giovedì 21 aprile 2011

Un parco più sicuro. E’ chiedere troppo?

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale è stata depositata la seguente mozione firmata, oltre che da me, dai consiglieri comunali Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero, Cosimo Rubino, Giuseppe Natale e Angelo Caforio. Tale iniziativa, di cui ha già parlato nella scorsa settimana La Gazzetta del Mezzogiorno, è stata sollecitata dall’associazione “L’isola che non c’è”, sempre puntuale negli interventi, che prosegue anche in tal modo il suo meritorio impegno per il recupero degli spazi pubblici e la loro piena appropriazione da parte dei cittadini. La mozione, a mente del vigente Regolamento comunale, sarà discussa nella prossima convocazione della pubblica assise cittadina. Nel frattempo, anche in considerazione della risonanza offerta, alla problematica di cui trattasi, dagli organi di informazione, sarebbe auspicabile poter già registrare qualche intervento risolutorio da parte dell’Amministrazione Comunale.



Ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Latiano n. 95 del 10.10.1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali propongono - al vaglio della Pubblica Assise Cittadina - la seguente mozione, da discutere con i caratteri dell’estrema urgenza.


PREMESSO


che venerdì 8 aprile 2011, nei pressi dell’area del Parco Padre Pio, si è verificato un grave incidente in cui è rimasto coinvolto un ragazzo dell’età di dodici anni, investito da un’automobile in transito;


che presso il Parco Padre Pio si registra quotidianamente una elevata affluenza di minori, la cui sicurezza è messa in pericolo dalla immediata contiguità, dell’area ludico – ricreativa, alla sede stradale;


CONSIDERATO


che l’Associazione “L’isola che non c’è”, sempre sensibile alle problematiche sociali latianesi, ha invitato le forze politiche locali - anche attraverso i mezzi di informazione - a promuovere l’immediata realizzazione di interventi finalizzati alla messa in sicurezza del Parco Padre Pio e, in particolare:


- il rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


- la collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


- la verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose;


RITENUTO


di condividere lo spirito ed il merito dell’iniziativa di sensibilizzazione promossa dall’Associazione “L’isola che non c’è”;


SI PROPONE


l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:


Dare impulso all’Amministrazione Comunale per la realizzazione dei seguenti interventi urgenti presso il Parco Padre Pio:


· rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


· collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


· verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose.

mercoledì 20 aprile 2011

Dalla parte di chi crea occupazione.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano - composto, oltre che da me, da Claudio Ruggiero e Mauro Vitale - ha diffuso stamane il seguente comunicato stampa.



Ampio dissenso è stato espresso, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, dal gruppo consiliare Udc in merito al nuovo Regolamento per l’assegnazione delle aree nella zona Pip.


Nel complesso, il documento proposto dall’Amministrazione, ed approvato dalla maggioranza, ha rappresentato un adeguamento alla normativa vigente.


Pochi, dunque, sono stati i margini per una valutazione politica e, laddove ciò è stato possibile, non si è potuto che rilevare la scarsa sensibilità dell’Amministrazione Comunale verso i problemi atavici che affliggono l’imprenditoria locale, costretta a confrontarsi con una concorrenza inserita in ben altri contesti infrastrutturali, aggravati da una contingente crisi generalizzata dei mercati.


In particolare, l’Amministrazione ha modificato il vecchio Regolamento proponendo di abbassare da cinque a tre anni la possibilità di rateizzazione degli importi dovuti da chi acquisisce il diritto sulle aree.


Nonostante le rimostranze dei consiglieri Udc - Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri e Mauro Vitale - i quali avevano proposto di tenere ferma la possibilità di salvaguardare il previgente termine, la maggioranza ha approvato il Regolamento, respingendo la proposta più favorevole per gli operatori commerciali, e accogliendo invece favorevolmente il principio, espresso dall’Amministrazione, in base al quale la rateizzazione in cinque anni non sia sostenibile per esigenze tecnico – ragionieristiche, poiché entro quell’arco temporale il Comune è impegnato, ex lege, al pagamento delle aree oggetto di esproprio e, pertanto, dagli assegnatari delle aree si debbano esigere termini più ristretti.


Si tratta, evidentemente, di un approccio ideologico che il gruppo Udc contesta e rigetta, nella convinzione che l’Ente pubblico debba sempre usare - verso il privato che investe e crea sviluppo, nuova occupazione - condizioni più favorevoli ed, anzi, incentivanti.

martedì 19 aprile 2011

Sottopasso in contrada Tanusci (passaggio a livello di via Martin Luther King): per noi il recupero sarebbe stato meglio della chiusura.

Nella seduta del Consiglio Comunale svoltasi ieri pomeriggio, in riferimento allo studio di fattibilità delle opere sostitutive per la chiusura di quattro passaggi a livello, proposto da Ferrovie Italiane, il gruppo Udc, nel dare atto della rilevanza e dell’interesse degli interventi previsti, non ha ritenuto di poter esprimere il proprio voto favorevole.


E ciò anche dopo aver ricevuto assicurazioni in ordine al condizionamento, dell’intera operazione, alla realizzazione di un passaggio pedonale che consenta di proseguire la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, a Cotrino, da via Oria: opera, questa, originariamente non prevista nel progetto presentato dalle Ferrovie ma fortemente auspicata dall’Udc e voluta dallo stesso Sindaco Antonio De Giorgi.


Il gruppo Udc ha anche chiesto, ed ottenuto, l’inserimento - nel dispositivo della deliberazione approvata dalla pubblica assise cittadina - dell’impegno a non far gravare in alcun modo o misura, sul bilancio comunale, il costo degli interventi da realizzare (che, pertanto, saranno a totale carico delle Ferrovie).


Il motivo della non adesione dell’Udc al progetto complessivo, già sommariamente da me descritto nel precedente post, risiede nel non accoglimento della nostra proposta di stralciare il passaggio a livello di via Martin Luther King. In sostanza il gruppo Udc ha sottolineato l’utilità del sottopasso - aperto al traffico dall’Amministrazione – Zizzi, realizzato dall’Amministrazione – d’Ippolito e costato all’incirca settecentomila euro - in particolare per gli operatori della zona Pip e per tanti agricoltori.


La nostra proposta non è stata accolta dalla maggioranza (il Sindaco ha sottolineato che l’intervento finanziato dalle Ferrovie fosse condizionato alla chiusura di tutti i quattro passaggi a livello) e dunque, nonostante un giudizio complessivo di apprezzamento, non abbiamo ritenuto di poter esprimere la nostra totale adesione attraverso il voto favorevole.

martedì 12 aprile 2011

Passaggi a livello. Una decisione importante.

Ho partecipato, ieri pomeriggio, ad una riunione della Commissione Consiliare “Urbanistica”. Tra gli argomenti all’ordine del giorno vi è stata la proposta di soppressione dei quattro passaggi a livello (contrada Cupa, via Martin Luther King, via Francavilla, via Oria) e la presa d’atto del progetto di realizzazione di infrastrutture viarie proposto, e finanziato, dalle Ferrovie dello Stato.


In sostanza le Ferrovie propongono la realizzazione, a loro spese, di ponti e sottopassi in cambio della autorizzazione a chiudere i passaggi a livello. Si tratta di un rapporto che, a Latiano, ha già prodotto, in passato, la strada, con carreggiata per autoveicoli e passaggio pedonale – ciclabile, in contrada Biondo (la bella strada, insomma, che collega la stazione ferroviaria a via vecchia Mesagne).


Il progetto proposto questa volta dalle Ferrovie dello Stato, in estrema sintesi, consiste nella realizzazione di un ponte che superi il tratto ferroviario nei pressi del passaggio a livello in contrada Cupa e raggiunga il prolungamento di via vecchia Mesagne in corrispondenza della strada (lungo la quale è ubicato il campetto ANSPI) che poi confluisce sulla provinciale Latiano – Mesagne.


Altra opera proposta è un sottopasso all’altezza dell’attuale passaggio a livello di via Francavilla e la realizzazione di un percorso per autoveicoli, con passaggio riservato pedonale – ciclabile, che, costeggiando la linea ferroviaria dal lato “extramurario”, giunga al Monastero di Cotrino.


L’Assessore comunale all’Urbanistica, Antonio Distante, ha spiegato che le Ferrovie si propongono per la realizzazione di tali opere a condizione che il Comune autorizzi la chiusura di tutti i quattro passaggi a livello.


Lo stesso Assessore, inoltre, intervenuto alla riunione della Commissione insieme al Responsabile dell’Ufficio Tecnico, ha spiegato che il Sindaco avrebbe già chiesto ai rappresentanti delle Ferrovie dello Stato - in aggiunta al progetto dagli stessi elaborato, e per il quale c’è già la disponibilità del finanziamento - la realizzazione di un accesso pedonale che consenta di salvaguardare la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, di devozione alla Madonna di Cotrino, anche da via Oria (poiché l’accesso pedonale al Monastero, da via Francavilla, sarebbe, appunto, garantito).


La proposta avanzata dalle Ferrovie dello Stato risulta certamente interessante, poiché mirata a contribuire alla sicurezza ed alla maggiore speditezza del traffico ferroviario ma anche del transito su gomma.


Io, sulla base degli elementi acquisiti in Commissione (anche planimetrie e fotogrammetrie), proporrò una riflessione al mio Partito, in particolare al gruppo consiliare a cui mi onoro di appartenere, al fine di favorire una consapevole determinazione, in merito, nella prossima seduta del Consiglio Comunale (in programma per lunedì 18 aprile, a partire dalle ore 15,30).


Solo due questioni, al momento, suscitano in me qualche perplessità: la necessità della garanzia di un passaggio pedonale per i fedeli che vorranno continuare a raggiungere il Santuario di Cotrino da via Oria e l’opportunità di salvaguardare il sottopasso, già realizzato ed attualmente attivo, in corrispondenza del passaggio a livello di via Martin Luther King, che collega la zona PIP al centro abitato.


Ce n'è abbastanza, dunque, per una riflessione attenta e per una, conseguente, decisione importante.

giovedì 7 aprile 2011

Domenico Mennitti: un galantuomo.

«Nei sette anni da sindaco ho ridato dignità all’istituzione comune e a ciascuno dei cittadini. Ora a 72 anni voglio dare alla mia persona il tempo delle passioni di sempre, scrivere e leggere». Domenico Mennitti, sindaco di Brindisi, già parlamentare nazionale ed europeo, così ha anticipato la sua volontà di dimettersi. E lo farà nel corso del vertice annuale dell’Anci, l’associazione che riunisce tutti i rappresentanti dei Comuni d’Italia, che quest’anno avrà luogo a Brindisi nel prossimo mese di ottobre. Quella circostanza, ha spiegato Mennitti, «è il punto più alto dell’azione svolta in questi anni dall’Amministrazione comunale brindisina. È la più vasta rappresentanza delle istituzioni locali: giungeranno in città anche ministri e forse il Capo dello Stato. Quella è l’occasione che secondo me simboleggia la restituzione della dignità politica alla città. Nel passato alte cariche dello Stato in visita a Brindisi, vi restavano il minimo indispensabile. Oggi chi vi giungesse vi può restare, intrattenersi con i suoi amministratori e tutti i cittadini. Il Comune e i brindisini hanno riacquistato dignità. Non scordiamo che abbiamo vissuto momenti di straordinaria emozione in questi anni, a cominciare dalla visita del Santo Padre, Benedetto XVI. Dopo tutto ciò – ha proseguito Mennitti - che io resti alla guida della città, o subentri un altro, che importanza può avere? Ve lo dico subito. Penso sia giunto il momento che chi mi succederà sia espressione del tempo, che comprenda e gestisca le manifestazioni che il nuovo mondo propone. Sono rientrato a Brindisi - ha concluso - ad un’età che non ci si presenta da candidato sindaco. Per sette anni, dalla mattina alla sera, senza sosta, ho affrontato ogni emergenza. E sono riuscito anche a trasmettere un’idea di città con l’aspirazione ad un futuro di rinascita. Dal mondo del porto, a quello urbanistico della città che si affaccia sul mare, lo spostamento dell’economia dal preponderante ruolo dell’industria ad altri settori come l’agricoltura. E oggi Brindisi sta recuperando la qualifica di città d’arte e di cultura. Il tempo non è quello stabilito da una legislatura. E in politica non è più il tempo di entrarvi con successo, ma di uscirne con dignità, nel momento migliore. Non intendo farmi tirare per la giacca e sentirmi dire che il tempo è finito e bisogna lasciare».


A mio avviso è, questa di Mennitti, una lezione di stile per chi, tra le nuove generazioni, si propone per l’impegno politico.

martedì 29 marzo 2011

La Città di Pompei esempio di concreta solidarietà, nel nome del “nostro” Beato Bartolo Longo

La Città di Pompei, attraverso il suo Sindaco Claudio D'Alessio, si è detta pronta a fronteggiare l'emergenza umanitaria in atto, ospitando profughi provenienti dal Nord Africa. In questa ottica è stata indirizzata una istanza al Prefetto di Napoli. "Stanti le note criticità in atto nelle zone del Nord Africa, che hanno portato allo sbarco di migliaia di profughi sulle coste siciliane - scrive il primo cittadino - la Città di Pompei, anche in ragione delle sue peculiari tradizioni di solidarietà a cui si è ispirato il suo fondatore, il Beato Bartolo Longo, intende farsi carico della drammatica situazione offrendo ampia disponibilità ad ospitare un certo numero di profughi. Consci del sacro vincolo della solidarietà tra i popoli, riconoscendo il diritto inalienabile dei popoli al miglioramento delle proprie condizioni di vita, nonché la legittimità a ricercare più ampi spazi di libertà di pensiero e di azione, la mia comunità intende, dunque, offrire ospitalità agli immigrati. Con questo piccolo gesto - aggiunge il sindaco D'Alessio - intendiamo alleviare, almeno in parte, le sofferenze dei popoli che vivono sull'altra sponda del mare nostrum".

lunedì 28 marzo 2011

Udc: Non piegare la solidarietà alla "ragion politica"

Sul tema della immigrazione - che in questi giorni vede ancora una volta in prima fila, come protagonista assoluta, la nostra terra, con il centro di accoglienza impiantato a tempo di record tra Oria e Manduria - riporto qui di seguito un comunicato diffuso ieri dal commissario provinciale dell’Udc, sen. Euprepio Curto.


“Non c’è che dire : messo per la prima volta seriamente alla prova sul tema della immigrazione il Governo Berlusconi ha miseramente fallito“. Lo dichiara il vicecapogruppo Udc in Consiglio regionale, Euprepio Curto, alla notizia della fuga dalla tendopoli di molte decine di immigrati giunti proprio stamani a Manduria. “Ovviamente – commenta Curto – non c’è nulla da gioire: la figuraccia rimediata dal Governo coinvolge l’immagine complessiva del nostro Paese, e non è questo l’obiettivo dell’Udc. Ma non c’è dubbio che, come avevamo ampiamente previsto, sarebbe stata necessaria una diversa organizzazione, mentre si è dato vita solo ad una sterile corsa contro il tempo solo per dimostrare una efficienza che alla prova dei fatti si è dimostrata fallimentare”. Per il consigliere regionale dell'Udc “non c’è contrapposizione politica tra il Governo nazionale e quello regionale che possa giustificare l’assenza di dialogo e coordinamento nella gestione del CIE di Manduria. Perseverare in tale atteggiamento ci spingerebbe a definire irresponsabili gli uni e gli altri, anche perché gli effetti potrebbero a breve risultare devastanti, così come in effetti è già avvenuto a Lampedusa e a Mineo”. "L’Udc respinge sdegnata – afferma Curto – la prassi politica secondo la quale anche i temi di altissima portata civile, come la solidarietà, debbano essere condizionati e piegati alla cosiddetta ragion politica, nella consapevolezza che, proprio in momenti delicati come questo, lo spirito nazionale debba prevalere coniugando la sacrosanta esigenza di sicurezza delle popolazioni locali con quel principio di solidarietà che, lungi dall’essere declamato con le parole, deve essere concretizzato nei fatti e nelle scelte concrete". “L’Udc – prosegue Curto – rivolge un nuovo appello al Governo nazionale e a quello regionale perché si seggano entrambi ad un tavolo con le istituzioni locali al fine di gestire in maniera alta quello che già da oggi possiamo definire un fenomeno di portata epocale, nella consapevolezza che, se ciò non avverrà, entrambi si assumeranno una gravissima responsabilità di fronte al Paese, all’Europa e al mondo, in quanto avranno dimostrato che una grande nazione come l’Italia, a causa di miserevoli beghe interne, è incapace a gestire un tema dagli altissimi contenuti civili”. “Intanto – dichiara ancora Curto – già nella giornata di domani l’Udc promuoverà un coordinamento istituzionale delle province di Taranto e di Brindisi, per una analisi puntuale della situazione del CIE di Manduria, non escludendo, anzi auspicando, il coinvolgimento di un’altra istituzione che sul tema immigrazione rappresenta per l’Udc un punto di riferimento decisivo: la Chiesa". Il sen. Curto nei giorni scorsi aveva chiesto la convocazione del Consiglio regionale per discutere sulle modalità con cui la Regione avrebbe dovuto affrontare il delicato tema della immigrazione nord africana. “L’Udc non intende alimentare polemiche con il Presidente Onofrio Introna, ma la mancata convocazione del Consiglio regionale relega l’assise di via Capruzzi in un ruolo politicamente marginale rispetto ad un problema, l’esodo dei disperati del Nord Africa, che avrebbe dovuto vedere la Regione protagonista”. “A una prima tempestiva dichiarazione di disponibilità da parte del Presidente del Consiglio regionale a portare l’argomento in sede di Conferenza dei capigruppo – continua Curto – ha fatto seguito non solo il silenzio più assoluto, ma addirittura la convocazione del Consiglio per ben due giorni, ma con all’ordine del giorno argomenti che però non hanno la sicura valenza politica della questione immigrazione”. “La convocazione del Consiglio regionale sarebbe stata quanto mai opportuna – aggiunge Curto – non solo per conoscere dal Presidente Vendola i termini del confronto col Ministro Maroni, ma anche per mettere a punto una strategia idonea a governare il fenomeno senza correre il rischio di esserne travolti”. “Intanto – evidenzia l’esponente Udc – il territorio attende con preoccupazione i primi sbarchi senza conoscere se si tratterà di gestire profughi, rifugiati politici o delinquenti comuni; senza conoscere la durata della loro permanenza, i sistemi di controllo sanitario e quelli relativi all’ordine pubblico, quanti ne rimarranno sul territorio, quali saranno gli strumenti per favorirne l’integrazione “. “Sono tutti elementi di assoluto rilievo politico – conclude Curto – rispetto ai quali il Consiglio regionale non può essere relegato in un ruolo di passivo spettatore. Ne va del futuro del nostro territorio”.

mercoledì 23 marzo 2011

Latiano. Urbanistica. Un passo avanti. E' possibile?

Insieme ad altri sette Consiglieri Comunali ho firmato la seguente mozione - incentrata sulla tematica dello sviluppo urbanistico della Città - che abbiamo già provveduto a depositare stamane presso l'Ufficio Protocollo del Comune e ad inviare agli Organi di Informazione. Se tale mozione - che credo possa incontrare anche il conseno della maggioranza - sarà discussa e votata prima dell'adozione definitiva della lottizzazione in contrada Smargiasso, potrà rappresentare un contributo alla chiarezza sulle prospettive di sviluppo del territorio latianese.

PREMESSO

che l’articolo 41 della Costituzione stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale;

CONSIDERATO

che il comparto edilizio locale vive una fase di crisi determinata da molteplici fattori e che si ha ragione di ritenere che una più ampia e diversificata disponibilità di spazi edificabili possa accrescere la domanda di nuove costruzioni anche mediante un adeguamento, al ribasso, dei prezzi correnti, per effetto di un incremento dell’offerta abitativa;

che, tuttavia, è preminente interesse generale il vedere garantito uno sviluppo organico del territorio cittadino, attraverso la definizione e la proiezione di una idea di come e di cosa si intenda far divenire Latiano nei prossimi decenni;

che, pertanto, ogni pianificazione edilizia debba rispondere alla duplice esigenza di favorire tempestività di attuazione e contestualizzazione in un complessivo progetto di sviluppo della Città;

PRESO ATTO

che è tuttora vigente un Piano di Fabbricazione Comunale di Latiano;

che detto Piano di Fabbricazione risulta oggi inadeguato sia rispetto alle previsioni normative allo stesso sopravvenute, soprattutto in materia di sicurezza e di salvaguardia del patrimonio storico – culturale, sia rispetto alle esigenze di una mutata condizione sociale e demografica della Città di Latiano;

che risulta conferito, già dalla precedente Amministrazione Comunale, un incarico tecnico per la redazione del Piano Urbanistico Generale di Latiano;

RITENUTO

che il mandato tecnico conferito per la redazione del Piano Urbanistico Generale debba sottendere ad una impronta politica da realizzarsi nell’ambito della normativa vigente e che, pertanto, già in questa fase di estensione di detto Piano, se ne possano individuare le possibili ricadute, anche in termini di previsioni edificatorie, in modo da poter armonizzare gli interventi oggi eventualmente licenziabili con quelli prospetticamente configurabili;

che l’esaurirsi della vigenza del Piano di Fabbricazione ed il determinarsi del Piano Urbanistico Generale debbano coniugarsi nell’intento di una graduale, ragionata, partecipata, evoluzione dell’idea di territorio che la comunità locale - attraverso la sua rappresentanza politica - intende esprimere ed affermare;

SI PROPONE

l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:

  1. Dare impulso all’Amministrazione Comunale per la calendarizzazione dell’iter che condurrà all’approvazione del Piano Urbanistico Generale;
  2. Impegnare l’Amministrazione Comunale a far conoscere, ed a sottoporre ad una ampia discussione nelle sedi istituzionali preposte, le coordinate strategiche intorno alle quali si sta procedendo alla redazione tecnica del Piano Urbanistico Generale.

F.to: Gabriele Argentieri (Udc), Angelo Caforio (Pdl), Antonio Gioiello (Pd), Giuseppe Natale (Pdl), Cosimo Rubino (Pdl), Claudio Ruggiero (Udc), Mauro Vitale (Udc), Salvatore Zucchero (Indipendente).

sabato 19 marzo 2011

Con il Risorgimento libico. Ma...

Il nostro Presidente della Repubblica assicura che l'Italia farà "tutto il necessario" per proteggere, insieme alle forze alleate, la popolazione civile libica dalla reazione del "rais".
Gheddafi, infatti, con accanita ed inaudita violenza, ha voluto sopprimere il "Risorgimento" libico, cioè quel moto rivoluzionario di liberazione che si è espresso sin dallo scorso mese di febbraio in quella terra a soli cento chilometri dalle nostre coste.
Ora siamo in guerra. Anzi, per dirlo senza ipocrisia, la guerra è in Libia e le nostre navi, i nostri aerei, sono lì.
Le nostre basi sono in allerta ed ospitano i mezzi militari dei Paesi occidentali "volenterosi", che muovono verso Bengasi e Tripoli.
Chi glielo dice ora, ai civili libici, che gli interventi di quegli aerei occidentali che, in nome della libertà, volano sulle loro teste, potrebbero produrre qualche "effetto collaterale"? Come si può fare ragione di una morte "amica", portata da una mano "liberatrice"?
Non illudiamoci: per quanto Gheddafi possa essere un uomo spregevole, un pazzo senza scrupoli, un oppressore ormai palesemente nemico del suo popolo, anche questa non è una guerra giusta.
Non esiste una guerra giusta.
E non è meno sbagliata, una guerra, se ci si impegna ad essere tanto forti ed "efficaci" da farla finire presto.
E non è meno sbagliata, una guerra, se in palio ci sono pure tanti pozzi di petrolio.
Anche questa guerra è frutto del fallimento della politica e della ragione.
La Russia, che nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU si è astenuta dalla votazione sull'intervento militare in Libia, stasera ha bollato come "affrettate" le decisioni della comunità internazionale.
Ma la non partecipazione della Russia e della Germania non sono meno colpevoli, perchè interessate.
Probabilmente la maggiore fetta di responsabilità, in questa vicenda, è da attribuire proprio al Governo italiano che, in pochi mesi, è passato dal baciamano (di Berlusconi a Gheddafi) all'elmetto.
Se l'Italia si fosse "lasciata andare" un po' meno, soprattutto negli ultimi anni, forse oggi avrebbe potuto svolgere un ruolo diverso, addirittura decisivo, per evitare la strage di innocenti che, in Libia, già si è consumata nelle ultime settimane e, prevedibilmente, continuerà a consumarsi nelle prossime ore.
Il senso della misura, spesso, aiuta a non perdere la ragione. E a non doverne, poi, pagare le inevitabili conseguenze.

martedì 15 marzo 2011

Italiani del Sud

La ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia è anche occasione per ricordare i vinti, ovvero coloro che non furono con “i piemontesi”. Ed oggi, quando ormai l’unità è valore acclarato - nella consapevolezza che una grande Patria sappia restituire verità alla sua Storia e che non abbia bisogno dell’onta su alcuni suoi figli per farne grandi altri (perché, peraltro, questi ultimi, grandi lo furono senza necessità di confronto) - merita almeno un approfondimento la vicenda che accomunò quegli uomini del Sud che diedero vita al fenomeno del Brigantaggio.

Di loro si sono occupati in tanti, da Antonio Gramsci a Benedetto Croce, da Alessandro Dumas a Leonardo Sciascia e Raffaele Nigro.

Ora però noi italiani meridionali abbiamo il dovere di offrire ai briganti un tributo di memoria popolare diffusa.

Certo, il brigantaggio è stato fenomeno complesso.

Fu guerra civile, quella combattuta, anche nelle nostre contrade, nel primo decennio dopo l’unità d’Italia?

Molti storici sostengono che il brigantaggio nacque anche da un moto di disperazione, come protesta della miseria contro antiche e nuove ingiustizie.

Mack Smith, ricordando quanto riportato dai meridionalisti, sottolinea che agli occhi dei contadini il brigante diventava un simbolo delle loro aspirazioni frustrate, il vendicatore dei torti da loro subiti: egli era non più l’assassino, il ladro, l’uomo del saccheggio e della rapina ma piuttosto colui che aveva forza sufficiente per ottenere per sé e per gli altri quella giustizia che la legge non riusciva a dare.

La fine del regno delle Due Sicilie aveva rappresentato pure quella della elementare economia di sussistenza, che consentiva anche ai più diseredati di sopravvivere: i poveri si erano ritrovati ancora più poveri con i liberatori che avevano cominciato con l’imporre tasse e servizio militare obbligatorio.

Queste novità si intrecciavano con vecchi motivi di scontento a cominciare dalla questione demaniale (risolta solo diversi decenni più tardi, agli albori della Repubblica) e dall’aspirazione alla terra sempre promessa, mentre una parte notevole della nobiltà (anche gli stessi Borboni) e della borghesia, ambiguamente, assicurava appoggio ed alimentava vane illusioni.

Ecco, allora, qui di seguito, un piccolo contributo: un brano tratto da “Brigantaggio tramontato”, un libro di Abele De Blasio pubblicato a Napoli nel 1908 e ristampato da Capone editore nel 2001 (“Storie di briganti”) con la presentazione di Gianni Custodero.

Il passo che propongo narra della cattura del brigante Carmine Crocco, tradito da un suo uomo, Giuseppe Caruso, tipico esempio di “pentito” premiato poi con la nomina a brigadiere delle guardie forestali.

Giuseppe Caruso, per le sue buone qualità brigantesche, ben presto si attirò la simpatia del suo capo Carmine Donatelli Crocco, che lo elevò al grado di sottocapo; ma un bel giorno Zi-Beppe, così era chiamato il Caruso, in luogo di eseguire gli ordini di Crocco, si staccò dalla comitiva e andò a costituirsi al generale Fontana, che trovavasi in Rionero.

Per i suoi precedenti la giustizia di Potenza regalava al Caruso sette anni di lavori forzati.

Mentre si trovava in carcere, per ottenere la libertà, si offerse di voler fare la spia alla banda Crocco.

Questo suo desiderio lo fece esprimere al Pallavicini, il quale, a sua volta, fece venire innanzi a sé l’ex bandito per prendere gli opportuni accordi.

Zi-Beppe così disse al generale:

«La banda Crocco continua a desolare colle sue gesta i paesi del circondario, e non sarà facile poterla distruggere; poiché il capo è assai destro e scaltro, e, quello che più vale, conoscitore dei più minuti nascondigli di queste numerose boscaglie. Io, che fui già colla banda Crocco, ed ebbi ad abbandonarla per grave contesa, corsi ora, nel carcere, pericolo di morte per opera della stessa sua mano, onde voglio vendicarmi di questo infame attentato. Domando a Lei, quale capo delle truppe della zona, di venire utilizzato alla caccia dei briganti.

Libero di me, io vorrei non dico esser soldato ma mettermi a guida delle truppe per dirigerle nelle guerriglie contro i briganti, avere talvolta a mia disposizione pochi e valorosi soldati per scovare il Crocco e i suoi compagni nei loro ricettacoli, negli antri più nascosti delle selve e con una persecuzione costante, spietata ucciderli ad uno ad uno o costringerli ad una resa forzata».

[…]

Un giorno, a mezzo di denaro, seppe il Caruso da una spia di Crocco, creduta da costui incorruttibile, che il famoso brigante si trovava nel Castello di Lagopesole in attesa del risultato di un tentato riscatto verso un signore di Pietragalla.

Coll’autorizzazione del generale Pallavicini, il Castello fu circondato e i briganti, che si trovavano a bivacco, furono attaccati alla baionetta.

Dei briganti alcuni fuggirono verso il Bradano, dove andarono a finire nelle mani dei soldati, altri, che cercarono salire il torrente Salice, furono pure presi, e parecchi altri furono uccisi.

Crocco, per una grotta, si salvò.

[…]

Il Crocco, non trovando più pace per le continue persecuzioni, cercò imitare le spagnuolo Borjés col penetrare negli Stati pontifici e dopo disastrose marce riuscì a giungere salvo in Roma senonchè la fama sua di brigante feroce e brutale era nota alla Curia Romana, per cui Pio IX ebbe timore che il Crocco continuasse nel territorio papale le sue gesta brigantesche e credette utile chiuderlo in carcere.

domenica 13 marzo 2011

Rete sociale

Molte persone a me vicine continuano a sollecitarmi la presenza su un social network. Mi invitano ad osservare che un blog possa risultare troppo statico, come strumento, e pertanto un po’ refrattario a mettere in circolo la comunicazione. Non so. Probabilmente è così. Devo pensarci bene; devo informarmi meglio. Certo è che il concetto mi intriga. Ma confesso che, pur avendo avuto ben presto l’opportunità di possedere un computer (era un Commodore Vic20 regalatomi dalla nonna a Natale del 1984), sono arrivato sempre in ritardo a comprenderne appieno le potenzialità. Insomma, prima o poi ci sarà anche per me il “grande salto”. Non so se l’approdo sarà Facebook, o Twitter, o altro. Per il momento, comunque, lo ammetto (anche se qualcuno aveva dei dubbi): non ho (e non ho mai avuto)… un profilo.

domenica 6 marzo 2011

7 marzo 1991

Venti anni fa lo sbarco a Brindisi di migliaia di persone disperate, provenienti dall'Albania, alla ricerca di un futuro.
Tanti di noi hanno da raccontare una storia, tratta dal loro vissuto, su quei giorni.
Brindisi e la sua Provincia si scoprirono frontiera della speranza e, allo stesso tempo, terra dell'accoglienza.
Laddove lo Stato si mostrò impreparato, le Famiglie, le Parrocchie, le Associazioni seppero fare la differenza; con trasporto, con naturalezza. Forse anche riconoscendosi in quell'esperienza di esodo, di emigrazione di massa.
Oggi tante di quelle persone appartengono a pieno titolo alla nostra comunità e contribuiscono ad arricchirla con la loro originalità, con la loro laboriosità... con la loro essenza, al pari di ciascuno di noi.
Nella ricorrenza dei 150 anni dell'unità d'Italia giova ricordare anche questo anniversario, quale contributo alla nostra consapevoleza di Popolo, come viatico nel percorso per il riconoscimento effettivo della libera cittadinanza di tutti gli uomini.

lunedì 28 febbraio 2011

Avanti la Società Civile!

L’Associazione “L’isola che non c’è” promuove una petizione popolare per manifestare il dissenso verso la scelta dell’Amministrazione Comunale di approvare un piano di lottizzazione in una delle zone di completamento (Smargiasso) previste dall’ormai datato piano di fabbricazione. In sostanza si esprime l’esigenza, per la Città di Latiano, di dotarsi di uno strumento di regolamentazione, che disciplini gli interventi edilizi possibili e pianifichi lo sviluppo urbanistico per i prossimi decenni, prima di porre in essere nuovi interventi di lottizzazione.

Osservo con attenzione e rispetto tale iniziativa, che giunge peraltro in un momento appropriato, ovvero nell’ambito temporale destinato, dalla normativa vigente, alla presentazione di eventuali osservazioni in ordine al provvedimento autorizzatorio recentemente approvato dalla maggioranza che sostiene la Giunta – De Giorgi.

Il gruppo Udc si è astenuto dal partecipare alla seduta del Consiglio Comunale nel corso della quale è stata approvata la lottizzazione – Smargiasso, sospendendo ogni valutazione nel merito del provvedimento ed intendendo, piuttosto, esprimere il più profondo dissenso verso una condotta che - sull’altare del decisionismo e di uno sbandierato efficientismo - finisce puntualmente per sacrificare ogni forma di dialogo, di ascolto, di coinvolgimento propositivo della Comunità amministrata.

Qualcuno ha tacciato di ambiguità questa nostra presa di posizione, poiché non si è voluto esprimere un chiaro “si” o “no” sulla lottizzazione in zona Smargiasso. Tuttavia noi riteniamo che in tale circostanza - in cui si conferma il comportamento già assunto in passato dall’Amministrazione Comunale (vedere, ad esempio, l’approvazione della variante urbanistica per l’area ex biblioteca comunale), più che esprimersi sugli argomenti forzosamente annotati nell’agenda del Sindaco (non comprendendo ancora l’orizzonte strategico verso cui tende quella stessa agenda politica) - divenga urgente ed improcrastinabile segnare un punto e rivendicare un dialogo, improntato a regole rispettose di tutte le parti, nell’interesse della Città.

Quella dell’Udc è stata una iniziativa che può anche risultare di difficile comprensione per gli osservatori ma che trova ampia legittimazione al cospetto dell’arrogante azione realizzata da chi confonde un mandato popolare con l’investitura a disporre del destino della Città “inaudita altera parte”. Ignorando, peraltro, anche un confronto istituzionale attraverso i preposti organismi di partecipazione.

Dunque l’Amministrazione Comunale sappia che, finché continuerà ad eludere le regole di un corretto, includente, ampio e necessario dibattito politico su temi di rilevante interesse strategico per la Comunità latianese, non troverà nell’Udc un interlocutore interessato al confronto tematico: un’agenda politica gestita male finisce, insomma, per delegittimarsi!

In questo contesto si colloca, opportunamente, l’intervento de “L’isola che non c’è”, a cui probabilmente non mancheranno di aggiungersi altre Associazioni e Movimenti attraverso le forme che riterranno più opportune.

E’ dunque il momento in cui la Società Civile deve fare la sua parte.

E la politica, quella della sede istituzionalmente deputata in ambito locale; la politica che non ha saputo, o voluto, ascoltare prima… ora deve stare a guardare.

Per comprendere. Per crescere. Per migliorarsi. Per meritare, almeno un po’ di più, la Comunità di cui è espressione e sintesi.

Ciò, è ovvio, vale anche per me.

martedì 22 febbraio 2011

La Storia si riconcilia con i Popoli

Non si sa quale possa essere il destino delle rivolte che stanno investendo il mondo arabo. Certo che fa riflettere il credito fino a ieri riservato da alcuni Governi occidentali (…) ai vari raìs che opprimevano, opprimono, o torneranno ad opprimere, i loro rispettivi Popoli.
Oggi l’Occidente è preoccupato dai risvolti economici di queste rivolte che, in taluni casi (come in Libia), possono sfociare in vere e proprie guerre civili. E preoccupa l’ondata di profughi, dai più diversi trascorsi e dalle più diverse provenienze, che potrebbe riversarsi, più copiosa che mai, sulle coste occidentali (che sono poi quelle europee, che sono poi proprio le nostre).
Ciò che però attira maggiormente la mia attenzione è la sensazione diffusa - tra noi che assistiamo ancora una volta ad una guerra, ad una rivolta, ad una lotta per la libertà, comodamente seduti in poltrona - che si sia capovolta l’immagine che avevamo del mondo arabo: il manifestante del Cairo, di Tunisi e di Bengasi ha sostituito lo stereotipo del terrorista fanatico. Nei loro messaggi, soprattutto, i giovani tunisini, egiziani, yemeniti, marocchini e libici rivendicano, anche a costo della vita, diritti e libertà. Queste Persone non sono più disponibili a farsi rappresentare dalle stravaganti ed obsolete immagini dei loro dittatori.
Tutto ciò ricorda un po’ l’esperienza dell’antifiascismo italiano negli anni ’40. La Storia presenta oggi un quadro di civiltà sempre meno divise, di idee che corrono troppo più velocemente di chiunque, anche in Occidente, nutra ancora la presunzione di frenarle, di intrupparle. Questi giovani parlano ai nostri giovani e comunicano la consapevolezza nuova di una generazione non più assoggettabile ai guardiani del Popolo di turno. E’ il 2011! E qualcuno, anche tra i nostri confini, non se n’era ancora accorto.

domenica 20 febbraio 2011

Il pensiero lungo

Qual è il pensiero lungo? Me lo chiedo, sin da quando ho deciso di cimentarmi in politica, cioè da quando ho voluto propormi perchè le mie idee, la mia storia, la mia esperienza, il mio modo di essere non rimanessero più solo mio piccolo patrimonio personale ma partecipassero alla realizzazione di un disegno comune. Insomma, sin da quando ho voluto che la mia soggettività si disponesse, più di prima, per la collettività, accettando il giudizio, il confronto, la verifica... rinunciando alla tentazione di autosufficienza che è poi solo un miraggio nel deserto della solitudine.
Mi suggestiona, il pensiero lungo.
E mentre mi affascina, come ritrovarmi rispettoso visitatore in un grande tempio, mi richiama alla responsabilità. Quasi a dire: "hai voluto essere tra i protagonisti? Hai voluto mettere in gioco il "particulare"? Ora non puoi sottrarti. Questo è il tuo tempo. Tocca a te, per una scelta tua, libera, che ha sollecitato il consenso popolare e si è fatta, quindi, rappresentanza".
E' l'immediatezza di una soluzione necessaria, per superare l'oggi?
Oppure è l'elaborazione di una soluzione per il domani, però con il rischio di non arrivarci proprio, a domani?
E' frutto di un compromesso, il pensiero lungo?
Può essere la soluzione meno peggio? Quest'ultima, non credo.
Il pensiero lungo mi interroga, mi toglie certezze.
Lo ammetto: mi mette in crisi!
Ma non voglio sottrarmi alla complessità della sfida.
Osservo, del resto, il poco, il nulla, gli errori prodotti dalle tante certezze del passato...: una società in ginocchio e disincantata, che però non ha ancora definitivamente perso la determinazione a rialzarsi.
Allora, io che, come tanti, pensavo di avere in tasca ogni "segreto per il successo", mi ritrovo a poter condividere, sul tavolo della definizione di un, necessario, pensiero lungo, i miei dubbi. Attenzione, però: non "i" dubbi ma "i miei" dubbi... quelli che nascono dal mio vissuto e che propongo a modo mio.
Ho, ora, la certezza del dubbio; ho appreso la rispettosità del dubbio. La consapevolezza che il pensiero lungo difficilmente possa nascere dalla solitudine, dalla sordità, dalla miopia. Reputo, peraltro, nemico del pensiero lungo il circoscrivere il dibattito politico alla sola sede rappresentativa poichè ho compreso che, talvolta, la Politica possa trovare più spazio presso altre sedi: i Partiti, i Movimenti, le Associazioni, i luoghi di lavoro, internet... laddove c'è chi si spende, elabora, a prescindere dal ruolo ricoperto.
Ecco che il confronto, la verifica, l'analisi ed il giudizio altrui diventano valore.
Così il dubbio diventa contributo per la definizione di un pensiero. Anche di un pensiero lungo, se l'elaborazione è ampia, comune, aperta, includente.
In tal modo si perde tempo, forse, nell'oggi. Ma si pensa a ciò che vogliamo possa essere, quando non saremo più noi.
E così l'esercizio della responsabilità, nell'ambito delle prerogative democraticamente assegnate, non si fa più onere ma grande opportunità di servizio, oltre i confini della contemporaneità.
E così l'esercizio della responsabilità si fa anche, giova ammetterlo, palestra di vita.

giovedì 17 febbraio 2011

Non partecipare. Per la partecipazione.

Ho diffuso stamattina il seguente comunicato, a firma mia e degli altri componenti il gruppo consiliare comunale dell'UDC - Claudio Ruggiero e Mauro Vitale - per comunicare la nostra decisione di non partecipare, in segno di protesta, alla seduta del Consiglio Comunale che si svolgerà domani, nel corso della quale la maggioranza approverà il piano di lottizzazione in contrada "Smargiasso".

L’Amministrazione Comunale continua a promuovere l’adozione, in Consiglio, di importanti provvedimenti destinati ad incidere sul futuro assetto del territorio latianese.

Dopo aver approvato, a maggioranza, nello scorso mese di luglio, una variante urbanistica relativa all’area ex biblioteca comunale, nella prossima seduta della pubblica assise cittadina, convocata per domani, venerdì 18 febbraio 2011, si proporrà l’approvazione di un piano di lottizzazione in contrada “Smargiasso”.

La convocazione del Consiglio Comunale è avvenuta prima ancora che, sul merito, si pronunciasse la competente Commissione Consiliare, riunitasi solo ieri sera.

Sull’argomento, peraltro, i diversi gruppi politici (anche quelli non rappresentati in Consiglio Comunale) e movimenti civici ipotizzano criteri di approccio differenti: basti pensare che c’è chi condivide il ricorso alle lottizzazioni nelle zone di completamento previste dall’ormai datato piano di fabbricazione, tuttora vigente, ma propone l’applicazione degli indici volumetrici in maniera uniforme su ciascuna di tali zone. Altri affermano la necessità di procedere all’approvazione del PUG – Piano Urbanistico Generale, dotandosi dunque di uno strumento di pianificazione e di regolamentazione prima di porre in essere nuovi interventi di lottizzazione. Altri ancora considererebbero opportuno favorire una fase di ampio ripensamento del destino urbanistico della Città, attraverso la ripresa di un dibattito sul Piano Regolatore Generale.

Di fronte a tanto legittimo interesse dei cittadini sul futuro del loro territorio, ancora una volta l’Amministrazione Comunale evidenzia la volontà di incidere significativamente, in materia urbanistica, senza un adeguato coinvolgimento attivo, propositivo, sia delle forze politiche di opposizione, sia della società civile che peraltro, su temi sensibili e di rilevanza strategica, avrebbe titolo ad interloquire anche nelle sedi istituzionali attraverso i preposti organismi di partecipazione.

Non si comprendono dunque le ragioni politiche del perpetrarsi di un modo arrogante di amministrare la Cosa Pubblica, ostinatamente sordo ai richiami al dialogo e puntualmente determinato ad assumere, in solitudine, provvedimenti per i quali il buon senso consiglierebbe preventive, ed ampie, sessioni consultive.

Al fine di stigmatizzare la forte contrarietà ad un comportamento che non garantisce l’individuazione di soluzioni improntate ad un futuro lungo e sempre più dignitoso per la comunità latianese, il gruppo consiliare comunale dell’Udc - nel sospendere ogni valutazione in ordine ai contenuti del provvedimento di lottizzazione in contrada “Smargiasso” - annuncia la propria decisione di non partecipare, in segno di protesta, alla prossima seduta del Consiglio Comunale.

venerdì 4 febbraio 2011

Azienda Speciale: la proposta dell'UDC

E' stato depositato stamane, presso il Comune, il seguente ordine del giorno proposto da me e dai Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero e Mauro Vitale:

In ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento Comunale e dal Decreto Legislativo n. 267/2000, al fine di esercitare facoltà e prerogative proprie e consone allo status di Consiglieri Comunali, si chiede l’inserimento e la calendarizzazione, nei termini regolamentari, del seguente

ORDINE DEL GIORNO:

Nel prendere atto della formalizzazione delle dimissioni dell’on. Antonio Gaglione dal Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale “Pio Istituto Caterina Scazzeri” e nel rilevare il richiamo mosso dallo stesso on. Gaglione in ordine al determinarsi di condizioni per una gestione condivisa, tra maggioranza ed opposizione, di detta Azienda Speciale, altresì allo scopo di definire il fin qui insoluto contraddittorio di carattere economico – giuridico sollevato da siffatta iniziativa, si delibera di revocare l’atto costitutivo della medesima Azienda, approvato a maggioranza dal Consiglio Comunale nella seduta del 22 novembre 2010.

Si impegna l’Amministrazione Comunale, in ossequio della volontà politica già espressa da ampia parte del Consiglio Comunale, a predisporre - nel rispetto della normativa vigente e previo esame delle competenti Commissioni Consiliari - proposta di costituzione di una Azienda Speciale che abbia propria ed autonoma capacità finanziaria e patrimoniale.

Si impegna inoltre l’Amministrazione Comunale a prevedere, nell’atto costitutivo dell’Azienda, al vertice della stessa, in vece del Consiglio di Amministrazione, un Amministratore Unico da individuare attraverso procedura di evidenza pubblica per titoli e colloquio.

martedì 1 febbraio 2011

Nervosismo?

Osservo che, anche nel web, il mio precedente post ha prodotto reazioni rabbiose. …Sarà forse che “il mattone” abbia già dato alla testa? Comunque (per rimanere in tema cinematografico): è tutto come da copione!

sabato 29 gennaio 2011

Qualunquemente, l'orgoglio Paesano!

(Anche per questo post ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Avviso ai “naviganti”: questo post è a carattere goliardico e, pertanto, agli animi più sensibili si consiglia di mandarlo giù… e di riderci sopra).

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Ma che vuole questa Assessora? Lei sta alla Regione. Noi stiamo qua!”. Mi è tornata alla mente un’altra scena del film, a mio parere anch’essa molto significativa.

Siamo al centro di una riunione dei capigruppo in Consiglio Comunale, si parla di un intervento di lottizzazione che l’Amministrazione intenderebbe realizzare, come al solito, “a cento all’ora” e dall’opposizione si eccepisce che, invece, sarebbe meglio rifletterci con calma.

Che occorre considerare le ragioni di chi - essendo favorevole alla lottizzazione delle zone di completamento previste dal piano di fabbricazione - nell’intento di cercare un effettivo rilancio del settore edilizio in ambito locale punta alla applicazione, in maniera omogenea e contestuale, degli indici di fabbricabilità su ognuna di tali zone.

Che, pure, occorre ascoltare le ragioni di chi - favorevole, come l’Amministrazione Comunale, all’adozione di un Piano Urbanistico Generale - non comprende come si possa ricorrere a tale strumento solo dopo aver apportato significative e sostanziali varianti urbanistiche e dopo aver occupato ulteriori parti del territorio ancora non cementificate.

Che, altresì, occorre ascoltare le ragioni di chi crede ancora nella possibilità di dar vita ad un tavolo di partecipazione diffusa, finalizzato alla rilettura del territorio e ad un ripensamento della città attraverso l’adozione di un Piano Regolatore Generale.

I capigruppo dell’opposizione (a dire il vero, a voce bassissima, quasi impercettibile, anche un capogruppo della maggioranza) ricordano che, poche sere prima di quella riunione, tutti insieme avevano applaudito “l’Assessora” Regionale che sensibilizzava alla conservazione del territorio, che sottolineava la tendenza al decremento della popolazione residente sul territrorio cittadino (trend consolidatosi, peraltro, nell’ultimo trentennio) e invitava a riflettere sulle centinaia di abitazioni inutilizzate presenti nel centro urbano, che suggeriva di dotarsi - presto - di un aggiornato strumento di pianificazione dello sviluppo del territorio.

La frase, pronunciata dal Presidente, cala però lapidaria, sulla scena del film, e, nonostante l’opposizione continui a protestare, annuncia che ormai ogni decisione è presa.

La scena si sposta poi sull’ampio marciapiedi di una delle vie principali della città. Alcuni sostenitori del Sindaco spiegano che, se non si fa così, si va tutti a casa: è, peraltro, questo, segno dei tempi in cui è ambientato il film quando, al Governo nazionale, c’è un Ministro “Paesano”, anzi no “Padano”, che, se non si realizza ciò che chiede il suo Partito politico, minaccia il ritorno alle elezioni.

… “I have no dream”.

venerdì 28 gennaio 2011

Il Presidente Napolitano nella Giornata della Memoria

Dal sito della Presidenza della Repubblica Italiana riporto, qui di seguito, stralci dell’intervento di ieri del Capo dello Stato.
"Dobbiamo sapere che il primo seme avvelenato, il primo germe distruttivo fu ed è quello dell'intolleranza, del nazionalismo e del populismo che si traducono in demonizzazione e odio del diverso e dello straniero". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso celebrativo del Giorno della Memoria al Quirinale. "E allora - ha proseguito il Capo dello Stato - attenzione, vigilanza e pronte reazioni dovunque quel germe si manifesti e in qualsiasi forma, anche in Paesi che si sono dati dichiarazioni di principi e Costituzioni democratiche. I principi debbono farsi vivere, debbono sempre richiamarsi perché siano pienamente rispettati". Il Presidente Napolitano si è quindi rivolto agli studenti che si sono impegnati a far vivere la memoria con ricerche, componimenti, seminari, viaggi della memoria e sempre nuovi progetti. "E' in voi, è nelle vostre generazioni - ha detto - che noi riponiamo la nostra fiducia in un futuro libero dagli spettri e dalle insidie del razzismo, dell'antisemitismo, dell'intolleranza. E al di là di quello che voi rappresentate per l'Italia, e tanti come voi rappresentano per altri paesi d'Europa e non soltanto d'Europa, il nostro auspicio è che anche in terra d'Israele e in quella tormentata regione possa finalmente costruirsi un avvenire di convivenza pacifica e serena, senza pregiudizi e contrapposizioni fatali". Il Capo dello Stato ha inoltre ricordato che "il 150° anniversario dell'Unità d'Italia è un'occasione preziosa, da non perdere, per richiamare alla nostra memoria, all'attenzione delle giovani generazioni e alla coscienza collettiva della nazione, quel 'da dove veniamo' che è premessa di ogni slancio verso il futuro di una società ricca di storia". Il Presidente Napolitano si è anche soffermato sull'importanza del riaccendere nelle scuole "i riflettori sulle aberranti leggi del 1938: che se ne sia fatto un tema di severa rievocazione e denuncia, specie tra i giovani e nelle scuole", dello studio e l'approfondimento "della mostruosa vicenda della Shoah, delle premesse e delle componenti di un aberrante iter ideologico e politico che approdò a quello spaventoso esito di sterminio di inermi innocenti", perché "conta sapere e ricordare non solo cosa accadde ma come ci si arrivò". Il Presidente nel corso del suo intervento ha ricordato Tullia Zevi, "la sua personalità, la sua storia, il suo impegno" rendendo così ancora "omaggio alla cara grande amica che abbiamo perduto e che non dimenticheremo".

giovedì 20 gennaio 2011

Qualunquemente

(Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Avviso ai “naviganti”: questo post è a carattere goliardico e, pertanto, agli animi più sensibili si consiglia di mandarlo giù… e di riderci sopra).

Ho visto un film; di quelli apparentemente senza senso ma che in fondo nascondono un messaggio foriero di tristi riflessioni.
C’era una volta un’Amministrazione Comunale, tra le più giovani d’Italia, sostenuta da una maggioranza numericamente solida, anch’essa composta in gran parte da persone alla loro prima esperienza politica. Subito dopo il suo insediamento, l’Amministrazione si era dotata di uno staff di esperti composto da tre persone, due delle quali ex sindaci della cosiddetta “Prima Repubblica”. A capo di tutto c’era un altro ex sindaco della “Prima Repubblica”, socialdemocratico e poi socialista, che all’unanimità era stato eletto Presidente del Consiglio Comunale: dunque un uomo di garanzia, dietro la cui porta sostavano ogni giorno decine di cittadini che, evidentemente, trovavano in lui risposte più soddisfacenti di quelle che riuscivano ad avere dagli Assessori e dal Sindaco. Si, il Sindaco… era anche lui alla sua prima esperienza politica ma aveva dato prova di saperci fare, di saper gestire il gruppo e le diverse ambizioni di ciascuno, di sapersi collocare puntualmente al centro di “pulsioni” divergenti, di saper condurre il gioco delle parti - nella sua maggioranza - al momento dell’assunzione delle scelte più impopolari e discutibili, di saper galvanizzare il “coro dei supporters” (i soliti due-tre consiglieri di maggioranza più giovani, più appassionati, ma anche più assenti nelle “riunioni che contano”), di saper lanciare segnali di attenzione ai più diversi ambiti della comunità locale senza però mai realizzare un percorso politico caratterizzante in un senso o nell’altro. L’inesperto Sindaco (!) era addirittura riuscito ad aprire canali di dialogo e linee di credito politico con più di un Partito, in ambito provinciale, ed a rimanere indipendente da tutti.
Tali personaggi si erano dati subito un gran da fare, sotto la sapiente regia dei “vecchi saggi”.
Si era annunciato in campagna elettorale di voler approvare, in via prioritaria, un Piano Urbanistico Generale che regolasse lo sviluppo del territorio e disciplinasse l’attività edilizia ma, prima di fare ciò, si era ritenuto opportuno adottare qualche variante urbanistica (vedi il cambio di destinazione dell’area ex biblioteca comunale) e realizzare qualche lottizzazione con il nobile intento di rilanciare il comparto edilizio locale (si vedrà, in seguito, quanti tecnici e quante imprese saranno effettivamente impegnate nei lavori). Dunque “si” alle regole, finalmente, …ma solo dopo avere messo a posto vecchie pendenze: una pianificazione residuale, insomma, come residuali saranno a quel punto le volumetrie disponibili.
Si era poi costituita una “azienda speciale” (e l’aggettivo diverrà probabilmente determinante nelle edizioni successive del film) e si erano nominati, nel Consiglio di Amministrazione di tale azienda, il fratello di un consigliere comunale di maggioranza ed il fratello di una dirigente regionale di uno dei Partiti della maggioranza (ma quest’ultima, sia pure ex assessore provinciale e copiosamente suffragata alle elezioni regionali svoltesi contestualmente alla elezione del Sindaco, risultava estranea ad ogni coinvolgimento nella “selezione”; anzi, addirittura era sembrato - nonostante i tentativi del suo Partito tesi ad evitare la diffusione di ogni polemica interna - che la stessa non condividesse buona parte dell’operato dell’Amministrazione Comunale). Per costituire questa azienda, di fatto, ci si era quasi del tutto preclusa la possibilità di bandire qualsiasi concorso presso il Comune, fino alla fine del mandato del Sindaco il quale, pure, aveva più volte manifestato la sua determinazione ad arricchire di nuove professionalità l’organico dell’Ente.
A poco più di un semestre dall’insediamento della Giunta, si era addirittura avviata la progettazione di una nuova zona PIP - inspiegabilmente ben distante da quella preesistente - su un’area che la stampa aveva rilevato essere di interesse archeologico: questo è stato il trionfo della fiction… un’opera d’arte cinematografica, di cui per il momento ho raccontato solo la trama più essenziale, che certo non mancherà di avere un seguito!

mercoledì 22 dicembre 2010

Un… sacco di auguri (anche con un pizzico di ironia)… a tutti

Auguro buone feste e buon anno 2011 ai visitatori del mio blog, che continuano ad onorarmi della loro attenzione anche nei periodi in cui decido di non comunicare attraverso questo canale.
Auguri anche ai miei più prossimi “compagni di strada” in politica: i consiglieri comunali Claudio Ruggiero e Mauro Vitale. Claudio ha avuto il coraggio di condurre alle elezioni la precedente esperienza di governo della Città in un clima comprensibilmente complesso, soprattutto sotto l’aspetto emotivo; ha svolto le funzioni di Sindaco con discrezione e determinazione, guidando una squadra che non era la sua e della quale, fino al giorno prima della tragedia che coinvolse Graziano Zizzi, era stato solo uno dei componenti (seppure “primus inter pares”); lui aveva maturato una idea di Latiano da realizzare nei prossimi anni; credo che avrebbe potuto essere un ottimo Sindaco, e per tutti un interlocutore autonomo ed autorevole; è andata diversamente, almeno per questa volta. Mauro Vitale è stato, a mio parere, il miglior Assessore ai Servizi Sociali di Latiano nella cosiddetta “Seconda Repubblica”; ha avuto poco tempo per realizzare i progetti in cui credeva; prima o poi anche lui avrà modo di riprendere il percorso interrotto.
Auguri, poi, a tutto il mio Partito, l’Udc, che a Latiano è riferimento di molti e che, senza vantare nei suoi ranghi alcun esponente di “alte” Istituzioni, continua a far sentire la propria voce, libera e forte.
Auguri al Sindaco Antonio De Giorgi, che purtroppo appare ultimamente nervoso e che, a mio modesto avviso, nonostante una maggioranza a suo sostegno numericamente sempre più forte, comincia forse a sentirsi un po’ solo, o forse un po’ isolato; forse dovrebbe cominciare a riflettere sulla necessità di dare più forza e più autonomia alla “sua” squadra di Assessori; forse dovrebbe prediligere maggiormente l’ascolto dei suoi Consiglieri; forse dovrebbe realizzare pienamente la straordinaria opportunità di servizio, per la crescita della comunità latianese, offertagli dall’elettorato; e, dunque, potrebbe decidersi a dare prospettiva politica alla sua azione amministrativa ed a dialogare con chi è più in sintonia con la sua cultura generazionale. Ma credo che il Sindaco De Giorgi abbia le idee sin troppo chiare su chi debbano essere i suoi interlocutori. E allora… così sia.
Auguri al “Gabinetto” del Sindaco: ai tre consulenti incaricati di affiancare il nostro primo cittadino sin dal suo insediamento. Auguri, in particolare, al rag. Giovanni Papadia, che non sarà un gran simpaticone (ognuno, del resto, ha il suo carattere) ma, certo, per curriculum e competenze specifiche, rimane l’unico del “Gabinetto” a poter vantare un profilo da “valore aggiunto”, in grado cioè di apportare un contributo determinante integrandosi con le risorse interne di cui già dispone l’Ente, e valorizzandole. Auguri a Tonino Papadia che, con il bagaglio esperienziale di cui dispone, più che il consulente del Sindaco potrebbe essere un avveduto Assessore alla Cultura. Ma il Sindaco, è evidente, anche in tal senso ha fatto la sua scelta; credo.
Auguri a Franco Giuliano, grande innamorato di Latiano; credo che per apprezzare pienamente Franco bisogna comprenderne le passioni e valorizzarne l’irrefrenabile dinamismo. Penso a cosa diverrebbe la nostra Città dopo 5 anni di “cura – Giuliano” alla guida di un qualsiasi Assessorato: credo che, in quel settore, non perderemmo più alcuna opportunità di sviluppo. Intanto Franco Giuliano rimane un professionista capace che, già sotto il profilo professionale, la nostra Città dovrebbe imparare ad “utilizzare” meglio.
Auguri a Salvatore De Punzio - lui si, grande simpaticone - che vive la sua più rigogliosa stagione politica e che, di fatto, è guida della maggioranza consiliare; per lui credo sia giunto il tempo di comprendere che, al giorno d’oggi, per fare politica occorre dialogare apertamente, senza “scudi”, in coerenza con i ruoli e compiti assegnati dall’elettorato, consentendo a tutti i cittadini di comprendere le ragioni che determinano le scelte dei loro rappresentanti. Si chiama sempre “politica”, ma è quella del terzo millennio. E si chiama, anche nel terzo millennio, “rispetto”.
Auguri al Senatore Pino Caforio, a cui mi lega affetto sin dall’infanzia; di lui continuo ad apprezzare l’essere per bene e la capacità innata di rispetto per gli altri, anche a costo di pagare talvolta un prezzo di impopolarità.
Auguri all’on. Antonio Gaglione, di cui mi onoro di essere amico; anche lui innamorato di Latiano e ciò credo giustifichi i suoi ripetuti slanci di generosità verso la Città e la sua (finora spesso irriconoscente) classe politica.
Auguri, infine, a tutti i blogger latianesi, che sono riusciti a compensare, in gran parte, il vuoto della piazza (agorà) reale con il dialogo della piazza virtuale come luogo del confronto, come pensatoio attivo, come palestra in cui esercitare progetti per chi sogna un futuro più dignitoso, per tutti e non solo per pochi.

domenica 14 novembre 2010

Adesso c'è "Scenari"

Il 4 novembre 2010, giornata dell'Unità Nazionale, è stata costituita a Brindisi l'Associazione "Scenari", della quale io sono tra i soci fondatori insieme ad un gruppo di cattolici impegnati nel sociale e nel mondo del volontariato, di cui fanno parte Enzo Lezzi (segretario regionale CISL FPS), Giovanni Carbonella (ex segretario generale CISL, ex parlamentare PD), Emanuele Castrignanò (ex segretario generale CISL Brindisi), Corradino De Pascalis (segretario generale CISL Brindisi), Aldo Gemma (segretario territoriale CISL FPS), Enrico Latini (segretario territoriale CISL Sanità), Claudio Parziale, Luciano Bucci, Giovanni Taveri, Fabrizio Lezzi, Pierpaola Marzio, Biagio Lezzi, Pietro De Giorgio, Emiliano Giannoccaro, Nunzio Semeraro, Donato Vergine, Anna Faccini, Aldo Nicola Penta, Valerio Negro, Antonio Pacciolla, Francesco Astro, Lorenzo Mazzotta, Antonio Palmieri.
Questa iniziativa intende rappresentare una risposta alla chiamata - rivolta ai cattolici dal Papa Benedetto XVI - perchè si facciano classe dirigente attiva e propositiva.
Peraltro, la Settimana Sociale organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha avuto luogo a Reggio Calabria nello scorso mese di ottobre, ha posto l'esigenza della formazione di una classe dirigente in grado di rispondere alle crescenti difficoltà che la crisi economico - sociale e morale alimenta ogni giorno.
Lo stesso segretario generale della CISL Raffaele Bonanni - nel corso del Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, sul tema: "Classe dirigente, bene comune, sviluppo. Ripartire dai valori per un nuovo Mezzogiorno" - invitava ad accettare la sfida della responsabilità e della testimonianza.
"Scenari" si adopererà per fornire supporti, studi, momenti di riflessione a quanti intendono impegnarsi, al di là degli schieramenti politici di appartenenza, riscoprendo la politica come servizio e come alta forma di carità.
L'assemblea dei soci fondatori ha eletto Emanuele Castrignanò quale presidente dell'Associazione mentre Enzo Lezzi è il vicepresidente.

martedì 2 novembre 2010

Aderire all’UDC per costruire il Partito della Nazione

Venerdì prossimo, 5 ottobre, alle ore 17.30 presso il salone di rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale (piazza Santa Teresa – Brindisi) si svolgerà un incontro pubblico per l’avvio ufficiale del tesseramento all’UDC – Partito della Nazione. Interverranno: il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, il coordinatore provinciale UDC, sen. Euprepio Curto, il presidente provinciale UDC, Marcello Rollo, il coordinatore regionale UDC, on. Angelo Sanza, il segretario nazionale del Partito, on. Lorenzo Cesa.
Con l’adesione all’UDC si potrà essere protagonisti della costruzione del nuovo Partito della Nazione.
L’adesione andrà formalizzata entro la fine di novembre; gli interessati potranno comunicarmelo anche con una e-mail.
Credo si tratti di una occasione irrinunciabile per iniziare una storia politica moderna, caratterizzata dalla consapevolezza delle reali problematiche che vivono le famiglie italiane e dalla capacità di sintetizzare una proposta politica - rispettosa delle diverse sensibilità, dei diversi bisogni, dei diversi interessi - orientata ad una nuova alba di benessere per tutti.
Credo sia finito il tempo della illusione che una parte politica, in forza di un premio di maggioranza, magari anche ignorando le istanze formulate dall’opposizione, possa determinare i destini della nazione.
Occorre concordia, condivisione della responsabilità, umiltà nell’ascolto, pazienza e metodo nella costruzione.
Il vero “nuovo miracolo italiano” potrà esserci solo all’insegna della solidarietà tra le persone, tra le professioni, tra le generazioni e tra i territori.
“Armonia” ed “integrazione”, a mio modesto parere, potranno essere le parole chiave.
Presupposto di ciò è la presa d’atto che nessuno detenga la “ricetta del successo”.
La “stagione del superomismo”, così come a mio avviso può essere classificata finora, per grandi linee, questa cosiddetta “Seconda Repubblica”:

  • non ha prodotto le riforme sperate (poiché si è avuta l’arroganza di incidere sugli assetti istituzionali a colpi di maggioranza, senza ricercare strenuamente e con dedizione, come invece fecero i Padri Costituenti, ampie convergenze);
  • ha condotto l’Italia ad essere la più lenta, nella ripresa economica, tra le grandi potenze mondiali;
  • ha ripetutamente offerto, a tutti i livelli, l’immagine di un potere scollato dalla realtà e sempre più impegnato a soddisfare le esigenze della sua corte (non sarà stato, peraltro, frutto del caso il “porcellum”, la legge elettorale vigente per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica, che, eliminando le preferenze sui singoli candidati, pone nelle mani di una oligarchia politica la scelta dei nostri legislatori).

Allora occorre cambiare, a cominciare dalla legge elettorale, ed intervenire nell’economia, invertendo la concezione liberista dominante negli ultimi anni, affermando criteri più improntati alla redistribuzione sociale della ricchezza: insomma, a mio avviso, per far ripartire l’economia, è necessario incrementare la capacità di spesa delle famiglie (il vero motore del benessere) e dunque concentrare la spesa statale sui salari e sugli investimenti pubblici.
L’Italia ha infatti bisogno di aprirsi, finalmente, verso il futuro e per questo occorre investire (che non vuol dire, necessariamente, indebitarsi), intervenendo con decisione sulla modernizzazione delle infrastrutture (non solo strade e ferrovie ma anche digitalizzazione e telematica), sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, senza però mai trascurare la garanzia dei servizi socio – sanitari sempre a condizioni di accesso proporzionali ai livelli di reddito.
Il resto verrà da solo: con la ripartenza dei consumi, con la modernizzazione delle infrastrutture, con una formazione delle nuove generazioni che sia rispondente alle sfide della moder
na società cosmopolita, non tarderà a venire il rilancio dell’agricoltura, del turismo, dell’artigianato.
Per reperire le risorse necessarie - oltre che promuovendo, nel mondo, l’immagine di una classe dirigente politica italiana più affidabile (dopo la Seconda Guerra Mondiale, molte nazioni, oltre gli Stati Uniti, non esitarono ad “investire” nel nostro Paese poiché ritennero di poter fare affidamento su una classe dirigente politica, “bianca” o “rossa” che fosse, che, certamente, aveva ben chiaro il senso dello Stato) - si può risparmiare ancora, ma non a scapito delle famiglie: penso alla soppressione delle Province, all’accorpamento di tanti piccolissimi Comuni; non sono favorevole, poi, al moltiplicarsi delle Regioni e per questo in un eventuale “referendum cittadino” sulla “Regione Salento” (che ritengo utile, come ho recentemente affermato in un post di questo blog, in quanto strumento di sensibilizzazione sociale) voterei per un unico “Grande Salento” nella “Regione Puglia”.
Occorre dunque invertire la rotta, e per farlo sarebbe certo più suggestivo proporsi agli elettori come “uomini della provvidenza”, cercando di prevalere sulle altre componenti politiche, provando ad affermarsi come maggioranza autosufficiente: un film già visto, questo; ci abbiamo creduto quasi tutti ed i risultati sono stati purtroppo deludenti.
Io preferisco la franchezza del realismo, l’umiltà della partecipazione piuttosto che i proclami del protagonismo solitario.
Si deve risalire la china, con il contributo di tutti, impegnandosi a ricucire piuttosto che a dividere.
Per questo scelgo di offrire il mio piccolo, personale, contributo alla nascita del Partito della
Nazione.