza) che non sono disponibili a farsi sopraffare dalle logiche dell’egoismo e della paura.
Credo, quindi, che sia il momento, per questa minoranza odierna, di farsi sentire, di far circolare le proprie idee (anche con le relative diversità), di esercitare insomma una qualche “responsabilità educativa”, …se possibile, di organizzarsi: perché la cultura occidentale  - quella dei patrioti come John MacCain, ma anche quella dei visionari come Barack Obama, quella dei grandi umili come Alcide De Gasperi, quella dei pacifisti come Giorgio La Pira, quella dei profeti come Giuseppe Dossetti… e tantissimi altri -  non ci ha insegnato a costruire muri, o a sopraffare l’altro. Quella cultura, che è il nostro vero patrimonio di civiltà, ci ha insegnato che la pace e la buona convivenza si realizzano attraverso il diritto (“Giustizia e pace si baceranno”, Salmo 84).

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Luciano Gallino, intellettuale di sinistra  - definizioni che sembrano diventate brutte parole -  scrisse più di venti anni fa l'introduzione a un libro nella quale diceva "la distruzione di una comunità politica, la fine della democrazia, è sempre possibile... Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, che è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà". Il volume era Come si diventa nazisti di William Allen, uno storico che si incaricò di raccontare come una piccola comunità dell'Hannover si trasformò da città storicamente di sinistra a feudo del nazismo, in cinque anni passato dal 5 per cento al 62,3. Allen scrive che "il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione". Non esiste evidentemente in Italia e altrove un pericolo nazista, anche perché la storia non si ripete mai nello stesso modo. Ma la mia angoscia, l'angoscia di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a ideali di democrazia e progresso, è che non si abbia la "percezione" di quello che sta accadendo. Che non ci si accorga che parole un tempo impronunciabili stanno diventando normali.
Non mi interessa qui la miseria della polemica politica quotidiana che ha perso la dignità minima. Sembrano tutti il Malvolio di La dodicesima notte di Shakespeare che dice, tronfio, "Su tutti voialtri prenderò la mia vendetta". Credo si debba uscire dal presentismo che domina il nostro tempo, che toglie respiro, serietà, credibilità alle parole e ai gesti. Guardare il mondo e interpretare i segni che ci pervengono. Fu quello che nell'estate del 1939 non si fu capaci di fare, mentre l'umanità precipitava in una guerra terribile. Guerra come quella che solo vent'anni prima aveva fatto diciassette milioni di vittime. Mentre sulle spiagge si prendeva ignari il sole e nei cuori si inneggiava al duce e al fuhrer, si stava preparando un conflitto che avrebbe prodotto 68 milioni di morti e la tragedia della Shoah.
Papa Francesco ha parlato più volte, inascoltato, di una terza guerra mondiale. Per molti nostri coevi la guerra non è un deposito della storia o un monumento alla memoria. È la vita quotidiana, il dolore quotidiano in un mondo sordo e cieco. È lo stupore del bambino di Aleppo che seduto in un'ambulanza si tocca il viso scoprendolo pieno di sangue, è il corpo di Alan con la sua maglietta rossa sulla spiaggia turca e quello di suo fratello Galip, cinque anni, inghiottito dal mare. Ma noi, l'Occidente che ha attraversato la seconda guerra mondiale e l'orrore dei regimi autoritari, dell'hitlerismo e dello stalinismo, noi dove stiamo andando?
Intervenendo al Festival delle idee di Repubblica, mesi fa, sono tornato sul paragone con Weimar. Non sono pessimista, non lo sono per carattere. Ma non voglio assuefarmi alla legge del "politicamente corretto" per cui si finisce con l'omettere o l'umettare la sostanza delle proprie ragioni. Guardiamoci intorno. Cito due macrofenomeni: i dazi e la messa in discussione dell'Europa. Nella storia l'apposizione dei dazi è sempre stata la premessa per conflitti sanguinosi. Nel tempo della globalizzazione, fenomeno oggettivo, è impensabile agire lo strumento del protezionismo esasperato. Il conflitto tra Usa e Cina e tra Usa ed Europa, segnato dalle politiche di Trump, potrà avere effetti rilevanti sulla distensione internazionale. Ma il secondo dato è il più grave. Quando Spinelli pensò l'Europa unita, il nostro continente era in fiamme. È stata la più grande conquista di pace della storia umana, in questa parte del mondo. Ma ora tutto sta crollando. Logorato prima dalle timidezze dei governi democratici e ora dalla esplicita volontà antieuropea di un numero crescente di Stati. La Gran Bretagna è uscita, con il voto degli inglesi, e il gruppo di Visegrad si propone un'Europa minima, senza principi, valori, strategie comuni.
Il nostro Paese, fondatore dell'unità europea, improvvisamente ha come riferimento Orban e la sua "democrazia autoritaria". Un modello che tende ad affermarsi, dalla Russia alla Turchia. Si fanno strada regimi che tendono a concentrare nelle mani di pochi il potere, che limitano la libertà di stampa e di pensiero, che incarcerano gli oppositori. Qui, in Europa. La "fine della democrazia è sempre possibile", anche in forme storicamente inedite. Come ai tempi di Weimar, quando la crisi delle istituzioni e dei partiti, spesso divorati dalla corruzione, si intreccia con la recessione economica, si genera un bisogno di sicurezza che può essere più forte del bisogno di libertà.
Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che a questo disagio si rivolge, è, per tutto questo, una definizione sbagliata. È destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all'ultimo. Definirla populista è farle un favore. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema.
Altro che populismo. Qualcosa di molto più pericoloso.
Ma ciò che la sinistra, impegnata a dividersi e rimirarsi allo specchio, non ha capito è che in questi anni è andata avanti una gigantesca riorganizzazione della intera struttura sociale. Qualcosa di paragonabile agli effetti della rivoluzione industriale. Il lavoro ha cambiato natura, facendosi aleatorio e precario. E se la macchina a vapore ha creato l'industria moderna e con essa le classi sociali e le città, così la nuova rivoluzione tecnologica, ancora agli inizi, finisce con il sostituire tendenzialmente l'uomo con la macchina e con il mutare tutti i codici cognitivi e comunicativi. La società è segnata da una sensazione di precarietà che la domina, che ne mina la fiducia sociale nel futuro. Non si può pensare che un tempo in cui le famiglie italiane hanno perso undici punti di reddito rispetto alla fase precrisi, in cui la differenza tra ricchi e poveri è aumentata, non sia carico di un drammatico disagio.
Un disagio che fa sì che prevalga la paura sulla speranza. La società, come un corpo contratto, si ritrae in una posizione orizzontale. Rifiuta ogni delega, anima della vera democrazia. Non vuole sapere la verità dai giornali, non accetta il parere degli scienziati, contesta persino fisicamente professori e medici, nega il valore della competenza politica fino a mettere in discussione il parlamento, per il quale si ipotizza una estrazione a sorte dei suoi membri.
Ma la società orizzontale finisce col postulare un potere verticale. La sinistra non ha capito che quando si è posto, da Calamandrei in poi, il problema della trasparenza e della velocità della democrazia si cercava esattamente di rispondere a questo bisogno. In una società veloce una democrazia lenta e debole finisce con l'essere travolta. Più la democrazia decide, più resterà la democrazia. Meno decide e più sarà esposta alla pantomima di questa estate allucinante, con un governo che le spara grosse su tutto. Che arriva a sequestrare una nave militare italiana in un porto italiano, a giocare spregiudicatamente la vita di esseri umani per qualche voto esacerbato. Che minaccia l'Europa con un misto di arroganza e incompetenza. Che annuncia cose che non può fare, non sa fare, non farà.
Ma nel presentismo assoluto resta nell'aria solo il grido acuto dell'intemerata. Trump in campagna elettorale disse che, se anche avesse preso un fucile e fosse andato sulla Quinta strada a sparare, non avrebbe perso un voto. Temo fosse vero. E così un ministro dell'Interno indagato per abuso d'ufficio si deve dimettere se è di centrosinistra e uno di destra, indagato per sequestro di persona, deve restare al suo posto. Non discuto il merito, noto la differenza. E se un deputato della maggioranza dice, come un vero fascista, che "se i magistrati attaccano il capo, li andiamo a prendere casa per casa" nessuno nella stessa maggioranza dice nemmeno poffarbacco.
Ma nei confronti dei cinquestelle la sinistra ha compiuto gravi errori. Ha cambiato mille volte atteggiamento, ha demonizzato e cercato alleanze organiche o viceversa, senza capire che molti di quei voti sono di elettori di sinistra. Che molti dei sei milioni di cittadini che avevano votato per il Pd nel 2008 hanno finito con lo scegliere i pentastellati o sono restati a casa. Un dolore profondo, un malessere che meritava molto di più delle piccole risse quotidiane o dei corteggiamenti subalterni. Molti di quegli elettori oggi sono certamente in sofferenza per il dominio della Lega sul governo e ad essi, e a chi non ha votato, senza spocchia da maestrino, la sinistra deve rivolgersi.
Come? Sia chiaro: la crisi della sinistra non è un fenomeno esclusivamente italiano, è mondiale. Solo Obama, come immaginammo nel 2008, è restato vivido nella memoria come esempio universale di coerenza programmatica e valoriale. Ma poi ha vinto Trump. Perché la sinistra o accende un sogno o non è. Perché la sinistra o è popolo o non è. Ma io non condivido i discorsi che sento fare sulla fine della sinistra o delle idee dei democratici.
È la sinistra, nella storia, che ha cambiato il mondo. Sono state le lotte contro lo schiavismo, per la liberazione delle donne, contro l'alienazione e lo sfruttamento, per i diritti civili e umani, contro le discriminazioni. È questo sistema di valori che ha reso la vita di ognuno sulla terra più libera e migliore. La sinistra lo ha saputo fare quando ha parlato al cuore delle persone, quando ha interpretato i bisogni di giustizia sociale, quando ha scelto la libertà. Cosa che non ha sempre fatto. Cinquant'anni fa la sinistra, per come la intendo, era nel sacrificio di IanPalach e non nei carri armati con la falce e il martello.
Sogno e popolo, ciò che è stato perduto.
Due cose semplici e difficili insieme. Sono più chiaro ancora: o la sinistra definirà una proposta in grado di assicurare sicurezza sociale nel tempo della precarietà degli umani o sparirà. O la sinistra la smetterà di rimpiangere un passato che non tornerà e si preoccuperà di portare in questo tempo i suoi valori o sparirà. O la sinistra immaginerà nuove forme di partecipazione popolare alla decisione pubblica, una nuova stagione della diffusione della democrazia, o prevarranno i modelli autoritari. Nelle future esperienze di governo della sinistra ci dovrà essere una più marcata radicalità di innovazione. Allo stesso tempo, la sinistra non deve dimenticare chi è, ne deve anzi avere orgoglio. Non sarà inseguendo la destra o, in questo caso, il populismo che si eviterà il peggio. La sinistra non può avere paura di dire che è per una società dell'accoglienza, dire che è nella sua natura - oltre che in quella che dell'essere umano - la solidarietà, la condivisione del dolore, l'aiuto nel bisogno. La sinistra non deve aver paura di dire che non si deve mai deflettere dal rigoroso presidio della sicurezza dei cittadini imponendo a tutti il rispetto delle regole che ci siamo dati.
La sinistra non deve inseguire nessuno sul tema dell'Europa immaginandone una versione bonsai ma, al contrario, deve rilanciare con forza l'idea degli Stati Uniti d'Europa, meravigliosa utopia realizzabile. Deve riscoprire, dopo averlo dimenticato, il tema dello sviluppo compatibile, vera incognita sul futuro della specie umana. E non deve assuefarsi alla barbarie del linguaggio semplificato, della rissa permanente, dell'insulto all'avversario. Anche in questo deve essere se stessa, non fare come Zelig. Deve coltivare la scuola, la ricerca, la cultura, l'identità profonda di un Paese che è sempre stato aperto al mondo. Non deve aver paura di unire anche quando la diffusione dell'odio sembra prevalere. Deve innovare la sua identità e avere rispetto della sua storia. Si possono, ed è giusto, sostituire generazioni di dirigenti. Io mi sono presto fatto da parte per mia scelta e ho iniziato una nuova vita, come era corretto facessi.
Ma non è giusto cancellare la storia collettiva, le battaglie, i sacrifici, il senso di quella cosa enorme che nella storia italiana è stata la sinistra, è stato il pensiero democratico. Ha scritto, sul tema della memoria, il priore di Bose Enzo Bianchi: "Per ogni cultura, la memoria dei momenti e delle forze che l'hanno generata è essenziale; è proprio nella memoria degli eventi fondatori che la democrazia si afferma e si manifesta come valore".
Un esempio: la parola rottamazione fu usata, la prima volta, da Berlusconi in tv per attaccare Romano Prodi. Non è una nostra parola, figlia della nostra cultura. Neanche gli avversari si "rottamano", perché un essere umano e le sue idee non sono mai da cancellare, se espresse per e con la libertà.
Quando - è successo varie volte - in Italia si sono prese sbandate per il demagogo di turno, alla sinistra democratica è toccato poi salvare il Paese. Per essere all'altezza di questa responsabilità la sinistra e i democratici devono unirsi e smetterla con la prassi esasperante delle divisioni e delle scissioni testimoniali. Anche quella è un'abitudine spesso coincisa con tragiche sconfitte. Il Pd che io immaginavo è durato pochi mesi, raggiunse il 34 per cento in condizioni terribili e si trovò, orgoglioso e emozionato, in un Circo Massimo oggi inimmaginabile per chiunque. Era l'idea di un partito orizzontale, fatto di cittadini e movimenti, di associazioni e autonome organizzazioni. Un partito a vocazione maggioritaria perché aperto, che usava le primarie come cemento per unire questo arcobaleno. Il contrario di un "partito liquido", come poi si è purtroppo rivelato essere, per paradosso, quando ha prevalso il rimpianto per forme partito che non sono più date in questo tempo. Quel partito è stato in questi anni, per responsabilità di tutti, dominato dalle correnti e dai gruppi organizzati e il suo spazio vitale si è ristretto, come la stanza del funzionario Rai di La Terrazza di Ettore Scola. Quei muri vanno tirati giù e il Pd deve apparire un luogo aperto, plurale, fondato sui valori e non sul potere. Bisogna inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio.
Forse quella idea era sbagliata, forse troppo avanti. Ne ho preso atto, credo con misura, senza cessare mai di dare una mano alle ragioni che hanno ispirato la mia vita.
Per questo ho scritto oggi. Perché non smetto di credere alla sinistra, perché temo per il futuro della vita democratica e dell'Europa, perché penso che l'idea di un soggetto politico aperto del campo democratico sia più che mai necessaria. Nessuno perda tempo a strologare sulla ragione di questo scritto. È solo amore per la propria comunità e per il proprio Paese. Tutto qui.
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Walter Veltroni

domenica 27 maggio 2018

Latiano, “contenitori culturali”… al centro.

L’Associazione “L’isola che non c’è” chiede, a me  - in qualità di Presidente pro tempore del Consiglio Comunale -  ed al Sindaco, la convocazione di un’assemblea pubblica “al fine di poter discutere e raccogliere eventuali contributi di idee e progetti su un argomento strategico per il futuro, non solo culturale, della Città”: l’argomento è l’individuazione dei criteri a cui improntare l’individuazione dei soggetti ai quali affidare la gestione dei contenitori culturali di Latiano (polo museale, torre del Solise, casa natale del Beato Bartolo Longo).
La richiesta è, a mio parere, corretta e legittima.
E’, infatti, legittimo, sempre, che su decisioni di importante rilevanza pubblica i soggetti interessati possano chiedere un momento “aperto”, di discussione e di confronto, prima dell’assunzione degli atti di indirizzo da parte dei competenti organi politici.
E l’istanza dell’Associazione “L’isola che non c’è” si contestualizza in un’attività assidua (direi insistente, talvolta anche indisponente: ma… sbaglio o fa così chiunque, con tenacia, crede in qualcosa e lotta perché quel “qualcosa” si realizzi?), ed ormai consolidata, che ha capisaldi nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio naturale e culturale della città di Latiano.
Nel sottolineare, anche, la correttezza dell’istanza prodotta dall’Associazione “L’isola che non c’è”, ho l’opportunità di riportare la differenza tra l’assemblea pubblica, di cui in questo caso si tratta, e le adunanze “aperte” del Consiglio Comunale.
L’articolo 20 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale di Latiano disciplina, appunto, le “adunanze aperte” (il ricorso alle quali, negli ultimi anni, è stato ripetutamente accordato dalla Conferenza dei Capigruppo sulla base di istanze pervenute dalla società civile).
Il Regolamento stabilisce che “Quando rilevanti motivi di interesse generale lo richiedono, il Presidente, sentita la Conferenza dei Capigruppo e, se costituite, i Presidenti delle Commissioni Consiliari Consultive Permanenti, indice adunanze consiliari aperte. Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i Consiglieri Comunali, possono essere invitati Parlamentari, rappresentanti della Regione, della Provincia, di altri Comuni, delle Associazioni Sociali, Politiche e Sindacali interessate al tema da trattare. In tali adunanze può essere trattato il solo argomento all’ordine del giorno. In tali particolari adunanze il Presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del Consiglio Comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, che portano il loro contributo di opinioni, di conoscenze, di sostegno e illustrano al Consiglio Comunale gli orientamenti degli Enti e delle Parti Sociali rappresentate. Durante le adunanze aperte del Consiglio Comunale non possono essere adottate Deliberazioni od assunti, anche in linea di massima, impegni di spesa a carico del Comune”.
Il ricorso alle adunanze “aperte” ha, dunque, un carattere di straordinarietà che deve essere preservato, atteso che il Consiglio Comunale riveste competenze ordinariamente deliberanti.
Non ha, pertanto, senso, un abusato ricorso alla richiesta di convocazione di adunanze aperte del Consiglio Comunale, a meno che non si metta in dubbio l’effettiva capacità, del Consiglio Comunale in carica, di rappresentare le diverse sensibilità presenti nell’ambito della comunità: a pensarci bene, si tratterebbe, in tal caso, di porre in dubbio l’autorevolezza di un organo di rappresentanza politica democraticamente eletto. Ebbene, per parlare, nello specifico, del Consiglio Comunale attualmente in carica, io non solo ritengo che Esso (già indubbiamente legittimato dal mandato popolare) sia ampiamente rappresentativo delle diverse sensibilità presenti nella comunità latianese (come testimonia, tra l’altro, l’asprezza dei toni del confronto assunta in più di una circostanza) ma considero un privilegio poter presiedere oggi quell’Assise, in ragione delle sue alte prerogative nonché per la qualità politica ed esperienziale che i suoi componenti sanno esprimere.
Quindi, ben vengano le richieste di assemblee pubbliche, quali sedi democratiche di libero confronto proteso all’individuazione di più consapevoli decisioni politiche da parte di coloro che sono responsabilmente chiamati ad assumerle (qualora questi intendano rendersi disponibili ad una benefica “osmosi”: in ciò, tuttavia, si esprimono la cultura, il senso civico e l’educazione di ciascuno).
Sono certo che il Sindaco, avv. Mino Maiorano, la cui disponibilità al confronto, sempre e con tutti, è ormai proverbiale, vorrà agevolare la realizzazione dell’assemblea pubblica autorevolmente richiesta dall’Associazione “L’isola che non c’è”: so che il Sindaco aveva già in programma di determinare, in merito ai criteri per l’individuazione dei soggetti a cui affidare la gestione dei contenitori culturali della Città, un coinvolgimento delle Consulte, prima ancora di giungere nelle sedi decisionali (Consiglio Comunale e/o Giunta), e dunque saprà certamente trovare modi e forme per coniugare il tutto nell’ottica della più ampia partecipazione.
Insomma, il passo avanti è compiuto: quella dei contenitori culturali (aggiungerei, tra questi, in una prospettiva di breve – medio termine, anche la biblioteca comunale che è oggetto di un importante finanziamento intercettato di recente) è divenuta questione di rilevanza strategica unanimemente riconosciuta (nell’organizzazione degli Uffici della Regione Puglia si parla, già da tempo, di “economia della cultura”).
Concludo cedendo alla tentazione di esporre il mio pensiero di approccio alla discussione su quanto in argomento: in linea generale, immagino che la mancanza di esperienza (per Latiano, è “la prima volta” nella gestione di un patrimonio culturale composito) sconsigli di “scommettere” su una soluzione “monolitica”; credo che la carenza di risorse economiche e la necessità di rendersi disponibili ad una prima fase avente carattere “sperimentale” non possano che determinare la chiamata all’appello di tutte le esperienze locali (anche la scuola), per quanto capaci e per quanto disponibili, e quindi la scommessa, in particolare, sulla qualità e sulle attitudini che il mondo del volontariato organizzato (perché occorre individuare soluzioni che garantiscano continuità di impegno) può esprimere; credo che la gestione dei contenitori culturali debba necessariamente rappresentare, almeno nella prima fase attuativa, una palestra di convivenza civile improntata alla concorrenza in funzione del conseguimento di obiettivi, condivisi, di interesse pubblico; credo che, sul polo museale, il Consiglio Comunale abbia offerto già un importante contributo con l’approvazione, all’unanimità dei presenti, dell’apposito Statuto (Deliberazione n. 4 del 12 marzo 2012).  
Comunque, io seguirò con interesse il percorso partecipativo, di confronto e di ascolto, che il Sindaco vorrà realizzare, esprimendo, sin da ora, rispetto verso la responsabilità  - che ad Egli stesso compete nella significativa, contestuale, veste di titolare della delega alla Cultura -  di elaborazione delle proposte da riportare nelle sedi deliberanti.    

domenica 29 aprile 2018

10 anni di “M’impegno”.

L’1 maggio 2008 pubblicavo il primo post del mio blog; da allora, con questo post, se ne contano ben 354.
E’ un vero e proprio diario, che ho tenuto aperto sin da quando ho voluto rendere pubblici sia il mio pensiero, sia la finalità del mio (piccolo) impegno.
Non ho mai cancellato nulla.
Andando a ritroso, sembra effettivamente un percorso segnato da attenzioni ripetitive (che ci posso fare se ho… le mie fissazioni?), da lacune (si, di molte cose non mi sono occupato affatto), da ripensamenti (chi non sbaglia mai strada? Poi però, per fortuna, esiste pure la retromarcia!).
Questo sono io; o meglio, questi  - per grande parte -  sono stati i miei ultimi dieci anni: pubblici, per scelta e per passione.
Ora che si fa? Non lo so.
Intanto si va avanti, con la maturata consapevolezza che, da queste parti, davvero …da soli non c’è storia, che occorre fare …e il “buon fare”, qui al Sud, non c’è se non “insieme”.
Inutile sentirsi “grandi”, o “autosufficienti”, se quasi tutto va cominciato dall’inizio.
Si va avanti, allora, con il piccolo impegno quotidiano, finché ce n’è.
Si va avanti, con la caparbietà di chi ambisce ad un mondo migliore; si va avanti, con l’umiltà di chi sa di dover continuare sempre ad imparare; si va avanti, non lasciandosi sopraffare dall’indifferenza.  
Perché questo è il nostro tempo e non possiamo sottrarci a fare, responsabilmente, la nostra parte; con chi ha voglia di rimboccarsi le maniche, con chi  - come noi -  non si sente infallibile, con chi  - come noi -  si sveglia di notte e pensa a come sarà domani, con chi se la sente di contribuire a rendere grande l’insieme delle piccole opere di tanti.