mercoledì 21 marzo 2012

Il futuro... non è una variante.

Recentemente il Consiglio Comunale è tornato ad esprimersi su due varianti in deroga al piano di fabbricazione, allo scopo di favorire l’ampliamento di attività già esistenti, aventi carattere sia produttivo, in un caso, sia sociale, nell’altro caso.
I provvedimenti sono stati approvati con il voto favorevole della maggioranza e del Pdl, con il voto contrario del consigliere ecopacifista e con l’astensione del mio gruppo, l’Udc.
Ho riflettuto molto su queste decisioni, che hanno richiamato diverse sensibilità degne della massima considerazione.
Anzitutto è rilevato il tema del lavoro, poiché è evidente che attività in espansione determinano, potenzialmente, nuova occupazione.
Non secondario è risultato, peraltro, il tema – valore della pianificazione urbanistica, a cui sono correlati concetti di equità, trasparenza, benessere e sviluppo.
Non trascurabile, sul fronte della coerenza dei comportamenti politici, è stata poi la considerazione del fatto che, in altre circostanze, io stesso avessi dato il mio assenso all’adozione di varianti in deroga al piano di fabbricazione.
Che cosa è cambiato, allora, questa volta, dal mio punto di vista?
Semplicemente è che ormai, dopo che la mia parte politica lo aveva a lungo auspicato, l’Amministrazione ha iniziato a dare prova di voler procedere all’attivazione del confronto pubblico che dovrebbe condurre alla adozione del Piano Urbanistico Generale.
Ecco allora finalmente intravedere, seppure in lontananza, il nuovo, aggiornato, strumento di pianificazione urbanistica della città di Latiano: per ora è poco più che un miraggio ma tanto basta, in chi ci crede davvero, per non allentare la tensione.
E così le varianti in deroga al vecchio piano di fabbricazione  - nel perdurare dell’assenza della tanto auspicata, condivisa, moderna, contestualizzazione urbanistica -  pesano ogni giorno di più, insomma gravano sulle coscienze di chi, in qualche modo, ha ruolo per incidere sul futuro della comunità.
Basti immergersi nelle suggestioni che offre la lettura di alcune pagine di Italo Calvino (“Le città invisibili”) o di Lewis Mumford (“Le città nella storia”) o dell’urbanista Saskia Sassen, per rendersi conto delle grandi opportunità che si avrebbero con la definizione di un modello di Latiano in cui l’aspetto urbanistico coniugasse le radici e le ali, il passato ed il futuro, la tradizione e le ambizioni dell’intera comunità latianese. Osservando, ad esempio, la vocazione all’accoglienza del disagio, che si è manifestata con il moltiplicarsi di strutture socio – sanitarie a carattere residenziale e semi-residenziale, immagino la caratterizzazione di un modello di “città educativa” su cui (pensando anche alle esigenze delle altre fasce della popolazione) ci sarebbe tanto da dire e da fare.
Altra cosa, però, è se la politica vuole rassegnarsi a vivere alla giornata, a tirare a campare, ad assecondare, semplicemente, l’iniziativa dei privati più dinamici e creativi.
Confesso, tuttavia, che, al cospetto di decisioni su realtà specifiche, ho vacillato; il dubbio si è insinuato fortemente in me: in base a che cosa, mi sono chiesto, è possibile determinare il momento dopo il quale non è più accettabile ciò che fino a poco prima si è tollerato? E, soprattutto, se mi fossi trovato io nel ruolo di un Sindaco, o di un Assessore, a cui una impresa va ad evidenziare l’esigenza di crescere, di organizzarsi meglio, magari creando pure nuova occupazione: avrei forse avuto titolo per mortificare la capacità / volontà di intrapresa privata? Avrei forse potuto sbrigativamente rispondere con un “torna fra qualche mese, ora stiamo facendo il PUG!”?
Evidentemente no.
E dunque cosa è mancato agli amministratori comunali latianesi che, dopo l’esito positivo dell’esame tecnico svolto in conferenza dei servizi, hanno illustrato al Consiglio Comunale le due varianti, proponendone l’approvazione?
Intanto, a mio modesto avviso, si è appalesato un limite di autorevolezza: come può una Amministrazione Comunale  - che ha perso due anni prima di accennare l’intenzione di mettere il PUG al centro del dibattito politico e che si è detta disponibile ad approvare piani di lottizzazione in ogni zona di completamento per la quale fosse pervenuta una proposta progettuale da parte dei privati interessati -  accreditare l’incidentalità, ovvero l’eccezionalità, del ricorso alle varianti?
E come si può chiedere alla Politica di delegare i suoi compiti ai tecnici che, nell’ambito delle loro competenze, hanno accertato la fattibilità delle opere? La Politica, a mio parere, ha invece il dovere di “intromettersi” in queste vicende, di esprimere la propria idea di futuro e di assumersi, conseguentemente, la responsabilità delle proprie scelte, in termini di ricadute sui destini della comunità di riferimento.
Questo ragionamento ha fugato ogni mio dubbio… e pazienza se ho dovuto constatare qualche incomprensione, o dispiegare tempo ed energie per non finire vittima di uno scontato propagandismo.
In conclusione: 1. la mia decisione, dopo una approfondita e franca riflessione, è sgombra ormai da qualsiasi dubbio; 2. non sono, ovviamente, contrario a favorire la crescita e lo sviluppo delle realtà imprenditoriali (anche quelle del privato sociale) che insistono sul territorio; 3. ritengo che sia giunto il momento di “costringerci”, tutti, ai tempi, ai percorsi ed alle condizioni di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica della nostra città; 4. le richieste di deroga che, dopo l’adozione di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica, dovessero pervenire, a mio avviso potranno essere discusse, approfondite ed eventualmente adottate purché ricadenti, comunque, in una chiara, definita, condivisa, contestualizzazione; 5. le richieste di deroga che dovessero ancora pervenire prima che si pronunci una parola definitiva sui destini del PUG, non avranno, a mio avviso (e nessuno se ne dolga…), ragione di essere accolte.
Una postilla, infine: credo che il modo più efficace per assicurare, ad un futuro di dignità e durevolezza, il lavoro che si riesce a creare oggi, sia quello di incardinare, in un sistema fertile di avvenire, le realtà che oggi producono occupazione.

martedì 6 marzo 2012

Bene le primarie

Il risultato delle elezioni primarie del centrosinistra svoltesi domenica scorsa a Palermo ha determinato una serie di reazioni da parte degli esponenti nazionali delle forze politiche della coalizione: ciò alla luce della affermazione di un outsider, ovvero un candidato non sostenuto dai principali apparati di Partito.
Questa esperienza merita qualche riflessione, peraltro in considerazione della circostanza che il tema delle primarie di coalizione ha già fatto capolino anche nell’ambito del centrodestra.
Ritengo che in uno scenario bipolare  - o comunque improntato al riconoscimento di una premialità per le maggioranze, allo scopo di favorirne la stabilità nei vari livelli di governo della Cosa Pubblica -  le primarie rappresentino un utile strumento di raccordo tra la “necessità” di semplificare il quadro politico e la “virtù” della salvaguardia delle diverse sensibilità in campo.
Ed è bene, dunque, che le forze politiche che siano interessate a realizzare ampie coalizioni si sottopongano, nell’ottica della preventiva individuazione di una sintesi tra componenti alleate, al vaglio del proprio elettorato di riferimento.
Ciò vale anche nei contesti locali.
Qualora si intenda scongiurare l’affermazione di outsiders, eludendo tale passaggio democratico (che prima o poi credo debba pure essere disciplinato dal legislatore italiano), occorre, dunque, assumersi la responsabilità di presentarsi frammentati all’elettorato, con le probabili, conseguenti, difficoltà a ritrovare condizioni di dialogo sereno e costruttivo solo dopo l’apertura delle urne.
Altro discorso, ovviamente, vale se le coalizioni tradizionali non sono “includenti”: in tal caso, soprattutto negli ambiti locali, le aggregazioni civiche possono trovare sintesi programmatiche efficaci su cui far convergere (a conferma della crisi di rappresentanza che caratterizza sempre più spesso questa cosiddetta “Seconda Repubblica”) il consenso della maggioranza dell’elettorato.    

domenica 26 febbraio 2012

Il sentiero della risalita

"La crisi interpella la speranza": è questo il titolo di un interessante convegno che si svolgerà sabato prossimo, 3 marzo, a partire dalle ore 16 presso il Consorzio produttori vini di Manduria. L'iniziativa è organizzata dal Movimento Lavoratori e dall'Azione Cattolica Diocesana. Interverranno: don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del Settore Adulti di Azione Cattolica e del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, Giuseppe Barbaro, vicepresidente della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche Europee, Giovanni Morelli, responsabile delle Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi Brindisi - Ostuni, Rino Spedicato, dell'Osservatorio Regionale del Volontariato, Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL Taranto, don Salvatore Ferdinandi, vice direttore della Caritas Italiana. 
Si tratterà di una utile occasione per riflettere insieme su un tema che richiama direttamente la nostra esperienza quotidiana. Vale la pena, insomma, trovare il tempo per esserci.     

sabato 18 febbraio 2012

La bomba più forte

Ma noi dove eravamo? Dov’era questa società del “c’ero anch’io!”? E’ possibile che siamo diventati consapevoli, sensibilizzati, informati  - a volte anche morbosamente -  sulle cose, solo “a posteriori”? Troviamo anche il tempo, nella frenesia della nostra vita, per fare i “pellegrinaggi” sui luoghi dove si è consumato il dolore; ma sempre dopo. Laddove conta davvero, esserci, non ci siamo; siamo distratti. O, comunque, arriviamo troppo tardi.
Ero a Roma, l’altra sera, quando ho appreso dell’ultima tragedia consumatasi a Latiano.
Chissà per quanto tempo ancora gli echi di quella sciagura risuoneranno forti nelle nostre orecchie. Ma probabilmente non avremo il coraggio di farcene un monito, un richiamo alle coscienze.
Perché quando l’esplosione del cupo malessere si stava preparando… noi guardavamo altrove, il nostro sguardo scrutava forse orizzonti lontani, la nostra mente era preoccupata dall’idea di un futuro possibile.
Ma quale futuro può avere una comunità in cui inesorabilmente, nel silenzio, nella indifferenza, nella impotenza dei pochi che se ne avvedono, la mano arriva ad armarsi contro la propria vita, o contro la fonte della stessa?
E quanto colma di malessere è l’esistenza di chi dilaga in tali atti distruttivi ed autodistruttivi?
Quale uomo nasce per togliersi la vita? Quale figlio nasce per uccidere la propria madre?
E non cerchiamo alibi al nostro egoismo: perché un grido di aiuto si componga, occorre lucidità. E laddove il male di vivere è forte, credo che la lucidità scarseggi.
Il boato del dolore, poi, richiama interventi ormai tardivi.  E’ prima della sciagura che devono poter scattare indicatori sociali, esterni alla famiglia. E questi indicatori devono poter attivare interventi efficaci.
Allora, in tempi di forti e diffusi disagi, le politiche sociali diventano priorità.
E siccome il “pubblico”, purtroppo, a tutti i livelli, può contare oggi su una esigua disponibilità di risorse, occorre un forte impegno concertativo tra agenzie diverse; bisogna, insomma, selezionare le competenze e coordinarsi, perché sia ottimizzato il risultato prodotto dalle risorse disponibili e perché si agisca senza tralasciare ambiti scoperti: zone d’ombra in cui il disagio cresce e sfocia nell’irreparabile.    

martedì 31 gennaio 2012

Crisi: i giovani stanno pagando il prezzo più caro.

Gli indici della disoccupazione in Italia continuano ad aumentare, raggiungendo ormai livelli record. I dati ISTAT relativi allo scorso mese di dicembre parlano chiaro. Il tasso di disoccupazione è salito all’8,9% e chi più risente di questa situazione sono i giovani: uno su tre (per la precisione: il 31,2%) è senza lavoro. In Germania, invece, i tassi di disoccupazione (6,7%) sono tendenzialmente decrescenti ed hanno addirittura segnato, nel mese di gennaio 2012, il dato più basso degli ultimi venti anni. Cosa accade, dunque? La congiuntura economica globale può non essere così implacabile, a differenza di come ci è stata descritta finora? Una riflessione è necessaria, a tutti i livelli, sul valore dell’economia reale, sui limiti della finanza, sulla grande opportunità, che abbiamo, di costruire una Società più giusta misurando il benessere in modo diverso.   

mercoledì 25 gennaio 2012

Un latianese in Giunta Provinciale.

Il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, ha azzerato la Giunta Provinciale «con il chiaro intento - si legge in un comunicato ufficiale - di rimodulare, rilanciare e potenziare l’Esecutivo in vista delle problematiche a cui l’Ente è chiamato a fornire delle risposte nei prossimi mesi. Il Presidente - si legge ancora nel comunicato - attenderà le segnalazioni che perverranno dalle forze politiche della coalizione per la composizione della nuova Giunta».
Apprendo poi dai giornali, proprio in questi ultimi giorni, che tra i “papabili” alla nomina quale Assessore Provinciale ci sarebbe Antonio Gioiello, esponente del Partito Democratico ed unico Consigliere Provinciale latianese attualmente in carica.
Io non ho votato per Antonio Gioiello alle ultime elezioni provinciali e non appartengo al suo Partito; tuttavia ritengo che la sua nomina come Assessore Provinciale possa rappresentare una opportunità per l’intera comunità latianese.
In un momento di crisi economica e sociale generalizzata, e sia pure alla vigilia di una profonda trasformazione istituzionale delle Province, la presenza di un riferimento locale nell’Esecutivo di quell’Ente può, infatti, a mio avviso, agevolare il prodursi di risultati utili per la nostra Città.
Conosco Antonio Gioiello da diversi anni, precisamente da quando io ero ancora minorenne e lui fu candidato al Consiglio Comunale nella Democrazia Cristiana.
Tra noi c’è sempre stato rispetto e, qualora ne abbiamo avuto l’opportunità, anche collaborazione.
Certo tra noi non è mai scoccata “la scintilla”: insomma, non ci siamo mai “amati” (ovviamente in senso metaforico ed in riferimento al contesto politico…) ma tale circostanza, come dire, non ha determinato, in ciascuno di noi due, ragioni di insonnia; anzi, questa “distanza” ci ha consentito di relazionarci sempre con grande franchezza.
Se Antonio Gioiello sarà nominato Assessore Provinciale, potrà dunque mettere a frutto la sua lunga esperienza politica.
Se, invece, Antonio Gioiello non avrà quella nomina, è improbabile che possano prodursi maggiori effetti benefici sulla comunità latianese, almeno per quanto è nelle prerogative della Provincia.
Latiano ha dato tanto, in termini elettorali, al Presidente Ferrarese. E tra quei voti non c’è stato il mio, che notoriamente, alle elezioni provinciali del 2009, ho preferito il sen. Michele Saccomanno.
La situazione politica cittadina si è poi modificata.
Credo allora che ci siano diverse ragioni - oltre quelle che il Partito Democratico rappresenterà, o sta già rappresentando, al Presidente Ferrarese (e che, pur essendomi estranee, doverosamente rispetto) - perché nella nuova Giunta Provinciale sia nominato un latianese.

domenica 22 gennaio 2012

L'argenteria di famiglia

Latiano può farcela, a dispetto di tutto e tutti. Latiano può colmare il divario con alcuni centri limitrofi che, negli ultimi 30 anni, hanno fatto passi da giganti, in avanti. Latiano può invertire quella che talvolta appare come una inesorabile rotta verso la “consacrazione” quale Comune – dormitorio.
Un barlume di speranza, nel senso fin qui declinato, lo concede la presenza a Latiano di alcune persone, uomini e donne, che rappresentano vere e proprie “eccellenze” nei rispettivi ambiti di impegno. E non mi riferisco solo alle competenze professionali ma anche al “valore aggiunto” costituito dal gusto, dall’estro, dall’intuito, dalla perseveranza, dal carisma e dalla passione con cui queste persone sanno approcciarsi alle varie “sfide”. Di alcune di queste persone ho già parlato, su “mimpegno”. L’elenco non è, a mio avviso, proprio brevissimo e, pertanto, prima o poi tornerò a chiamare in causa altri “benemeriti”.
Questa volta ritengo doveroso evidenziare Paolo Legrottaglie: portatore sano di entusiasmo, organizzatore instancabile, colto divulgatore.
La Cultura, in Provincia di Brindisi, può ancora scriversi con la “C” maiuscola anche grazie all’importante contributo che Paolo ha saputo offrire (e continua a farlo). Una testimonianza concreta, insomma, della possibilità di realizzare, a Latiano, ciò che può catalizzare attenzione, ammirazione, anche dall’esterno e può, quindi, suscitare, in altri, l’emulazione o, addirittura, la tentazione di “importare”.  

giovedì 19 gennaio 2012

E' giusto un patto generazionale?

Ho letto anche io la lettera con la quale Antonio Distante ha rassegnato le proprie dimissioni da Assessore al Comune di Latiano.
Mi astengo volentieri dal commentare tale decisione poiché ciò che accade (a dire il vero sin da qualche tempo prima delle dimissioni di Distante), o forse sarebbe meglio dire “ciò che non accade”, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Tengo invece a condividere alcune considerazioni personali sul livello di capacità di cui sta dando prova la generazione a cui appartengo, nel reggere la sfida che in questi anni le compete: quella di contribuire nel modo più efficace al benessere, presente e futuro, della collettività.
Conosco da un po’ di anni Antonio Distante; a lui mi legano soprattutto ricordi dei luoghi parrocchiali e di qualche esperienza in Azione Cattolica.
Ricordo di aver condiviso, in particolare con lui e con altri due amici, la fondazione e la redazione, per alcuni “numeri”, di un giornalino: “I Care”, chiaramente ispirato, nella testata, al motto coniato da don Lorenzo Milani per la “sua” Scuola di Barbiana.
Ricordo che ben presto, nelle riunioni della “redazione” di “I Care”, il gusto per il confronto tra noi, sulle più diverse tematiche esistenziali e politiche, prese il sopravvento.
Insomma, la scelta degli argomenti su cui incentrare gli articoli (almeno quelli destinati a caratterizzare i vari “numeri”), e poi la selezione delle illustrazioni nonché la definizione dei titoli, divennero la sintesi di una elaborazione sempre più approfondita, che ci esponeva reciprocamente, che ci metteva in discussione.
Eravamo diversi già allora, noi della “redazione” di “I Care”!... Diversi tra noi.
E quella originalità ciascuno di noi teneva ad ostentarla, bonariamente, ed a rivendicarla al cospetto degli altri “colleghi” della “redazione”.
Ma quella diversità non ha mai messo in discussione la stima reciproca e la volontà di realizzare qualcosa insieme.
Era bello stampare le bozze, “a getto d’inchiostro” (magari “in scala di grigio”, per risparmiare), accorgersi del risultato di cui eravamo capaci, sottoporre tutto al “primo esame” (con il Parroco).
Quando si capì che “I Care” poteva avere davvero qualcosa da comunicare  - che poteva quantomeno rispecchiare il pensiero più diffuso in un gruppo di giovani e giovanissimi e che, se non era in grado di fare “opinione”, riusciva comunque a suscitare interrogativi, a far scoprire uno stato di condivisione di sentimenti, di ansie, di aspirazioni -  ci fu la “consacrazione” in tipografia: si passò infatti dal fotocopiatore della sagrestia alla stampa su carta riciclata, a cura di Giovanni Rubino. E fu, quella, l’occasione per “sdoganare” I Care fuori dal perimetro dei muri parrocchiali.
Il caro Giovanni, ovviamente, non si limitava a stampare; ma era rispettoso, non si intrometteva; dal suo sguardo, quando gli sottoponevamo le bozze, cercavamo però di capire quale reazione sortissero: ci piaceva, un po’ ci emozionava, quel “secondo esame”.
Poi quella esperienza di “I Care” per noi finì… la vita portò altrove ciascuno di noi.
Ho ritrovato Antonio Distante da Assessore comunale, mentre anche io mi cimentavo, per la prima volta, come Consigliere comunale, di opposizione a quella Giunta in cui il “vecchio collega” della “redazione” di “I Care”, sia pure da “esterno”, era stato chiamato a portare il suo contributo, politico e professionale.
Non so, davvero, se il fervore che avevamo confrontato nel nostro precedente incontrarci avrebbe dovuto preparare una prova diversa, da parte nostra, pur nel rispettivo ruolo di Amministratore e di Consigliere comunale. Non so se siamo stati, entrambi, adeguatamente maturi nello svolgimento del nostro compito. Non so se abbiamo tradito le nostre stesse aspirazioni. Non so se avremmo potuto rispettarci di più, come un tempo, nonostante la nostra conclamata “diversità”. Non so se, insieme ma nel rispetto dei ruoli, avremmo potuto costruire di più, nell’interesse esclusivo della comunità in cui sono le nostre radici. So però che  - al di là delle vicende di questa Amministrazione (che non mi appassionano), della attuale maggioranza e della attuale opposizione -  ci è dato un “secondo tempo”, almeno un altro!, per fare ancora meglio. Magari facendo tesoro degli errori che, eventualmente, si sono commessi. E certo non mancheranno le forme ed i modi (non si vive di sola politica…) per continuare ad offrire un contributo pubblico, perché no? (ancora una volta), integrando e valorizzando le diversità.    

domenica 15 gennaio 2012

L'Assessorato alla Felicità... e la crisi... utile.

Nelle scorse settimane i media hanno dato risalto al Sindaco di Ceregnano  - un Comune di quattromila abitanti in Provincia di Rovigo -  che ha istituito l’Assessorato alla Felicità. In sostanza si è trattato di una iniziativa semplice, accompagnata da sforzi interpretativi forse eccessivi (lo stesso Sindaco di Ceregnano, dopo aver correttamente osservato, in riferimento all’attuale momento storico, che «gli italiani sono venuti fuori in passato da situazioni ben peggiori di questa e ora non sarà lo spread a schiacciarci», ha disquisito di «ottimismo a prescindere da tutto» ed ha esortato a «sorridere un po’ di più alla vita»…), che è stata concretamente sintetizzata dalle parole dell’Assessore preposto, una quarantaduenne che di professione fa la cuoca presso una casa di riposo: «il Comune che ha istituito l’Assessorato alla Felicità non può che cercare, oltre a regolare la vita amministrativa nel miglior modo possibile, di ideare iniziative per fornire ai suoi abitanti momenti di svago e di felicità».
Insomma non so se l’idea del Sindaco di Ceregnano meriti di essere “esportata”: del resto, insieme ad un Assessorato alla Felicità, in ogni Comune se ne potrebbe attivare anche uno alla Concordia, o alla Convivenza Civile, o al Rispetto Reciproco, o al Buon Gusto… o, perché no?, al Buon Senso.
Certo, un autorevole riferimento storico è rinvenibile nella Dichiarazione di indipendenza americana, del 4 luglio 1776, che sancisce che a tutti gli uomini vada riconosciuto il diritto “alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”.
Ma al di là degli Assessorati, più o meno improbabili che possano venire alla mente, emerge oggi un sentimento diffuso di ansia, di insoddisfazione, di incertezza e di scoramento a cui chi ha qualche responsabilità sulla “cosa pubblica” si sforza di corrispondere.
Non credo, però, che il rimedio stia nella istituzione di un nuovo Assessorato o di un nuovo Ministero.
E non credo che ci siano ricette, o soluzioni, a portata di mano: nessuna alchimia, politica o amministrativa, può infatti rappresentare un rimedio che accontenti tutti.
E’ ineludibile, ritengo, che al cospetto della attuale situazione socio – economica, si debbano operare delle scelte chiare, secondo un ordine di priorità.
Nelle famiglie, anzitutto, credo che si stia già tornando a porre al centro “i valori”, sforzandosi di individuare il superfluo ed esercitandosi a cominciare a farne a meno.
E, a livello generale, credo che ormai occorra discernere, stabilire cosa abbia diritto di precedenza e cosa invece vada garantito appena dopo.
La classe politica, ad esempio, a mio modo di vedere, deve avere il coraggio di operare scelte che favoriscano i “figli” a scapito di qualche privilegio ormai acquisito dai “padri”.
Penso, a tal proposito, in particolare, alle liberalizzazioni, soprattutto quelle che riguardano le professioni, ed immagino che si possa agire, finalmente, con coraggio, così come il Governo italiano ha saputo fare, poche settimane addietro, sulle pensioni.
Solo così si potrà davvero iniziare a fare il necessario, il dovuto, per riconoscere alle nostre giovani generazioni il sacrosanto diritto… alla Felicità.         

mercoledì 4 gennaio 2012

Ferrovie: metafora di un Paese confuso.

Riporto qui di seguito, da www.lagazzettadelmezzogiorno.it, la testimonianza di un concittadino latianese, che credo rappresenti concretamente sia l’incapacità della classe politica nazionale ad immedesimarsi nelle problematiche più comuni delle famiglie italiane, sia l’insensibilità, di quella stessa classe politica, di fronte ad un distacco sempre più accentuato tra nord e sud del Paese: è un dato di fatto, emblematico della situazione, che oggi Latiano e Como siano più “lontani” rispetto a dieci anni addietro.
Intanto anche il Presidente di una Provincia del Sud  - il Presidente della nostra Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese -  di fronte a questa situazione si vede addirittura costretto a “gridare” il suo forte dissenso dalle finestre della sede della Istituzione che rappresenta: dallo scorso 30 dicembre, infatti, da un balcone del Palazzo della Provincia è esposto un grande striscione che riporta la scritta “La Puglia non è un binario morto. Ridateci i treni!”. «L’auspicio  - ha affermato il Presidente Massimo Ferrarese in un suo comunicato stampa -  è che anche tante altre Istituzioni pugliesi assumano iniziative per dar vita ad una imponente mobilitazione generale finalizzata a mettere riparo alle forti penalizzazioni subite dai nostri cittadini nel trasporto ferroviario».    

Viaggio Brindisi - Milano. La Gazzetta ha svolto un compito importante di informazione e sensibilizzazione sulla questione della soppressione dei treni notturni, a partire dallo scorso 11 dicembre. 
Le implicazioni di quella decisione sono state drammatiche per i lavoratori  - che hanno perso il lavoro -  e per gli utenti, che hanno perso i collegamenti diretti e i costi contenuti del trasporto universale. 
Nell’ambito dei servizi pubblici, credo sia un caso più unico che raro di incremento così rilevante dei costi a fronte di un così netto peggioramento della qualità. Una decisione indegna di un paese civile, perpetrata contro i lavoratori, contro gli utenti, contro il servizio, contro il principio di mobilità, contro l’unità del paese. 
Mi chiedo come mai una decisione così spudorata non abbia sollevato una indignazione adeguata nel mondo politico, che dovrebbe rappresentare i bisogni dei cittadini e dare ad essi le risposte possibili.
Vuol dire che il trasporto pubblico non rientra nei compiti della politica? Non credo, dal momento che il diritto alla mobilità è addirittura un diritto costituzionale.
Probabilmente c’è stata una sottovalutazione del disagio a cui i viaggiatori devono sottoporsi per raggiungere dal sud le città del nord e viceversa. Intendo i viaggiatori che per ragioni di lavoro, di tempo o semplice preferenza scelgono i treni notturni. 
Vediamo di spiegarlo meglio: 
prima dell’11 dicembre era rimasto un unico treno da Brindisi a Milano: Brindisi 20.21, Milano 7.10, durata: 10 h e 49 minuti, costo: 59 euro (+ eventuale cuccetta). 
Vediamo cosa accade adesso: 
Oggi il costo minimo è di 92 euro (+ cuccetta) e la durata quasi sempre maggiore, nonostante l’enfasi data all’alta velocità. 
Più in dettaglio, per arrivare a Milano intorno alle 7, in tempo per recarsi al lavoro, l’unico modo possibile è il treno delle 17,14 per Roma, con durata di 13h,41’ e costo in seconda classe di 106 euro ( + eventuale cuccetta). 
I treni con cambio a Bologna hanno tempi di percorrenza analoghi o poco superiori, ma attese a Bologna troppo lunghe, che diventano più lunghe se il viaggiatore decide di risparmiare i 42 euro a testa necessari per pagare un biglietto Freccia Rossa per la tratta Bologna – Milano, una cifra corrispondente a quello che fino a due o tre anni fa era il prezzo dell’intera tratta Brindisi Milano. 
Facciamo il caso della mia famiglia, di 4 persone. Siamo partiti la sera del 1 gennaio per ritornare a Milano dopo le vacanze natalizie trascorse (come fanno tanti) nel paese di origine. Avendo speso quasi 300 euro complessive per la tratta Brindisi- Bologna, abbiamo pensato che potevamo risparmiare sulla tratta Bologna- Milano. Abbiamo rinunciato al Freccia Rossa delle 9.10 che sarebbe costato 168 euro (42 x4) e optato per il rapido delle 9,46, che ci ha portato a Milano alle 12,10: una decisione forse irrazionale per chi non ha problemi di budget, ma che sarebbe approvata da un buon numero di viaggiatori, almeno da quelli che condividono uno stipendio da impiegato. 
Alla fine abbiamo impiegato 12h,20’ da Brindisi a Milano, mentre per raggiungere Como ci sono volute altre 2h,20’, anche a causa della soppressione di alcuni treni delle Ferrovie Nord. 
Siamo usciti dalla casa di mia madre (in provincia di Brindisi) alle 23 del 1 gennaio per entrare in casa nostra, a Como, alle 15 del 2 gennaio. E pensare che non più di una decina di anni fa c’era un treno (credo diretto a Stoccarda) che da Brindisi fermava direttamente a Como. 
C’è un’idea vaga di questi spaccati di vita nella testa dei nostri rappresentanti e amministratori? La forma privatistica della gestione di Trenitalia non può esonerare la classe politica ad assumere questo problema come prioritario, specie quando questa gestione si rivela così dissennata. 
Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, i trasporti sono materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni (art. 117 Cost.). I consiglieri e gli assessori regionali sono dunque chiamati in causa direttamente, per il mandato che hanno ricevuto e per le funzioni loro attribuite dalla Legge fondamentale dello Stato.
Se la campagna della Gazzetta  - compresi i contributi resi liberamente dagli utenti (come nel mio caso) -  non è bastata a rendere l’idea, i consiglieri regionali potrebbero  - tutti insieme -  decidere di fare un viaggio analogo a quello che ho descritto in questo mio amaro resoconto. 
Forse il Paese andrebbe meglio se le condizioni di chi amministra  - almeno per un giorno -  potessero coincidere con quelle di chi è amministrato. 
F.to Gianni Pizzi (Biblioteca Centrale di Milano) 

domenica 25 dicembre 2011

Levare alto i pensieri. Stellare forte la notte. Auguri a tutti!

Come formulare auguri “pubblici” in questo tempo carico di ansie e di incertezze, quando anche chi avverte la responsabilità del suo essere, almeno un po’, “pubblico” non riesce ancora a scorgere un bagliore di alba nell’imbrunire in cui ci siamo cacciati?
La percezione di inadeguatezza non preclude tuttavia la possibilità di mutuare le ispirazioni dai “grandi veri”, da chi sa, o seppe, farsi sia faro sia sentinella per la comunità.
Il poeta Mario Luzi (1914 – 2005), nella sua lirica “Siamo qui per questo”, scritta alla fine del 1997, si richiama a Giorgio La Pira, sindaco di Firenze dal 1951 al 1958 e poi ancora dal 1961 al 1965, con queste parole: “levò alto i pensieri, stellò forte la notte…”.
Quando ormai l’omologazione culturale rischia di prendere il sopravvento, quando la superficialità assurge a cifra di ogni approccio, quando mollare tutto sembra più ovvio che resistere, “levare alto i pensieri” è forse una delle missioni di noi uomini d’oggi: significa andare controcorrente; significa non avere paura di sognare contromano; significa agire nel tessuto profondo dello stare insieme, dell’essere “comunità”.
“Stellare forte la notte” è il tema biblico di Isaia, che ha ispirato generazioni di pensatori e di artisti, fino alle vibranti parole con cui ci ha lasciati Giuseppe Dossetti (“Sentinella quanto resta della notte?”, alla commemorazione di Giuseppe Lazzati, nel 1994).
Forse oggi non siamo chiamati soltanto a raccontarci, a lamentarci, a dirci le cose che non vanno, quanto, piuttosto, a stellare forte la notte. Forse dobbiamo cambiare, per essere finalmente noi stessi, nel tempo che ci è dato. Forse abbiamo bisogno di uscire dal chiacchiericcio e dalla lamentazione in cui, comodamente, ci costringiamo. Proviamo, allora, a stellare forte la notte. Sforziamoci di avvertire, ciascuno nel piccolo del suo quotidiano, questa missione e questa responsabilità: è improbabile che, così facendo, si possa far andare le cose peggio di come sono andate fino ad oggi. Forse, anzi, andrà meglio: perché più laboriosità non ha mai fatto male a nessuno. Almeno riacquisteremo dignità verso noi stessi e verso la nostra storia, in questo tempo, per noi irripetibile, che ci è dato di vivere.
Non vado oltre, perché tengo a formulare, a tutti, gli auguri di ogni bene, comunicando semplicemente il mio sentire e l’auspicio di un domani migliore.
E chiudo, allora, riportando un frammento, illuminante, di un celebre discorso (dal titolo: “Per la salvezza delle città di tutto il mondo”), tenuto da Giorgio La Pira, al Convegno dei Sindaci delle città capitali di tutto il mondo, il 2 ottobre 1955 a Firenze.
«La crisi del nostro tempo  - che è una crisi di sproporzione e di dismisura rispetto a ciò che è veramente umano -  ci fornisce la prova del valore, diciamo così, terapeutico e risolutivo che in ordine ad essa la città possiede. Come è stato felicemente detto, infatti, la crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città. Ebbene: questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella città in cui essa è nata e nella cui storia e nella cui tradizione essa è organicamente inserita. E prima di finire questo discorso sul valore delle città per il destino della civiltà intera e per la destinazione medesima della persona, permettete che io dia un ammirato sguardo d'insieme alle città millenarie, che, come gemme preziose, ornano di splendore e bellezza le terre dell'Europa e dell'Asia. Signori, ci vorrebbe qui, per parlare di esse, il linguaggio ispirato dei profeti: di Tobia, di Isaia, di Geremia, di Ezechiele, di San Giovanni Evangelista. Per ciascuna di esse è valida la definizione luminosa di Pèguy: essere la città dell'uomo abbozzo e prefigurazione della città di Dio.»

venerdì 16 dicembre 2011

“Scenari” si interroga sulla Sanità.

L'associazione culturale “Scenari”, di cui sono tra i fondatori, organizza, per lunedì prossimo, 19 dicembre, alle ore 17 presso la sala conferenze del polo universitario dell’ex Ospedale “Di Summa” in Brindisi, un incontro pubblico sui temi del "Riordino della Sanità brindisina" per effetto delle misure di riorganizzazione previste dal Piano di Rientro. Si confronteranno il Consigliere Regionale (e Responsabile Sanità del PD Puglia) Pino Romano, il Direttore Generale dell'ASL di Brindisi Paola Ciannamea ed il Segretario Generale della CISL FP di Brindisi Aldo Gemma. Il dibattito sarà moderato dal Direttore del periodico “Scenari”, Enzo Lezzi. Le conclusioni dei lavori saranno svolte dal Segretario Generale della CISL di Brindisi, Corradino De Pascalis. Data la forte incidenza, degli argomenti che saranno oggetto di trattazione, sul vissuto quotidiano delle persone che vivono nella Provincia di Brindisi, ed in considerazione della autorevolezza degli interventi in programma, ritengo che si tratti di una iniziativa degna di notevole considerazione.

martedì 22 novembre 2011

L'interesse comune e le convergenze possibili. Un esempio: l'abbattimento delle tariffe per i suoli nella zona Pip.

E' stato diffuso stamattina il seguente comunicato stampa del gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano  - composto da Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri e Mauro Vitale -  esprime viva soddisfazione per l’abbattimento del prezzo di cessione dei suoli in zona Pip 1 e Pip 2, deliberato all’unanimità dalla pubblica assise cittadina al fine di incentivare l’insediamento di nuove realtà produttive.
Il Consiglio comunale, nella sua convocazione di lunedì 14 novembre scorso, era stato impegnato ad adottare un atto di indirizzo in ordine alla rideterminazione delle tariffe per la zona Pip.
Nell’appalesarsi di condizioni più favorevoli per gli operatori che dovessero attivare nuovi investimenti nelle aree Pip di Latiano, il capogruppo Udc, Claudio Ruggiero, per ragioni di giustizia sostanziale ed al fine di evitare disparità di trattamento in danno di coloro che per primi ebbero l’ardire di investire sulla zona artigianale, ha chiesto a tutti i gruppi consiliari di impegnare l’Amministrazione ad istituire un fondo di perequazione economica, o altro meccanismo amministrativo, in favore di tali operatori.
L’intuizione di Ruggiero è stata accolta favorevolmente ed ha integrato il deliberato di indirizzo votato all’unanimità.
Il gruppo Udc, anche sulla base di questa esperienza, tiene ad evidenziare, ancora una volta, lo spirito costruttivo delle proprie proposte ed invita pertanto le forze politiche di maggioranza a prenderne atto, a rimuovere il dannoso atteggiamento di diffidenza fin qui perpetrato e ad avviare una nuova stagione di dialogo ricettivo dei suggerimenti di quanti siano autenticamente interessati a contribuire, con competenza, al bene della comunità cittadina latianese. 

giovedì 17 novembre 2011

Servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani: Udc e Pdl si mobilitano.

E' stato diffuso stamattina il seguente comunicato stampa, a firma dei componenti il gruppo consiliare Udc (Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale) e il gruppo consiliare Pdl (Giuseppe Natale, Angelo Caforio, Cosimo Rubino). 

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale latianese, svoltasi lo scorso 14 novembre, sono stati accesi i riflettori su importanti questioni connesse al servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
Il Sindaco, Antonio De Giorgi, a seguito del nuovo riparto dei canoni stabilito dall’assemblea del Consorzio ATO Br2 nella seduta del 31 agosto 2011, con una lettera indirizzata ai capigruppo aveva richiesto l’adesione di tutti i gruppi consiliari ad una sua iniziativa tesa a «diffidare la concessionaria del servizio ATI Monteco – Cogeir ed il consorzio ATO Br2 a non procedere alla stipula di un atto aggiuntivo contrattuale a modifica del contratto in essere, con riserva in caso contrario, di adire alle autorità competenti poiché gli atti promanati dal consorzio ATO Br2 con voto non unanime, hanno leso, a mio avviso, gli interessi della città di Latiano in relazione alle sue funzioni istituzionalmente individuate dalla legge e cosa ancor più grave hanno leso gli interessi dei cittadini latianesi, specificando inoltre che non saranno effettuati pagamenti difformi da quelli previsti dal contratto in essere».
In sostanza il nuovo riparto stabilito dall’assemblea del consorzio ATO Br2 prevede, per il Comune di Latiano, a decorrere da gennaio 2012, un incremento annuale del canone di circa ventunomila euro. Tale riparto è stato approvato con i voti favorevoli dei Comuni di Francavilla Fontana, Oria, Torre Santa Susanna, San Pancrazio Salentino, Erchie, Villa Castelli, San Michele Salentino e con il voto contrario dei Comuni di Latiano e Ceglie Messapica.
I rappresentanti del Pdl e dell’Udc hanno anzitutto evidenziato la poca efficacia della interlocuzione politica posta in essere dal Sindaco di Latiano nell’ambito dei lavori dell’assemblea del consorzio ATO Br2, anche in considerazione della circostanza che il precedente canone a carico della città di Latiano, stabilito il 19 giugno 2009, avesse segnato, grazie all’azione della precedente Amministrazione Comunale, un risparmio netto annuo pari a circa € 195.000,00 rispetto al contratto iniziale.
I consiglieri Udc e Pdl, inoltre, hanno appalesato dubbi in ordine alla correttezza formale del percorso rivendicativo ipotizzato dal Sindaco De Giorgi, anche per la individuazione dell’ATI Monteco – Cogeir, e non solo del consorzio ATO Br2, tra i destinatari della diffida ed hanno evidenziato che l’aumento del canone non valga la spesa per il capriccio politico dell’avvio di un contenzioso.
Alla luce di tali considerazioni, i consiglieri del Pdl e dell’Udc si sono astenuti sulla iniziativa del Sindaco, che è stata invece approvata dalla maggioranza.
Inoltre, il gruppo Pdl, in apertura della seduta del Consiglio Comunale, ha presentato un ordine del giorno sulle modalità di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e sui relativi costi.
In particolare, il documento proposto dal Pdl evidenzia che i Comuni del consorzio ATO Br2 sono costretti a conferire i rifiuti della frazione riciclabile presso discariche ubicate al di fuori del territorio provinciale, con il relativo aggravio dei costi di trasporto.
Ciò è determinato dalla mancata autorizzazione, da parte della Regione Puglia e della Provincia di Brindisi, dell’apertura di appositi centri di raccolta e produce il paradosso che, attualmente, il costo dello smaltimento della frazione riciclabile è di circa € 200,00 a tonnellata (compreso il trasporto) mentre quello per lo smaltimento della frazione non riciclabile è di circa € 40,00 a tonnellata.
Insomma, con il perdurare di siffatto stato delle cose, i Comuni che più riciclano, più pagano!
Da qui l’impegno a sollecitare la Regione Puglia e la Provincia di Brindisi per la soluzione della problematica.
Tale ordine del giorno, approvato “a minoranza”, con i soli voti favorevoli dell’Udc e del Pdl e con l’astensione della maggioranza, sarà ora inviato a tutti i Comuni del consorzio ATO Br2, affinché possano condividerlo, nonché al Prefetto di Brindisi, alla Regione Puglia ed alla Provincia.

venerdì 4 novembre 2011

Azienda speciale "Pio istituto Caterina Scazzeri": che succede?

Ho depositato stamane, presso l'Ufficio Protocollo del Comune, la seguente interrogazione urgente, sottoscritta dai tre componenti il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano e rivolta al Sindaco.

A norma dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 95 del 10/10/1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali del gruppo Udc formulano la seguente interrogazione da inserire all’ordine del giorno della prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina.
PREMESSO
che il Consiglio Comunale di Latiano, nella seduta del 22 novembre 2010, deliberava, con il voto favorevole della sola maggioranza, la istituzione della Azienda Speciale denominata “Pio Istituto Caterina Scazzeri”;

che, nel corso della seduta del Consiglio Comunale svoltasi il 15 dicembre 2010, la stessa maggioranza nominava i componenti del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” e, tra questi, il Presidente del Consiglio di Amministrazione individuato nella persona dell’on. prof. Antonio Gaglione;

che successivamente l’on. prof. Antonio Gaglione rassegnava le proprie dimissioni dall’incarico appena innanzi richiamato;

che nei giorni scorsi si è appresa informalmente la notizia delle sopravvenute dimissioni del dott. Luigi Spina, subentrato all’on. prof. Antonio Gaglione, dall’incarico di Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri”;

RITENUTO
che se la notizia delle dimissioni del dott. Luigi Spina dovesse essere confermata, si determinerebbero le condizioni straordinarie per un necessario chiarimento, nell’ambito del Consiglio Comunale, in ordine agli indirizzi strategici che il management della Azienda Speciale intende perseguire, anche alla luce degli stringenti vincoli economici imposti agli Enti Locali dalla vigente normativa nazionale;

CONSIDERATO
che recentemente l’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” ha indetto avviso pubblico, per soli titoli, per il conferimento di eventuali incarichi a tempo determinato relativamente a vari profili professionali;

VISTE
le ricadute, sulle dotazioni organiche dei Comuni, determinate dalla spesa per il personale delle Aziende Speciali di rispettivo riferimento anche per effetto delle norme introdotte dal Decreto Legge 13 agosto 2011 n. 138 come convertito dalla Legge 14 settembre 2011 n. 148;

SI CHIEDE DI CONOSCERE:
1. Se risponde al vero che, a meno di un anno dalla sua istituzione, l’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” abbia già contato le dimissioni di due Presidenti del suo Consiglio di Amministrazione e si accinga ora a registrare la nomina del terzo Presidente;

2. Quale evoluzione abbia avuto il rapporto di lavoro degli operatori già impiegati presso l’Istituto “Caterina Scazzeri”, nel passaggio dal precedente gestore del servizio all’Azienda Speciale;

3. Se gli incarichi a tempo determinato, che si intenderebbe conferire attingendo alle graduatorie che saranno elaborate in esito al recente avviso pubblico di cui in premessa, copriranno posti vacanti nell’organico dell’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” ovvero se detti incarichi avranno solo scopo di sostituzione dei titolari occasionalmente assenti.

F.to: Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale.

lunedì 31 ottobre 2011

Muro Tenente - interrogazione urgente al Sindaco.

Ho depositato stamane, presso l'Ufficio Protocollo del Comune di Latiano, la seguente interrogazione indirizzata al Sindaco e, per conoscenza, al Presidente del Consiglio Comunale.

A norma dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 95 del 10/10/1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali  del gruppo Udc formulano la seguente interrogazione da inserire all’ordine del giorno della prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina.

Si apprende, dagli organi di informazione, la notizia delle dimissioni dello studioso olandese prof. Gert Burgers da referente scientifico dell’area archeologica di Muro Tenente.
Sull’argomento, i Sindaci di Latiano e di Mesagne hanno ritenuto di dover intervenire, con lettere pubbliche rivolte all’illustre studioso che da oltre venti anni opera sul sito messapico, per rispondere ad una sua missiva privata.
Auspicio di tutti è che tali appelli non siano stati irrimediabilmente tardivi.
In particolare, il Sindaco di Latiano, facendo riferimento alle «opere incompiute» ed a «qualche ritardo» di cui avrebbe parlato il prof. Burgers nella sua lettera di dimissioni, ne ha imputato le ragioni «esclusivamente alle restrizioni derivanti dai provvedimenti con i quali il Governo centrale ha inteso letteralmente cancellare ogni possibilità di spesa non solo per il nostro Comune ma per tutti gli enti locali».
Il Sindaco di Latiano, nella lettera pubblica indirizzata al prof. Burgers, ha inoltre evidenziato che «le sue richieste di impegno di spesa per il 2011 sono state interamente accolte ed inserite nel nostro bilancio di previsione 2011 e, nonostante ciò, già dal mese di luglio, siamo stati costretti, mio malgrado, a bloccare, momentaneamente, queste, come del resto le spese relative ad ogni capitolo di bilancio, a causa dei rigidi vincoli imposti dal patto di stabilità».
La rilevanza della questione sollevata dalle dimissioni del prof. Burgers, che rischiano di divenire metafora di un superficiale o addirittura evanescente approccio alle attività di elaborazione e promozione della cultura sul nostro territorio, impone una valutazione ponderata, scevra da qualsiasi facile tentazione propagandistica.
E pertanto si ritiene opportuno, in premessa, dare credito alle spiegazioni fornite dal Sindaco di Latiano nella sua missiva pubblica di appello all’archeologo olandese affinché, riconsiderando la propria decisione, ritorni sui suoi passi e confermi la disponibilità alla collaborazione per la salvaguardia e la valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico e culturale di Muro Tenente.
Anche sulla base di tale presupposto, tuttavia, rileva la responsabilità politica di chi non ha saputo, o voluto, condividere con il prof. Burgers, e con tutta l’equipe di archeologi, la necessità di coniugare intenti condivisi ed oggettive difficoltà a realizzarli nella contingenza di una stringente normativa nazionale in materia economica.
Emerge, infatti, una incapacità di comunicazione preventiva, di coinvolgimento sui percorsi possibili, una sterilità rispetto alla identificazione in un progetto culturale complessivo di salvaguardia e valorizzazione della storia della nostra comunità cittadina.
E ciò determina un preoccupante risvolto di carattere generale, se è vero che un popolo che non ha consapevolezza e, conseguentemente, orgoglio della propria storia sia come un albero senza radici, quindi destinato a morire o comunque a non crescere.
Il Consiglio Comunale latianese, nella seduta del 18 aprile 2011, ha approvato il protocollo d’intesa per la istituzione del Parco Archeologico di Muro Tenente. Ora il Sindaco, nella lettera pubblica indirizzata al prof. Burgers, dichiara che tale protocollo non sia stato ancora approvato dall’Università del Salento, che costituisce uno dei partners istituzionali coinvolti. In merito allo stesso documento d’intesa, invece, il Sindaco di Mesagne dichiara che sia ancora all’attenzione della Soprintendenza ai beni culturali (vedere “Quotidiano” del 26 ottobre 2011).
Sulla base di tutto quanto innanzi riportato, si chiede di conoscere:
1.       I contenuti integrali della lettera inviata dal prof. Gert Burgers al Sindaco di Latiano;
2.       L’ammontare delle erogazioni, correlate alle attività dell’area archeologica di Muro Tenente, già prenotate per gli anni 2010/2011 e non ancora pagate, a fronte di interventi effettivamente realizzati, con specificazione delle diverse voci di spesa e delle ragioni che avrebbero determinato i ritardi;
3.       Le ragioni effettive della mancata sottoscrizione del protocollo d’intesa, per la istituzione del Parco Archeologico di Muro Tenente, da parte di tutti gli Enti coinvolti;
4.       Se il Sindaco di Latiano intende assumersi direttamente, e complessivamente, la responsabilità di una gestione, dell’intera vicenda – Muro Tenente, che ha evidenziato sciatteria politica e pressapochismo relazionale, su un fronte che riveste indiscutibile valenza strategica per lo sviluppo della Città di Latiano;
5.       Se è stato sottoscritto il rogito notarile di acquisizione dell’area.
F.to: Gabriele Argentieri, Claudio Ruggiero, Mauro Vitale

domenica 16 ottobre 2011

Occhio al Seminario di Todi.

Il Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro organizza per domani, lunedì 17 ottobre, a Todi, presso il convento francescano di Montesanto, il seminario “La buona politica per il bene comune”.
All’iniziativa parteciperanno le dirigenze nazionali Cisl, Movimento Cristiano Lavoratori, Acli, Confartigianato, Coldiretti, Confcooperative e Compagnia delle Opere, oltre una cinquantina di personalità provenienti dal mondo accademico, economico, delle fondazioni culturali e bancarie, dell’associazionismo cattolico.
Natale Forlani, portavoce del Forum, ha così illustrato  - in una intervista raccolta dal quotidiano”Avvenire” -  le ambizioni dell’iniziativa: «Non vogliamo assolutamente aggiungere un "partito dei cattolici" a un quadro confuso. Ma certo a Todi dobbiamo pur cominciare a domandarci con quali strumenti le nostre idee, i nostri valori, le nostre proposte possono tornare incisivi nella società e nella politica italiana. Non è nostra intenzione  - ha precisato ancora Forlani -  costruire un nuovo partito cattolico. Non perché sia illegittimo ma perché, nelle condizioni storiche attuali, non è riproponibile. Il nostro obiettivo è allargare il consenso nel mondo cattolico e ragionare sul modo di organizzarlo come domanda di cambiamento della politica». E cambiare la politica è qualcosa di «molto più complesso e ambizioso» che mirare a scomporre gli attuali poli. «Un ciclo si è chiuso, quello della seconda Repubblica, che coincide con Silvio Berlusconi ma che va ben oltre la sua figura. È finito il tempo della politica che si regge sulla intermediazione delle risorse pubbliche in espansione e sullo scambio tra voti e interessi, sulle promesse inattuabili, sull’idea che lo Stato sia in grado di risolvere tutti i problemi».
Da questa situazione, ha concluso il portavoce del Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro, non se ne esce «con le rivendicazioni territoriali o con quelle di ceti sociali e politici, ma recuperando coesione, solidarietà, unità nazionale e sussidiarietà, cambiando gli stili di vita, revisionando i comportamenti, ridimensionando il peso dello Stato, e rivitalizzando la società». È qui, per il portavoce del Forum, che entrano in gioco i cattolici: che, «anche per il loro radicamento sociale, non possono sottrarsi dal dare il loro contributo».

martedì 4 ottobre 2011

Al bando l'arroganza politica

Abbiamo diffuso, nel corso della giornata odierna, il seguente comunicato stampa, a firma, oltre che mia, degli altri due miei amici consiglieri comunali del gruppo Udc: Claudio Ruggiero e Mauro Vitale. 
Credo che si possa aprire, a Latiano, finalmente, una nuova stagione politica, all'insegna delle larghe intese sui grandi temi che incidono sul futuro del nostro territorio ma contraddistinta dal rispetto per il verdetto popolare che, nella primavera del 2010, ha assegnato ruoli ben precisi  - di maggioranza o di opposizione -  ai diversi schieramenti politici.

Il gruppo consiliare Udc al Comue di Latiano ravvisa la sopravvenuta insussistenza delle condizioni di garanzia istituzionale che, in occasione dell’insediamento del Consiglio Comunale attualmente in carica, avevano determinato l’elezione, alla unanimità, di Salvatore De Punzio quale Presidente della pubblica assise cittadina.
In quella circostanza tutti i gruppi consiliari avevano riposto fiducia in un uomo di lunga esperienza politica, cogliendone la disponibilità manifestata e ritenendolo chiaramente motivato a svolgere un servizio istituzionale che trascendesse lo steccato della sua, contingente, appartenenza politica.
Salvatore De Punzio, tuttavia, non si è dimostrato uomo di garanzia ed, anzi,ha ostentato un costante atteggiamento di controllo e direzione, o sarebbe meglio parlare di sovrapposizione, verso una parte dei gruppi consiliari di maggioranza nonché una sistematica preclusione al rispetto delle ragioni, del ruolo e della dignità delle opposizioni.
Inoltre il Presidente del Consiglio Comunale si è reso responsabile di non aver inserito, all’ordine del giorno dei lavori, argomenti di iniziativa dei gruppi consiliari di opposizione: si pensi alla mozione per la messa in sicurezza del parco Padre Pio, presentata - su impulso dell’Associazione “L’isola che non c’è” - nel mese di aprile 2011 ed ancora non discussa.
E si pensi anche alla mozione, presentata dai gruppi consiliari dell’opposizione nello scorso mese di luglio ed ancora non calendarizzata, per l’assegnazione dei contributi alle Associazioni sportive finalizzati alla iscrizione ai rispettivi campionati agonistici.
Il Presidente del Consiglio, altresì, ha perpetrato un atteggiamento arrogante ed insensibile allorquando si è trattato di individuare le date e gli orari di svolgimento delle sedute: basti notare che la pubblica assise cittadina latianese è stata convocata, nell’ultimo anno, quasi sempre di mattina e nella giornata del lunedì, senza considerazione alcuna per i ripetuti appelli, dell’opposizione, a corrispondere alle legittime aspettative di tanti cittadini che avrebbero potuto assistere più agevolmente ai lavori consiliari se gli stessi si fossero svolti nelle ore pomeridiane.
Tutto ciò ha evidenziato sia la grave lesione dei diritti di libertà di espressione dei consiglieri comunali di opposizione, sia un inutile, quanto tracotante, atteggiamento assistenziale nei confronti di almeno una parte della maggioranza.
Il gruppo consiliare Udc ritiene pertanto di doversi attivare per la presentazione di una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Comunale, Salvatore De Punzio.
Nei prossimi giorni il gruppo consiliare Udc provvederà a contattare tutte le componenti, di maggioranza e di opposizione, per la comune definizione, e la sottoscrizione, di un documento in tal senso.
Ci si aspetta una prova di coerenza da parte degli altri gruppi di opposizione ed un segnale di libertà e di modernità da parte dei Consiglieri Comunali di maggioranza.
Ai sensi del comma 2 dell’articolo 25 del vigente Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale di Latiano, la revoca del Presidente deve essere motivata e non è efficace se contestualmente il Consiglio non provvede alla nomina del nuovo Presidente.
Il gruppo consiliare Udc si dichiara disponibile, sin da oggi, a contribuire alla elezione di un nuovo Presidente del Consiglio Comunale individuato tra gli eletti nelle liste che hanno sostenuto la elezione del Sindaco Antonio De Giorgi.
F.to: Gabriele Argentieri, Claudio Ruggiero, Mauro Vitale. 

venerdì 30 settembre 2011

Finanziamenti al Comune di Latiano: i meriti di "quell'altro" centrosinistra

E' stato diffuso stamane il seguente comunicato stampa a firma del gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano, composto, oltre che da me, dagli amici Claudio Ruggiero e Mauro Vitale.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano apprende con soddisfazione la notizia della approvazione, da parte dell’Autorità di gestione del Pon “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo convergenza 2007 – 2013”, del progetto di recupero dell’ex cinema Tanzarella mediante ristrutturazione dell’immobile interessato e riconversione dello stesso in centro di aggregazione giovanile polivalente.
Per la realizzazione di tale opera è stato riconosciuto al Comune di Latiano un finanziamento di € 1.192.600,00, frutto della lungimirante azione progettuale posta in essere dalla precedente Amministrazione comunale.
Questo importante risultato  - che consentirà di organizzare l’offerta di servizi sul territorio in favore delle nuove generazioni -  rappresenta l’ennesimo riconoscimento della prova di buona amministrazione offerta dalla Giunta – Zizzi fino all’ultimo giorno della sua esperienza, attraverso la pianificazione di molteplici interventi orientati allo sviluppo della città di Latiano in ogni settore.
L’Amministrazione guidata dal sindaco De Giorgi dispone oggi, grazie a quella azione progettuale, di ingenti risorse che, oltre alla ristrutturazione e riconversione dell’ex cinema Tanzarella, consentiranno di realizzare altre importanti opere: si pensi all’intervento di consolidamento di palazzo Imperiali,  ai finanziamenti ottenuti nell’ambito del Piano integrato di riqualificazione delle periferie, che consentirà di cambiare il volto ed il destino della cosiddetta zona 167, ai finanziamenti riconosciuti per il recupero e l’ampliamento dell’istituto Caterina Scazzeri, di cui sarà possibile rendere fruibile la seconda ala, nonché ai finanziamenti rivenienti dal progetto “Turgrate” per l’incentivazione e la qualificazione delle attività turistiche, di valorizzazione e promozione del territorio.
Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano, nel rivendicare alla precedente Amministrazione comunale la paternità politica del reperimento di cotanta messe di finanziamenti, auspica che l’Amministrazione in carica si impegni senza indugio per il completo utilizzo delle ingenti risorse assegnate.      

martedì 6 settembre 2011

Mino Martinazzoli: il "mio" Segretario.

Con la scomparsa di Mino Martinazzoli il cattolicesimo democratico ha perso un altro punto di riferimento.
E sarebbe, ora, un errore considerare superato, obsoleto, il patrimonio di insegnamenti trasmessoci da una ricca tradizione che annovera testimonianze mirabili come quelle - oltre che dello stesso Martinazzoli, tra gli altri - di Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Benigno Zaccagnini e (perché no?) di Gilberto De Nitto.
Restano scritti e frammenti della memoria che potrebbero rappresentare la pietra angolare nella costruzione di un nuovo tessuto della democrazia italiana. Contributi come quello - per richiamare un contemporaneo - di Giovanni Bachelet che, ai funerali del padre Vittorio (presidente dell’Azione Cattolica Italiana e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura assassinato dalle Brigate Rosse), prega “per gli uomini che hanno ucciso il mio papà”: una pagina della storia della nostra Repubblica che sarebbe salutare rileggere oggi, mentre nei palazzi delle istituzioni trovano accoglienza e solidarietà anche i più squallidi ricattatori.
In una delle sue ultime interviste, Mino Martinazzoli aveva ricordato: “una volta, nel ’94, incontrai Berlusconi e cercai di spiegargli che fare politica significa fare gli interessi degli altri, non i propri”. E fu proprio Martinazzoli, sempre nel 1994, a far saltare l’ipotesi di una alleanza tra Berlusconi, la Lega ed il Partito Popolare Italiano (come fu ribattezzata la Democrazia Cristiana prima delle elezioni politiche di quell’anno), poiché, ebbe ad affermare, “vincere non vale a nulla se l’anima è il prezzo della vittoria”.
Da quel modo di essere della politica, e da quel modo di fare la politica, ci si sente oggi lontani anni-luce.
Mino Martinazzoli è stato “il mio” Segretario. Si, perché io ho aderito alla Democrazia Cristiana quando lui ne era appena stato acclamato quale massimo dirigente, nel 1992: proprio l’anno del declino!
L’anagrafica non mi avrebbe consentito di aderire prima, a quel Partito – Società, Partito – Stato, Partito – Paese, di cui, appena diciottenne, anche io avvertivo il travaglio, l’approssimarsi ad una ineludibile trasformazione coincidente con quella della stessa società italiana ormai “libera” dalla morsa della contrapposizione tra i “due blocchi” politici planetari.
Aderii dunque a quel Partito quando ormai non era più “di moda” farlo ma ammetto che, in quel generale disorientamento degli scenari politici nazionali, fu proprio Mino Martinazzoli a suscitare la mia fiducia, a contagiarmi in un ragionamento sulle azioni possibili nel contesto di scenari da ridisegnare. Al tramonto di un’era, occorreva non rinnegare una storia e contribuire, in coerenza con i propri principi e valori, a realizzare una improcrastinabile trasformazione.
Martinazzoli è stato un uomo colto, dotato della onestà intellettuale necessaria a non nascondere l’inquietudine del dubbio, un galantuomo che ha saputo assumersi sino in fondo la responsabilità di “dare sale” al dibattito politico riconducendo sistematicamente le passioni nel solco di una finalizzazione comunitariamente edificante (“i moderati non esistono in natura, valori e interessi non possono esserlo, è la politica che dovrebbe moderarli”).
Dalla sua Brescia, Martinazzoli aveva intuito, prima di ogni altro, la necessità di dare vita ad una “Democrazia Cristiana del Nord” e, con la consueta pacatezza, ne aveva spiegato le ragioni: “perché là dove la società è più forte, più strutturata, più rivendicativa dei suoi diritti, e meno interessata ad essere sostenuta dal braccio soffice dei Partiti, c’è bisogno di costruire una politica con una sua autonomia rispetto al Partito centrale”. Non se ne fece nulla, anche se l’idea meritava almeno di essere sviluppata, e la Lega crebbe, fino a dilagare. Quando, assumendosi colpe di miopia politica non sue, nel 1993, si trovò a sfidare la Lega nelle piazze del Nord, Martinazzoli lo fece senza risparmio, pur percependo sin dall’inizio come poi sarebbe andata a finire (“non toglieremo il disturbo”, tuonò a Legnano), fedele all’insegnamento del “suo” Thomas S. Eliot: “per noi non c’è che il tentare / il resto non ci riguarda”. E di quella frase, Martinazzoli valorizzava il senso della più ostinata irriducibilità.
Al di là dei numeri.

mercoledì 3 agosto 2011

La strada senza nome

E’ situata in zona “Scazzeri”; incrocia con via Torre, quasi all’altezza del campo sportivo. E’, potenzialmente, una delle più belle, tra le nuove strade di Latiano: per ubicazione e per gusto architettonico dei privati. E’ un piccolo monumento agli effetti della mancata, o non aggiornata, pianificazione complessiva del territorio. E’ il residuo simbolico di una evoluzione urbanistica “spontanea”, ispirata cioè soprattutto dall’iniziativa privata e gestita poi, non governata, dall’Ente pubblico. E’ una di quelle questioni che le Amministrazioni Comunali vedono concretizzarsi ma, nell’evolversi, non hanno il coraggio di ricondurre a disciplina, né la forza di finalizzare, di perfezionare, di consegnare ad uno stato di giustizia e di civiltà. E’ una di quelle questioni che transitano da una Amministrazione Comunale all’altra e delle quali è difficile, poi, o inutile, individuare la paternità politica. E’ una strada ancora senza nome. E’ una strada senza asfalto. E’ una strada stretta, per il cui ampliamento giace da tempo una ipotesi di acquisizione di un suolo privato attiguo. E’ una strada con costruzioni non abusive, i cui proprietari hanno regolarmente onorato ogni onere di urbanizzazione. E’ una strada polverosa, quando non piove, e quella polvere impallidisce le facciate e si insinua in ogni angolo delle abitazioni. E’ una strada che si allaga, come è accaduto con la pioggia di alcuni giorni addietro, ed in quel caso non salta neppure alla mente di invocare la fogna bianca. E’ una strada talvolta “dimenticata” anche dal servizio di raccolta dei rifiuti.


Di tutto questo, però, la colpa è nostra: di noi cittadini, perché oggi è giusto invocare “una” soluzione ma più giusto ancora sarebbe stato che “la” soluzione fosse stata nell’idea, nel progetto e nella realizzazione di quella zona urbanizzata… e non nel rimedio, nel riparo verso cui è ormai doveroso correre.


Detto, quindi, del “concorso” di colpe, lancio un appello all’Amministrazione Comunale in carica: facciamo, ora, tutto il possibile, con la buona volontà di tutti e la comune assunzione di responsabilità, perché quella strada senza nome abbia finalmente diritto… di residenza in una Latiano proiettata verso un futuro di sempre maggiore dignità.

martedì 26 luglio 2011

Contributi alle Associazioni sportive

Ieri pomeriggio, all'inizio dei lavori del Consiglio Comunale, ho proposto, insieme agli altri Consiglieri dei gruppi Udc e Pdl, una mozione per impegnare l'Amministrazione Comunale ad assegnare contributi, in favore delle Associazioni sportive locali, finalizzati all'iscrizione ai prossimi campionati.

L'iniziativa è finalizzata ad incoraggiare questi benemeriti sodalizi, impegnati in diverse discipline, la cui attività riveste particolare valenza sociale poichè determina il coinvolgimento delle giovani generazioni, ne favorisce la socializzazione, il benessere e l'educazione.

La mozione sarà discussa nel corso della prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina ed è auspicabile che sulla stessa possa convergere il consenso, determinante, dei gruppi politici della maggioranza.