giovedì 25 ottobre 2012

Latiano, i Sindacati Confederali - CGIL, CISL e UIL - suonano la “sveglia!”

Credo che tra le forze politiche locali sia ormai improcrastinabile una attenta e franca riflessione  - in generale, sul necessario livello qualitativo della interlocuzione istituzionale e, in particolare, sul valore delle relazioni con le Parti Sociali -  tesa a favorire la selezione di una classe dirigente cittadina all’altezza sia della complessità delle problematiche da affrontare (che richiede, nella trasparenza, l’incessante ricerca di ampie concertazioni) e sia degli ambiziosi traguardi che occorre avere l’abilità di conseguire nell’interesse pubblico.
Due recenti documenti  - tra loro ben differenti, anche per portata -  testimoniano l’emergenziale necessità di una presa di coscienza, e di un conseguente intervento, in tal senso: anzitutto le considerazioni descrittive della comunità latianese, riportate dal rappresentante legale dell’Associazione “Mons. Armando Franco” nella richiesta delle aule in comodato per ospitare il proprio Istituto Professionale Paritario (riporto testualmente: “…la presenza accertata nella popolazione latianese di molti soggetti adulti scarsamente secolarizzati o in situazione di stasi socio-culturale, così pure di operai ed operaie, casalinghe e persone anziane ed anche appartenenti a ceti impiegatizzi inferiori, propensi a riprendere gli studi ed a migliorare il proprio livello di cultura…”), alla quale (salvo revoca, solo a seguito della ormai a tutti ben nota determinazione assunta dall’Ufficio Scolastico Regionale) il Sindaco ha ritenuto di aderire senza accennare ufficialmente un disappunto o almeno una puntualizzazione; poi il seguente comunicato stampa  - sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e SPI CGIL, FNP CISL, UILP -  diffuso lo scorso 24 ottobre:      

Il Governo attuale, come quello precedente, primeggia nel rigore e nei tagli a senso unico, senza equità e senza misura, sconvolgendo le vite dei lavoratori e dei pensionati, ma purtroppo anche qualche Ente Locale, trascinato dalle ristrettezze economiche (provocate dai vari tagli ai trasferimenti e dalla spending review) è tentato a traslare lo stesso meccanismo dal centro sul proprio territorio: aumentando indiscriminatamente e inopportunamente anche l'IMU sulla prima abitazione.
E' ciò che è accaduto a Latiano, dove l'Amministrazione ha deliberato un aumento dell'IMU anche per la prima casa, nonostante nell'incontro del 2 ottobre avuto con le Segreterie provinciali della Cgil, della Cisl e della Uil, insieme alle categorie dei pensionati Spi, Fnp e Uilp, le rappresentanze sindacali, unitariamente, si fossero dichiarate contrarie rispetto a tale scelta, perché fra i possessori della prima (e unica) abitazione ci sono tantissimi anziani soli, i pensionati al minimo reddituale, le giovani coppie, le famiglie monoreddito, i precari, i lavoratori in cassa integrazione.
I dirigenti sindacali hanno perciò ribadito l'iniquità e l'ingiustizia di tale scelta, che scarica il peso insostenibile di un "interesse più generale" sulle fragili spalle dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie già in gravi difficoltà economiche. Non si possono sacrificare le già misere condizioni di vita di queste persone sull'altare di un "aggiustamento di bilancio".
Sarebbe stato più utile e opportuno confrontarsi con le parti sociali nel momento della elaborazione e della stesura del bilancio di previsione 2012. Possibilità che è stata considerata da pochi Comuni della Provincia, e che invece poteva servire ad individuare altre soluzioni per la quadratura del bilancio valutando le proposte avanzate dal Sindacato, compreso l'utilizzo delle possibili risorse rivenienti dal "patto antievasione" firmato con l'Agenzia delle Entrate e l'individuazione di altre fonti di finanziamento per gli Enti Locali.
Le Organizzazioni Sindacali non possono accettare l'aumento della tassazione locale, in particolare l'aumento dell'IMU sulla prima abitazione, a fronte oltretutto di una diminuzione dell'offerta dei servizi che renderà ancora più difficile l'esistenza della parte più debole delle nostre comunità.
Il Sindacato chiede invece alle Istituzioni locali e alla politica che si occupino delle condizioni degli anziani, dei disoccupati e cassintegrati, delle giovani coppie. Una condizione difficile e drammatica che è sotto gli occhi di tutti e che non è più possibile ignorare.

domenica 21 ottobre 2012

Occhio all’Ufficio “Transazione”

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, il Presidente dell’assise, Salvatore De Punzio, ha anticipato la volontà (evidentemente, anche in tale circostanza, ha parlato per conto dell’Amministrazione o della maggioranza, o di parti di esse) di attivare un’azione transattiva finalizzata a decongestionare il contenzioso “inutile” che il Comune di Latiano ha tuttora in corso.
Precisamente De Punzio, in riferimento ai debiti fuori bilancio rivenienti da contenzioso pendente, ha affermato: «Ci sarà un’attività amministrativa sulla quale oggi non c’è nessuna decisione. Voglio ricordare a tutti voi che sia lo Stato italiano, sia la Regione Puglia hanno istituito l’Ufficio Transazione perché si è potuto appurare, verificare, che per gli Enti Pubblici  - il Governo, la Regione, i Comuni -  portare avanti contenziosi inutili per anni, alla fine se li perdi rischi di pagare notevolissime somme di interessi. Così come avviene in questi Enti, anche per il Comune di Latiano (magari chiamerà Commissari, Capigruppo, per decidere) verificheremo di transare su molte questioni. Quindi, non appena ci sarà la decisione definitiva, è evidente che in quel momento quel debito risulterà, ed è un chiarimento che faremo anche successivamente con l’Ufficio di Ragioneria. Ad oggi la situazione è questa».
Ebbene, ferma restando la legittimità del ricorso all’istituto giuridico della transazione quale strumento per definire il contenzioso, credo che  - prima che quanto anticipato da De Punzio diventi realtà -  sia utile provocare una più approfondita riflessione. E ciò anche in considerazione delle discussioni che generalmente proseguono l’attività transattiva posta in essere dagli Enti Pubblici, e dagli Enti Locali in modo particolare.
Credo che occorrerà probabilmente ragionare della gestione complessiva del contenzioso  - posto che non è detto che la transazione (soccorre ampia giurisprudenza in ordine alle responsabilità correlate) costituisca sempre la soluzione più conveniente per la Pubblica Amministrazione -  e riflettere, intanto, sul trattamento dei debiti fuori bilancio.

venerdì 19 ottobre 2012

Benvenuti, “Amici per Latiano”!

Si è costituito nei giorni scorsi il movimento “Amici per Latiano”, su iniziativa di un gruppo di persone che finora hanno avuto orientamenti politici tra loro differenti.
Tra gli intenti dei fondatori vi è quello di porre al centro del dibattito le reali problematiche della comunità locale.
Inoltre il movimento “Amici per Latiano” si impegnerà ad organizzare incontri di approfondimento sulle diverse tematiche che hanno ricadute dirette sul vissuto dei latianesi e percorsi di formazione all’impegno sociale e politico.
Si tratta indubbiamente di un segnale di coesione e di impegno comune, che giunge come un tocco di fiducia nell’attuale scenario di crisi della politica (a tutti i livelli).
Di fronte alla tentazione del disimpegno e della chiusura in un “egoismo difensivo”, che (anche comprensibilmente) pervade un numero purtroppo sempre crescente di persone, c’è chi, invece, decide di mettersi in discussione e di offrire un contributo critico e costruttivo nell’interesse comune.
Insomma: la crisi della politica che si combatte con un lavoro, anche complesso, per l’affermazione della… buona politica!
I fondatori del movimento “Amici per Latiano” si sono resi disponibili, anzitutto, a confrontare le loro idee personali ed a ricercare, sulle varie questioni, una prima sintesi comune, funzionale al determinarsi della voce, della posizione ufficiale, del movimento: un esercizio di democrazia, questo, che trova sempre più resistenze nella nostra società ed a cui volentieri, ormai, tende a sottrarsi chi fa politica nelle sedi istituzionali.
Di fronte al trionfo dei “leaderismi”, c’è quindi chi non ha perso di vista la bussola vera della democrazia, ovvero la partecipazione.
Io so che, oltre “Amici per Latiano”, stanno prendendo forma, nella nostra comunità cittadina, anche altri gruppi, tutti espressione di una libera volontà di partecipazione civica, diversi però tra loro per anagrafica, per ambito di interesse, per modalità espressive ed organizzative.
“Amici per Latiano”  - primo movimento a costituirsi in ambito locale in questa fase storica carica di ansie ma anche di forti speranze -  assume pertanto un ruolo di “apripista” nel percorso di riconquista, da parte della società civile, di spazi che la politica non ha più voluto, o saputo, occupare.
Buon lavoro, allora, a questi “Amici” il cui impegno, certamente, non potrà che rendere migliore la nostra Latiano.

Riporto, qui di seguito, i recapiti di posta elettronica di alcuni tra i fondatori del movimento “Amici per Latiano” per favorirne il contatto diretto: vincenzoparabita@libero.it (Enzo Parabita), carmine.somma1963@libero.it (Carmine Somma), mobilirucco@libero.it (Gianni Rucco), latiano.luca@yahoo.it (Luca Rodia), gino.scalera@alice.it (Gino Scalera), clagius@libero.it (Claudio Pagliara).

lunedì 15 ottobre 2012

Il conto della spesa (ovvero: la “stangata” di dicembre)

E’ stato affisso nel corso della giornata di oggi, per le vie di Latiano, il seguente manifesto a firma, oltre che mia, degli altri due componenti del Gruppo Consiliare a cui appartengo: Claudio Ruggiero e Mauro Vitale.

Nella seduta del Consiglio Comunale svoltasi il 12 ottobre scorso, la Giunta – De Giorgi ha approvato le aliquote comunali all’IMU.
Il nostro gruppo ha ritenuto di doversi opporre con fermezza a tale decisione che ha determinato, per le famiglie latianesi, una pressione impositiva tra le più alte della Regione Puglia.
A questo aggravio di tasse e di imposte senza precedenti  - che, per la Città di Latiano, prosegue la scellerata azione di incremento dei tributi locali sistematicamente perpetrata dalla Giunta – De Giorgi (trasporto scolastico, mensa scolastica…) -  purtroppo non corrisponde una maggiore qualità dei servizi pubblici.
A dicembre, dunque, le nostre famiglie pagheranno il conto di una cattiva Amministrazione Comunale, supportata da una maggioranza sempre accondiscendente e, per questo, assolutamente colpevole.

lunedì 8 ottobre 2012

Secondo tempo o tempi supplementari?

L’Amministrazione Comunale latianese ha concesso in comodato per due anni, all’Associazione “Mons. Armando Franco”, otto aule allocate nei plessi 2 e 4 della sede della Scuola Statale “Bartolo Longo”, in viale Fosse Ardeatine.
Tale Associazione andrà ad ospitare, presso i locali del Comune di Latiano, il proprio Istituto Professionale Paritario per i Servizi Turistici – Aziendali e Sociali.
Questa vicenda ha levato un vespaio di polemiche: i genitori dei ragazzi che frequentano la Scuola Primaria hanno attivato una petizione; il gruppo Ecopacifisti  - attraverso il suo rappresentante in Consiglio Comunale, Nino Calcagno -  ha presentato, in merito, una mozione che sarà discussa nella prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina; sono intervenute le Rappresentanze sindacali; i docenti della Scuola Primaria hanno “rivendicato” l’utilità di quei locali per attività progettuali correlate a quelle d’istituto; altre realtà del privato sociale, dell’associazionismo, operanti a Latiano anche in settori diversi da quello della formazione, hanno manifestato delusione per non aver trovato, presso l’Amministrazione Comunale latianese, analoga accoglienza e considerazione di quella riscontrata dall’Associazione “Mons. Armando Franco”. Ovviamente c’è stato chi, in questo tourbillon di polemiche, ha sottolineato il silenzio di buona parte dell’opposizione, la quale comunque, insieme ai Consiglieri Comunali di maggioranza, dovrà necessariamente esprimersi, sulla questione, nella convocazione di venerdì prossimo o, al più tardi, di lunedì 15 ottobre (seconda convocazione, già “prudenzialmente” stabilita dalla Presidenza del Consiglio Comunale per il caso in cui venerdì 12 ottobre non dovesse esserci il numero legale sufficiente a garantire lo svolgimento dei lavori).
La Scuola “Armando Franco”, fino alla conclusione dello scorso anno scolastico, è stata ospitata presso locali del Comune di Mesagne, che ne ha poi richiesto ed ottenuto la disponibilità per un differente uso.
Chi si iscrive a questo Istituto mesagnese, giustamente, paga; personalmente non so quanto paghi; ma è certo che è prevista una retta mensile (chiedere agli allievi iscritti, o agli ex allievi, per avere conferma).
Insomma si tratta di una realtà del privato sociale che da diversi anni offre sul mercato la sua originalità in termini di offerta formativa.
Fin qui tutto bene, a mio modesto avviso, poiché ritengo che il riconoscimento e l’autonomia delle “Scuole private” rappresenti una opportunità di arricchimento del patrimonio di offerta formativa di cui dispone il nostro Paese.
Ciò che però, secondo me, proprio non va bene, in questa storia, è che una Associazione  - che eroga, a pagamento, i suoi servizi e che dunque concorre, sul mercato dell’offerta formativa privata, con altri “competitors” -  debba incontrare il braccio accondiscendente di una Amministrazione Comunale che concede in comodato i propri locali, di fatto determinando una condizione esistenziale più favorevole rispetto a quella di altre realtà private che devono dotarsi, a proprie spese, di locali idonei per svolgere la loro attività.
Allora che si fa: si offrono locali comunali, in comodato, a tutte le scuole private presenti sul territorio? E’ grottesco anche ipotizzarlo!
Sorprende, peraltro, che nella deliberazione con la quale la Giunta Comunale latianese ha concesso il comodato a questa Associazione cattolica mesagnese non si sia evidenziata alcuna concreta utilità per l’Ente Locale!
Io, quindi, sono contrario alla concessione di locali all’Associazione “Mons. Armando Franco” e mi auguro pertanto che l’Amministrazione Comunale ritorni sui suoi passi, considerando anche le ragioni di quanti, in questi giorni, in vari modi hanno voluto levare la loro voce critica su questa decisione improvvisa (si pensi che l’istanza dell’Associazione “Mons. Armando Franco” è stata protocollata presso il Comune di Latiano il 20 settembre 2012 e che la deliberazione della Giunta è datata 24 settembre 2012…), non suffragata da alcun preventivo indirizzo espresso dal Consiglio Comunale.
Credo che la discussione sulla concessione delle aule in comodato all’Associazione “Mons. Armando Franco” possa rappresentare una grande opportunità per tutto il Consiglio Comunale latianese: maggioranza ed opposizione. Spero che non ci si avviti intorno a questioni ideologiche; spero che le diverse ragioni di contrarietà alla decisione assunta dall’Amministrazione Comunale non rappresentino motivi di divisione.
Piuttosto ritengo che, dai banchi della maggioranza, soprattutto, e anche dai banchi dell’opposizione, si debba offrire una prova di maturità e di autonomia e possa levarsi, finalmente, un monito chiaro e forte all’indirizzo di chi (?) determina le decisioni dell’Amministrazione Comunale attualmente in carica. Non si può proseguire con un decisionismo anzitutto sporadico, ma anche avulso dalla contestualizzazione in una ampia visione strategica orientata alla pubblica utilità, ma anche sprezzante del ruolo e della funzione di indirizzo che è propria  - piaccia o no -  del Consiglio Comunale.
Capiamoci: sulla questione – comodato all’Associazione “Mons. Armando Franco”, anche se il Consiglio dovesse bocciare la decisione assunta dal Sindaco e dai suoi Assessori, certo non potrà cadere l’Amministrazione Comunale… ma si tratta comunque di una deliberazione che ha già suscitato ampie contrarietà, che è carica di elementi simbolici, che è temporalmente calata in una fase determinante del percorso politico della Giunta – De Giorgi (ormai proiettata, stando ai “si dice”, verso l’inizio di un “secondo tempo” della sua esperienza). E’ l’occasione giusta, insomma, per ripristinare una correttezza di relazioni, nel rispetto dei ruoli e compiti di ciascuno e nell’interesse esclusivo della comunità latianese.
Dalla condotta che assumeranno i Consiglieri Comunali si capirà davvero chi, in Consiglio Comunale (che stia in maggioranza o all’opposizione), tiene alla libertà del suo pensiero ed alla dignità del suo ruolo e chi, invece, ha ormai delegato ogni prerogativa concessagli dall’elettorato.
Lo dico da Consigliere Comunale di opposizione che, dunque, certamente, non entrerà a far parte di questa Giunta Comunale anche dopo il pluriannunciato “turnover” (e mi rivolgo, soprattutto, ai “colleghi” della maggioranza): uno scossone, in questa fase, improntato ad una sana “correzione fraterna”, non potrà che rendere più “tonica”, e soprattutto più consapevole, l’azione futura dell’Amministrazione. E inoltre contribuirebbe a restituire, in pienezza, ruolo e dignità al Consiglio Comunale.
In conclusione, a scanso di equivoci (“a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”: era un vecchio adagio andreottiano), preciso che  - nell’auspicare il riconoscimento pieno del ruolo dei Consiglieri Comunali da parte dell’Amministrazione ed il ripristino, all’interno della Pubblica Assise Cittadina, di corrette relazioni tra maggioranza ed opposizione (nella chiarezza e nella distinzione dei compiti affidati dall’elettorato) -  esprimo semplicemente la convinzione che una Giunta Comunale possa agire bene solo se supportata da una maggioranza partecipe, coinvolta, motivata e se non si sottrae al confronto con una opposizione responsabile.


P.S.: Ho riflettuto in silenzio alcuni giorni, prima di intervenire sull’argomento di questo post, per non determinare il “fumus” di conflitto d’interessi poiché è noto a tutti i latianesi… l’interesse di un membro della mia famiglia nel campo della formazione. Ma, come al solito, non mi sottraggo alle mie responsabilità e poi… la Scuola “Rousseau” (lo ricordo ad eventuali miei detrattori dell’ultima ora) si occupa di formazione professionale ed è sede universitaria; dunque ha ben altro a cui pensare e non sussistono antagonismi diretti con un Istituto Professionale Paritario.     

martedì 2 ottobre 2012

Riordino delle Province – la posizione unitaria del Consiglio Comunale di Latiano, al di là degli opposti tatticismi di alcuni leaders politici della nostra (ex?) Provincia.

Il Consiglio Comunale di Latiano, nei giorni scorsi, ha dato prova di maturità votando all’unanimità un documento con il quale si è anzitutto formulata una istanza al Consiglio dei Ministri, di ripensamento in ordine ai criteri utilizzati per il riordino delle Province  - i quali non danno ragione della importanza storica, o della complessità geo – morfologica, o della valenza strategica dei territori -  ed in tal modo si è affermato l’auspicio della salvaguardia della autonomia della Provincia di Brindisi.
In subordine, la Pubblica Assise latianese ha manifestato favore per la costituzione di una Provincia unica del Grande Salento, con previsione della suddivisione delle competenze fra i tre capoluoghi Brindisi, Lecce e Taranto: ipotesi che, peraltro, sarebbe in piena sintonia con l’azione di riduzione della spesa pubblica intensificata dal Governo Monti.
In ultima analisi si è considerata la previsione di una soluzione unitaria per tutti i Comuni del territorio brindisino, affinché non si disperdano tante stagioni di coesione la cui continuità agevolerebbe probabilmente, in qualsiasi nuova contestualizzazione, una maggiore forza contrattuale.
In caso ulteriormente negativo, il Consiglio Comunale di Latiano ha invocato un differimento dei termini previsti per l’accorpamento, in modo da consentire lo svolgimento di una consultazione popolare.
Insomma, in una contingenza politica caratterizzata, in terra di Brindisi, da ormai inutili rimpalli di responsabilità e da sterili tatticismi pre – elettorali mentre il destino della nostra realtà territoriale sembra inesorabilmente segnato, a Latiano si è almeno avuta la lucidità di trovare una sintesi dignitosa e coerente con i sentimenti della comunità.
Credo comunque che in questa fase storica, al di là della dialettica, occorra stimolare la consapevolezza comune della necessità e dell’urgenza di destarsi, di ritrovare le motivazioni per concorrere, perché il nostro futuro, mai più di adesso, dobbiamo costruircelo e difendercelo noi.

domenica 23 settembre 2012

Una idea semplice che (finalmente!) sa di futuro.

Mi scrive Pierpaolo Parabita, per illustrarmi una sua idea che  - “con scarso risultato”, si lamenta -  ha già proposto su facebook. In sostanza si tratta di una pista pedonale, magari anche ciclabile, che racchiuderebbe, grossomodo come un anello, il centro abitato latianese.
Mi piace che Pierpaolo, giovane trentenne con una sana passione per lo sport, nella sua e-mail premetta che Latiano “merita di essere conosciuta per qualcosa di concreto” e, dopo aver ragionato sulle varie possibilità, afferma di credere “nell'alternativa sportiva”.
Insomma questo mio vecchio – giovane amico  - che ha già messo su famiglia ed evidentemente, prima ancora della passione sportiva, (forse pensando anzitutto alle future generazioni) avverte un trasporto per i ragionamenti che riguardano la costruzione di una Latiano più a misura d'uomo -  si preoccupa non di realizzare, semplicemente, un nuovo luogo per lo sport, e per lo jogging in particolare (che pure non gli/ci dispiacerebbe...), ma di caratterizzare, di “segnare” la conformazione urbanistica della nostra Città.
Vi riporto testualmente cosa scrive Pierpaolo di questa “pista pedonale”: «si tratta di sviluppare quella già presente dietro al Vittoriano. Prolungandola su viale M. L. King, potrebbe passare nel parcheggio della scuola Benedetto Croce per poi attraversare via Francavilla (adeguandola di semafori pedonali), prendere la stradina (privata) che la congiunge con viale Cotrino e girare su via Berlinguer. Passerebbe poi accanto al circolo tennis – campo sportivo attraversando via Torre per risalire sulla strada del Muro Tenente e viale Aldo Moro. Attraversando via Montanaro si passerebbe la strada che costeggia la cantina per poi ricongiungersi con la strada dove è già presente la pista».
Come dovrebbe fare ogni buon amministratore della Cosa Pubblica, poi, Pierpaolo si preoccupa, a suo modo, della fattibilità e degli impatti della sua proposta: «Le strade principali interessate sono abbastanza ampie da ricavare una pista e quelle secondarie hanno un traffico molto limitato. La pista dovrebbe essere ben illuminata e provvista di cartelli ogni chilometro. Separata dalla strada in modo adeguato (magari con delle piante) risulta raggiungibile in pochi minuti da tutti (non si vedrebbe più gente prendere la macchina per raggiungere le strade di campagna)».
Pierpaolo ci dà una lezione di civismo: dove la politica è assente, si nutre il qualunquismo ed il populismo, a meno che  - come in questo caso -  qualche cittadino di buona volontà non trovi le motivazioni per alzare la mano e dire la sua, con garbo e spirito costruttivo.
Io stesso, per dirla tutta, in questi due anni e mezzo dall'inizio del mandato conferitomi dagli elettori latianesi, probabilmente perché distratto dal dibattito sull’agenda della Giunta, non ho saputo mai farmi promotore di una iniziativa che, come articolazione e come visione prospettica, possa competere in qualche modo con quella di Pierpaolo.   
Ce n'è abbastanza per riflettere, dunque, prima di un appuntamento fondamentale come le elezioni politiche ormai alle porte, affinché il pressapochismo della politica non spiani la strada a degenerazioni che sposterebbero molto indietro le lancette dell'orologio delle conquiste istituzionali democratiche faticosamente conseguite nel secolo scorso.
In concreto, però, cosa penso di questa idea di Pierpaolo e cosa posso fare (nell'ambito delle mie prerogative di Consigliere Comunale di opposizione) per agevolarne la realizzazione? Beh, ammetto, intanto, che l'approccio “strategico” di Pierpaolo mi ha ulteriormente persuaso della necessità di offrire a Latiano uno strumento di pianificazione urbanistica su cui tracciare la sintesi di un pensiero, partecipato ed orientato al futuro lungo, delle sorti della nostra Città.
Poi, nel dettaglio, devo dire che intravedo elementi già presenti in azioni progettuali che, sia pure non organicamente collegate, (forse perché indotte dall'attuale conformazione del centro abitato) andavano nella direzione dell'“anello” viario.
Penso al finanziamento richiesto dalla Giunta Zizzi – Ruggiero per la realizzazione di un ponte a campata che consentirebbe il collegamento tra il prolungamento del piazzale stazione ferroviaria e via Martin Luther King. Penso anche alla proposta (di cui ho parlato su questo blog nei post del 12 aprile 2011 e del 19 aprile 2011) delle Ferrovie Italiane, per la chiusura dei passaggi a livello e la realizzazione, tra l'altro, di un asse viario di collegamento tra via Francavilla e via Oria.
Nei prossimi giorni conoscerò (e riporterò a Pierpaolo) lo stato di queste iniziative progettuali nonché il nome del responsabile dei relativi procedimenti, qualora fossero stati già intercettati i finanziamenti mirati all'attuazione: in attesa di un disegno complessivo della Latiano che vogliamo, almeno cerchiamo di agevolare la realizzazione di qualche “segmento di futuro”.        

venerdì 14 settembre 2012

Ora “M’impegno” è su carta stampata.

E’ in distribuzione in questi giorni il numero zero della versione stampata di “M’impegno”. Ho voluto lanciare questa nuova iniziativa, rivolta ad una platea in parte diversa da quella contattabile in internet, anzitutto come bacheca su cui fornire un rendiconto puntuale della mia attività e delle mie idee in politica.
Credo comunque che “M’impegno”, come testata giornalistica su carta stampata, potrà sviluppare anche uno spazio di confronto utile a contribuire allo sviluppo della Città di Latiano attraverso l’affermazione di una classe dirigente consapevole della complessità e della straordinarietà del proprio compito.

domenica 9 settembre 2012

Strade rurali: l’ora del fallimento.

Su questo blog (vedere post del 3 maggio 2012) avevo evidenziato l’opportunità offerta dal bando per la selezione di progetti finalizzati all’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali. In quella occasione avevo anche auspicato che il Comune di Latiano proponesse la candidatura di un proprio progetto, peraltro in linea con la mia, mai interrotta, “campagna” di sensibilizzazione per la sistemazione delle strade rurali. Certo, io avevo in mente un mio ordine di priorità di intervento ma, consapevole del mio ruolo di semplice Consigliere Comunale di opposizione e rispettoso delle prerogative di chi amministra, mi ero limitato ad auspicare che una strada rurale, una qualsiasi, fosse sistemata attraverso l’intercettazione dei finanziamenti disponibili.
Sempre su questo blog, il 30 luglio 2012, prendevo quindi atto, con viva soddisfazione, della Deliberazione della Giunta Comunale n. 110 del 6 luglio 2012, con la quale, nell’ottica della partecipazione alla selezione di cui innanzi, era stato approvato il progetto di ammodernamento di un tratto della strada denominata “via vecchia dei Greci”, tra la Strada Provinciale 73 (che va da Latiano a Mesagne costeggiando Muro Tenente) e la Strada Provinciale 70 (Latiano – Torre Santa Susanna).
Ho “tifato” per questa iniziativa, come sempre ho fatto e sempre farò quando qualcosa di concreto e di trasparente si è mosso, o si muoverà, in favore di Latiano.
La vicenda ha però avuto un triste epilogo.
Con Determinazione n. 160 del 27 agosto 2012, l’Autorità di gestione del PSR Puglia 2007 – 2012 ha infatti approvato le risultanze delle verifiche di ricevibilità delle domande di aiuto pervenute in riferimento al bando pubblicato nel BURP n. 43 del 22/3/2012 – Asse I, Misura 125, Azioni 1, 2, 3, 4 e 5.
Ebbene, a fronte di 104 domande pervenute a valere sulla Azione 3 della Misura 125 (appunto l’Azione relativa all’ammodernamento delle strade rurali), ne sono risultate ricevibili 82 e, tra queste, 6 domande sono state formulate da Comuni della Provincia di Brindisi (San Vito dei Normanni, Ostuni, Mesagne, Cisternino, Cellino San Marco, Torre Santa Susanna).
Il progetto del Comune di Latiano, insomma, non solo non è stato finanziato ma, addirittura, si è ritenuto che non avesse i requisiti per l’ammissibilità nella graduatoria dei “primi” 82.
Che dire: non ci sono parole, davvero, per esprimere il rammarico per una occasione importante, clamorosamente mancata.
L’Autorità di gestione del PSR Puglia 2007 – 2013 provvederà certamente a comunicare, al Comune di Latiano, le motivazioni della esclusione.
Credo che il Sindaco, una volta lette quelle motivazioni, avrà il dovere di ricercare, nell’Ente di cui è il primo amministratore, le responsabilità dell’accaduto… ed agire di conseguenza.

domenica 19 agosto 2012

Monti, la lezione di De Gasperi, il futuro dell’Italia.

Riporto qui di seguito la bella lettera indirizzata dall’on. Pier Ferdinando Casini a Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, pubblicata ieri dal quotidiano di via Solferino. Penso che si tratti di un contributo utile, per una riflessione comune peraltro in coincidenza dell’incontro, che si svolgerà oggi in Provincia di Trento, commemorativo dell'anniversario della morte di Alcide De Gasperi, a cui interverranno, oltre lo stesso Casini, Lorenzo Dellai, Andrea Riccardi, Raffaele Bonanni e Andrea Olivero.

Caro direttore,
nemmeno un mese fa il presidente del Consiglio Monti, alla domanda di un giornalista russo sulla via d’uscita migliore dalla crisi, ha risposto con le parole di Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”.
Naturalmente non so se la scelta di rievocare quella celebre frase proprio in Russia, un Paese dai tratti fortemente populisti, sia stata casuale. Quello che so è che tutta la classe politica, e vorrei aggiungere anche gran parte della classe dirigente italiana, dovrebbe chiedere scusa a De Gasperi. In questi anni abbiamo pensato tutti troppo alle elezioni, agli interessi di partito, di categoria e di corporazione, e poco, o niente, alle prossime generazioni. Dimenticando una lezione che De Gasperi, peraltro, non aveva predicato nel deserto. Perché il testimone lasciato dallo statista trentino di cui ricorre il 58°anniversario della scomparsa, nel tempo è stato raccolto da uomini come Fanfani, La Malfa o Moro. Personalità capaci di guidare il Paese, attraverso scelte anche impopolari, fino a risultati straordinari, con tassi di crescita che oggi definiremmo “cinesi”, un Pil pro capite da quarta-quinta potenza economica mondiale, un’industria manifatturiera seconda solo alla Germania. Poi ci siamo seduti. Verso la fine della Prima e durante la Seconda Repubblica si è prodotto nient’altro che populismo, miopia, calcolo breve. Spostando ogni volta un po’più in avanti i problemi, posticipando di continuo le riforme, come se non ci riguardasse comunque poggiare sulle spalle delle generazioni future la somma delle inadempienze del presente. Il contrario di quanto ci aveva insegnato lo statista scomparso nel 1954, e con lui e dopo di lui tutti i padri dell’Europa di ieri e di oggi: da Adenauer a Schuman, fino a Helmut Kohl. È inutile allora cercare oggi il nuovo De Gasperi. Ogni tentativo di paragone è destinato a deludere: è stato unico e tale rimarrà. La sola cosa che possiamo fare è cercare di tornare a raccogliere tutti insieme almeno la sua eredità. Il terreno principale non può che essere l’aggiornamento della nostra visione sull’Europa. Basta con i rituali europeismi di maniera, sì a un tragitto che ci porti alla federazione degli Stati uniti d’Europa con nuovi obblighi e responsabilità per tutti: ipotizzare cessioni di sovranità in cambio di un rinnovato solidarismo comunitario deve prevedere un diverso assetto istituzionale. Si allontani da noi ciò che i cittadini vedono con sempre maggiore fastidio, e cioè l’Europa delle burocrazie, e si pensi finalmente a un vertice politico eletto e legittimato dalla gente, che a essa risponda con continuità. Riprogettiamo il futuro dei nostri figli su basi nuove, a partire da un nuovo protagonismo delle grandi famiglie politiche europee. Tornando all’Italia, in questi mesi il governo Monti ha assunto una serie di provvedimenti in numerosi ambiti: dalle pensioni al lavoro, alle liberalizzazioni, al contenimento della spesa, per ricordare i più rilevanti. Non tutti perfetti, alcuni sicuramente migliorabili, ma che avevano come minimo comune denominatore il grande pregio di recuperare la lezione degasperiana secondo cui, se è necessario, occorre anche saper andare contro vento.
Questione politica innanzitutto, ma non solo politica. Guardiamo a cosa hanno scatenato dentro, ma soprattutto fuori dal «Palazzo», le ipotesi di riduzione delle Province e di accorpamento dei tribunali. La verità è che siamo oggi un Paese per certi aspetti ancora più corporativo di 60 anni fa. Un Paese in cui tutti invocano tagli e riduzione degli sprechi a parole, ma al massimo sono disponibili a falciare solo l’erba del vicino. Ecco perché, se dovessi segnalare la vera priorità per l’Italia, direi che questo cambio di mentalità indicato dal tecnico Monti alla classe politica è indispensabile che non si riveli effimero ma si proietti sulla prossima legislatura. Con un’avvertenza però: per risultare efficace dovrà riguardare l’intero Paese. Abbassando il tasso di egoismo e facendo alzare a tutti lo sguardo più lontano, in direzione dei nostri figli e dei nostri nipoti. L’unica possibile se vogliamo essere un Paese moderno.
On. Pier Ferdinando Casini

martedì 7 agosto 2012

Fabiano Amati, senza ipocrisia.

Riporto qui di seguito un comunicato stampa diffuso ieri dall’Assessore regionale Fabiano Amati, il quale è intervenuto sul tema del registro delle unioni civili apportando, da cattolico, un contributo lucido che può animare un dibattito interessante.   
    
«Se pacatamente si potesse dire qualcosa sul registro delle unioni civili ci accorgeremmo di quanto sia inopportuno ostacolarlo, soprattutto in tempi in cui (crisi) i provvedimenti di sicurezza sociale non possono escludere nessun Cittadino, meno che mai qualora tale esclusione sia giustificata dalle scelte affettive che ognuno può insindacabilmente fare».
Lo ha dichiarato l'Assessore regionale Fabiano Amati, con riferimento alle polemiche insorte dopo la presentazione di una proposta in materia, presentata da alcuni Consiglieri comunali del Comune di Brindisi. 
«Il presupposto di tale provvedimento - ha detto - che ovviamente auspico, attiene all'esercizio del dovere statuale di garantire l'equità nelle forme d'accesso ad ogni tipo di provvidenza, senza alcun pregiudizio o discriminazione. Ogni riflessione diversa rende priva di oggetto la stessa discussione.
Mi spiace solo dover osservare in talune occasioni ed in qualche opinione contraria il richiamo all'ispirazione cristiana. È mio costume evitare, per educazione politica, di fare riferimento alla mia ispirazione cristiana per giustificare l'esercizio di funzioni pubbliche, trovo però eccessivo osservare l'utilizzo di un messaggio così esigente, quello cristiano appunto, per dire l'esatto contrario, revocando così il suo fondamento compassionevole, cioè la partecipazione alla sofferenza altrui.
Recuperando pacatezza e riflessione, dunque, ci accorgeremmo che il nostro paese, a volte ingiustamente vituperato, ha nel suo ordinamento, sin dal 1989 col regolamento anagrafico, un concetto di famiglia (anagrafica) che non si fonda solo sul matrimonio ma anche su vincoli affettivi che prescindono dallo stesso matrimonio. Dal 1989 ad oggi sono passati più di venti anni; su quella scia normativa e su altre fonti di rango Europeo, oltre che su pronunce giurisprudenziali, si stanno materializzando tutte le proposte presentate nei Consigli comunali italiani, tra le quali si situa quella presentata ragionevolmente a Brindisi da alcuni consiglieri comunali: permettetemi di restare di stucco quando a tale presentazione corrisponde un eccessivo rumore mediatico, piuttosto che un'approvazione senza contrasti ed all'unanimità».

giovedì 2 agosto 2012

Per chi suona la campanella?

Apprendo che la proposta di referendum popolare per l’abrogazione del rimborso delle spese di soggiorno a Roma in favore dei nostri Parlamentari ha abbondantemente superato, a Latiano, i cento sottoscrittori.
E ciò nonostante la sopravvenuta mancanza dell’apposito modulo (il primo è stato esaurito in poco tempo e si è poi provveduto a scaricarne un altro da internet), che ha costretto l’Ufficio di Segreteria del Comune a non poter accogliere una decina di ulteriori sottoscrizioni.
Non so se questo referendum si celebrerà mai: un po’ per l’approssimarsi della scadenza naturale della legislatura, un po’ perché non ho idea di quale possa essere stata la capacità di coinvolgimento e di sensibilizzazione dei cittadini italiani esercitata dal Comitato promotore nazionale.
Tuttavia credo che almeno un piccolo segnale politico, ai nostri Parlamentari, sia stato lanciato.
Una campanella, insomma, è stata suonata.
Del resto molte cose, ormai, sono cambiate, nelle famiglie italiane, e di certo, dunque, non possono rimanere immutati i privilegi acquisiti, sia pure legittimamente, dalla classe politica.

lunedì 30 luglio 2012

Strade rurali: si comincia dalla Via Vecchia dei Greci. Esprimo il mio plauso e la mia soddisfazione.

Più volte ho sollecitato interventi finalizzati alla sistemazione delle strade rurali ritenendo che, in tal modo, si possa determinare un aiuto concreto per gli operatori agricoli e si possa anche venire incontro alle esigenze quotidiane di quelle famiglie che vivono fuori dal centro urbano.
Nel mio ultimo intervento, in proposito (vedere post del 3 maggio 2012 su http://mimpegno.blogspot.com/), ho evidenziato l’opportunità offerta dal bando  - pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 43 del 22 marzo 2012 -  per la selezione di progetti, particolarmente nell’ambito della Azione 3 della Misura 125 del PSR Puglia 2007 – 2013, finalizzati all’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali utilizzando esclusivamente asfalti drenanti ed altre tecniche a minimo impatto ambientale.
In quella occasione ho auspicato che il Comune di Latiano proponesse la candidatura di un proprio progetto, peraltro alla luce di una diffusa esigenza di sistemazione delle strade rurali insistenti sul territorio di competenza.
In tal senso ho avuto modo di sollecitare, personalmente, anche il Sindaco Antonio De Giorgi a margine di un nostro incontro avvenuto il 26 aprile 2012.
Con viva soddisfazione ho quindi preso atto della Deliberazione della Giunta Comunale n. 110 del 6 luglio 2012, con la quale è stato approvato il progetto di ammodernamento di un tratto della strada denominata “via vecchia dei greci”, prevedendone  - per la realizzazione -  un finanziamento complessivo di € 600.000,00 così strutturato: € 100.000,00 con fondi propri del Comune ed € 500.000,00 con risorse rivenienti dall’eventuale finanziamento regionale.
Il tratto della via vecchia dei greci che potrebbe  - in caso di ottenimento del finanziamento -  essere oggetto di ammodernamento collega la Strada Provinciale 73 (che va da Latiano a Mesagne costeggiando Muro Tenente e poi la masseria Vassapulli) e la Strada Provinciale 70 (Latiano – Torre Santa Susanna).
Questo tratto di strada, va sottolineato, rappresenta la continuazione della Strada Provinciale 72 (che va dalla via per Torre Santa Susanna alla via per Oria, confluendo infine su quest’ultima all’altezza della cosiddetta “curva di Carissimo”).
Certo, anche altre strade rurali latianesi avrebbero potuto essere oggetto della progettazione che, in questo caso, è stata posta in essere dal Comune di Latiano per accedere al finanziamento messo a bando dalla Regione Puglia: in tal senso gli Amministratori hanno esercitato le prerogative a loro riconosciute dal vigente Ordinamento assumendosi le consequenziali responsabilità politiche. Va comunque dato atto di una volontà di intervento, che potrebbe consentire di realizzare un’opera importante, capace di produrre effetti positivi per il nostro territorio.
Insomma, non ci rimane che “tifare”, tutti, per il buon esito di questa iniziativa, con l’auspicio che produca  - così come avvenuto attraverso l’ampia azione progettuale sviluppata dalla Giunta Zizzi – Ruggiero (che sta consentendo di intercettare materialmente, oggi, utili finanziamenti per la realizzazione di opere pubbliche di valenza strategica) -  le risorse necessarie alla realizzazione di un nuovo tassello nella costruzione di una Latiano più moderna e vivibile.   

mercoledì 18 luglio 2012

Su questo Referendum ci metto la firma!

Ho già scritto su questo blog (vedi post del 7 giugno 2011) che non mi appassionano i referendum popolari abrogativi poiché il ripetuto ricorso a tale strumento di partecipazione democratica, negli ultimi venti anni, più che concrete innovazioni normative ha prodotto l’effetto (comunque positivo, della serie: “il Re è nudo!”) di evidenziare la difficoltà, del nostro Parlamento, a legiferare, ad introdurre innovazioni normative in sintonia con i sentimenti, con le sensibilità nuove, del Popolo Italiano. Non sempre, dunque, mi sono recato a votare per i referendum abrogativi; l’ho fatto solo quando ci ho creduto davvero, quando ho ritenuto che quella partecipazione potesse sortire effetti positivi sulla vita della comunità-Paese a cui, con orgoglio, appartengo. Raramente ho partecipato a sottoscrizioni per promuovere un referendum: l’ho fatto per sostenere i referendum promossi da Mario Segni, che si celebrarono il 18 aprile 1993 e che avrebbero poi prodotto, con la vittoria del “si”, l’introduzione del sistema elettorale maggioritario verso cui in molti, illudendoci, avevamo guardato come l’affaccio verso un provvidenziale orizzonte nuovo per la politica italiana (che già allora mostrava tutti i segni della sua inadeguatezza…). Ora una proposta di referendum abrogativo torna a darmi motivazioni; e così ho deciso di sostenerla, non solo sottoscrivendola ma anche invitando i miei concittadini a fare la stessa cosa. In tal senso, insieme ad un gruppo di persone che stimo, spontaneamente, abbiamo voluto lanciare un appello, formulando, in data odierna, il seguente comunicato stampa:
    
Presso l’Ufficio Segreteria del Comune di Latiano è possibile sottoscrivere, fino al prossimo 30 luglio, la proposta di referendum popolare abrogativo  - ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e in applicazione della Legge 25 Maggio 1970, n. 352 -  sul seguente quesito: “Volete voi che sia abrogato l’art. 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 20 novembre 1965, n. 290?”.
Con  l’abrogazione di tale disposizione, ai Parlamentari italiani non verrà più corrisposta la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma”. Resta comunque ferma la corresponsione dell’indennità disciplinata dall’art. 1 della predetta legge.
Il comitato promotore del referendum (l’Unione Popolare, che ha sede a Roma) fa osservare che la norma di cui si propone l’abrogazione prevede un "rimborso spese"  - che sarebbe pari a circa 48 mila euro annui per ogni deputato o senatore -  in cifra fissa uguale per tutti e senza l'obbligo di dimostrarne l'effettiva spesa.
I sottoscritti  - a titolo personale, fatta salva la rispettiva appartenenza politica e comunque senza alcun legame con il comitato nazionale promotore dell’iniziativa -  invitano tutti i cittadini a riflettere, ad approfondire e, se lo ritengono giusto, a recarsi presso il Comune con carta d’identità, o altro valido documento di riconoscimento, per sottoscrivere la proposta.
Firmato:
Gabriele Argentieri, Gianni Rucco, Luca Rodia, Luigi Errico, Eupremio Calò, Diego Calò, Giorgio Errico, Carmine Somma, Vittoria Menga,Vincenzo Parabita.

mercoledì 27 giugno 2012

Mettiamoci in... MOVIMENTO!

In un tempo carico di ansie e di incertezze  - quando i cittadini sembrano aver smarrito la loro fiducia verso la politica e quando la politica, a tutti i livelli, forse ritenendosi impreparata alla complessità del compito odierno, sembra spesso voler delegare le proprie prerogative -  credo che gli uomini e le donne di buona volontà siano chiamati all’assunzione diretta di un impegno sociale.
Non è facile, di questi tempi, mettersi in gioco: troppi problemi da risolvere, con poche risorse disponibili. Il rischio di pagare incomprensioni, o di finire vittime di facili demagogismi, c’è; è forte.
Ma è proprio la testimonianza di una volontà, diffusa, di esserci, di non mollare e, anzi, di rimboccarsi le maniche, che può risvegliare la speranza di un popolo ormai troppo spesso ripiegato, contratto, disilluso.
E così, a poco più di due anni dall’inizio della mia modesta “avventura” come consigliere comunale  - consapevole della responsabilità correlata a questa funzione pubblica, anche per ciò che attiene l’animazione di un dibattito politico – culturale nel contesto, anche territoriale, di riferimento -  ritengo doveroso imprimere un cambio di marcia al mio… impegno quotidiano.
Credo infatti che non basti più il mio “andare incontro”, con i pochissimi mezzi di cui dispongo, per cercare di risolvere, o di lenire, le tante piccole e grandi problematiche che affliggono la vita delle famiglie, dei più giovani come dei più anziani.
Credo che ora occorra stimolare il notevole bagaglio di energie di cui dispongono le tante persone con le quali mi relaziono; occorre creare ponti tra questi vissuti, sinergie da cui possano “esplodere” fatti nuovi.
Credo che si debbano prospettare percorsi di incontro e di costruzione partecipata di una società nuova, all’insegna di una visione positiva della persona umana, intesa come soggetto autonomo e responsabile, capace di intraprendere e di cooperare per il bene comune.
Credo nella importanza strategica del riabituarsi ad una costante proiezione nelle implicazioni etiche, culturali e sociali delle scelte e dei comportamenti; in tal senso assume un ruolo determinante il confronto tra generi e tra generazioni.
Insomma, credo che oggi troppe risorse, soprattutto tra i giovani, rischino di non trovare uno sbocco espressivo: potenzialità che potrebbero non farsi mai “storia”.
Penso che queste realtà, se poste in relazione tra loro, possano invece accogliersi, completarsi, o almeno, attraverso il confronto, aiutarsi ad uscire dal torpore della fiducia in cui il destino  - e non la loro colpa, e non la loro volontà, e non la loro debolezza -  le ha cacciate.
Che posso fare, allora, io?
Ferma restando la mia collocazione politica  - ma soprattutto il mio rappresentarmi ed il mio tendere ad essere, in pienezza ed in coerenza con la mia formazione, un democratico cristiano -  e fermi restando il rispetto e la stima verso i due Amici con cui condivido l’appartenenza ad un gruppo consiliare (nonché il legame, anche affettivo, instauratosi con loro), avverto la responsabilità di organizzare, in maniera autonoma, un Movimento che richiami ad un maggiore impegno, in prima persona, chiunque possa offrirlo e che diventi il luogo di questo incontro di energie.
Già in campagna elettorale, nei mesi di febbraio e marzo 2010, avevo condiviso questa ambizione con qualche caro amico. Le sollecitazioni di tante altre persone e i tempi nuovi, le nuove sfide verso cui la società italiana è protesa, credo che rendano ormai non più procrastinabile questo mio ulteriore, seppure piccolo, contributo.
I prossimi mesi saranno dedicati alla definizione delle forme e delle modalità di organizzazione di questa “presenza”.
Immagino un network: una rete, con tanti “nodi” che rappresentano gli “incontri”; ma vorrei andare oltre “la rete” virtuale, ovvero internet. Vorrei incontri veri, reali. Immagino persone, volti, smorfie, imbarazzi, sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle.
Ma non so se sia necessario darsi una sede fissa, una stanza o una sala.
Vorrei privilegiare il dinamismo delle relazioni, anche la spontaneità del loro nascere e del loro evolversi.
Penso a qualcosa di molto simile ai social – network ma… con persone in carne ed ossa: insomma, vorrei stimolare sinergie reali e realizzare, così, la soggettività del Movimento, senza rafforzare, o consolidare, etichettature, appartenenze, culti della personalità di questo o di quell’altro “animatore” o “ispiratore”.
Certo, il mio “storico” blog (http://mimpegno.blogspot.com), attivato l’1 maggio 2008, continuerà ad esercitare la sua parte. Ma sarà utile anche un giornalino, di carta stampata: “reale”, anch’esso.
Ce n’è di strada da fare. I miei recapiti sono noti a tutti: inizia la fase della elaborazione.
Decidiamo insieme, quindi, quale dovrà essere il prossimo passo!

sabato 19 maggio 2012

Oggi hanno voluto uccidere.

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

E’ una poesia di Peppino Impastato. Peppino Impastato venne assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni amministrative al Comune di Cinisi in Provincia di Palermo (dove era candidato nella lista di Democrazia Proletaria) e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo fu dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.
Probabilmente io e Peppino Impastato, se fossimo stati contemporanei, tra gli anni ’60 e ’70, non ci saremmo ritrovati dalla stessa parte politica; oggi, forse, sarebbe stato diverso.
La poesia che ho voluto proporre in questo post interpreta i sentimenti che molti, e tra questi io stesso, avvertono stasera: la tristezza, lo scoramento, l'incapacità, per dirla con Franco Battiato, di "trovare l'alba dentro l'imbrunire".
Ma noi sappiamo che possiamo e dobbiamo reagire. E ciò anche se il disagio sociale diffuso  - accresciuto dalla crisi economica e, soprattutto, dalla disoccupazione che svilisce le giovani generazioni -  ci scopre vulnerabili, impreparati.
Penso che la forza stia nella coesione, nell’incontro tra i diversi, nella ricerca delle ragioni profonde che accomunano la gente che non vuole smettere di credere in un futuro più a misura d’uomo.
Per questo, tra tanti possibili, ho voluto richiamare Peppino Impastato, nella circostanza tragica dell’attentato consumatosi stamane nei pressi dell’Istituto “Morvillo – Falcone” di Brindisi: per mettere sul tavolo del dialogo il mio modesto contributo di disponibilità. Perché la vera sicurezza non la dà, a mio avviso, la militarizzazione del territorio ma la riscoperta del gusto e della capacità del dialogo franco, del confronto onesto e rispettoso: i veri motori di una crescita, per tutti, all'insegna della speranza.
Solo se saremo uniti  - soprattutto nel ricacciare le facili scorciatoie del compromesso -  chi vuole destabilizzarci non l’avrà vinta!
Io credo che ne usciremo, e ne usciremo bene, da questo periodo buio. Credo pure che il giovanissimo sangue ingiustamente versato oggi debba scuoterci a divenire persone migliori, anche nell’esercizio delle nostre rispettive responsabilità.   

giovedì 3 maggio 2012

Ancora una volta: proviamo a rifare le strade rurali.

E’ stato pubblicato, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 43 del 22 marzo 2012, il bando per la selezione dei progetti relativi alle Azioni 1, 2, 3, 4 e 5 della Misura 125 “Miglioramento e sviluppo delle infrastrutture connesse allo sviluppo e all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura” del PSR – Piano di Sviluppo Rurale, Puglia, 2007 – 2013.
Il bando è stato formalmente acquisito agli atti della prima Commissione Consiliare (“Urbanistica, Lavori Pubblici, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Programmazione, Viabilità, Traffico”), della quale sono tra i componenti, su iniziativa del Presidente della stessa, il Consigliere Comunale Pdl Cosimo Rubino, affinché ne fosse accertata la conoscenza da parte dell’Amministrazione Comunale.
Tengo ad evidenziare, in particolare, che l’Azione 3 del bando ha come fine l’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali, utilizzando esclusivamente asfalti drenanti ed altre tecniche a minimo impatto ambientale, al fine di contribuire a smorzare i fenomeni di allagamento conseguenti ad eventi piovosi intensi e continui.
Gli interventi sulla rete viaria dovranno riguardare solo strade rurali già esistenti: sono pertanto escluse nuove infrastrutturazioni e la manutenzione ordinaria. Peraltro, per tale tipo di intervento, il contributo pubblico ammissibile, per ciascun soggetto beneficiario, prevede un massimale di € 500.000,00.
Ho consegnato personalmente, pochi giorni addietro, nelle mani del Sindaco, copia di tale bando ed ho così avuto modo di constatare che ne fosse già a conoscenza.
Non ho ragione di dubitare, dunque, che  - anche in considerazione dello stato di esiguità di risorse in cui versano le casse degli Enti Locali -  il Comune di Latiano presenti, entro i termini stabiliti dal bando (20 giugno 2012 per la registrazione telematica), la propria candidatura per l’acquisizione dei finanziamenti.
Sono fortemente convinto della utilità di un ammodernamento della rete viaria rurale. Ne ho parlato più volte, sin dall’inizio del mio mandato di Consigliere Comunale, ed ho preso atto di qualche piccolo intervento già posto in essere dall’Amministrazione Comunale latianese attualmente in carica che, a pochi mesi dal suo insediamento, aveva comunicato di voler seguire un ordine di priorità, anche nella manutenzione stradale, privilegiando comunque le strade urbane rispetto a quelle rurali. Non ho mai voluto discutere su questa, che comunque reputo essere una posizione legittima, seppure ritengo che un ordine di priorità debba essere fatto tenendo conto, soprattutto, dello stato di conservazione dei diversi tratti di asfalto.
Credo che non ci si debba abbandonare all’idea che le strade rurali siano frequentate ormai solo da pochi addetti ai lavori che, peraltro, si muovono dotati di mezzi adatti ad affrontare anche i fondi stradali più sterrati.
Certamente una idonea manutenzione delle strade rurali contribuisce in maniera concreta all’economia agricola locale poiché riduce sia i tempi di percorrenza (non si dimentichi che la “polverizzazione” della proprietà è tra le caratteristiche più ricorrenti delle nostre aziende agricole), sia i costi di manutenzione dei veicoli.
Occorre anche considerare che una buona tenuta di tali vie di transito è funzionale ad una riappropriazione di luoghi periferici, che pure compongono il territorio comunale, di valenza storico – culturale (penso, ad esempio, al sito archeologico di Grottole ed alle chiese rupestri) o scientifico – naturalistica (penso al boschetto di contrada Scaracci), veri e propri scrigni di una tradizione contadina in cui troviamo le nostre radici (penso alle masserie).
Infine (ma “last but not least”) non si può trascurare il valore strategico di strade rurali agevolmente percorribili, nell’ottica della maggiore attrattività verso un turismo rurale che ormai non può più considerarsi fenomeno marginale o elitario.
Insomma, il bando pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia mi ha dato l’occasione per tornare ad insistere su un tema che mi è caro: ho voluto intervenire con il rispetto che scaturisce dalla consapevolezza della difficoltà con cui oggi gli Enti Pubblici riescono a reperire risorse… e con la consapevolezza che la decisione di agire, e l’indirizzo dell’azione, non spettino a me ma a chi è stato onorato, dall’elettorato latianese, del compito di amministrare il nostro Comune.  
      

martedì 1 maggio 2012

I Cattolici si interrogano sull'accesso all'Acqua

L’associazione Greenaccord Onlus e il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, insieme a Coldiretti, organizzano a Roma una tavola rotonda per analizzare il contributo della Santa Sede al dibattito sull'acqua e per riflettere sugli strumenti più utili a garantire il diritto delle future generazioni ad un bene così prezioso .
A quaranta giorni dalle conclusioni, non esattamente esaltanti, del Sesto Forum Mondiale di Marsiglia sull’Acqua, il mondo cattolico torna a interrogarsi sulle strategie possibili per arrivare a rendere effettivo e universale il diritto all’accesso a questa risorsa naturale essenziale per la vita.
Il 3 Maggio prossimo a Roma (Sala delle Statue, Palazzo Rospigliosi, via XXIV Maggio, 43) alle 18.15, l’associazione Greenaccord unitamente al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e Coldiretti, in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e con la partecipazione di Fatigappalti, organizzano una tavola rotonda dal titolo Acqua: elemento essenziale per la Vita”.
Obiettivo dell’incontro, discutere sui contenuti della nota che la Santa Sede ha reso pubblica in occasione del Sesto Forum Mondiale di Marsiglia e per analizzare le conclusioni dell’appuntamento francese.
Interverranno Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace; Sergio Marini, presidente di Coldiretti; Riccardo Petrella, professore all’università cattolica di Lovanio e Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord. A moderare il confronto, Franco Siddi, segretario della FNSI.

martedì 24 aprile 2012

Alla prossima, Sarkò! (O almeno, così spero)

Al primo turno delle elezioni presidenziali francesi il candidato socialista Francois Hollande si è imposto, con il 28,63% dei consensi, sul capo dello Stato uscente, Nicholas Sarkozy (27,18%).
Anche i primi sondaggi sul secondo turno, in programma per il prossimo 6 maggio, lasciano esigui margini di speranza al Presidente tuttora in carica.
Sono elezioni importanti, quelle che si stanno celebrando in Francia in questi giorni; importanti per l’Europa.
Ci si chiede, in generale, se i destini dell’Unione debbano rimanere sottesi soprattutto agli umori dell’asse franco – tedesco: ma ciò dipende pure da come si approcciano gli altri Paesi partners, così come dimostra la percezione, che tutti abbiamo avuto, del capovolgimento di considerazione, e di prestigio internazionale, registrato dall’Italia sin dall’insediamento del Governo Monti.
Ritengo che Sarkozy non abbia dato prova di quell’equilibrio che deve caratterizzare una esperienza di guida di un Paese importante.
Tre atteggiamenti assunti da quest’uomo mi hanno colpito negativamente: anzitutto l’approccio di sfida  - verso tutta la comunità internazionale, e verso l’Italia in modo particolare -  avuto in occasione dell’attacco a Gheddafi. E poi il sorriso sprezzante all’indirizzo di Berlusconi, di fronte alla stampa mondiale, incurante del fatto che l’ostentazione del biasimo per la poca affidabilità di un premier rischiava di offendere un intero Popolo amico. Infine, proprio nei giorni scorsi, in piena campagna elettorale, il gesto di sfilarsi dal polso quel costoso orologio, regalo della moglie Carla Bruni, prima di stringere le mani ai suoi sostenitori, nell’evidente intento di evitare un dannoso scippo.
Ora, insomma, sembra che la “grandeur” di Sarkozy sia destinata a ridimensionarsi.
Ed un bagno di umiltà non potrà che fare bene a questo leader politico verso il quale il centrodestra europeo aveva guardato con fiducia.

lunedì 16 aprile 2012

Dalla Provincia di Brindisi, una buona notizia: defibrillatori in tutte le palestre scolastiche.

Un defibrillatore in ogni scuola media superiore dotata di palestra ed un corso di formazione ad utilizzarlo, per gli insegnanti di educazione fisica: è questa la proposta che il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, porterà in Giunta venerdì prossimo.
Dopo la morte del calciatore professionista Piermario Morosini, Ferrarese intende insomma contribuire fattivamente affinché simili tragedie non si ripetano.
E la dotazione di un defibrillatore in ogni palestra scolastica va  - a mio modesto avviso -  nella direzione giusta, se si pensa che, statisticamente, le possibilità di salvare la vita di una persona, in caso di arresto cardiaco, diminuiscono del 10% in ogni minuto e che, quindi, la tempestività di intervento, con attrezzature idonee e personale adeguatamente preparato, assume un ruolo fondamentale.
Si tratta, evidentemente, di una iniziativa meritoria, che offre una soluzione concreta ad una problematica, spesso sottovalutata, che produce effetti devastanti.
Alcuni anni addietro (credo sia stato tra il 2004 ed il 2005), su invito del mio amico Mario Balzanelli (Direttore del “118” della ASL di Taranto e già docente universitario), sono stato tra i componenti del comitato promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione dell’insegnamento della disciplina del primo soccorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Ricordo la straordinaria valenza civica di quella esperienza che, al di là della raccolta delle sottoscrizioni (risultato conseguito grazie al travolgente entusiasmo di Balzanelli), introdusse un dibattito importante negli ambienti più diversificati.
Oggi, come allora, sono convinto della necessità di promuovere una cultura dell’emergenza, come principio a cui uniformare comportamenti e, per quanto riguarda le Istituzioni, prassi nonché determinazioni finalizzate alla salvaguardia della vita umana anche in situazioni di pericolo improvviso ed imprevisto.

mercoledì 21 marzo 2012

Il futuro... non è una variante.

Recentemente il Consiglio Comunale è tornato ad esprimersi su due varianti in deroga al piano di fabbricazione, allo scopo di favorire l’ampliamento di attività già esistenti, aventi carattere sia produttivo, in un caso, sia sociale, nell’altro caso.
I provvedimenti sono stati approvati con il voto favorevole della maggioranza e del Pdl, con il voto contrario del consigliere ecopacifista e con l’astensione del mio gruppo, l’Udc.
Ho riflettuto molto su queste decisioni, che hanno richiamato diverse sensibilità degne della massima considerazione.
Anzitutto è rilevato il tema del lavoro, poiché è evidente che attività in espansione determinano, potenzialmente, nuova occupazione.
Non secondario è risultato, peraltro, il tema – valore della pianificazione urbanistica, a cui sono correlati concetti di equità, trasparenza, benessere e sviluppo.
Non trascurabile, sul fronte della coerenza dei comportamenti politici, è stata poi la considerazione del fatto che, in altre circostanze, io stesso avessi dato il mio assenso all’adozione di varianti in deroga al piano di fabbricazione.
Che cosa è cambiato, allora, questa volta, dal mio punto di vista?
Semplicemente è che ormai, dopo che la mia parte politica lo aveva a lungo auspicato, l’Amministrazione ha iniziato a dare prova di voler procedere all’attivazione del confronto pubblico che dovrebbe condurre alla adozione del Piano Urbanistico Generale.
Ecco allora finalmente intravedere, seppure in lontananza, il nuovo, aggiornato, strumento di pianificazione urbanistica della città di Latiano: per ora è poco più che un miraggio ma tanto basta, in chi ci crede davvero, per non allentare la tensione.
E così le varianti in deroga al vecchio piano di fabbricazione  - nel perdurare dell’assenza della tanto auspicata, condivisa, moderna, contestualizzazione urbanistica -  pesano ogni giorno di più, insomma gravano sulle coscienze di chi, in qualche modo, ha ruolo per incidere sul futuro della comunità.
Basti immergersi nelle suggestioni che offre la lettura di alcune pagine di Italo Calvino (“Le città invisibili”) o di Lewis Mumford (“Le città nella storia”) o dell’urbanista Saskia Sassen, per rendersi conto delle grandi opportunità che si avrebbero con la definizione di un modello di Latiano in cui l’aspetto urbanistico coniugasse le radici e le ali, il passato ed il futuro, la tradizione e le ambizioni dell’intera comunità latianese. Osservando, ad esempio, la vocazione all’accoglienza del disagio, che si è manifestata con il moltiplicarsi di strutture socio – sanitarie a carattere residenziale e semi-residenziale, immagino la caratterizzazione di un modello di “città educativa” su cui (pensando anche alle esigenze delle altre fasce della popolazione) ci sarebbe tanto da dire e da fare.
Altra cosa, però, è se la politica vuole rassegnarsi a vivere alla giornata, a tirare a campare, ad assecondare, semplicemente, l’iniziativa dei privati più dinamici e creativi.
Confesso, tuttavia, che, al cospetto di decisioni su realtà specifiche, ho vacillato; il dubbio si è insinuato fortemente in me: in base a che cosa, mi sono chiesto, è possibile determinare il momento dopo il quale non è più accettabile ciò che fino a poco prima si è tollerato? E, soprattutto, se mi fossi trovato io nel ruolo di un Sindaco, o di un Assessore, a cui una impresa va ad evidenziare l’esigenza di crescere, di organizzarsi meglio, magari creando pure nuova occupazione: avrei forse avuto titolo per mortificare la capacità / volontà di intrapresa privata? Avrei forse potuto sbrigativamente rispondere con un “torna fra qualche mese, ora stiamo facendo il PUG!”?
Evidentemente no.
E dunque cosa è mancato agli amministratori comunali latianesi che, dopo l’esito positivo dell’esame tecnico svolto in conferenza dei servizi, hanno illustrato al Consiglio Comunale le due varianti, proponendone l’approvazione?
Intanto, a mio modesto avviso, si è appalesato un limite di autorevolezza: come può una Amministrazione Comunale  - che ha perso due anni prima di accennare l’intenzione di mettere il PUG al centro del dibattito politico e che si è detta disponibile ad approvare piani di lottizzazione in ogni zona di completamento per la quale fosse pervenuta una proposta progettuale da parte dei privati interessati -  accreditare l’incidentalità, ovvero l’eccezionalità, del ricorso alle varianti?
E come si può chiedere alla Politica di delegare i suoi compiti ai tecnici che, nell’ambito delle loro competenze, hanno accertato la fattibilità delle opere? La Politica, a mio parere, ha invece il dovere di “intromettersi” in queste vicende, di esprimere la propria idea di futuro e di assumersi, conseguentemente, la responsabilità delle proprie scelte, in termini di ricadute sui destini della comunità di riferimento.
Questo ragionamento ha fugato ogni mio dubbio… e pazienza se ho dovuto constatare qualche incomprensione, o dispiegare tempo ed energie per non finire vittima di uno scontato propagandismo.
In conclusione: 1. la mia decisione, dopo una approfondita e franca riflessione, è sgombra ormai da qualsiasi dubbio; 2. non sono, ovviamente, contrario a favorire la crescita e lo sviluppo delle realtà imprenditoriali (anche quelle del privato sociale) che insistono sul territorio; 3. ritengo che sia giunto il momento di “costringerci”, tutti, ai tempi, ai percorsi ed alle condizioni di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica della nostra città; 4. le richieste di deroga che, dopo l’adozione di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica, dovessero pervenire, a mio avviso potranno essere discusse, approfondite ed eventualmente adottate purché ricadenti, comunque, in una chiara, definita, condivisa, contestualizzazione; 5. le richieste di deroga che dovessero ancora pervenire prima che si pronunci una parola definitiva sui destini del PUG, non avranno, a mio avviso (e nessuno se ne dolga…), ragione di essere accolte.
Una postilla, infine: credo che il modo più efficace per assicurare, ad un futuro di dignità e durevolezza, il lavoro che si riesce a creare oggi, sia quello di incardinare, in un sistema fertile di avvenire, le realtà che oggi producono occupazione.

martedì 6 marzo 2012

Bene le primarie

Il risultato delle elezioni primarie del centrosinistra svoltesi domenica scorsa a Palermo ha determinato una serie di reazioni da parte degli esponenti nazionali delle forze politiche della coalizione: ciò alla luce della affermazione di un outsider, ovvero un candidato non sostenuto dai principali apparati di Partito.
Questa esperienza merita qualche riflessione, peraltro in considerazione della circostanza che il tema delle primarie di coalizione ha già fatto capolino anche nell’ambito del centrodestra.
Ritengo che in uno scenario bipolare  - o comunque improntato al riconoscimento di una premialità per le maggioranze, allo scopo di favorirne la stabilità nei vari livelli di governo della Cosa Pubblica -  le primarie rappresentino un utile strumento di raccordo tra la “necessità” di semplificare il quadro politico e la “virtù” della salvaguardia delle diverse sensibilità in campo.
Ed è bene, dunque, che le forze politiche che siano interessate a realizzare ampie coalizioni si sottopongano, nell’ottica della preventiva individuazione di una sintesi tra componenti alleate, al vaglio del proprio elettorato di riferimento.
Ciò vale anche nei contesti locali.
Qualora si intenda scongiurare l’affermazione di outsiders, eludendo tale passaggio democratico (che prima o poi credo debba pure essere disciplinato dal legislatore italiano), occorre, dunque, assumersi la responsabilità di presentarsi frammentati all’elettorato, con le probabili, conseguenti, difficoltà a ritrovare condizioni di dialogo sereno e costruttivo solo dopo l’apertura delle urne.
Altro discorso, ovviamente, vale se le coalizioni tradizionali non sono “includenti”: in tal caso, soprattutto negli ambiti locali, le aggregazioni civiche possono trovare sintesi programmatiche efficaci su cui far convergere (a conferma della crisi di rappresentanza che caratterizza sempre più spesso questa cosiddetta “Seconda Repubblica”) il consenso della maggioranza dell’elettorato.    

domenica 26 febbraio 2012

Il sentiero della risalita

"La crisi interpella la speranza": è questo il titolo di un interessante convegno che si svolgerà sabato prossimo, 3 marzo, a partire dalle ore 16 presso il Consorzio produttori vini di Manduria. L'iniziativa è organizzata dal Movimento Lavoratori e dall'Azione Cattolica Diocesana. Interverranno: don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del Settore Adulti di Azione Cattolica e del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, Giuseppe Barbaro, vicepresidente della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche Europee, Giovanni Morelli, responsabile delle Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi Brindisi - Ostuni, Rino Spedicato, dell'Osservatorio Regionale del Volontariato, Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL Taranto, don Salvatore Ferdinandi, vice direttore della Caritas Italiana. 
Si tratterà di una utile occasione per riflettere insieme su un tema che richiama direttamente la nostra esperienza quotidiana. Vale la pena, insomma, trovare il tempo per esserci.     

sabato 18 febbraio 2012

La bomba più forte

Ma noi dove eravamo? Dov’era questa società del “c’ero anch’io!”? E’ possibile che siamo diventati consapevoli, sensibilizzati, informati  - a volte anche morbosamente -  sulle cose, solo “a posteriori”? Troviamo anche il tempo, nella frenesia della nostra vita, per fare i “pellegrinaggi” sui luoghi dove si è consumato il dolore; ma sempre dopo. Laddove conta davvero, esserci, non ci siamo; siamo distratti. O, comunque, arriviamo troppo tardi.
Ero a Roma, l’altra sera, quando ho appreso dell’ultima tragedia consumatasi a Latiano.
Chissà per quanto tempo ancora gli echi di quella sciagura risuoneranno forti nelle nostre orecchie. Ma probabilmente non avremo il coraggio di farcene un monito, un richiamo alle coscienze.
Perché quando l’esplosione del cupo malessere si stava preparando… noi guardavamo altrove, il nostro sguardo scrutava forse orizzonti lontani, la nostra mente era preoccupata dall’idea di un futuro possibile.
Ma quale futuro può avere una comunità in cui inesorabilmente, nel silenzio, nella indifferenza, nella impotenza dei pochi che se ne avvedono, la mano arriva ad armarsi contro la propria vita, o contro la fonte della stessa?
E quanto colma di malessere è l’esistenza di chi dilaga in tali atti distruttivi ed autodistruttivi?
Quale uomo nasce per togliersi la vita? Quale figlio nasce per uccidere la propria madre?
E non cerchiamo alibi al nostro egoismo: perché un grido di aiuto si componga, occorre lucidità. E laddove il male di vivere è forte, credo che la lucidità scarseggi.
Il boato del dolore, poi, richiama interventi ormai tardivi.  E’ prima della sciagura che devono poter scattare indicatori sociali, esterni alla famiglia. E questi indicatori devono poter attivare interventi efficaci.
Allora, in tempi di forti e diffusi disagi, le politiche sociali diventano priorità.
E siccome il “pubblico”, purtroppo, a tutti i livelli, può contare oggi su una esigua disponibilità di risorse, occorre un forte impegno concertativo tra agenzie diverse; bisogna, insomma, selezionare le competenze e coordinarsi, perché sia ottimizzato il risultato prodotto dalle risorse disponibili e perché si agisca senza tralasciare ambiti scoperti: zone d’ombra in cui il disagio cresce e sfocia nell’irreparabile.