sabato 19 marzo 2011

Con il Risorgimento libico. Ma...

Il nostro Presidente della Repubblica assicura che l'Italia farà "tutto il necessario" per proteggere, insieme alle forze alleate, la popolazione civile libica dalla reazione del "rais".
Gheddafi, infatti, con accanita ed inaudita violenza, ha voluto sopprimere il "Risorgimento" libico, cioè quel moto rivoluzionario di liberazione che si è espresso sin dallo scorso mese di febbraio in quella terra a soli cento chilometri dalle nostre coste.
Ora siamo in guerra. Anzi, per dirlo senza ipocrisia, la guerra è in Libia e le nostre navi, i nostri aerei, sono lì.
Le nostre basi sono in allerta ed ospitano i mezzi militari dei Paesi occidentali "volenterosi", che muovono verso Bengasi e Tripoli.
Chi glielo dice ora, ai civili libici, che gli interventi di quegli aerei occidentali che, in nome della libertà, volano sulle loro teste, potrebbero produrre qualche "effetto collaterale"? Come si può fare ragione di una morte "amica", portata da una mano "liberatrice"?
Non illudiamoci: per quanto Gheddafi possa essere un uomo spregevole, un pazzo senza scrupoli, un oppressore ormai palesemente nemico del suo popolo, anche questa non è una guerra giusta.
Non esiste una guerra giusta.
E non è meno sbagliata, una guerra, se ci si impegna ad essere tanto forti ed "efficaci" da farla finire presto.
E non è meno sbagliata, una guerra, se in palio ci sono pure tanti pozzi di petrolio.
Anche questa guerra è frutto del fallimento della politica e della ragione.
La Russia, che nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU si è astenuta dalla votazione sull'intervento militare in Libia, stasera ha bollato come "affrettate" le decisioni della comunità internazionale.
Ma la non partecipazione della Russia e della Germania non sono meno colpevoli, perchè interessate.
Probabilmente la maggiore fetta di responsabilità, in questa vicenda, è da attribuire proprio al Governo italiano che, in pochi mesi, è passato dal baciamano (di Berlusconi a Gheddafi) all'elmetto.
Se l'Italia si fosse "lasciata andare" un po' meno, soprattutto negli ultimi anni, forse oggi avrebbe potuto svolgere un ruolo diverso, addirittura decisivo, per evitare la strage di innocenti che, in Libia, già si è consumata nelle ultime settimane e, prevedibilmente, continuerà a consumarsi nelle prossime ore.
Il senso della misura, spesso, aiuta a non perdere la ragione. E a non doverne, poi, pagare le inevitabili conseguenze.

martedì 15 marzo 2011

Italiani del Sud

La ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia è anche occasione per ricordare i vinti, ovvero coloro che non furono con “i piemontesi”. Ed oggi, quando ormai l’unità è valore acclarato - nella consapevolezza che una grande Patria sappia restituire verità alla sua Storia e che non abbia bisogno dell’onta su alcuni suoi figli per farne grandi altri (perché, peraltro, questi ultimi, grandi lo furono senza necessità di confronto) - merita almeno un approfondimento la vicenda che accomunò quegli uomini del Sud che diedero vita al fenomeno del Brigantaggio.

Di loro si sono occupati in tanti, da Antonio Gramsci a Benedetto Croce, da Alessandro Dumas a Leonardo Sciascia e Raffaele Nigro.

Ora però noi italiani meridionali abbiamo il dovere di offrire ai briganti un tributo di memoria popolare diffusa.

Certo, il brigantaggio è stato fenomeno complesso.

Fu guerra civile, quella combattuta, anche nelle nostre contrade, nel primo decennio dopo l’unità d’Italia?

Molti storici sostengono che il brigantaggio nacque anche da un moto di disperazione, come protesta della miseria contro antiche e nuove ingiustizie.

Mack Smith, ricordando quanto riportato dai meridionalisti, sottolinea che agli occhi dei contadini il brigante diventava un simbolo delle loro aspirazioni frustrate, il vendicatore dei torti da loro subiti: egli era non più l’assassino, il ladro, l’uomo del saccheggio e della rapina ma piuttosto colui che aveva forza sufficiente per ottenere per sé e per gli altri quella giustizia che la legge non riusciva a dare.

La fine del regno delle Due Sicilie aveva rappresentato pure quella della elementare economia di sussistenza, che consentiva anche ai più diseredati di sopravvivere: i poveri si erano ritrovati ancora più poveri con i liberatori che avevano cominciato con l’imporre tasse e servizio militare obbligatorio.

Queste novità si intrecciavano con vecchi motivi di scontento a cominciare dalla questione demaniale (risolta solo diversi decenni più tardi, agli albori della Repubblica) e dall’aspirazione alla terra sempre promessa, mentre una parte notevole della nobiltà (anche gli stessi Borboni) e della borghesia, ambiguamente, assicurava appoggio ed alimentava vane illusioni.

Ecco, allora, qui di seguito, un piccolo contributo: un brano tratto da “Brigantaggio tramontato”, un libro di Abele De Blasio pubblicato a Napoli nel 1908 e ristampato da Capone editore nel 2001 (“Storie di briganti”) con la presentazione di Gianni Custodero.

Il passo che propongo narra della cattura del brigante Carmine Crocco, tradito da un suo uomo, Giuseppe Caruso, tipico esempio di “pentito” premiato poi con la nomina a brigadiere delle guardie forestali.

Giuseppe Caruso, per le sue buone qualità brigantesche, ben presto si attirò la simpatia del suo capo Carmine Donatelli Crocco, che lo elevò al grado di sottocapo; ma un bel giorno Zi-Beppe, così era chiamato il Caruso, in luogo di eseguire gli ordini di Crocco, si staccò dalla comitiva e andò a costituirsi al generale Fontana, che trovavasi in Rionero.

Per i suoi precedenti la giustizia di Potenza regalava al Caruso sette anni di lavori forzati.

Mentre si trovava in carcere, per ottenere la libertà, si offerse di voler fare la spia alla banda Crocco.

Questo suo desiderio lo fece esprimere al Pallavicini, il quale, a sua volta, fece venire innanzi a sé l’ex bandito per prendere gli opportuni accordi.

Zi-Beppe così disse al generale:

«La banda Crocco continua a desolare colle sue gesta i paesi del circondario, e non sarà facile poterla distruggere; poiché il capo è assai destro e scaltro, e, quello che più vale, conoscitore dei più minuti nascondigli di queste numerose boscaglie. Io, che fui già colla banda Crocco, ed ebbi ad abbandonarla per grave contesa, corsi ora, nel carcere, pericolo di morte per opera della stessa sua mano, onde voglio vendicarmi di questo infame attentato. Domando a Lei, quale capo delle truppe della zona, di venire utilizzato alla caccia dei briganti.

Libero di me, io vorrei non dico esser soldato ma mettermi a guida delle truppe per dirigerle nelle guerriglie contro i briganti, avere talvolta a mia disposizione pochi e valorosi soldati per scovare il Crocco e i suoi compagni nei loro ricettacoli, negli antri più nascosti delle selve e con una persecuzione costante, spietata ucciderli ad uno ad uno o costringerli ad una resa forzata».

[…]

Un giorno, a mezzo di denaro, seppe il Caruso da una spia di Crocco, creduta da costui incorruttibile, che il famoso brigante si trovava nel Castello di Lagopesole in attesa del risultato di un tentato riscatto verso un signore di Pietragalla.

Coll’autorizzazione del generale Pallavicini, il Castello fu circondato e i briganti, che si trovavano a bivacco, furono attaccati alla baionetta.

Dei briganti alcuni fuggirono verso il Bradano, dove andarono a finire nelle mani dei soldati, altri, che cercarono salire il torrente Salice, furono pure presi, e parecchi altri furono uccisi.

Crocco, per una grotta, si salvò.

[…]

Il Crocco, non trovando più pace per le continue persecuzioni, cercò imitare le spagnuolo Borjés col penetrare negli Stati pontifici e dopo disastrose marce riuscì a giungere salvo in Roma senonchè la fama sua di brigante feroce e brutale era nota alla Curia Romana, per cui Pio IX ebbe timore che il Crocco continuasse nel territorio papale le sue gesta brigantesche e credette utile chiuderlo in carcere.

domenica 13 marzo 2011

Rete sociale

Molte persone a me vicine continuano a sollecitarmi la presenza su un social network. Mi invitano ad osservare che un blog possa risultare troppo statico, come strumento, e pertanto un po’ refrattario a mettere in circolo la comunicazione. Non so. Probabilmente è così. Devo pensarci bene; devo informarmi meglio. Certo è che il concetto mi intriga. Ma confesso che, pur avendo avuto ben presto l’opportunità di possedere un computer (era un Commodore Vic20 regalatomi dalla nonna a Natale del 1984), sono arrivato sempre in ritardo a comprenderne appieno le potenzialità. Insomma, prima o poi ci sarà anche per me il “grande salto”. Non so se l’approdo sarà Facebook, o Twitter, o altro. Per il momento, comunque, lo ammetto (anche se qualcuno aveva dei dubbi): non ho (e non ho mai avuto)… un profilo.

domenica 6 marzo 2011

7 marzo 1991

Venti anni fa lo sbarco a Brindisi di migliaia di persone disperate, provenienti dall'Albania, alla ricerca di un futuro.
Tanti di noi hanno da raccontare una storia, tratta dal loro vissuto, su quei giorni.
Brindisi e la sua Provincia si scoprirono frontiera della speranza e, allo stesso tempo, terra dell'accoglienza.
Laddove lo Stato si mostrò impreparato, le Famiglie, le Parrocchie, le Associazioni seppero fare la differenza; con trasporto, con naturalezza. Forse anche riconoscendosi in quell'esperienza di esodo, di emigrazione di massa.
Oggi tante di quelle persone appartengono a pieno titolo alla nostra comunità e contribuiscono ad arricchirla con la loro originalità, con la loro laboriosità... con la loro essenza, al pari di ciascuno di noi.
Nella ricorrenza dei 150 anni dell'unità d'Italia giova ricordare anche questo anniversario, quale contributo alla nostra consapevoleza di Popolo, come viatico nel percorso per il riconoscimento effettivo della libera cittadinanza di tutti gli uomini.

lunedì 28 febbraio 2011

Avanti la Società Civile!

L’Associazione “L’isola che non c’è” promuove una petizione popolare per manifestare il dissenso verso la scelta dell’Amministrazione Comunale di approvare un piano di lottizzazione in una delle zone di completamento (Smargiasso) previste dall’ormai datato piano di fabbricazione. In sostanza si esprime l’esigenza, per la Città di Latiano, di dotarsi di uno strumento di regolamentazione, che disciplini gli interventi edilizi possibili e pianifichi lo sviluppo urbanistico per i prossimi decenni, prima di porre in essere nuovi interventi di lottizzazione.

Osservo con attenzione e rispetto tale iniziativa, che giunge peraltro in un momento appropriato, ovvero nell’ambito temporale destinato, dalla normativa vigente, alla presentazione di eventuali osservazioni in ordine al provvedimento autorizzatorio recentemente approvato dalla maggioranza che sostiene la Giunta – De Giorgi.

Il gruppo Udc si è astenuto dal partecipare alla seduta del Consiglio Comunale nel corso della quale è stata approvata la lottizzazione – Smargiasso, sospendendo ogni valutazione nel merito del provvedimento ed intendendo, piuttosto, esprimere il più profondo dissenso verso una condotta che - sull’altare del decisionismo e di uno sbandierato efficientismo - finisce puntualmente per sacrificare ogni forma di dialogo, di ascolto, di coinvolgimento propositivo della Comunità amministrata.

Qualcuno ha tacciato di ambiguità questa nostra presa di posizione, poiché non si è voluto esprimere un chiaro “si” o “no” sulla lottizzazione in zona Smargiasso. Tuttavia noi riteniamo che in tale circostanza - in cui si conferma il comportamento già assunto in passato dall’Amministrazione Comunale (vedere, ad esempio, l’approvazione della variante urbanistica per l’area ex biblioteca comunale), più che esprimersi sugli argomenti forzosamente annotati nell’agenda del Sindaco (non comprendendo ancora l’orizzonte strategico verso cui tende quella stessa agenda politica) - divenga urgente ed improcrastinabile segnare un punto e rivendicare un dialogo, improntato a regole rispettose di tutte le parti, nell’interesse della Città.

Quella dell’Udc è stata una iniziativa che può anche risultare di difficile comprensione per gli osservatori ma che trova ampia legittimazione al cospetto dell’arrogante azione realizzata da chi confonde un mandato popolare con l’investitura a disporre del destino della Città “inaudita altera parte”. Ignorando, peraltro, anche un confronto istituzionale attraverso i preposti organismi di partecipazione.

Dunque l’Amministrazione Comunale sappia che, finché continuerà ad eludere le regole di un corretto, includente, ampio e necessario dibattito politico su temi di rilevante interesse strategico per la Comunità latianese, non troverà nell’Udc un interlocutore interessato al confronto tematico: un’agenda politica gestita male finisce, insomma, per delegittimarsi!

In questo contesto si colloca, opportunamente, l’intervento de “L’isola che non c’è”, a cui probabilmente non mancheranno di aggiungersi altre Associazioni e Movimenti attraverso le forme che riterranno più opportune.

E’ dunque il momento in cui la Società Civile deve fare la sua parte.

E la politica, quella della sede istituzionalmente deputata in ambito locale; la politica che non ha saputo, o voluto, ascoltare prima… ora deve stare a guardare.

Per comprendere. Per crescere. Per migliorarsi. Per meritare, almeno un po’ di più, la Comunità di cui è espressione e sintesi.

Ciò, è ovvio, vale anche per me.

martedì 22 febbraio 2011

La Storia si riconcilia con i Popoli

Non si sa quale possa essere il destino delle rivolte che stanno investendo il mondo arabo. Certo che fa riflettere il credito fino a ieri riservato da alcuni Governi occidentali (…) ai vari raìs che opprimevano, opprimono, o torneranno ad opprimere, i loro rispettivi Popoli.
Oggi l’Occidente è preoccupato dai risvolti economici di queste rivolte che, in taluni casi (come in Libia), possono sfociare in vere e proprie guerre civili. E preoccupa l’ondata di profughi, dai più diversi trascorsi e dalle più diverse provenienze, che potrebbe riversarsi, più copiosa che mai, sulle coste occidentali (che sono poi quelle europee, che sono poi proprio le nostre).
Ciò che però attira maggiormente la mia attenzione è la sensazione diffusa - tra noi che assistiamo ancora una volta ad una guerra, ad una rivolta, ad una lotta per la libertà, comodamente seduti in poltrona - che si sia capovolta l’immagine che avevamo del mondo arabo: il manifestante del Cairo, di Tunisi e di Bengasi ha sostituito lo stereotipo del terrorista fanatico. Nei loro messaggi, soprattutto, i giovani tunisini, egiziani, yemeniti, marocchini e libici rivendicano, anche a costo della vita, diritti e libertà. Queste Persone non sono più disponibili a farsi rappresentare dalle stravaganti ed obsolete immagini dei loro dittatori.
Tutto ciò ricorda un po’ l’esperienza dell’antifiascismo italiano negli anni ’40. La Storia presenta oggi un quadro di civiltà sempre meno divise, di idee che corrono troppo più velocemente di chiunque, anche in Occidente, nutra ancora la presunzione di frenarle, di intrupparle. Questi giovani parlano ai nostri giovani e comunicano la consapevolezza nuova di una generazione non più assoggettabile ai guardiani del Popolo di turno. E’ il 2011! E qualcuno, anche tra i nostri confini, non se n’era ancora accorto.

domenica 20 febbraio 2011

Il pensiero lungo

Qual è il pensiero lungo? Me lo chiedo, sin da quando ho deciso di cimentarmi in politica, cioè da quando ho voluto propormi perchè le mie idee, la mia storia, la mia esperienza, il mio modo di essere non rimanessero più solo mio piccolo patrimonio personale ma partecipassero alla realizzazione di un disegno comune. Insomma, sin da quando ho voluto che la mia soggettività si disponesse, più di prima, per la collettività, accettando il giudizio, il confronto, la verifica... rinunciando alla tentazione di autosufficienza che è poi solo un miraggio nel deserto della solitudine.
Mi suggestiona, il pensiero lungo.
E mentre mi affascina, come ritrovarmi rispettoso visitatore in un grande tempio, mi richiama alla responsabilità. Quasi a dire: "hai voluto essere tra i protagonisti? Hai voluto mettere in gioco il "particulare"? Ora non puoi sottrarti. Questo è il tuo tempo. Tocca a te, per una scelta tua, libera, che ha sollecitato il consenso popolare e si è fatta, quindi, rappresentanza".
E' l'immediatezza di una soluzione necessaria, per superare l'oggi?
Oppure è l'elaborazione di una soluzione per il domani, però con il rischio di non arrivarci proprio, a domani?
E' frutto di un compromesso, il pensiero lungo?
Può essere la soluzione meno peggio? Quest'ultima, non credo.
Il pensiero lungo mi interroga, mi toglie certezze.
Lo ammetto: mi mette in crisi!
Ma non voglio sottrarmi alla complessità della sfida.
Osservo, del resto, il poco, il nulla, gli errori prodotti dalle tante certezze del passato...: una società in ginocchio e disincantata, che però non ha ancora definitivamente perso la determinazione a rialzarsi.
Allora, io che, come tanti, pensavo di avere in tasca ogni "segreto per il successo", mi ritrovo a poter condividere, sul tavolo della definizione di un, necessario, pensiero lungo, i miei dubbi. Attenzione, però: non "i" dubbi ma "i miei" dubbi... quelli che nascono dal mio vissuto e che propongo a modo mio.
Ho, ora, la certezza del dubbio; ho appreso la rispettosità del dubbio. La consapevolezza che il pensiero lungo difficilmente possa nascere dalla solitudine, dalla sordità, dalla miopia. Reputo, peraltro, nemico del pensiero lungo il circoscrivere il dibattito politico alla sola sede rappresentativa poichè ho compreso che, talvolta, la Politica possa trovare più spazio presso altre sedi: i Partiti, i Movimenti, le Associazioni, i luoghi di lavoro, internet... laddove c'è chi si spende, elabora, a prescindere dal ruolo ricoperto.
Ecco che il confronto, la verifica, l'analisi ed il giudizio altrui diventano valore.
Così il dubbio diventa contributo per la definizione di un pensiero. Anche di un pensiero lungo, se l'elaborazione è ampia, comune, aperta, includente.
In tal modo si perde tempo, forse, nell'oggi. Ma si pensa a ciò che vogliamo possa essere, quando non saremo più noi.
E così l'esercizio della responsabilità, nell'ambito delle prerogative democraticamente assegnate, non si fa più onere ma grande opportunità di servizio, oltre i confini della contemporaneità.
E così l'esercizio della responsabilità si fa anche, giova ammetterlo, palestra di vita.

giovedì 17 febbraio 2011

Non partecipare. Per la partecipazione.

Ho diffuso stamattina il seguente comunicato, a firma mia e degli altri componenti il gruppo consiliare comunale dell'UDC - Claudio Ruggiero e Mauro Vitale - per comunicare la nostra decisione di non partecipare, in segno di protesta, alla seduta del Consiglio Comunale che si svolgerà domani, nel corso della quale la maggioranza approverà il piano di lottizzazione in contrada "Smargiasso".

L’Amministrazione Comunale continua a promuovere l’adozione, in Consiglio, di importanti provvedimenti destinati ad incidere sul futuro assetto del territorio latianese.

Dopo aver approvato, a maggioranza, nello scorso mese di luglio, una variante urbanistica relativa all’area ex biblioteca comunale, nella prossima seduta della pubblica assise cittadina, convocata per domani, venerdì 18 febbraio 2011, si proporrà l’approvazione di un piano di lottizzazione in contrada “Smargiasso”.

La convocazione del Consiglio Comunale è avvenuta prima ancora che, sul merito, si pronunciasse la competente Commissione Consiliare, riunitasi solo ieri sera.

Sull’argomento, peraltro, i diversi gruppi politici (anche quelli non rappresentati in Consiglio Comunale) e movimenti civici ipotizzano criteri di approccio differenti: basti pensare che c’è chi condivide il ricorso alle lottizzazioni nelle zone di completamento previste dall’ormai datato piano di fabbricazione, tuttora vigente, ma propone l’applicazione degli indici volumetrici in maniera uniforme su ciascuna di tali zone. Altri affermano la necessità di procedere all’approvazione del PUG – Piano Urbanistico Generale, dotandosi dunque di uno strumento di pianificazione e di regolamentazione prima di porre in essere nuovi interventi di lottizzazione. Altri ancora considererebbero opportuno favorire una fase di ampio ripensamento del destino urbanistico della Città, attraverso la ripresa di un dibattito sul Piano Regolatore Generale.

Di fronte a tanto legittimo interesse dei cittadini sul futuro del loro territorio, ancora una volta l’Amministrazione Comunale evidenzia la volontà di incidere significativamente, in materia urbanistica, senza un adeguato coinvolgimento attivo, propositivo, sia delle forze politiche di opposizione, sia della società civile che peraltro, su temi sensibili e di rilevanza strategica, avrebbe titolo ad interloquire anche nelle sedi istituzionali attraverso i preposti organismi di partecipazione.

Non si comprendono dunque le ragioni politiche del perpetrarsi di un modo arrogante di amministrare la Cosa Pubblica, ostinatamente sordo ai richiami al dialogo e puntualmente determinato ad assumere, in solitudine, provvedimenti per i quali il buon senso consiglierebbe preventive, ed ampie, sessioni consultive.

Al fine di stigmatizzare la forte contrarietà ad un comportamento che non garantisce l’individuazione di soluzioni improntate ad un futuro lungo e sempre più dignitoso per la comunità latianese, il gruppo consiliare comunale dell’Udc - nel sospendere ogni valutazione in ordine ai contenuti del provvedimento di lottizzazione in contrada “Smargiasso” - annuncia la propria decisione di non partecipare, in segno di protesta, alla prossima seduta del Consiglio Comunale.

venerdì 4 febbraio 2011

Azienda Speciale: la proposta dell'UDC

E' stato depositato stamane, presso il Comune, il seguente ordine del giorno proposto da me e dai Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero e Mauro Vitale:

In ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento Comunale e dal Decreto Legislativo n. 267/2000, al fine di esercitare facoltà e prerogative proprie e consone allo status di Consiglieri Comunali, si chiede l’inserimento e la calendarizzazione, nei termini regolamentari, del seguente

ORDINE DEL GIORNO:

Nel prendere atto della formalizzazione delle dimissioni dell’on. Antonio Gaglione dal Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” e nel rilevare il richiamo mosso dallo stesso on. Gaglione in ordine al determinarsi di condizioni per una gestione condivisa, tra maggioranza ed opposizione, di detta Azienda Speciale, altresì allo scopo di definire il fin qui insoluto contraddittorio di carattere economico – giuridico sollevato da siffatta iniziativa, si delibera di revocare l’atto costitutivo della medesima Azienda, approvato a maggioranza dal Consiglio Comunale nella seduta del 22 novembre 2010.

Si impegna l’Amministrazione Comunale, in ossequio della volontà politica già espressa da ampia parte del Consiglio Comunale, a predisporre - nel rispetto della normativa vigente e previo esame delle competenti Commissioni Consiliari - proposta di costituzione di una Azienda Speciale che abbia propria ed autonoma capacità finanziaria e patrimoniale.

Si impegna inoltre l’Amministrazione Comunale a prevedere, nell’atto costitutivo dell’Azienda, al vertice della stessa, in vece del Consiglio di Amministrazione, un Amministratore Unico da individuare attraverso procedura di evidenza pubblica per titoli e colloquio.

martedì 1 febbraio 2011

Nervosismo?

Osservo che, anche nel web, il mio precedente post ha prodotto reazioni rabbiose. …Sarà forse che “il mattone” abbia già dato alla testa? Comunque (per rimanere in tema cinematografico): è tutto come da copione!

sabato 29 gennaio 2011

Qualunquemente, l'orgoglio Paesano!

(Anche per questo post ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Avviso ai “naviganti”: questo post è a carattere goliardico e, pertanto, agli animi più sensibili si consiglia di mandarlo giù… e di riderci sopra).

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Ma che vuole questa Assessora? Lei sta alla Regione. Noi stiamo qua!”. Mi è tornata alla mente un’altra scena del film, a mio parere anch’essa molto significativa.

Siamo al centro di una riunione dei capigruppo in Consiglio Comunale, si parla di un intervento di lottizzazione che l’Amministrazione intenderebbe realizzare, come al solito, “a cento all’ora” e dall’opposizione si eccepisce che, invece, sarebbe meglio rifletterci con calma.

Che occorre considerare le ragioni di chi - essendo favorevole alla lottizzazione delle zone di completamento previste dal piano di fabbricazione - nell’intento di cercare un effettivo rilancio del settore edilizio in ambito locale punta alla applicazione, in maniera omogenea e contestuale, degli indici di fabbricabilità su ognuna di tali zone.

Che, pure, occorre ascoltare le ragioni di chi - favorevole, come l’Amministrazione Comunale, all’adozione di un Piano Urbanistico Generale - non comprende come si possa ricorrere a tale strumento solo dopo aver apportato significative e sostanziali varianti urbanistiche e dopo aver occupato ulteriori parti del territorio ancora non cementificate.

Che, altresì, occorre ascoltare le ragioni di chi crede ancora nella possibilità di dar vita ad un tavolo di partecipazione diffusa, finalizzato alla rilettura del territorio e ad un ripensamento della città attraverso l’adozione di un Piano Regolatore Generale.

I capigruppo dell’opposizione (a dire il vero, a voce bassissima, quasi impercettibile, anche un capogruppo della maggioranza) ricordano che, poche sere prima di quella riunione, tutti insieme avevano applaudito “l’Assessora” Regionale che sensibilizzava alla conservazione del territorio, che sottolineava la tendenza al decremento della popolazione residente sul territrorio cittadino (trend consolidatosi, peraltro, nell’ultimo trentennio) e invitava a riflettere sulle centinaia di abitazioni inutilizzate presenti nel centro urbano, che suggeriva di dotarsi - presto - di un aggiornato strumento di pianificazione dello sviluppo del territorio.

La frase, pronunciata dal Presidente, cala però lapidaria, sulla scena del film, e, nonostante l’opposizione continui a protestare, annuncia che ormai ogni decisione è presa.

La scena si sposta poi sull’ampio marciapiedi di una delle vie principali della città. Alcuni sostenitori del Sindaco spiegano che, se non si fa così, si va tutti a casa: è, peraltro, questo, segno dei tempi in cui è ambientato il film quando, al Governo nazionale, c’è un Ministro “Paesano”, anzi no “Padano”, che, se non si realizza ciò che chiede il suo Partito politico, minaccia il ritorno alle elezioni.

… “I have no dream”.

venerdì 28 gennaio 2011

Il Presidente Napolitano nella Giornata della Memoria

Dal sito della Presidenza della Repubblica Italiana riporto, qui di seguito, stralci dell’intervento di ieri del Capo dello Stato.
"Dobbiamo sapere che il primo seme avvelenato, il primo germe distruttivo fu ed è quello dell'intolleranza, del nazionalismo e del populismo che si traducono in demonizzazione e odio del diverso e dello straniero". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso celebrativo del Giorno della Memoria al Quirinale. "E allora - ha proseguito il Capo dello Stato - attenzione, vigilanza e pronte reazioni dovunque quel germe si manifesti e in qualsiasi forma, anche in Paesi che si sono dati dichiarazioni di principi e Costituzioni democratiche. I principi debbono farsi vivere, debbono sempre richiamarsi perché siano pienamente rispettati". Il Presidente Napolitano si è quindi rivolto agli studenti che si sono impegnati a far vivere la memoria con ricerche, componimenti, seminari, viaggi della memoria e sempre nuovi progetti. "E' in voi, è nelle vostre generazioni - ha detto - che noi riponiamo la nostra fiducia in un futuro libero dagli spettri e dalle insidie del razzismo, dell'antisemitismo, dell'intolleranza. E al di là di quello che voi rappresentate per l'Italia, e tanti come voi rappresentano per altri paesi d'Europa e non soltanto d'Europa, il nostro auspicio è che anche in terra d'Israele e in quella tormentata regione possa finalmente costruirsi un avvenire di convivenza pacifica e serena, senza pregiudizi e contrapposizioni fatali". Il Capo dello Stato ha inoltre ricordato che "il 150° anniversario dell'Unità d'Italia è un'occasione preziosa, da non perdere, per richiamare alla nostra memoria, all'attenzione delle giovani generazioni e alla coscienza collettiva della nazione, quel 'da dove veniamo' che è premessa di ogni slancio verso il futuro di una società ricca di storia". Il Presidente Napolitano si è anche soffermato sull'importanza del riaccendere nelle scuole "i riflettori sulle aberranti leggi del 1938: che se ne sia fatto un tema di severa rievocazione e denuncia, specie tra i giovani e nelle scuole", dello studio e l'approfondimento "della mostruosa vicenda della Shoah, delle premesse e delle componenti di un aberrante iter ideologico e politico che approdò a quello spaventoso esito di sterminio di inermi innocenti", perché "conta sapere e ricordare non solo cosa accadde ma come ci si arrivò". Il Presidente nel corso del suo intervento ha ricordato Tullia Zevi, "la sua personalità, la sua storia, il suo impegno" rendendo così ancora "omaggio alla cara grande amica che abbiamo perduto e che non dimenticheremo".

giovedì 20 gennaio 2011

Qualunquemente

(Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Avviso ai “naviganti”: questo post è a carattere goliardico e, pertanto, agli animi più sensibili si consiglia di mandarlo giù… e di riderci sopra).

Ho visto un film; di quelli apparentemente senza senso ma che in fondo nascondono un messaggio foriero di tristi riflessioni.
C’era una volta un’Amministrazione Comunale, tra le più giovani d’Italia, sostenuta da una maggioranza numericamente solida, anch’essa composta in gran parte da persone alla loro prima esperienza politica. Subito dopo il suo insediamento, l’Amministrazione si era dotata di uno staff di esperti composto da tre persone, due delle quali ex sindaci della cosiddetta “Prima Repubblica”. A capo di tutto c’era un altro ex sindaco della “Prima Repubblica”, socialdemocratico e poi socialista, che all’unanimità era stato eletto Presidente del Consiglio Comunale: dunque un uomo di garanzia, dietro la cui porta sostavano ogni giorno decine di cittadini che, evidentemente, trovavano in lui risposte più soddisfacenti di quelle che riuscivano ad avere dagli Assessori e dal Sindaco. Si, il Sindaco… era anche lui alla sua prima esperienza politica ma aveva dato prova di saperci fare, di saper gestire il gruppo e le diverse ambizioni di ciascuno, di sapersi collocare puntualmente al centro di “pulsioni” divergenti, di saper condurre il gioco delle parti - nella sua maggioranza - al momento dell’assunzione delle scelte più impopolari e discutibili, di saper galvanizzare il “coro dei supporters” (i soliti due-tre consiglieri di maggioranza più giovani, più appassionati, ma anche più assenti nelle “riunioni che contano”), di saper lanciare segnali di attenzione ai più diversi ambiti della comunità locale senza però mai realizzare un percorso politico caratterizzante in un senso o nell’altro. L’inesperto Sindaco (!) era addirittura riuscito ad aprire canali di dialogo e linee di credito politico con più di un Partito, in ambito provinciale, ed a rimanere indipendente da tutti.
Tali personaggi si erano dati subito un gran da fare, sotto la sapiente regia dei “vecchi saggi”.
Si era annunciato in campagna elettorale di voler approvare, in via prioritaria, un Piano Urbanistico Generale che regolasse lo sviluppo del territorio e disciplinasse l’attività edilizia ma, prima di fare ciò, si era ritenuto opportuno adottare qualche variante urbanistica (vedi il cambio di destinazione dell’area ex biblioteca comunale) e realizzare qualche lottizzazione con il nobile intento di rilanciare il comparto edilizio locale (si vedrà, in seguito, quanti tecnici e quante imprese saranno effettivamente impegnate nei lavori). Dunque “si” alle regole, finalmente, …ma solo dopo avere messo a posto vecchie pendenze: una pianificazione residuale, insomma, come residuali saranno a quel punto le volumetrie disponibili.
Si era poi costituita una “azienda speciale” (e l’aggettivo diverrà probabilmente determinante nelle edizioni successive del film) e si erano nominati, nel Consiglio di Amministrazione di tale azienda, il fratello di un consigliere comunale di maggioranza ed il fratello di una dirigente regionale di uno dei Partiti della maggioranza (ma quest’ultima, sia pure ex assessore provinciale e copiosamente suffragata alle elezioni regionali svoltesi contestualmente alla elezione del Sindaco, risultava estranea ad ogni coinvolgimento nella “selezione”; anzi, addirittura era sembrato - nonostante i tentativi del suo Partito tesi ad evitare la diffusione di ogni polemica interna - che la stessa non condividesse buona parte dell’operato dell’Amministrazione Comunale). Per costituire questa azienda, di fatto, ci si era quasi del tutto preclusa la possibilità di bandire qualsiasi concorso presso il Comune, fino alla fine del mandato del Sindaco il quale, pure, aveva più volte manifestato la sua determinazione ad arricchire di nuove professionalità l’organico dell’Ente.
A poco più di un semestre dall’insediamento della Giunta, si era addirittura avviata la progettazione di una nuova zona PIP - inspiegabilmente ben distante da quella preesistente - su un’area che la stampa aveva rilevato essere di interesse archeologico: questo è stato il trionfo della fiction… un’opera d’arte cinematografica, di cui per il momento ho raccontato solo la trama più essenziale, che certo non mancherà di avere un seguito!

mercoledì 22 dicembre 2010

Un… sacco di auguri (anche con un pizzico di ironia)… a tutti

Auguro buone feste e buon anno 2011 ai visitatori del mio blog, che continuano ad onorarmi della loro attenzione anche nei periodi in cui decido di non comunicare attraverso questo canale.
Auguri anche ai miei più prossimi “compagni di strada” in politica: i consiglieri comunali Claudio Ruggiero e Mauro Vitale. Claudio ha avuto il coraggio di condurre alle elezioni la precedente esperienza di governo della Città in un clima comprensibilmente complesso, soprattutto sotto l’aspetto emotivo; ha svolto le funzioni di Sindaco con discrezione e determinazione, guidando una squadra che non era la sua e della quale, fino al giorno prima della tragedia che coinvolse Graziano Zizzi, era stato solo uno dei componenti (seppure “primus inter pares”); lui aveva maturato una idea di Latiano da realizzare nei prossimi anni; credo che avrebbe potuto essere un ottimo Sindaco, e per tutti un interlocutore autonomo ed autorevole; è andata diversamente, almeno per questa volta. Mauro Vitale è stato, a mio parere, il miglior Assessore ai Servizi Sociali di Latiano nella cosiddetta “Seconda Repubblica”; ha avuto poco tempo per realizzare i progetti in cui credeva; prima o poi anche lui avrà modo di riprendere il percorso interrotto.
Auguri, poi, a tutto il mio Partito, l’Udc, che a Latiano è riferimento di molti e che, senza vantare nei suoi ranghi alcun esponente di “alte” Istituzioni, continua a far sentire la propria voce, libera e forte.
Auguri al Sindaco Antonio De Giorgi, che purtroppo appare ultimamente nervoso e che, a mio modesto avviso, nonostante una maggioranza a suo sostegno numericamente sempre più forte, comincia forse a sentirsi un po’ solo, o forse un po’ isolato; forse dovrebbe cominciare a riflettere sulla necessità di dare più forza e più autonomia alla “sua” squadra di Assessori; forse dovrebbe prediligere maggiormente l’ascolto dei suoi Consiglieri; forse dovrebbe realizzare pienamente la straordinaria opportunità di servizio, per la crescita della comunità latianese, offertagli dall’elettorato; e, dunque, potrebbe decidersi a dare prospettiva politica alla sua azione amministrativa ed a dialogare con chi è più in sintonia con la sua cultura generazionale. Ma credo che il Sindaco De Giorgi abbia le idee sin troppo chiare su chi debbano essere i suoi interlocutori. E allora… così sia.
Auguri al “Gabinetto” del Sindaco: ai tre consulenti incaricati di affiancare il nostro primo cittadino sin dal suo insediamento. Auguri, in particolare, al rag. Giovanni Papadia, che non sarà un gran simpaticone (ognuno, del resto, ha il suo carattere) ma, certo, per curriculum e competenze specifiche, rimane l’unico del “Gabinetto” a poter vantare un profilo da “valore aggiunto”, in grado cioè di apportare un contributo determinante integrandosi con le risorse interne di cui già dispone l’Ente, e valorizzandole. Auguri a Tonino Papadia che, con il bagaglio esperienziale di cui dispone, più che il consulente del Sindaco potrebbe essere un avveduto Assessore alla Cultura. Ma il Sindaco, è evidente, anche in tal senso ha fatto la sua scelta; credo.
Auguri a Franco Giuliano, grande innamorato di Latiano; credo che per apprezzare pienamente Franco bisogna comprenderne le passioni e valorizzarne l’irrefrenabile dinamismo. Penso a cosa diverrebbe la nostra Città dopo 5 anni di “cura – Giuliano” alla guida di un qualsiasi Assessorato: credo che, in quel settore, non perderemmo più alcuna opportunità di sviluppo. Intanto Franco Giuliano rimane un professionista capace che, già sotto il profilo professionale, la nostra Città dovrebbe imparare ad “utilizzare” meglio.
Auguri a Salvatore De Punzio - lui si, grande simpaticone - che vive la sua più rigogliosa stagione politica e che, di fatto, è guida della maggioranza consiliare; per lui credo sia giunto il tempo di comprendere che, al giorno d’oggi, per fare politica occorre dialogare apertamente, senza “scudi”, in coerenza con i ruoli e compiti assegnati dall’elettorato, consentendo a tutti i cittadini di comprendere le ragioni che determinano le scelte dei loro rappresentanti. Si chiama sempre “politica”, ma è quella del terzo millennio. E si chiama, anche nel terzo millennio, “rispetto”.
Auguri al Senatore Pino Caforio, a cui mi lega affetto sin dall’infanzia; di lui continuo ad apprezzare l’essere per bene e la capacità innata di rispetto per gli altri, anche a costo di pagare talvolta un prezzo di impopolarità.
Auguri all’on. Antonio Gaglione, di cui mi onoro di essere amico; anche lui innamorato di Latiano e ciò credo giustifichi i suoi ripetuti slanci di generosità verso la Città e la sua (finora spesso irriconoscente) classe politica.
Auguri, infine, a tutti i blogger latianesi, che sono riusciti a compensare, in gran parte, il vuoto della piazza (agorà) reale con il dialogo della piazza virtuale come luogo del confronto, come pensatoio attivo, come palestra in cui esercitare progetti per chi sogna un futuro più dignitoso, per tutti e non solo per pochi.

domenica 14 novembre 2010

Adesso c'è "Scenari"

Il 4 novembre 2010, giornata dell'Unità Nazionale, è stata costituita a Brindisi l'Associazione "Scenari", della quale io sono tra i soci fondatori insieme ad un gruppo di cattolici impegnati nel sociale e nel mondo del volontariato, di cui fanno parte Enzo Lezzi (segretario regionale CISL FPS), Giovanni Carbonella (ex segretario generale CISL, ex parlamentare PD), Emanuele Castrignanò (ex segretario generale CISL Brindisi), Corradino De Pascalis (segretario generale CISL Brindisi), Aldo Gemma (segretario territoriale CISL FPS), Enrico Latini (segretario territoriale CISL Sanità), Claudio Parziale, Luciano Bucci, Giovanni Taveri, Fabrizio Lezzi, Pierpaola Marzio, Biagio Lezzi, Pietro De Giorgio, Emiliano Giannoccaro, Nunzio Semeraro, Donato Vergine, Anna Faccini, Aldo Nicola Penta, Valerio Negro, Antonio Pacciolla, Francesco Astro, Lorenzo Mazzotta, Antonio Palmieri.
Questa iniziativa intende rappresentare una risposta alla chiamata - rivolta ai cattolici dal Papa Benedetto XVI - perchè si facciano classe dirigente attiva e propositiva.
Peraltro, la Settimana Sociale organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha avuto luogo a Reggio Calabria nello scorso mese di ottobre, ha posto l'esigenza della formazione di una classe dirigente in grado di rispondere alle crescenti difficoltà che la crisi economico - sociale e morale alimenta ogni giorno.
Lo stesso segretario generale della CISL Raffaele Bonanni - nel corso del Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, sul tema: "Classe dirigente, bene comune, sviluppo. Ripartire dai valori per un nuovo Mezzogiorno" - invitava ad accettare la sfida della responsabilità e della testimonianza.
"Scenari" si adopererà per fornire supporti, studi, momenti di riflessione a quanti intendono impegnarsi, al di là degli schieramenti politici di appartenenza, riscoprendo la politica come servizio e come alta forma di carità.
L'assemblea dei soci fondatori ha eletto Emanuele Castrignanò quale presidente dell'Associazione mentre Enzo Lezzi è il vicepresidente.

martedì 2 novembre 2010

Aderire all’UDC per costruire il Partito della Nazione

Venerdì prossimo, 5 ottobre, alle ore 17.30 presso il salone di rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale (piazza Santa Teresa – Brindisi) si svolgerà un incontro pubblico per l’avvio ufficiale del tesseramento all’UDC – Partito della Nazione. Interverranno: il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, il coordinatore provinciale UDC, sen. Euprepio Curto, il presidente provinciale UDC, Marcello Rollo, il coordinatore regionale UDC, on. Angelo Sanza, il segretario nazionale del Partito, on. Lorenzo Cesa.
Con l’adesione all’UDC si potrà essere protagonisti della costruzione del nuovo Partito della Nazione.
L’adesione andrà formalizzata entro la fine di novembre; gli interessati potranno comunicarmelo anche con una e-mail.
Credo si tratti di una occasione irrinunciabile per iniziare una storia politica moderna, caratterizzata dalla consapevolezza delle reali problematiche che vivono le famiglie italiane e dalla capacità di sintetizzare una proposta politica - rispettosa delle diverse sensibilità, dei diversi bisogni, dei diversi interessi - orientata ad una nuova alba di benessere per tutti.
Credo sia finito il tempo della illusione che una parte politica, in forza di un premio di maggioranza, magari anche ignorando le istanze formulate dall’opposizione, possa determinare i destini della nazione.
Occorre concordia, condivisione della responsabilità, umiltà nell’ascolto, pazienza e metodo nella costruzione.
Il vero “nuovo miracolo italiano” potrà esserci solo all’insegna della solidarietà tra le persone, tra le professioni, tra le generazioni e tra i territori.
“Armonia” ed “integrazione”, a mio modesto parere, potranno essere le parole chiave.
Presupposto di ciò è la presa d’atto che nessuno detenga la “ricetta del successo”.
La “stagione del superomismo”, così come a mio avviso può essere classificata finora, per grandi linee, questa cosiddetta “Seconda Repubblica”:

  • non ha prodotto le riforme sperate (poiché si è avuta l’arroganza di incidere sugli assetti istituzionali a colpi di maggioranza, senza ricercare strenuamente e con dedizione, come invece fecero i Padri Costituenti, ampie convergenze);
  • ha condotto l’Italia ad essere la più lenta, nella ripresa economica, tra le grandi potenze mondiali;
  • ha ripetutamente offerto, a tutti i livelli, l’immagine di un potere scollato dalla realtà e sempre più impegnato a soddisfare le esigenze della sua corte (non sarà stato, peraltro, frutto del caso il “porcellum”, la legge elettorale vigente per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica, che, eliminando le preferenze sui singoli candidati, pone nelle mani di una oligarchia politica la scelta dei nostri legislatori).

Allora occorre cambiare, a cominciare dalla legge elettorale, ed intervenire nell’economia, invertendo la concezione liberista dominante negli ultimi anni, affermando criteri più improntati alla redistribuzione sociale della ricchezza: insomma, a mio avviso, per far ripartire l’economia, è necessario incrementare la capacità di spesa delle famiglie (il vero motore del benessere) e dunque concentrare la spesa statale sui salari e sugli investimenti pubblici.
L’Italia ha infatti bisogno di aprirsi, finalmente, verso il futuro e per questo occorre investire (che non vuol dire, necessariamente, indebitarsi), intervenendo con decisione sulla modernizzazione delle infrastrutture (non solo strade e ferrovie ma anche digitalizzazione e telematica), sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, senza però mai trascurare la garanzia dei servizi socio – sanitari sempre a condizioni di accesso proporzionali ai livelli di reddito.
Il resto verrà da solo: con la ripartenza dei consumi, con la modernizzazione delle infrastrutture, con una formazione delle nuove generazioni che sia rispondente alle sfide della moder
na società cosmopolita, non tarderà a venire il rilancio dell’agricoltura, del turismo, dell’artigianato.
Per reperire le risorse necessarie - oltre che promuovendo, nel mondo, l’immagine di una classe dirigente politica italiana più affidabile (dopo la Seconda Guerra Mondiale, molte nazioni, oltre gli Stati Uniti, non esitarono ad “investire” nel nostro Paese poiché ritennero di poter fare affidamento su una classe dirigente politica, “bianca” o “rossa” che fosse, che, certamente, aveva ben chiaro il senso dello Stato) - si può risparmiare ancora, ma non a scapito delle famiglie: penso alla soppressione delle Province, all’accorpamento di tanti piccolissimi Comuni; non sono favorevole, poi, al moltiplicarsi delle Regioni e per questo in un eventuale “referendum cittadino” sulla “Regione Salento” (che ritengo utile, come ho recentemente affermato in un post di questo blog, in quanto strumento di sensibilizzazione sociale) voterei per un unico “Grande Salento” nella “Regione Puglia”.
Occorre dunque invertire la rotta, e per farlo sarebbe certo più suggestivo proporsi agli elettori come “uomini della provvidenza”, cercando di prevalere sulle altre componenti politiche, provando ad affermarsi come maggioranza autosufficiente: un film già visto, questo; ci abbiamo creduto quasi tutti ed i risultati sono stati purtroppo deludenti.
Io preferisco la franchezza del realismo, l’umiltà della partecipazione piuttosto che i proclami del protagonismo solitario.
Si deve risalire la china, con il contributo di tutti, impegnandosi a ricucire piuttosto che a dividere.
Per questo scelgo di offrire il mio piccolo, personale, contributo alla nascita del Partito della
Nazione.

lunedì 25 ottobre 2010

Su Dossetti, ancora una volta grazie a Gilberto

Nel pomeriggio di sabato scoso, 23 ottobre, presso il salone del monastero di Cotrino, su invito dell'insegnante Maria De Nitto, ho partecipato ad un incontro con don Athos Righi, priore della Piccola Famiglia dell'Annunziata fondata da don Giuseppe Dossetti. Erano presenti diversi laici (nella mattinata don Athos aveva già incontrato un gruppo di sacerdoti pugliesi e nella giornata di venerdì era stato con i seminaristi di Molfetta) che avevo conosciuto negli anni dell'impegno diocesano in Azione Cattolica e, tra loro, tanti amici di Gilberto De Nitto. E' stata una occasione per riflettere insieme - ripercorrendo le tappe fondamentali della vita di don Giuseppe Dossetti: giovane cattolico dalla rigida educazione, poi padre costituente, eremita, sacerdote, consulente del Concilio Vaticano II, "sentinella" della democrazia italiana al crepuscolo della sua vita terrena - sul valore della giustizia sociale, oggi minacciato dall'egoismo dominante tra i popoli e dalla volontà di prevaricazione dei più forti sui più deboli (anche attraverso gli strumenti della politica), nonchè sull'etica della responsabilità e della responsabilità politica.

sabato 16 ottobre 2010

Un Grande Salento in Puglia? Una Regione Salento? Parliamone.

Ho diffuso stamane il seguente comunicato stampa - a firma mia e degli altri tre componenti il gruppo consiliare UDC al Comune di Latiano, Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero, oltre che del commissario cittadino del Partito, Giovanni Bruno - per richiamare l'attenzione sul tema strategico del Grande Salento, come formidabile occasione di sinergia fra tre territori provinciali e come strumento di un dibattito finalizzato ad accrescere la consapevolezza sulle potenzialità di sviluppo della nostra terra.
t
Apprendiamo con soddisfazione la notizia della recente sottoscrizione di un protocollo d’intesa, tra i Presidenti delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto, in cui si individuano - all’interno di un “Piano per la competitività del Grande Salento” - strategie di azioni ed obiettivi prioritari per aumentare la competitività territoriale attraverso un potenziamento infrastrutturale riguardante la mobilità dell’area jonico-salentina.
Apprezziamo, inoltre, l’attenzione riposta dai Presidenti delle tre Province al tema del marketing territoriale, in una visione di insieme del Grande Salento che conservi le diverse specificità.
Il gruppo consiliare UDC di Latiano ha proposto, nell’ultima seduta del Consiglio Comunale, l’indizione di un referendum cittadino sulla creazione della “Regione Salento”.
Tale iniziativa intende collocarsi a supporto dell’azione del Presidente della Provincia Massimo Ferrarese, nell’ottica della sensibilizzazione sociale sull’identità e sulle potenzialità del nostro territorio.
Firmato:
Il Commissario Cittadino UDC, Giovanni Bruno
I Consiglieri Comunali Gabriele Argentieri, Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero

venerdì 15 ottobre 2010

Sciopero della saponetta alla Ducati

Riporto qui di seguito un articolo pubblicato ieri su http://www.repubblica.it/, poiché ritengo che possa essere molto indicativo dei tempi difficili in cui viviamo: con un Occidente del mondo che non riesce a trovare una via di uscita dalla crisi economica in cui è attanagliato da troppo tempo (e probabilmente oltre che semplicemente economica, questa crisi è valoriale, identitaria) ed un Sud che risponde con sempre maggiore lucidità, determinazione e fierezza (come dimostra la prova di coesione e di solidarietà offerta dal Cile nella vicenda dei 33 minatori). Noi, oggi, sembriamo capaci solo di “trovate” più o meno condivisibili ma comunque dal “respiro corto”, come questa della Ducati o come la decisione dei vertici Rai di sospendere-non sospendere dal servizio il giornalista Michele Santoro. Crediamo davvero che siano queste le “ricette” per uscire dalla crisi?

È lo "sciopero della saponetta". Tra produttività e igiene, alla vigilia dell'arrivo di Valentino Rossi e del lancio della nuova moto Diavel, l'ultima battaglia sindacale in casa Ducati si gioca su cinque minuti. Anzi dieci, la durata delle due pause concesse fino a pochi giorni fa agli operai per lavarsi le mani prima di pranzo e a fine turno. Un'usanza storica nei capannoni di Borgo Panigale. Ma nel mondo che corre per l'azienda non c'è più tempo per la pausa saponetta.
Via il privilegio, dunque. Unilateralmente. E immediate le proteste degli operai perché, dicono, si è sempre "staccato" cinque minuti prima per togliersi di dosso il grasso dei motori. Un'abitudine regolamentata che ora, in tempo di crisi, l'azienda sacrifica sull'altare della produttività: il permesso è stato tagliato qualche giorno fa scatenando le ire dei sindacati che, come spesso accade, reagiscono a ranghi separati. La Fiom già stamattina a suon di volantini chiederà ai lavoratori di scioperare 15 minuti a pranzo e altri 15 all'uscita (la durata minima di sciopero prevista per legge), per procedere poi a oltranza finché l'azienda non si rimangerà l'affronto. La Fim Cisl organizzerà scioperi simili e annuncia diffide legali per violazione degli accordi contrattuali.
Ma l'azienda non demorde. "Dobbiamo recuperare efficienza, e questo è solo uno dei sistemi, peraltro indolore - spiega il capo del personale Ducati Luigi Torlai - chiediamo agli operai di lavorare dieci minuti in più al giorno, che in un anno per noi significa molto. Le mani del resto se le possono lavare all'uscita". La novità è già stata introdotta in officina, da ieri nel reparto montaggio motori e presto in tutta l'azienda, ma capita in un momento delicato: tra lunedì e mercoledì ci sono le elezioni dei rappresentanti sindacali.
"Forse la Ducati vuole far pagare Valentino Rossi a noi", risponde a stretto giro di posta il segretario bolognese della Fiom Bruno Papignani. "Non vorrei che Del Torchio si sia montato la testa e voglia fare un pò il Marchionne, ma non mi pare la persona giusta", ha aggiunto intervistato su "Radiotau".

Fonte: http://www.repubblica.it/ – 14 ottobre 2010

giovedì 7 ottobre 2010

Consumi. Coldiretti: stop al 30% degli sprechi con i trucchi salva-avanzi.

Finisce nella spazzatura circa il 30 per cento del cibo acquistato dagli italiani che può però essere salvato dai trucchi della cucina antispreco, che utilizza il cibo avanzato grazie ai segreti custoditi nei piatti della nonna. E' quanto afferma la Coldiretti che in occasione della Biodomenica a Roma in Via dei Fori Imperiali ha apparecchiato la prima “tavola degli avanzi”, con piatti semplici che recuperano con gusto il cibo non consumato nei giorni precedenti, svelando così le antiche ricette della tradizione enogastronomica popolare a rischio di estinzione.
Nelle case degli italiani - sottolinea la Coldiretti - ad essere gettati nel bidone sono sopratutto gli avanzi quotidiani della tavola come frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che si classificano tra i prodotti piu' a rischio. Dal campo alla tavola si stima che in Italia a causa degli sprechi viene perso cibo sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (l’intera popolazione della Spagna) per un valore che ammonta a circa 37 miliardi di euro, ben il 3 per cento del PIL, secondo una indagine di "Last Minute Market" dell’Università di Bologna.
Recuperare con un po’ di fantasia i cibi rimasti sulle tavole non è dunque - precisa la Coldiretti - solo un modo per risparmiare senza rinunciare ad ingredienti naturali e di qualità, ma anche la dimostrazione di un impegno concreto alla riduzione dello spreco delle risorse agro-alimentari. Un aiuto anche per l’ambiente con una minore produzione di rifiuti, il cui smaltimento rappresenta oggi uno dei principali problemi delle economie sviluppate.
L’attenzione alla ricerca della qualità in tavola a buon mercato è confermata da fatto che quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto, come misura antistress, per passione, per garantirsi cibi di qualità o anche solo per risparmiare, secondo una analisi della Coldiretti.
Recuperare il cibo è una scelta di sobrietà che - secondo la Coldiretti - non solo fa bene all'economia e all'ambiente, ma soprattutto all’umore con maggiore tempo da dedicare ai fornelli, magari in compagnia di tutta la famiglia. I piatti antispreco - precisa la Coldiretti - sono tanti, basta solo un po’ di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e formaggio oppure la frittata di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del pane, invece, si può optare per la più classica panzanella aggiungendo semplici ingredienti sempre presenti in ogni casa come pomodoro olio e sale per arrivare alla più tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli, carote, zucchine, pomodori e bietole già cotte da unire al pane raffermo. Ma anche la frutta può essere facilmente recuperata se caramellata, cotta per diventare marmellata o semplicemente in macedonia.
Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia non sono però solo una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come - conclude la Coldiretti - la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

Comunicato Coldiretti n. 745 del 3 ottobre 2010. Fonte: www.coldiretti.it

lunedì 4 ottobre 2010

Non per tattica ma per ciò che vale

Riporto qui di seguito l’editoriale di Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, pubblicato sull’edizione di ieri del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana.

Si è dunque aperta una nuova fase nella XVI legi­slatura, con solidi intendimenti da parte di chi regge il timone dell’Esecutivo, ma in un quadro po­litico che si è fatto complicato e fragile. E poiché nessuno ha la sfera di cristallo, nessuno è davvero in grado di dire fin dove potrà spingersi l’orizzonte dell’azione di governo e dell’attività parlamentare.
I nostri lettori sanno che noi ci auguriamo anni di lavoro intenso e utile per il Paese. E sanno anche che apprezziamo una maggioranza e un’opposi­zione capaci di assumersi con chiarezza le rispetti­ve responsabilità, ma ancor più forze politiche che si dimostrino in grado di convergere – ogni volta che sarà possibile e opportuno – sulle iniziative e sulle scelte riformatrici necessarie per preparare e ben orientare il futuro dell’Italia. Le cinque 'e' – etica, educazione, energia, equità fiscale, equilibrio istituzionale – sono forse solo un esempio dei terreni sui quali sarebbe indispensabile dare segnali positivi a­gli italiani. Ma è un esempio calzante, che spiega quanto sia urgente concentrarsi con stile adeguato e lungimiranza su una seria agenda di legislatura.
La sensazione è che invece, in questa fase nuova, più che su contenuti legislativi e obiettivi strategici, in troppi – e, sorprendentemente, anche tra coloro che fanno esplicito richiamo all’ispirazione cristiana – si stiano dedicando alla tattica e alle meccaniche di schieramento. Quasi che si fosse imparato poco o nulla dagli errori del passato più recente, quelli che hanno segnato i sedici anni di vita della cosiddetta Seconda Repubblica.
Di quegli errori, qui, ce ne in­teressa, appunto, il principale: la presunzione e­quilibrista di poter costruire coalizioni o soggetti politici solo sulla base di una polemica con il 'ne­mico' prescelto e in forza di 'numeri' potenzial­mente sufficienti a vincere una determinata scom­messa elettorale. Così sono nati e caduti il primo governo Berlusconi, il primo governo Prodi, due go­verni D’Alema e il secondo governo Berlusconi. Co­sì è stato messo a rischio il governo in carica, quel­lo che ora cerca un rilancio.
Nel frattempo, certo, si è governato. Ma quante riforme di sistema sono sta­te portate a buon fine? È un’incompiutezza che pe­sa e, lunedì scorso, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lo ha ri­cordato a tutti con lucidità e angustia. La democrazia dell’alternanza che si è affermata negli ultimi tre lustri si è portata, insomma, in cuo­re un’alternanza delle instabilità, e nessuna alchi­mia elettorale maggioritaria riesce a curarla. Perché i numeri – cioè il consenso popolare e la rappre­sentanza parlamentare – in qualunque democra­zia sono indispensabili, ma non bastano e non ten­gono senza le idee-cardine che danno vera forza a un progetto politico. L’essenzialità di questo punto è sempre più eviden­te.
Lo sforzo per avvicinare culture ed esperienze politiche diverse è certo importante e può diventa­re addirittura meritorio, ma non può mai essere pa­gato in termini di chiarezza. Perché non tutti i pro­getti sono compatibili, e i fatti si sono incaricati di confermare – e questo a noi importa molto – una condizione di disagio e persino d’insignificanza per i politici di ispirazione cristiana disposti a mettere tra parentesi, per tattica, un impegno coerente su ciò che davvero conta. E ciò che davvero conta per chi voglia fare politica con una limpida visione umani­stica e, a maggior ragione, da cristiano e da cattoli­co è la determinazione a non dimenticare mai e a tenere per bussola i «valori non negoziabili».
Papa Benedetto XVI li indicò magistralmente, era il mar­zo del 2007, ai leader del Partito popolare europeo. Il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione ai lavori del Consiglio permanente dell’episcopato che si è appena concluso e in questa vigilia della Settimana Sociale dei cattolici di Reggio Calabria, li ha richiamati con altrettanta forza e chiarezza: vita (dal concepimento alla morte naturale), famiglia uomo-donna, libertà religiosa e libertà educativa. È questo il «fondamento» che garantisce ogni altro valore e impegno, ha detto il presidente della CEI. Sta alla base di un’azione politica davvero orienta­ta alla costruzione del bene comune. Perciò, ieri, non doveva essere messo tra parentesi e, oggi, non può essere lasciato cadere sotto il tavolo di alcuna trattativa.

Fonte:
www.avvenire.it

domenica 3 ottobre 2010

Asella home: dall'Italia, la "casa" per i fratelli etiopi.

Venerdì scorso, 1 ottobre, ho partecipato alla serata di beneficenza organizzata presso Tenuta Moreno dall'associazione "Ama il prossimo". Erano presenti tantissime persone. A fare gli onori di casa, naturalmente, è stato Pietro Donativo, che da tanti anni è impegnato per la realizzazione di opere di carità (scuole, ospedali, alloggi, mense) particolarmente in Etiopia. Molto toccante è stato il video, che ha consentito a tutti di prendere coscienza dello stato di estrema povertà in cui sono costretti a vivere migliaia (o, più probabilmente, milioni) di uomini e donne, bambini ed anziani, la cui unica ragione di sventura è stata quella di nascere in un luogo della Terra diverso da quello in cui siamo nati noi. Alla fine, durante il buffet offerto da aziende locali, tra i giusti e ripetuti segni di ammirazione per Pietro, ho avuto modo di condividere, con alcuni amici imprenditori, l'idea (per ora solo tale, poi potrebbe divenire un programma e, quindi, realtà) di organizzare un viaggio in Etiopia, nell'abisso della povertà più estrema, laddove grazie a Pietro Donativo ed al gruppo SISA si parla ormai pure l'italiano e, perchè no, il latianese, e laddove - grazie anche a loro - l'Italia non è più un Paese di colonizzatori: per toccare con mano; per dare una mano concreta; per diventare testimoni di una ingiustizia distributiva che va cancellata; per agire poi, con determinazione e per quanto è nelle nostre possibilità, al fine di evitare, alle future generazioni, la piaga dell'odio e del risentimento provocati da una volontà di riscatto che, dal Sud del mondo, non potrà che divenire sempre più forte.

sabato 25 settembre 2010

L'emergenza educativa scende in cento piazze

Da Mazara del Vallo ad Aosta, da Gorizia a Sassari e da Varese a Taranto, tutti in piazza con l’Associazione Italiana Maestri Cattolici – AIMC, domenica prossima 3 ottobre, non per dividere ma per unire, non per gridare ma per ascoltare, non per rivendicare ma per dialogare. È la proposta dell’AIMC per festeggiare, in anticipo, la giornata mondiale dell’insegnante che ricorre il 5 ottobre, istituita dall’Unesco nel 1993 per ricordare la raccomandazione sulla condizione degli insegnanti. Ma anche un modo per celebrare i 65 anni della fondazione dell’associazione testimoniando in modo tangibile l’attenzione dei maestri cattolici alla scuola tutta e ai più piccoli, anche attraverso forme di solidarietà.
Un’iniziativa in collaborazione con l’Ufficio nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, proposta all’intero Paese e ai singoli territori come occasione per una riflessione su quello che è un tema imprescindibile per il futuro della società: l’educazione.
“Cento piazze per la sfida educativa”, questo il nome della manifestazione, «è un evento che assume il significato di un vero e proprio invito all’agorà, luogo simbolo del ritrovo e delle relazioni per richiamare l’attenzione di tutti sulla necessità di considerare l’educazione priorità irrinunciabile su cui investire in corresponsabilità, tutti e ciascuno», ha detto ieri Giuseppe Desideri, presidente nazionale dell’AIMC, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, moderata da Paolo Bustaffa, direttore del SIR.
L’educazione, infatti, ha ricordato don Maurizio Viviani, direttore dell’Ufficio nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della Cei, «come indicano i documenti della Conferenza Episcopale Italiana, non è questione riservata al contesto familiare e scolastico, ma coinvolge tutte le dimensioni e gli ambiti in cui si vive e cresce». Educare insomma è un fatto pubblico, questione di tutti. «La Chiesa parla di emergenza educativa – spiega don Viviani – attraverso la lettera di Benedetto XVI alla diocesi di Roma. Per rispondere all’appello del Papa occorre allearsi e passare dall’emergenza alla sfida educativa. In questo solco si colloca questa iniziativa che si propone di portare il tema dell’educazione oltre che all’attenzione delle scuole anche delle piazze, da sempre luoghi dell’incontro e dello scambio, dunque del dialogo e del confronto».
Esattamente, il 3 ottobre in ben 110 piazze italiane docenti, genitori, adulti, bambini e ragazzi troveranno l’allestimento di uno o più gazebo, la distribuzione di materiale informativo e il lancio dell’iniziativa “Un quaderno per amico”, per la raccolta di fondi da destinare alla costruzione di aule di scuola della comunità “Progetto famiglia” in Burkina Faso, Paese del centro Africa; al sostegno di educatori della cooperativa il “Piccolo principe” dei Frati cappuccini della Custodia di Romania e all’istituzione di borse di studio per giovani laureati su tematiche legate all’educazione o all’associazionismo professionale.Come hanno sottolineato don Silvio Longobardi e padre Filippo Aliani, l’istruzione è l’unica strada per dare ai giovani di tutto il mondo la possibilità di progettare il futuro.

Fonte:
www.avvenire.it – 25 settembre 2010

mercoledì 22 settembre 2010

Il Campus Bio – Medico a Brindisi

L’Assessore provinciale Paola Baldassarre mi ha fatto pervenire un invito - da estendere ai visitatori di questo blog, di cui è gradita ospite - per l’incontro di presentazione del Campus Bio – Medico a Brindisi.
L’iniziativa - organizzata dall’Associazione Amici dell’Università Campus Bio – Medico di Roma e sostenuta dall’Assessorato Provinciale alla Cultura, dalla Cittadella della Ricerca e dall’Associazione Industriali - avrà luogo sabato 25 settembre, a partire dalle ore 10.30 presso la Cittadella della Ricerca.
Nel corso dell’incontro saranno presentati l’Università Campus Bio – Medico - “ricerca, assistenza e didattica al servizio della Persona” - ed i Corsi di Laurea in “Scienze dell’alimentazione e nutrizione umana” ed in “Ingegneria chimica per lo sviluppo sostenibile”.

domenica 19 settembre 2010

Urge il ripristino della segnaletica orizzontale sulla Strada Statale 7. Appello all'Anas.

Insieme ai consiglieri comunali Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero ed al commissario cittadino Udc Giovanni Bruno, ho diffuso ieri il seguente comunicato stampa, già ripreso da diversi Organi di Informazione.

Alcune settimane addietro l’Anas ha provveduto ad apporre un nuovo strato di asfalto lungo le carreggiate della Strada Statale 7 Brindisi – Taranto che costeggiano il centro abitato latianese.
Dopo quell’intervento non si è poi provveduto a ripristinare la segnaletica orizzontale, determinando una condizione di forte pericolo soprattutto in prossimità dei tratti di immissione.
Si segnala, in modo particolare, l’accesso alla Strada Statale, in direzione Brindisi, collocato all’altezza della stazione ferroviaria di Latiano.
Sollecitiamo l’Anas a ripristinare con urgenza la segnaletica orizzontale in corrispondenza del centro abitato latianese ed al contempo invitiamo alla massima prudenza i conducenti dei veicoli in transito nella zona interessata dai lavori di manutenzione, non ancora completati, lungo la Strada Statale 7.

giovedì 16 settembre 2010

La FAO: con gli sprechi degli italiani, possibile sfamare due volte il Burundi

Il 30 per cento del cibo acquistato che in Italia finisce a causa degli sprechi nella spazzatura sarebbe sufficiente per sfamare due volte l’intera popolazione del Burundi a conferma che la distribuzione della ricchezza è il principale ostacolo alla lotta alla fame. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Fao sul calo, per la prima volta da 15 anni, del 9,6 per cento degli affamati nel mondo che restano tuttavia pari a 925 milioni. Nel 2010 - sottolinea la Coldiretti - si sta verificando una riduzione degli affamati nonostante la previsione di una sostanziale stabilità a 2,2 miliardi di tonnellate dei raccolti mondiali di cereali nell’anno in corso. Le previsioni in particolare sono in calo del 5 per cento - conclude la Coldiretti - per il grano che dovrebbe raggiungere i 646 milioni di tonnellate mentre un aumento del 3 per cento è previsto per il riso.

venerdì 10 settembre 2010

Tra moralità pubblica e passione civile. Con “Retinopera”, la sfida per la rigenerazione del Paese.

Dal 17 al 19 settembre prossimo si svolgerà ad Assisi, presso la Sala Stampa del Sacro Convento, l’annuale Seminario di studio di Retinopera, sul tema: “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”. Ritengo che l’iniziativa meriti attenzione. Questo il programma:
Venerdì 17 settembre, ore 16.00, inizio dei lavori. Momento di preghiera presieduto da S.E. Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo di Assisi. Saluti: Padre Giuseppe Piemontesi, Custode Sacro Convento; Sindaco di Assisi. Introduzione del coordinatore, Franco Pasquali. Prima relazione: “Moralità pubblica e passione civile nella storia d’Italia”, prof. Francesco Bovini, coordinatore Servizio Nazionale CEI per il Progetto Culturale. Seconda relazione: “Le minoranze creative: Una riflessione biblica e teologica”, prof. dr. Armand Puig i Tàrrech, preside della Facoltà Teologica di Catalogna (Barcellona, Spagna). “Per un’agenda di speranza”, intervento di S. E. Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea, presidente del Comitato Scientifico-Organizzatore delle Settimane Sociali.
Sabato 18 settembre, ore 7.15, Celebrazione della S. Messa sulla Tomba del Santo, presiede S.E. Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo di Assisi. Ore 9.15, prima sessione: “Dalle elites in decadenza alle minoranze creative. Una risposta dall’impegno dei laici associati”, coordina: Claudio Gentili, direttore de “La Società”, membro della Segreteria di Retinopera; intervengono: Mons. Luigi Negri, Vescovo di S. Marino-Montefeltro; dott. Roberto Weber, presidente SWG; prof. Paolo Nepi, Università Roma Tre. Seconda sessione: “Moralità pubblica, passione civile e lavoro”, coordina: Maurizio Giordano, presidente Nazionale UNEBA, membro della Segreteria di Retinopera; intervengono: Giorgio Santini, segretario confederale Cisl, Mauro Magatti, sociologo, Flavio Felice, economista. Terza sessione: “Moralità pubblica, legalità, passione civile e Mezzogiorno”, coordina: Vincenzo Conso, segretario di Retinopera; intervengono: Mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, dr. Pietro Grasso, capo della Procura Nazionale Antimafia, Domenico Cersosimo, economista, Giovanni Palladino, economista-esperto di problemi del Sud, Carlo Borgomeo, presidente Fondazione per il Sud, Franco Cassano, sociologo.
Domenica 19 settembre, ore 9.00, Tavola Rotonda: “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”, coordina: Adriano Roccucci, Segretario g. Comunità S. Egidio, membro della Segreteria di Retinopera; intervengono: dott. Riccardo Bonacina, presidente Vita S.p.A, dott. Ivan Lobello, presidente Confindustria Sicilia, dott. Jonny Dotti, presidente Welfare Italia. Ore 12, chiusura dei lavori, celebrazione della Santa Messa nella Basilica Superiore, presiede S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI.

domenica 5 settembre 2010

Adriana Poli Bortone al Ministro Gelmini: “Per i 150 anni dell’unità d’Italia, affermare la verità storica sul Mezzogiorno”

La senatrice Adriana Poli Bortone, presidente della federazione Io Sud-Mpa chiede al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, di divulgare, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, «un opuscolo integrativo sulla storia d’Italia al fine di rendere quanto più attendibile e veritiera la storia del Mezzogiorno».
«Questa esigenza - afferma la senatrice - risulta quanto mai pressante per ricostruire la verità storica di tutto il Paese, in particolare facendo riferimento ad interessantissimi testi usciti in questi ultimi mesi, primo fra tutti il libro di Pino Aprile “Terroni”». «Il testo, infatti - sottolinea la Poli Bortone - è frutto di un lavoro fatto negli archivi storici e contiene verità inoppugnabili sulla storia del Mezzogiorno. Una rilettura attendibile e condivisa degli eventi che hanno portato all’unità va dunque fatta per rinsaldare il senso di appartenenza ed identità di un popolo congiuntamente al valore unitario».
«Le nuove generazioni e gli studenti di oggi e del futuro - aggiunge - hanno bisogno di sentirsi sempre ed indiscutibilmente italiani da un lato, ma anche meridionali dall’altro e diventare veri padroni della terra a cui appartengono». «Naturalmente una simile rilettura storica - conclude - deve allontanare ogni ipotesi secessionista e come detto rinsaldare i valori dell’Unità d’Italia».
Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it (5 settembre 2010)

giovedì 2 settembre 2010

“Il primo incarico”: la cultura come strumento di unione, nella cornice di “Filia Solis”

Riporto di seguito l’intervento dell’assessore provinciale alla Cultura Paola Baldassarre (UDC), appresa la notizia che il film di Giorgia Cecere “Il primo incarico”, prodotto da Edoardo Winspeare, che sarà parte di un progetto promosso dall’Amministrazione provinciale di Brindisi, partecipa al Festival di Venezia.
«Il nostro film “Il primo Incarico” di Giorgia Cecere, prodotto da Edoardo Winspeare, sarà presentato al Festival di Venezia. Utilizzo il possessivo perché questo film appartiene moralmente alla Provincia di Brindisi che ne ha realizzato un progetto. Voglio condividere con il pubblico la gioia e l’intima soddisfazione per aver creduto in una forma d’arte, quale quella cinematografica, capace di incidere nel costume e nei percorsi valoriali di cui la nostra società ha un profondo e ineludibile bisogno.Il film narra la storia di una insegnante elementare che nel secondo dopoguerra lascia il Basso Salento, per approdare nell’Alta Murgia. Il copione mi fu presentato dal collega Baccaro, dall’amico Edoardo Winspeare e condiviso con il presidente Massimo Ferrarese. Come premesso abbiamo legato il film ad un progetto con gli istituti superiori con l’intento di organizzare un ciclo di conferenze che saranno tenute dalla regista Giorgia Cecere per far comprendere ai giovani il senso profondo e il valore dell’insegnamento inteso come “paideia” e non come presuntuosa illuminazione. In un momento in cui prevale l’odio e la disgregazione il messaggio del film è straordinario. La maestra insegna a parlare e scrivere in lingua italiana. Una lingua unisce e non divide e, al di là del valore linguistico, si riconosce una valenza etica civile e culturale di immenso valore, ancor più se l’insegnante ha cura dell’allievo, adeguandosi al suo tempo esistenziale e aiutandolo così a crescere.Condivisione e unità solo i pilastri di questo film che fa della comprensione una ricchezza antropologica incomparabilmente maggiore rispetto all’efficienza.I film contribuirà altresì a far conoscere il nostro territorio nel mondo: alcune scene sono state girante infatti a Cisternino, e questo è ciò che Filia Solis persegue sin dalla sua nascita». Paola Baldassarre, Assessore alla Cultura

mercoledì 1 settembre 2010

Salviamo Sakineh; brava Carla Bruni: le parole sono le pietre più forti

Dal sito www.pierferdinandocasini.it riporto integralmente il seguente post, pubblicato ieri:

«Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna.
E’ stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio.
In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese, Carla Bruni, rea di aver svegliato l’Europa su questo nuovo barbaro crimine.
Non voglio sapere chi sia Sakineh, né cosa abbia fatto. Ma sento di dover gridare il mio sdegno, la mia rabbia per non poter fermare da solo questo insulto alla vita che è sacra: niente può giustificare questo obbrobrio.
Per questo dico: brava Carla e bravi tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando per fermare questo orrore.
Facciamo sentire alte le nostre grida: le parole spesso sono le pietre grandi e più forti.
Pier Ferdinando Casini
».