domenica 29 maggio 2011

Giuliano Pisapia? Oggi lo preferisco.

Sarà che, se ci dovesse essere un certo esito dei ballottaggi, si sente aria di un “governo di larghe intese” (Pierferdinando Casini auspica che possa essere allargato anche alla “parte migliore del Pdl”: i democristiani, del resto, non hanno governato da soli anche quando avevano la maggioranza assoluta…).
Sarà che… se proprio non se ne vogliono andare… in qualche modo occorre suonare la campanella!
Sarà che la voglia di cambiamento è tale e tanta che anche i “moderati”, talvolta, decidono di lasciare repentinamente la strada vecchia… .
Sarà che non si può più sopportare una immagine internazionale dell’Italia umiliata come all’ultimo G8.
Sarà per tutto questo, e per altro ancora, che, nella osservazione a distanza del ballottaggio di Milano, mi ritrovo a simpatizzare per Giuliano Pisapia.
Per favorirne l’approccio, riporto, qui di seguito, il curriculum di quest’uomo (tratto dal suo sito), certamente diverso da come io idealizzerei il sindaco – tipo di una grande città italiana, che ha però tratti di semplicità, di simpatia, di eccezionale normalità… tali da farmelo cosiderare affidabile: un Sindaco giusto, insomma, a mio avviso, per questi tempi complessi.

«Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949. Faccio l’avvocato e vorrei diventare il sindaco della città che amo e nella quale ho sempre vissuto.
Mi sono laureato in Scienze politiche e Giurisprudenza. Negli anni dell’università ho cominciato a lavorare: educatore al carcere minorile Beccaria, operaio in un’industria chimica, impiegato in banca. Solo a trent’anni ho cominciato a fare l’avvocato. Il mio lavoro di penalista mi ha portato a contatto con le ingiustizie, le disuguaglianze, la mancanza di diritti. Ho seguito, insieme al mio studio, molti tra i processi più importanti di questi ultimi anni – da quello conosciuto come “Toghe sporche” (imputati Previti, i giudici Squillante e Metta ed altri) in cui ero parte civile – ai fatti del G8 di Genova dove sono stato l’avvocato della famiglia di Carlo Giuliani; fino al processo per l’uccisione di Dax. Uno dei processi che ricordo con particolare commozione è quello in cui ho difeso Germano Nicolini, comandante partigiano, accusato e condannato ingiustamente per l’uccisione di Don Pessina, riabilitato al termine del processo di revisione.
Ho partecipato a numerosi collegi internazionali di difesa, tra i quali quello per il leader curdo Ocalan . Ma ho anche continuato a seguire i casi minori, quelli che riguardano la gente comune, gli emarginati, i tossicodipendenti e che non finiscono sulle prime pagine dei giornali. Proprio partendo da questo ho deciso di mettere la mia esperienza a disposizione della città.Sono certo che per essere più ricca, attraente e sicura, una città deve cominciare con l’essere più giusta.
Per me la politica è soprattutto servizio. E’ un insegnamento che ho imparato nella mia famiglia, prima ancora che sui banchi del liceo classico Berchet. Da mio padre, Giandomenico, avvocato, ho ereditato l’amore per il diritto e i diritti; da mia madre, Margherita, cattolica, l’attenzione per i più deboli. Dalla politica intesa come impegno volontario – scout, barelliere per la Croce Rossa, tra gli angeli del fango di Firenze, in delegazione nei luoghi più poveri e in quei Paesi dove il diritto e la dignità delle persone sono calpestate – alla politica nelle istituzioni: il mio impegno sulla città mi ha portato, nel 1996, ad essere eletto deputato come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. In quella legislatura sono stato presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel 2001 sono stato rieletto deputato e sono stato presidente del Comitato carceri. Credo nel ricambio, penso che la politica non debba essere un mestiere a vita, per questo non ho accettato di candidarmi per la terza volta.
Per la coalizione di centrosinistra, alla vigilia delle elezioni del 2006, ho coordinato il gruppo che ha preparato il programma per la giustizia. Nel 2009 sono stato chiamato a presiedere la Commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Ho scritto diversi saggi. L’ultimo, «In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili», è il compendio di quelle esperienze: perché cambiare si può.
Non ho figli, ma sono felice di avere intorno a me il figlio di mia moglie e sette nipoti: una squadra di ragazzi tra i 12 e i 30 anni che adoro e che ogni estate riunisco per un viaggio tutti insieme. Sono un gran viaggiatore e sono stato molto sportivo: calcio, sci, pallanuoto a livello agonistico. Adoro il mare e andare in moto. Non so cucinare e la sera mi addormento leggendo Topolino, il mio fumetto preferito fin da quando ce lo contendevamo, nella nostra casa di viale Montenero, io e i miei sei fratelli.»

… Per dirla tutta, anche io uso chiudere le mie giornate leggendo Topolino, come quando, in casa, me lo contendevo con mia sorella, mio fratello ed i miei genitori.

giovedì 19 maggio 2011

Trasparenza

La Commissione Elettorale Comunale - presieduta dal Sindaco Antonio De Giorgi e composta da me, in rappresentanza dell’opposizione, e dai consiglieri di maggioranza Angelo Gaglione e Felice Cariolo - si è riunita stamane per procedere alla nomina degli scrutatori da impiegare nei 14 seggi che saranno allestiti per i Referendum Popolari in programma per domenica 12 e lunedì 13 giugno prossimi.
In ogni sezione elettorale, oltre il Presidente del seggio (nominato dalla Corte d’Appello) ed il suo Segretario, è prevista la presenza di tre scrutatori per le consultazioni referendarie e di quattro scrutatori in occasione di elezioni.
La Commissione, all’unanimità, ha deliberato la nomina dei tre scrutatori per ciascuno dei 14 seggi elettorali (in tutto 42) mediante sorteggio tra i nominativi compresi nell’apposito Albo Comunale (composto da 1254 nominativi).
Si è proceduto quindi al sorteggio, con modalità elettroniche, e ne è risultata la seguente composizione dei seggi:
Sezione 1: Menna Bartolo, Gagliani Alberto, Nigro Cosimo;
Sezione 2: Camassa Lucia, Argentiero Antonella, Diamante Giuseppe;
Sezione 3: Enz Fanny, De Fazio Salvatore, Ligorio Alessandro;
Sezione 4: De Fazio Ada, Montanaro Danilo, Musselli Patrizia;
Sezione 5: Spinelli Angelo, Nisi Maria Michela, Saponaro Vincenzo Rocco;
Sezione 6: Natale Maria, Schiena Antonio, Pisani Amelia;
Sezione 7: Rubino Giuseppe, Gatti Federica, Errico Cosimina;
Sezione 8: Rubino Margherita, De Virgilio Cosimo, Farina Annalisa;
Sezione 9: Scarafino Antonella, Guarini Francesco, Calavita Daniela;
Sezione 10: Piroscia Emanuela, Calò Maria Cotrina, Chirico Cosimo;
Sezione 11: Madaghiele Mario, Prezzemolo Marco, Giovedissanto Gianfranco;
Sezione 12: Palma Giovanni, Nisi Carmela, Lamarina Giuseppina;
Sezione 13: Cucci Maria Antonella, Giannotto Pasqua, De Amicis Mimina;
Sezione 14: Rubino Marilena, Turnaturi Giuseppina, Baldari Carlo.
La Commissione ha anche proceduto al sorteggio di ulteriori 42 nominativi da utilizzare, nell’ordine di estrazione elettronica, per la sostituzione dei titolari che eventualmente dovessero comunicare la rinuncia. Questi i loro nominativi, nell’ordine: Scarafile Tiziano, Caniglia Simona, Montanaro Anna Rita, Molfetta Anna, Cervellera Loredana, Milano Margherita, Ribezzo Francesco, De Nitto Veronica, Memmola Lucia, Palma Antonia, Rubino Daniela, Elettro Emilio Francesco, Caniglia Ilaria, Calabrese Maria Teresa, Rubino Ylenia, Conte Carmela, Errico Maria Rosaria, Vacca Giuseppina, Caramia Federico Davide, Scarafile Giangabriele, Taurisano Rosarita, Baldari Daniela, Taurisano Cosimo, Vitale Danilo, Erriquez Pia Lucia Maria, Contente Elisa, Degliangeli Salvatore, Chirico Maria, Gonoli Giovanna, Spagnulo Gianpiero, Petrosillo Antonella, De Punzio Claudia, Mazzotta Salvatore Francesco, Rizzo Donatella, Rodia Cosimo, Lamarina Vincenza, Valente Rita, Lamendola Lucia, Gallone Maria Cotrina, Gasbarro Salvatore, Balestra Eliana, Cavallo Katia. Ritengo che la scelta operata oggi, all’unanimità, dalla Commissione Elettorale Comunale, rappresenti un atto di civiltà politica poiché, nell’ottica della trasparenza dell’azione amministrativa e della parità delle condizioni di accesso di tutti i cittadini ai pubblici servizi, è stata accantonata la prerogativa - pur riconosciuta dall’ordinamento - della individuazione nominativa degli scrutatori.

domenica 8 maggio 2011

Festa dell’Europa

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano.


La proposta, nota come "dichiarazione Schuman", è considerata l'atto di nascita dell'Unione europea.


E’ così che la giornata del 9 maggio è diventata un simbolo europeo che, insieme alla bandiera, all'inno, al motto (“unità nella diversità”) ed alla moneta unica, identifica l'entità politica dell'Unione Europea.


Riporto, qui di seguito, il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman, che allora era Ministro degli Esteri francese. Ritengo che si tratti di uno strumento utile per riflettere sulla capacità di visione che avevano gli uomini politici appartenenti ad una generazione uscita dalle Grandi Guerre, decisamente protesa alla costruzione della pace e della concordia tra i popoli. Rilevante, a mio avviso, è anche il senso di responsabilità espresso verso il vicino continente africano. La rilettura di quella dichiarazione, a mio parere, stimola riflessioni attuali. Dal 9 maggio 1950 molti passi avanti sono stati compiuti dai Paesi europei - nell’orizzonte tracciato dai padri fondatori dell’Unione Europea (ricordo, in particolare, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Winston Churchill e Jean Monnet) - ma si sono accusate anche tante battute d’arresto. A leggere le cronache politiche di pochi giorni addietro (“frizioni” diplomatiche tra Francia e Italia in tema di immigrazione) , si trae la cifra di un percorso ancora lungo da compiere.



La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.


Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra.


L'Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.


A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.


Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.


La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.


Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.


Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace. Per giungere alla realizzazione degli obiettivi così definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.


Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.


Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.


Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.


I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.


L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.


Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.


L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.




giovedì 5 maggio 2011

Il programma triennale delle assunzioni al Comune dimentica gli Assistenti Sociali

Ho depositato, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Latiano n. 95 del 10.10.1996, la seguente mozione:




PREMESSO


che con Deliberazione della Giunta Comunale n. 68 del 15 aprile 2011 è stato incaricato il Servizio Risorse Umane per l’avvio delle procedure finalizzate alla selezione di aspiranti ad incarichi a tempo determinato in qualità di Assistenti Sociali, attraverso formazione di apposita graduatoria da utilizzare per l’eventuale conferimento di incarichi lavorativi della durata di un anno, in base all’ordine della graduatoria e fino ad esaurimento della stessa;



che nella narrativa di tale dispositivo è riportata la sintesi della relazione dell’Assessore alle Politiche Sociali, la quale riferisce alla Giunta che nel corso dell’anno 2011 saranno collocate in quiescenza le due Assistenti Sociali dipendenti del Comune e che pertanto è necessario programmare la loro sostituzione, atteso che risulta indispensabile la presenza in servizio di tale figura professionale;



che, sempre nella narrativa dell’Atto Deliberativo in commento, si dichiara testualmente che “le vigenti norme in materia di assunzioni non consentono, per il corrente anno, di coprire organicamente i posti che si renderanno vacanti a causa delle limitazioni in tale materia per gli anni 2011, 2012, 2013, per cui l’unica possibilità è costituita dall’affidamento di tale incarico a tempo determinato, nelle more che si determinino le condizioni per procedere alla copertura dei posti a tempo indeterminato”;



CONSIDERATO


che con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011 è stato approvato il programma triennale delle assunzioni, nell’ambito del quale, tra le varie figure professionali individuate, non è contemplata quella dell’Assistente Sociale, sia per le assunzioni a tempo determinato, sia per le assunzioni a tempo indeterminato;



RILEVATO


che quanto immediatamente innanzi considerato rappresenti una lacuna a fronte delle determinazioni in premessa richiamate;



RITENUTO


che la peculiarità della figura professionale dell’Assistente Sociale, dalle cui funzioni discende l’infungibilità nell’ambito della organizzazione dell’Ente, richiede i caratteri della stabilità nel rapporto di lavoro al fine di garantire continuità nella gestione delle problematiche assunte in carico;



SI PROPONE


l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:



1. Impegnare l’Amministrazione Comunale a modificare il programma triennale delle assunzioni 2011/2013, approvato con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011, inserendo nell’ambito dello stesso la pianificazione dell’assunzione a tempo indeterminato di personale appartenente al profilo professionale di Assistente Sociale, fatto comunque salvo il rispetto delle limitazioni imposte dalla normativa vigente in materia di contenimento della spesa per il personale dipendente.



F.to: I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

mercoledì 4 maggio 2011

Esiste ancora il “Procuratore Legale”?

Ho depositato, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, la seguente interrogazione a risposta orale, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.



Con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011 è stato approvato il programma triennale delle assunzioni, nell’ambito del quale - tra l’altro - è indicata l’assunzione a tempo indeterminato, nell’anno 2013, di una unità lavorativa appartenente alla categoria D3, da assegnare al Settore Legale – Contenzioso, con il profilo professionale di “Procuratore Legale”.


I sottoscritti Consiglieri Comunali chiedono di conoscere la specifica connotazione classificatoria di detto profilo professionale.


F.to: I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

martedì 3 maggio 2011

Due mesi per ricopiare un Bando?

Ho depositato stamane, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, la seguente interrogazione a risposta scritta, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.



All’Albo Pretorio del Comune di Latiano è stato pubblicato il Bando di gara, mediante procedura aperta, per la concessione di locali comunali per l’affidamento dei servizi di ludoteca comunale e attivazione e gestione del centro socio – educativo diurno per minori.


Detto Bando risulta ritirato in data 11 marzo 2011 con la seguente motivazione, espressa in una apposita comunicazione a firma del Responsabile del procedimento, dr.ssa Stella Lucia Errico: “in quanto necessita di rettifica per errori di trascrizione”.


Ritenuto che sia ormai trascorso un congruo termine per la dichiarata rettifica degli “errori di trascrizione”, i sottoscritti Consiglieri Comunali chiedono di conoscere ogni determinazione che l’Amministrazione Comunale intende assumere in ordine al procedimento di cui trattasi.



F.to:

I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

domenica 1 maggio 2011

Tre anni di “m’impegno”.

Questo blog compie oggi tre anni. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quella (non remotissima, certo) Festa del Lavoro!


Attraverso questo canale di dialogo mi è piaciuto condividere, anche con qualche silenzio, molte delle vicende “pubbliche” che mi hanno coinvolto o quantomeno interessato. E spesso mi è piaciuto, semplicemente, raccontare, dal mio punto di vista: per il piacere della scrittura e per il gusto dell’esternazione.


Mi piace anche che, grazie al blog, tutto rimanga sempre consultabile: se ne ricava un piccolo ritratto di me, del mio modo di essere, della mia forza e delle mie debolezze, dei miei dubbi, del mio divenire, della mia parzialità e, perché no, delle mie contraddizioni.


Confesso che mi è capitato di rileggermi. E questo “esercizio” mi ha messo in discussione, forse mi ha pure migliorato (vabbè: se mi ha migliorato, solo un po’…).


Ringrazio quanti continuano a dedicarmi un po’ di attenzione (è una piccola vanità, questa, che ben comprenderanno gli altri bloggers).


Spero di aver contribuito, finora, con questa esperienza di http://mimpegno.blogspot.com, ad animare un dibattito locale che, soprattutto fra le giovani generazioni, oggi vedo comunque più vivace rispetto a tre anni addietro.


Per il futuro, il mio… impegno… sarà anche quello di esserci ancora. E, magari, di esserci sempre meglio.

giovedì 21 aprile 2011

Un parco più sicuro. E’ chiedere troppo?

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale è stata depositata la seguente mozione firmata, oltre che da me, dai consiglieri comunali Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero, Cosimo Rubino, Giuseppe Natale e Angelo Caforio. Tale iniziativa, di cui ha già parlato nella scorsa settimana La Gazzetta del Mezzogiorno, è stata sollecitata dall’associazione “L’isola che non c’è”, sempre puntuale negli interventi, che prosegue anche in tal modo il suo meritorio impegno per il recupero degli spazi pubblici e la loro piena appropriazione da parte dei cittadini. La mozione, a mente del vigente Regolamento comunale, sarà discussa nella prossima convocazione della pubblica assise cittadina. Nel frattempo, anche in considerazione della risonanza offerta, alla problematica di cui trattasi, dagli organi di informazione, sarebbe auspicabile poter già registrare qualche intervento risolutorio da parte dell’Amministrazione Comunale.



Ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Latiano n. 95 del 10.10.1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali propongono - al vaglio della Pubblica Assise Cittadina - la seguente mozione, da discutere con i caratteri dell’estrema urgenza.


PREMESSO


che venerdì 8 aprile 2011, nei pressi dell’area del Parco Padre Pio, si è verificato un grave incidente in cui è rimasto coinvolto un ragazzo dell’età di dodici anni, investito da un’automobile in transito;


che presso il Parco Padre Pio si registra quotidianamente una elevata affluenza di minori, la cui sicurezza è messa in pericolo dalla immediata contiguità, dell’area ludico – ricreativa, alla sede stradale;


CONSIDERATO


che l’Associazione “L’isola che non c’è”, sempre sensibile alle problematiche sociali latianesi, ha invitato le forze politiche locali - anche attraverso i mezzi di informazione - a promuovere l’immediata realizzazione di interventi finalizzati alla messa in sicurezza del Parco Padre Pio e, in particolare:


- il rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


- la collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


- la verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose;


RITENUTO


di condividere lo spirito ed il merito dell’iniziativa di sensibilizzazione promossa dall’Associazione “L’isola che non c’è”;


SI PROPONE


l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:


Dare impulso all’Amministrazione Comunale per la realizzazione dei seguenti interventi urgenti presso il Parco Padre Pio:


· rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


· collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


· verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose.

mercoledì 20 aprile 2011

Dalla parte di chi crea occupazione.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano - composto, oltre che da me, da Claudio Ruggiero e Mauro Vitale - ha diffuso stamane il seguente comunicato stampa.



Ampio dissenso è stato espresso, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, dal gruppo consiliare Udc in merito al nuovo Regolamento per l’assegnazione delle aree nella zona Pip.


Nel complesso, il documento proposto dall’Amministrazione, ed approvato dalla maggioranza, ha rappresentato un adeguamento alla normativa vigente.


Pochi, dunque, sono stati i margini per una valutazione politica e, laddove ciò è stato possibile, non si è potuto che rilevare la scarsa sensibilità dell’Amministrazione Comunale verso i problemi atavici che affliggono l’imprenditoria locale, costretta a confrontarsi con una concorrenza inserita in ben altri contesti infrastrutturali, aggravati da una contingente crisi generalizzata dei mercati.


In particolare, l’Amministrazione ha modificato il vecchio Regolamento proponendo di abbassare da cinque a tre anni la possibilità di rateizzazione degli importi dovuti da chi acquisisce il diritto sulle aree.


Nonostante le rimostranze dei consiglieri Udc - Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri e Mauro Vitale - i quali avevano proposto di tenere ferma la possibilità di salvaguardare il previgente termine, la maggioranza ha approvato il Regolamento, respingendo la proposta più favorevole per gli operatori commerciali, e accogliendo invece favorevolmente il principio, espresso dall’Amministrazione, in base al quale la rateizzazione in cinque anni non sia sostenibile per esigenze tecnico – ragionieristiche, poiché entro quell’arco temporale il Comune è impegnato, ex lege, al pagamento delle aree oggetto di esproprio e, pertanto, dagli assegnatari delle aree si debbano esigere termini più ristretti.


Si tratta, evidentemente, di un approccio ideologico che il gruppo Udc contesta e rigetta, nella convinzione che l’Ente pubblico debba sempre usare - verso il privato che investe e crea sviluppo, nuova occupazione - condizioni più favorevoli ed, anzi, incentivanti.

martedì 19 aprile 2011

Sottopasso in contrada Tanusci (passaggio a livello di via Martin Luther King): per noi il recupero sarebbe stato meglio della chiusura.

Nella seduta del Consiglio Comunale svoltasi ieri pomeriggio, in riferimento allo studio di fattibilità delle opere sostitutive per la chiusura di quattro passaggi a livello, proposto da Ferrovie Italiane, il gruppo Udc, nel dare atto della rilevanza e dell’interesse degli interventi previsti, non ha ritenuto di poter esprimere il proprio voto favorevole.


E ciò anche dopo aver ricevuto assicurazioni in ordine al condizionamento, dell’intera operazione, alla realizzazione di un passaggio pedonale che consenta di proseguire la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, a Cotrino, da via Oria: opera, questa, originariamente non prevista nel progetto presentato dalle Ferrovie ma fortemente auspicata dall’Udc e voluta dallo stesso Sindaco Antonio De Giorgi.


Il gruppo Udc ha anche chiesto, ed ottenuto, l’inserimento - nel dispositivo della deliberazione approvata dalla pubblica assise cittadina - dell’impegno a non far gravare in alcun modo o misura, sul bilancio comunale, il costo degli interventi da realizzare (che, pertanto, saranno a totale carico delle Ferrovie).


Il motivo della non adesione dell’Udc al progetto complessivo, già sommariamente da me descritto nel precedente post, risiede nel non accoglimento della nostra proposta di stralciare il passaggio a livello di via Martin Luther King. In sostanza il gruppo Udc ha sottolineato l’utilità del sottopasso - aperto al traffico dall’Amministrazione – Zizzi, realizzato dall’Amministrazione – d’Ippolito e costato all’incirca settecentomila euro - in particolare per gli operatori della zona Pip e per tanti agricoltori.


La nostra proposta non è stata accolta dalla maggioranza (il Sindaco ha sottolineato che l’intervento finanziato dalle Ferrovie fosse condizionato alla chiusura di tutti i quattro passaggi a livello) e dunque, nonostante un giudizio complessivo di apprezzamento, non abbiamo ritenuto di poter esprimere la nostra totale adesione attraverso il voto favorevole.

martedì 12 aprile 2011

Passaggi a livello. Una decisione importante.

Ho partecipato, ieri pomeriggio, ad una riunione della Commissione Consiliare “Urbanistica”. Tra gli argomenti all’ordine del giorno vi è stata la proposta di soppressione dei quattro passaggi a livello (contrada Cupa, via Martin Luther King, via Francavilla, via Oria) e la presa d’atto del progetto di realizzazione di infrastrutture viarie proposto, e finanziato, dalle Ferrovie dello Stato.


In sostanza le Ferrovie propongono la realizzazione, a loro spese, di ponti e sottopassi in cambio della autorizzazione a chiudere i passaggi a livello. Si tratta di un rapporto che, a Latiano, ha già prodotto, in passato, la strada, con carreggiata per autoveicoli e passaggio pedonale – ciclabile, in contrada Biondo (la bella strada, insomma, che collega la stazione ferroviaria a via vecchia Mesagne).


Il progetto proposto questa volta dalle Ferrovie dello Stato, in estrema sintesi, consiste nella realizzazione di un ponte che superi il tratto ferroviario nei pressi del passaggio a livello in contrada Cupa e raggiunga il prolungamento di via vecchia Mesagne in corrispondenza della strada (lungo la quale è ubicato il campetto ANSPI) che poi confluisce sulla provinciale Latiano – Mesagne.


Altra opera proposta è un sottopasso all’altezza dell’attuale passaggio a livello di via Francavilla e la realizzazione di un percorso per autoveicoli, con passaggio riservato pedonale – ciclabile, che, costeggiando la linea ferroviaria dal lato “extramurario”, giunga al Monastero di Cotrino.


L’Assessore comunale all’Urbanistica, Antonio Distante, ha spiegato che le Ferrovie si propongono per la realizzazione di tali opere a condizione che il Comune autorizzi la chiusura di tutti i quattro passaggi a livello.


Lo stesso Assessore, inoltre, intervenuto alla riunione della Commissione insieme al Responsabile dell’Ufficio Tecnico, ha spiegato che il Sindaco avrebbe già chiesto ai rappresentanti delle Ferrovie dello Stato - in aggiunta al progetto dagli stessi elaborato, e per il quale c’è già la disponibilità del finanziamento - la realizzazione di un accesso pedonale che consenta di salvaguardare la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, di devozione alla Madonna di Cotrino, anche da via Oria (poiché l’accesso pedonale al Monastero, da via Francavilla, sarebbe, appunto, garantito).


La proposta avanzata dalle Ferrovie dello Stato risulta certamente interessante, poiché mirata a contribuire alla sicurezza ed alla maggiore speditezza del traffico ferroviario ma anche del transito su gomma.


Io, sulla base degli elementi acquisiti in Commissione (anche planimetrie e fotogrammetrie), proporrò una riflessione al mio Partito, in particolare al gruppo consiliare a cui mi onoro di appartenere, al fine di favorire una consapevole determinazione, in merito, nella prossima seduta del Consiglio Comunale (in programma per lunedì 18 aprile, a partire dalle ore 15,30).


Solo due questioni, al momento, suscitano in me qualche perplessità: la necessità della garanzia di un passaggio pedonale per i fedeli che vorranno continuare a raggiungere il Santuario di Cotrino da via Oria e l’opportunità di salvaguardare il sottopasso, già realizzato ed attualmente attivo, in corrispondenza del passaggio a livello di via Martin Luther King, che collega la zona PIP al centro abitato.


Ce n'è abbastanza, dunque, per una riflessione attenta e per una, conseguente, decisione importante.

giovedì 7 aprile 2011

Domenico Mennitti: un galantuomo.

«Nei sette anni da sindaco ho ridato dignità all’istituzione comune e a ciascuno dei cittadini. Ora a 72 anni voglio dare alla mia persona il tempo delle passioni di sempre, scrivere e leggere». Domenico Mennitti, sindaco di Brindisi, già parlamentare nazionale ed europeo, così ha anticipato la sua volontà di dimettersi. E lo farà nel corso del vertice annuale dell’Anci, l’associazione che riunisce tutti i rappresentanti dei Comuni d’Italia, che quest’anno avrà luogo a Brindisi nel prossimo mese di ottobre. Quella circostanza, ha spiegato Mennitti, «è il punto più alto dell’azione svolta in questi anni dall’Amministrazione comunale brindisina. È la più vasta rappresentanza delle istituzioni locali: giungeranno in città anche ministri e forse il Capo dello Stato. Quella è l’occasione che secondo me simboleggia la restituzione della dignità politica alla città. Nel passato alte cariche dello Stato in visita a Brindisi, vi restavano il minimo indispensabile. Oggi chi vi giungesse vi può restare, intrattenersi con i suoi amministratori e tutti i cittadini. Il Comune e i brindisini hanno riacquistato dignità. Non scordiamo che abbiamo vissuto momenti di straordinaria emozione in questi anni, a cominciare dalla visita del Santo Padre, Benedetto XVI. Dopo tutto ciò – ha proseguito Mennitti - che io resti alla guida della città, o subentri un altro, che importanza può avere? Ve lo dico subito. Penso sia giunto il momento che chi mi succederà sia espressione del tempo, che comprenda e gestisca le manifestazioni che il nuovo mondo propone. Sono rientrato a Brindisi - ha concluso - ad un’età che non ci si presenta da candidato sindaco. Per sette anni, dalla mattina alla sera, senza sosta, ho affrontato ogni emergenza. E sono riuscito anche a trasmettere un’idea di città con l’aspirazione ad un futuro di rinascita. Dal mondo del porto, a quello urbanistico della città che si affaccia sul mare, lo spostamento dell’economia dal preponderante ruolo dell’industria ad altri settori come l’agricoltura. E oggi Brindisi sta recuperando la qualifica di città d’arte e di cultura. Il tempo non è quello stabilito da una legislatura. E in politica non è più il tempo di entrarvi con successo, ma di uscirne con dignità, nel momento migliore. Non intendo farmi tirare per la giacca e sentirmi dire che il tempo è finito e bisogna lasciare».


A mio avviso è, questa di Mennitti, una lezione di stile per chi, tra le nuove generazioni, si propone per l’impegno politico.

martedì 29 marzo 2011

La Città di Pompei esempio di concreta solidarietà, nel nome del “nostro” Beato Bartolo Longo

La Città di Pompei, attraverso il suo Sindaco Claudio D'Alessio, si è detta pronta a fronteggiare l'emergenza umanitaria in atto, ospitando profughi provenienti dal Nord Africa. In questa ottica è stata indirizzata una istanza al Prefetto di Napoli. "Stanti le note criticità in atto nelle zone del Nord Africa, che hanno portato allo sbarco di migliaia di profughi sulle coste siciliane - scrive il primo cittadino - la Città di Pompei, anche in ragione delle sue peculiari tradizioni di solidarietà a cui si è ispirato il suo fondatore, il Beato Bartolo Longo, intende farsi carico della drammatica situazione offrendo ampia disponibilità ad ospitare un certo numero di profughi. Consci del sacro vincolo della solidarietà tra i popoli, riconoscendo il diritto inalienabile dei popoli al miglioramento delle proprie condizioni di vita, nonché la legittimità a ricercare più ampi spazi di libertà di pensiero e di azione, la mia comunità intende, dunque, offrire ospitalità agli immigrati. Con questo piccolo gesto - aggiunge il sindaco D'Alessio - intendiamo alleviare, almeno in parte, le sofferenze dei popoli che vivono sull'altra sponda del mare nostrum".

lunedì 28 marzo 2011

Udc: Non piegare la solidarietà alla "ragion politica"

Sul tema della immigrazione - che in questi giorni vede ancora una volta in prima fila, come protagonista assoluta, la nostra terra, con il centro di accoglienza impiantato a tempo di record tra Oria e Manduria - riporto qui di seguito un comunicato diffuso ieri dal commissario provinciale dell’Udc, sen. Euprepio Curto.


“Non c’è che dire : messo per la prima volta seriamente alla prova sul tema della immigrazione il Governo Berlusconi ha miseramente fallito“. Lo dichiara il vicecapogruppo Udc in Consiglio regionale, Euprepio Curto, alla notizia della fuga dalla tendopoli di molte decine di immigrati giunti proprio stamani a Manduria. “Ovviamente – commenta Curto – non c’è nulla da gioire: la figuraccia rimediata dal Governo coinvolge l’immagine complessiva del nostro Paese, e non è questo l’obiettivo dell’Udc. Ma non c’è dubbio che, come avevamo ampiamente previsto, sarebbe stata necessaria una diversa organizzazione, mentre si è dato vita solo ad una sterile corsa contro il tempo solo per dimostrare una efficienza che alla prova dei fatti si è dimostrata fallimentare”. Per il consigliere regionale dell'Udc “non c’è contrapposizione politica tra il Governo nazionale e quello regionale che possa giustificare l’assenza di dialogo e coordinamento nella gestione del CIE di Manduria. Perseverare in tale atteggiamento ci spingerebbe a definire irresponsabili gli uni e gli altri, anche perché gli effetti potrebbero a breve risultare devastanti, così come in effetti è già avvenuto a Lampedusa e a Mineo”. "L’Udc respinge sdegnata – afferma Curto – la prassi politica secondo la quale anche i temi di altissima portata civile, come la solidarietà, debbano essere condizionati e piegati alla cosiddetta ragion politica, nella consapevolezza che, proprio in momenti delicati come questo, lo spirito nazionale debba prevalere coniugando la sacrosanta esigenza di sicurezza delle popolazioni locali con quel principio di solidarietà che, lungi dall’essere declamato con le parole, deve essere concretizzato nei fatti e nelle scelte concrete". “L’Udc – prosegue Curto – rivolge un nuovo appello al Governo nazionale e a quello regionale perché si seggano entrambi ad un tavolo con le istituzioni locali al fine di gestire in maniera alta quello che già da oggi possiamo definire un fenomeno di portata epocale, nella consapevolezza che, se ciò non avverrà, entrambi si assumeranno una gravissima responsabilità di fronte al Paese, all’Europa e al mondo, in quanto avranno dimostrato che una grande nazione come l’Italia, a causa di miserevoli beghe interne, è incapace a gestire un tema dagli altissimi contenuti civili”. “Intanto – dichiara ancora Curto – già nella giornata di domani l’Udc promuoverà un coordinamento istituzionale delle province di Taranto e di Brindisi, per una analisi puntuale della situazione del CIE di Manduria, non escludendo, anzi auspicando, il coinvolgimento di un’altra istituzione che sul tema immigrazione rappresenta per l’Udc un punto di riferimento decisivo: la Chiesa". Il sen. Curto nei giorni scorsi aveva chiesto la convocazione del Consiglio regionale per discutere sulle modalità con cui la Regione avrebbe dovuto affrontare il delicato tema della immigrazione nord africana. “L’Udc non intende alimentare polemiche con il Presidente Onofrio Introna, ma la mancata convocazione del Consiglio regionale relega l’assise di via Capruzzi in un ruolo politicamente marginale rispetto ad un problema, l’esodo dei disperati del Nord Africa, che avrebbe dovuto vedere la Regione protagonista”. “A una prima tempestiva dichiarazione di disponibilità da parte del Presidente del Consiglio regionale a portare l’argomento in sede di Conferenza dei capigruppo – continua Curto – ha fatto seguito non solo il silenzio più assoluto, ma addirittura la convocazione del Consiglio per ben due giorni, ma con all’ordine del giorno argomenti che però non hanno la sicura valenza politica della questione immigrazione”. “La convocazione del Consiglio regionale sarebbe stata quanto mai opportuna – aggiunge Curto – non solo per conoscere dal Presidente Vendola i termini del confronto col Ministro Maroni, ma anche per mettere a punto una strategia idonea a governare il fenomeno senza correre il rischio di esserne travolti”. “Intanto – evidenzia l’esponente Udc – il territorio attende con preoccupazione i primi sbarchi senza conoscere se si tratterà di gestire profughi, rifugiati politici o delinquenti comuni; senza conoscere la durata della loro permanenza, i sistemi di controllo sanitario e quelli relativi all’ordine pubblico, quanti ne rimarranno sul territorio, quali saranno gli strumenti per favorirne l’integrazione “. “Sono tutti elementi di assoluto rilievo politico – conclude Curto – rispetto ai quali il Consiglio regionale non può essere relegato in un ruolo di passivo spettatore. Ne va del futuro del nostro territorio”.

mercoledì 23 marzo 2011

Latiano. Urbanistica. Un passo avanti. E' possibile?

Insieme ad altri sette Consiglieri Comunali ho firmato la seguente mozione - incentrata sulla tematica dello sviluppo urbanistico della Città - che abbiamo già provveduto a depositare stamane presso l'Ufficio Protocollo del Comune e ad inviare agli Organi di Informazione. Se tale mozione - che credo possa incontrare anche il conseno della maggioranza - sarà discussa e votata prima dell'adozione definitiva della lottizzazione in contrada Smargiasso, potrà rappresentare un contributo alla chiarezza sulle prospettive di sviluppo del territorio latianese.

PREMESSO

che l’articolo 41 della Costituzione stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale;

CONSIDERATO

che il comparto edilizio locale vive una fase di crisi determinata da molteplici fattori e che si ha ragione di ritenere che una più ampia e diversificata disponibilità di spazi edificabili possa accrescere la domanda di nuove costruzioni anche mediante un adeguamento, al ribasso, dei prezzi correnti, per effetto di un incremento dell’offerta abitativa;

che, tuttavia, è preminente interesse generale il vedere garantito uno sviluppo organico del territorio cittadino, attraverso la definizione e la proiezione di una idea di come e di cosa si intenda far divenire Latiano nei prossimi decenni;

che, pertanto, ogni pianificazione edilizia debba rispondere alla duplice esigenza di favorire tempestività di attuazione e contestualizzazione in un complessivo progetto di sviluppo della Città;

PRESO ATTO

che è tuttora vigente un Piano di Fabbricazione Comunale di Latiano;

che detto Piano di Fabbricazione risulta oggi inadeguato sia rispetto alle previsioni normative allo stesso sopravvenute, soprattutto in materia di sicurezza e di salvaguardia del patrimonio storico – culturale, sia rispetto alle esigenze di una mutata condizione sociale e demografica della Città di Latiano;

che risulta conferito, già dalla precedente Amministrazione Comunale, un incarico tecnico per la redazione del Piano Urbanistico Generale di Latiano;

RITENUTO

che il mandato tecnico conferito per la redazione del Piano Urbanistico Generale debba sottendere ad una impronta politica da realizzarsi nell’ambito della normativa vigente e che, pertanto, già in questa fase di estensione di detto Piano, se ne possano individuare le possibili ricadute, anche in termini di previsioni edificatorie, in modo da poter armonizzare gli interventi oggi eventualmente licenziabili con quelli prospetticamente configurabili;

che l’esaurirsi della vigenza del Piano di Fabbricazione ed il determinarsi del Piano Urbanistico Generale debbano coniugarsi nell’intento di una graduale, ragionata, partecipata, evoluzione dell’idea di territorio che la comunità locale - attraverso la sua rappresentanza politica - intende esprimere ed affermare;

SI PROPONE

l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:

  1. Dare impulso all’Amministrazione Comunale per la calendarizzazione dell’iter che condurrà all’approvazione del Piano Urbanistico Generale;
  2. Impegnare l’Amministrazione Comunale a far conoscere, ed a sottoporre ad una ampia discussione nelle sedi istituzionali preposte, le coordinate strategiche intorno alle quali si sta procedendo alla redazione tecnica del Piano Urbanistico Generale.

F.to: Gabriele Argentieri (Udc), Angelo Caforio (Pdl), Antonio Gioiello (Pd), Giuseppe Natale (Pdl), Cosimo Rubino (Pdl), Claudio Ruggiero (Udc), Mauro Vitale (Udc), Salvatore Zucchero (Indipendente).

sabato 19 marzo 2011

Con il Risorgimento libico. Ma...

Il nostro Presidente della Repubblica assicura che l'Italia farà "tutto il necessario" per proteggere, insieme alle forze alleate, la popolazione civile libica dalla reazione del "rais".
Gheddafi, infatti, con accanita ed inaudita violenza, ha voluto sopprimere il "Risorgimento" libico, cioè quel moto rivoluzionario di liberazione che si è espresso sin dallo scorso mese di febbraio in quella terra a soli cento chilometri dalle nostre coste.
Ora siamo in guerra. Anzi, per dirlo senza ipocrisia, la guerra è in Libia e le nostre navi, i nostri aerei, sono lì.
Le nostre basi sono in allerta ed ospitano i mezzi militari dei Paesi occidentali "volenterosi", che muovono verso Bengasi e Tripoli.
Chi glielo dice ora, ai civili libici, che gli interventi di quegli aerei occidentali che, in nome della libertà, volano sulle loro teste, potrebbero produrre qualche "effetto collaterale"? Come si può fare ragione di una morte "amica", portata da una mano "liberatrice"?
Non illudiamoci: per quanto Gheddafi possa essere un uomo spregevole, un pazzo senza scrupoli, un oppressore ormai palesemente nemico del suo popolo, anche questa non è una guerra giusta.
Non esiste una guerra giusta.
E non è meno sbagliata, una guerra, se ci si impegna ad essere tanto forti ed "efficaci" da farla finire presto.
E non è meno sbagliata, una guerra, se in palio ci sono pure tanti pozzi di petrolio.
Anche questa guerra è frutto del fallimento della politica e della ragione.
La Russia, che nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU si è astenuta dalla votazione sull'intervento militare in Libia, stasera ha bollato come "affrettate" le decisioni della comunità internazionale.
Ma la non partecipazione della Russia e della Germania non sono meno colpevoli, perchè interessate.
Probabilmente la maggiore fetta di responsabilità, in questa vicenda, è da attribuire proprio al Governo italiano che, in pochi mesi, è passato dal baciamano (di Berlusconi a Gheddafi) all'elmetto.
Se l'Italia si fosse "lasciata andare" un po' meno, soprattutto negli ultimi anni, forse oggi avrebbe potuto svolgere un ruolo diverso, addirittura decisivo, per evitare la strage di innocenti che, in Libia, già si è consumata nelle ultime settimane e, prevedibilmente, continuerà a consumarsi nelle prossime ore.
Il senso della misura, spesso, aiuta a non perdere la ragione. E a non doverne, poi, pagare le inevitabili conseguenze.

martedì 15 marzo 2011

Italiani del Sud

La ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia è anche occasione per ricordare i vinti, ovvero coloro che non furono con “i piemontesi”. Ed oggi, quando ormai l’unità è valore acclarato - nella consapevolezza che una grande Patria sappia restituire verità alla sua Storia e che non abbia bisogno dell’onta su alcuni suoi figli per farne grandi altri (perché, peraltro, questi ultimi, grandi lo furono senza necessità di confronto) - merita almeno un approfondimento la vicenda che accomunò quegli uomini del Sud che diedero vita al fenomeno del Brigantaggio.

Di loro si sono occupati in tanti, da Antonio Gramsci a Benedetto Croce, da Alessandro Dumas a Leonardo Sciascia e Raffaele Nigro.

Ora però noi italiani meridionali abbiamo il dovere di offrire ai briganti un tributo di memoria popolare diffusa.

Certo, il brigantaggio è stato fenomeno complesso.

Fu guerra civile, quella combattuta, anche nelle nostre contrade, nel primo decennio dopo l’unità d’Italia?

Molti storici sostengono che il brigantaggio nacque anche da un moto di disperazione, come protesta della miseria contro antiche e nuove ingiustizie.

Mack Smith, ricordando quanto riportato dai meridionalisti, sottolinea che agli occhi dei contadini il brigante diventava un simbolo delle loro aspirazioni frustrate, il vendicatore dei torti da loro subiti: egli era non più l’assassino, il ladro, l’uomo del saccheggio e della rapina ma piuttosto colui che aveva forza sufficiente per ottenere per sé e per gli altri quella giustizia che la legge non riusciva a dare.

La fine del regno delle Due Sicilie aveva rappresentato pure quella della elementare economia di sussistenza, che consentiva anche ai più diseredati di sopravvivere: i poveri si erano ritrovati ancora più poveri con i liberatori che avevano cominciato con l’imporre tasse e servizio militare obbligatorio.

Queste novità si intrecciavano con vecchi motivi di scontento a cominciare dalla questione demaniale (risolta solo diversi decenni più tardi, agli albori della Repubblica) e dall’aspirazione alla terra sempre promessa, mentre una parte notevole della nobiltà (anche gli stessi Borboni) e della borghesia, ambiguamente, assicurava appoggio ed alimentava vane illusioni.

Ecco, allora, qui di seguito, un piccolo contributo: un brano tratto da “Brigantaggio tramontato”, un libro di Abele De Blasio pubblicato a Napoli nel 1908 e ristampato da Capone editore nel 2001 (“Storie di briganti”) con la presentazione di Gianni Custodero.

Il passo che propongo narra della cattura del brigante Carmine Crocco, tradito da un suo uomo, Giuseppe Caruso, tipico esempio di “pentito” premiato poi con la nomina a brigadiere delle guardie forestali.

Giuseppe Caruso, per le sue buone qualità brigantesche, ben presto si attirò la simpatia del suo capo Carmine Donatelli Crocco, che lo elevò al grado di sottocapo; ma un bel giorno Zi-Beppe, così era chiamato il Caruso, in luogo di eseguire gli ordini di Crocco, si staccò dalla comitiva e andò a costituirsi al generale Fontana, che trovavasi in Rionero.

Per i suoi precedenti la giustizia di Potenza regalava al Caruso sette anni di lavori forzati.

Mentre si trovava in carcere, per ottenere la libertà, si offerse di voler fare la spia alla banda Crocco.

Questo suo desiderio lo fece esprimere al Pallavicini, il quale, a sua volta, fece venire innanzi a sé l’ex bandito per prendere gli opportuni accordi.

Zi-Beppe così disse al generale:

«La banda Crocco continua a desolare colle sue gesta i paesi del circondario, e non sarà facile poterla distruggere; poiché il capo è assai destro e scaltro, e, quello che più vale, conoscitore dei più minuti nascondigli di queste numerose boscaglie. Io, che fui già colla banda Crocco, ed ebbi ad abbandonarla per grave contesa, corsi ora, nel carcere, pericolo di morte per opera della stessa sua mano, onde voglio vendicarmi di questo infame attentato. Domando a Lei, quale capo delle truppe della zona, di venire utilizzato alla caccia dei briganti.

Libero di me, io vorrei non dico esser soldato ma mettermi a guida delle truppe per dirigerle nelle guerriglie contro i briganti, avere talvolta a mia disposizione pochi e valorosi soldati per scovare il Crocco e i suoi compagni nei loro ricettacoli, negli antri più nascosti delle selve e con una persecuzione costante, spietata ucciderli ad uno ad uno o costringerli ad una resa forzata».

[…]

Un giorno, a mezzo di denaro, seppe il Caruso da una spia di Crocco, creduta da costui incorruttibile, che il famoso brigante si trovava nel Castello di Lagopesole in attesa del risultato di un tentato riscatto verso un signore di Pietragalla.

Coll’autorizzazione del generale Pallavicini, il Castello fu circondato e i briganti, che si trovavano a bivacco, furono attaccati alla baionetta.

Dei briganti alcuni fuggirono verso il Bradano, dove andarono a finire nelle mani dei soldati, altri, che cercarono salire il torrente Salice, furono pure presi, e parecchi altri furono uccisi.

Crocco, per una grotta, si salvò.

[…]

Il Crocco, non trovando più pace per le continue persecuzioni, cercò imitare le spagnuolo Borjés col penetrare negli Stati pontifici e dopo disastrose marce riuscì a giungere salvo in Roma senonchè la fama sua di brigante feroce e brutale era nota alla Curia Romana, per cui Pio IX ebbe timore che il Crocco continuasse nel territorio papale le sue gesta brigantesche e credette utile chiuderlo in carcere.

domenica 13 marzo 2011

Rete sociale

Molte persone a me vicine continuano a sollecitarmi la presenza su un social network. Mi invitano ad osservare che un blog possa risultare troppo statico, come strumento, e pertanto un po’ refrattario a mettere in circolo la comunicazione. Non so. Probabilmente è così. Devo pensarci bene; devo informarmi meglio. Certo è che il concetto mi intriga. Ma confesso che, pur avendo avuto ben presto l’opportunità di possedere un computer (era un Commodore Vic20 regalatomi dalla nonna a Natale del 1984), sono arrivato sempre in ritardo a comprenderne appieno le potenzialità. Insomma, prima o poi ci sarà anche per me il “grande salto”. Non so se l’approdo sarà Facebook, o Twitter, o altro. Per il momento, comunque, lo ammetto (anche se qualcuno aveva dei dubbi): non ho (e non ho mai avuto)… un profilo.

domenica 6 marzo 2011

7 marzo 1991

Venti anni fa lo sbarco a Brindisi di migliaia di persone disperate, provenienti dall'Albania, alla ricerca di un futuro.
Tanti di noi hanno da raccontare una storia, tratta dal loro vissuto, su quei giorni.
Brindisi e la sua Provincia si scoprirono frontiera della speranza e, allo stesso tempo, terra dell'accoglienza.
Laddove lo Stato si mostrò impreparato, le Famiglie, le Parrocchie, le Associazioni seppero fare la differenza; con trasporto, con naturalezza. Forse anche riconoscendosi in quell'esperienza di esodo, di emigrazione di massa.
Oggi tante di quelle persone appartengono a pieno titolo alla nostra comunità e contribuiscono ad arricchirla con la loro originalità, con la loro laboriosità... con la loro essenza, al pari di ciascuno di noi.
Nella ricorrenza dei 150 anni dell'unità d'Italia giova ricordare anche questo anniversario, quale contributo alla nostra consapevoleza di Popolo, come viatico nel percorso per il riconoscimento effettivo della libera cittadinanza di tutti gli uomini.

lunedì 28 febbraio 2011

Avanti la Società Civile!

L’Associazione “L’isola che non c’è” promuove una petizione popolare per manifestare il dissenso verso la scelta dell’Amministrazione Comunale di approvare un piano di lottizzazione in una delle zone di completamento (Smargiasso) previste dall’ormai datato piano di fabbricazione. In sostanza si esprime l’esigenza, per la Città di Latiano, di dotarsi di uno strumento di regolamentazione, che disciplini gli interventi edilizi possibili e pianifichi lo sviluppo urbanistico per i prossimi decenni, prima di porre in essere nuovi interventi di lottizzazione.

Osservo con attenzione e rispetto tale iniziativa, che giunge peraltro in un momento appropriato, ovvero nell’ambito temporale destinato, dalla normativa vigente, alla presentazione di eventuali osservazioni in ordine al provvedimento autorizzatorio recentemente approvato dalla maggioranza che sostiene la Giunta – De Giorgi.

Il gruppo Udc si è astenuto dal partecipare alla seduta del Consiglio Comunale nel corso della quale è stata approvata la lottizzazione – Smargiasso, sospendendo ogni valutazione nel merito del provvedimento ed intendendo, piuttosto, esprimere il più profondo dissenso verso una condotta che - sull’altare del decisionismo e di uno sbandierato efficientismo - finisce puntualmente per sacrificare ogni forma di dialogo, di ascolto, di coinvolgimento propositivo della Comunità amministrata.

Qualcuno ha tacciato di ambiguità questa nostra presa di posizione, poiché non si è voluto esprimere un chiaro “si” o “no” sulla lottizzazione in zona Smargiasso. Tuttavia noi riteniamo che in tale circostanza - in cui si conferma il comportamento già assunto in passato dall’Amministrazione Comunale (vedere, ad esempio, l’approvazione della variante urbanistica per l’area ex biblioteca comunale), più che esprimersi sugli argomenti forzosamente annotati nell’agenda del Sindaco (non comprendendo ancora l’orizzonte strategico verso cui tende quella stessa agenda politica) - divenga urgente ed improcrastinabile segnare un punto e rivendicare un dialogo, improntato a regole rispettose di tutte le parti, nell’interesse della Città.

Quella dell’Udc è stata una iniziativa che può anche risultare di difficile comprensione per gli osservatori ma che trova ampia legittimazione al cospetto dell’arrogante azione realizzata da chi confonde un mandato popolare con l’investitura a disporre del destino della Città “inaudita altera parte”. Ignorando, peraltro, anche un confronto istituzionale attraverso i preposti organismi di partecipazione.

Dunque l’Amministrazione Comunale sappia che, finché continuerà ad eludere le regole di un corretto, includente, ampio e necessario dibattito politico su temi di rilevante interesse strategico per la Comunità latianese, non troverà nell’Udc un interlocutore interessato al confronto tematico: un’agenda politica gestita male finisce, insomma, per delegittimarsi!

In questo contesto si colloca, opportunamente, l’intervento de “L’isola che non c’è”, a cui probabilmente non mancheranno di aggiungersi altre Associazioni e Movimenti attraverso le forme che riterranno più opportune.

E’ dunque il momento in cui la Società Civile deve fare la sua parte.

E la politica, quella della sede istituzionalmente deputata in ambito locale; la politica che non ha saputo, o voluto, ascoltare prima… ora deve stare a guardare.

Per comprendere. Per crescere. Per migliorarsi. Per meritare, almeno un po’ di più, la Comunità di cui è espressione e sintesi.

Ciò, è ovvio, vale anche per me.