venerdì 30 settembre 2011

Finanziamenti al Comune di Latiano: i meriti di "quell'altro" centrosinistra

E' stato diffuso stamane il seguente comunicato stampa a firma del gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano, composto, oltre che da me, dagli amici Claudio Ruggiero e Mauro Vitale.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano apprende con soddisfazione la notizia della approvazione, da parte dell’Autorità di gestione del Pon “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo convergenza 2007 – 2013”, del progetto di recupero dell’ex cinema Tanzarella mediante ristrutturazione dell’immobile interessato e riconversione dello stesso in centro di aggregazione giovanile polivalente.
Per la realizzazione di tale opera è stato riconosciuto al Comune di Latiano un finanziamento di € 1.192.600,00, frutto della lungimirante azione progettuale posta in essere dalla precedente Amministrazione comunale.
Questo importante risultato  - che consentirà di organizzare l’offerta di servizi sul territorio in favore delle nuove generazioni -  rappresenta l’ennesimo riconoscimento della prova di buona amministrazione offerta dalla Giunta – Zizzi fino all’ultimo giorno della sua esperienza, attraverso la pianificazione di molteplici interventi orientati allo sviluppo della città di Latiano in ogni settore.
L’Amministrazione guidata dal sindaco De Giorgi dispone oggi, grazie a quella azione progettuale, di ingenti risorse che, oltre alla ristrutturazione e riconversione dell’ex cinema Tanzarella, consentiranno di realizzare altre importanti opere: si pensi all’intervento di consolidamento di palazzo Imperiali,  ai finanziamenti ottenuti nell’ambito del Piano integrato di riqualificazione delle periferie, che consentirà di cambiare il volto ed il destino della cosiddetta zona 167, ai finanziamenti riconosciuti per il recupero e l’ampliamento dell’istituto Caterina Scazzeri, di cui sarà possibile rendere fruibile la seconda ala, nonché ai finanziamenti rivenienti dal progetto “Turgrate” per l’incentivazione e la qualificazione delle attività turistiche, di valorizzazione e promozione del territorio.
Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano, nel rivendicare alla precedente Amministrazione comunale la paternità politica del reperimento di cotanta messe di finanziamenti, auspica che l’Amministrazione in carica si impegni senza indugio per il completo utilizzo delle ingenti risorse assegnate.      

martedì 6 settembre 2011

Mino Martinazzoli: il "mio" Segretario.

Con la scomparsa di Mino Martinazzoli il cattolicesimo democratico ha perso un altro punto di riferimento.
E sarebbe, ora, un errore considerare superato, obsoleto, il patrimonio di insegnamenti trasmessoci da una ricca tradizione che annovera testimonianze mirabili come quelle - oltre che dello stesso Martinazzoli, tra gli altri - di Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Benigno Zaccagnini e (perché no?) di Gilberto De Nitto.
Restano scritti e frammenti della memoria che potrebbero rappresentare la pietra angolare nella costruzione di un nuovo tessuto della democrazia italiana. Contributi come quello - per richiamare un contemporaneo - di Giovanni Bachelet che, ai funerali del padre Vittorio (presidente dell’Azione Cattolica Italiana e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura assassinato dalle Brigate Rosse), prega “per gli uomini che hanno ucciso il mio papà”: una pagina della storia della nostra Repubblica che sarebbe salutare rileggere oggi, mentre nei palazzi delle istituzioni trovano accoglienza e solidarietà anche i più squallidi ricattatori.
In una delle sue ultime interviste, Mino Martinazzoli aveva ricordato: “una volta, nel ’94, incontrai Berlusconi e cercai di spiegargli che fare politica significa fare gli interessi degli altri, non i propri”. E fu proprio Martinazzoli, sempre nel 1994, a far saltare l’ipotesi di una alleanza tra Berlusconi, la Lega ed il Partito Popolare Italiano (come fu ribattezzata la Democrazia Cristiana prima delle elezioni politiche di quell’anno), poiché, ebbe ad affermare, “vincere non vale a nulla se l’anima è il prezzo della vittoria”.
Da quel modo di essere della politica, e da quel modo di fare la politica, ci si sente oggi lontani anni-luce.
Mino Martinazzoli è stato “il mio” Segretario. Si, perché io ho aderito alla Democrazia Cristiana quando lui ne era appena stato acclamato quale massimo dirigente, nel 1992: proprio l’anno del declino!
L’anagrafica non mi avrebbe consentito di aderire prima, a quel Partito – Società, Partito – Stato, Partito – Paese, di cui, appena diciottenne, anche io avvertivo il travaglio, l’approssimarsi ad una ineludibile trasformazione coincidente con quella della stessa società italiana ormai “libera” dalla morsa della contrapposizione tra i “due blocchi” politici planetari.
Aderii dunque a quel Partito quando ormai non era più “di moda” farlo ma ammetto che, in quel generale disorientamento degli scenari politici nazionali, fu proprio Mino Martinazzoli a suscitare la mia fiducia, a contagiarmi in un ragionamento sulle azioni possibili nel contesto di scenari da ridisegnare. Al tramonto di un’era, occorreva non rinnegare una storia e contribuire, in coerenza con i propri principi e valori, a realizzare una improcrastinabile trasformazione.
Martinazzoli è stato un uomo colto, dotato della onestà intellettuale necessaria a non nascondere l’inquietudine del dubbio, un galantuomo che ha saputo assumersi sino in fondo la responsabilità di “dare sale” al dibattito politico riconducendo sistematicamente le passioni nel solco di una finalizzazione comunitariamente edificante (“i moderati non esistono in natura, valori e interessi non possono esserlo, è la politica che dovrebbe moderarli”).
Dalla sua Brescia, Martinazzoli aveva intuito, prima di ogni altro, la necessità di dare vita ad una “Democrazia Cristiana del Nord” e, con la consueta pacatezza, ne aveva spiegato le ragioni: “perché là dove la società è più forte, più strutturata, più rivendicativa dei suoi diritti, e meno interessata ad essere sostenuta dal braccio soffice dei Partiti, c’è bisogno di costruire una politica con una sua autonomia rispetto al Partito centrale”. Non se ne fece nulla, anche se l’idea meritava almeno di essere sviluppata, e la Lega crebbe, fino a dilagare. Quando, assumendosi colpe di miopia politica non sue, nel 1993, si trovò a sfidare la Lega nelle piazze del Nord, Martinazzoli lo fece senza risparmio, pur percependo sin dall’inizio come poi sarebbe andata a finire (“non toglieremo il disturbo”, tuonò a Legnano), fedele all’insegnamento del “suo” Thomas S. Eliot: “per noi non c’è che il tentare / il resto non ci riguarda”. E di quella frase, Martinazzoli valorizzava il senso della più ostinata irriducibilità.
Al di là dei numeri.

mercoledì 3 agosto 2011

La strada senza nome

E’ situata in zona “Scazzeri”; incrocia con via Torre, quasi all’altezza del campo sportivo. E’, potenzialmente, una delle più belle, tra le nuove strade di Latiano: per ubicazione e per gusto architettonico dei privati. E’ un piccolo monumento agli effetti della mancata, o non aggiornata, pianificazione complessiva del territorio. E’ il residuo simbolico di una evoluzione urbanistica “spontanea”, ispirata cioè soprattutto dall’iniziativa privata e gestita poi, non governata, dall’Ente pubblico. E’ una di quelle questioni che le Amministrazioni Comunali vedono concretizzarsi ma, nell’evolversi, non hanno il coraggio di ricondurre a disciplina, né la forza di finalizzare, di perfezionare, di consegnare ad uno stato di giustizia e di civiltà. E’ una di quelle questioni che transitano da una Amministrazione Comunale all’altra e delle quali è difficile, poi, o inutile, individuare la paternità politica. E’ una strada ancora senza nome. E’ una strada senza asfalto. E’ una strada stretta, per il cui ampliamento giace da tempo una ipotesi di acquisizione di un suolo privato attiguo. E’ una strada con costruzioni non abusive, i cui proprietari hanno regolarmente onorato ogni onere di urbanizzazione. E’ una strada polverosa, quando non piove, e quella polvere impallidisce le facciate e si insinua in ogni angolo delle abitazioni. E’ una strada che si allaga, come è accaduto con la pioggia di alcuni giorni addietro, ed in quel caso non salta neppure alla mente di invocare la fogna bianca. E’ una strada talvolta “dimenticata” anche dal servizio di raccolta dei rifiuti.


Di tutto questo, però, la colpa è nostra: di noi cittadini, perché oggi è giusto invocare “una” soluzione ma più giusto ancora sarebbe stato che “la” soluzione fosse stata nell’idea, nel progetto e nella realizzazione di quella zona urbanizzata… e non nel rimedio, nel riparo verso cui è ormai doveroso correre.


Detto, quindi, del “concorso” di colpe, lancio un appello all’Amministrazione Comunale in carica: facciamo, ora, tutto il possibile, con la buona volontà di tutti e la comune assunzione di responsabilità, perché quella strada senza nome abbia finalmente diritto… di residenza in una Latiano proiettata verso un futuro di sempre maggiore dignità.

martedì 26 luglio 2011

Contributi alle Associazioni sportive

Ieri pomeriggio, all'inizio dei lavori del Consiglio Comunale, ho proposto, insieme agli altri Consiglieri dei gruppi Udc e Pdl, una mozione per impegnare l'Amministrazione Comunale ad assegnare contributi, in favore delle Associazioni sportive locali, finalizzati all'iscrizione ai prossimi campionati.

L'iniziativa è finalizzata ad incoraggiare questi benemeriti sodalizi, impegnati in diverse discipline, la cui attività riveste particolare valenza sociale poichè determina il coinvolgimento delle giovani generazioni, ne favorisce la socializzazione, il benessere e l'educazione.

La mozione sarà discussa nel corso della prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina ed è auspicabile che sulla stessa possa convergere il consenso, determinante, dei gruppi politici della maggioranza.

mercoledì 6 luglio 2011

Una occasione perduta.

Ieri pomeriggio “la casta” si è difesa.


Quando davvero si è stati ad un passo dalla scomparsa di tante poltrone, la politica non se l’è sentita.


In tempi di stretta sui conti pubblici era infatti giunta all’esame del Parlamento una proposta, presentata dall’Italia dei Valori, per l’abolizione delle Province. Quale migliore occasione, per eliminare Enti le cui funzioni avrebbero potuto essere devolute, agevolmente, a Regioni e Comuni?


La Camera dei Deputati ha però respinto la proposta, che ha trovato i soli voti favorevoli, oltre che del gruppo proponente, dell’Udc, di Futuro e Libertà e dell’Api (Rutelli). Il voto contrario è stato espresso dal Pdl (anche se 43 deputati “azzurri” si sono astenuti, forse memori dell’impegno, assunto dal centrodestra in campagna elettorale, per l’abolizione delle Province) e dalla Lega. L’approvazione del provvedimento è stata favorita dalla sorprendente (?) decisione di astenersi assunta dal Partito Democratico.


Insomma, per sanare i conti pubblici dobbiamo accettare pesanti manovre fiscali a carico delle famiglie e rassegnarci a mantenere in piedi strutture burocratiche ed amministrative nell’ottica della cui ottimale funzionalità andrebbe operato, quantomeno, un intervento di riorganizzazione e rimodulazione.


Per quanto tempo ancora saremo disponibili ad accettare ciò?

martedì 14 giugno 2011

Le "Buone ragioni per la vita in comune".

L’associazione culturale “Scenari”, di cui sono tra i fondatori, presenterà sabato prossimo, 18 giugno, alle ore 18 presso la sala conferenze del museo provinciale “F. Ribezzo” in Brindisi, il libro “Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia” del cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia.


I lavori - moderati dal giornalista Mimmo Consales - saranno introdotti da Emanuele Castrignanò, presidente di “Scenari”. Relazioneranno: on. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati, on. Giuseppe Fioroni, responsabile nazionale Welfare del Partito Democratico, mons. Domenico Laddaga, delegato governatore Ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti, Enzo Lezzi, segretario generale CISL FP Puglia.


Le conclusioni saranno curate da mons. Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi.


Tutti i relatori daranno vita ad una tavola rotonda intorno al tema: “Quale volto per l’uomo del terzo millennio” e l’occasione offrirà certamente utili spunti di riflessione sul ruolo del cristiano impegnato a costruire una società plurale e solidale, in cui le differenze non siano motivi di deriva e disgregazione ma contribuiscano alla “vita buona nella città comune”.


L’incontro organizzato da “Scenari” - Associazione fortemente radicata nel movimento sindacale cattolico brindisino - rappresenta l’ideale proseguimento di un recente confronto, organizzato dalla CISL Veneto, tra mons. Angelo Scola e Raffaele Bonanni sul tema “Solidarietà, sussidiarietà, sostenibilità, responsabilità: valori e fattori per il nuovo sviluppo”.


All’incontro organizzato da “Scenari” saranno presenti il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, l’on. Gero Grassi (Pd), l’on. Giovanni Carbonella (Pd), l’assessore regionale Fabiano Amati (Pd), il sen. Michele Saccomanno (Pdl), il consigliere regionale Maurizio Friolo (Pdl).

martedì 7 giugno 2011

“Si” al Referendum, per sancire il fallimento della legislatura.

Premetto che il sistematico ricorso alle consultazioni referendarie non mi appassiona, anzi suscita in me delusione, quasi tristezza (se questa possa essere un sentimento che la politica riesce ancora a provocare).
Credo, infatti, nella democrazia partecipata; riconosco il valore della rappresentanza diretta dei cittadini ma non posso non rilevare che, negli ultimi venti anni, si è fatto un frequente ricorso ai Referendum anche per colmare l’insipienza del Legislatore, o l’incapacità dello stesso a recepire, e quindi a rappresentare, i sentimenti prevalenti nella società italiana.
Dunque non discuto il valore della consultazione referendaria, come strumento di affermazione del pensiero politico, ma, contestualmente, prendo atto della crisi in cui versa, in Italia, la democrazia rappresentativa.
E tra le cause di ciò deve annoverarsi il cosiddetto “porcellum”, ovvero il sistema per l’elezione del nostro Parlamento, che consente ai Partiti di indicare gli eletti senza dover sottoporre i candidati al consenso diretto degli elettori, attraverso l’espressione della preferenza.
Con questo stato d’animo saluto il Referendum di domenica e lunedì prossimi ma non mi sottraggo certo all’impegno, anzitutto, per una indicazione favorevole al voto.
Se la classe politica nazionale, o buona parte di essa, ha perso di vista molte delle sue prerogative, la Comunità rappresentata non può declinare dalle proprie responsabilità: una inversione di tendenza può determinarsi, anzi, a mio avviso, proprio attraverso una maggiore partecipazione dei cittadini al governo della Cosa Pubblica.
Facciamo sentire, allora, ai nostri Parlamentari, il fiato sul collo; credo che, così, potranno finalmente darsi una mossa! (ma che peccato, però, avere 630 Onorevoli e 315 Senatori, oltre i Senatori a vita, che, insieme, non riescono a rappresentare la Comunità di cui sono espressione…).
E poi non intendo sottrarmi alla responsabilità di far conoscere come voterò io, domenica prossima.
Tre tematiche, quattro quesiti: per me, personalmente e liberamente, altrettanti “si”.
Sul legittimo impedimento, anzitutto, su cui si è espressa anche la Corte Costituzionale: sarebbe stata comprensibile una tutela per le quattro più alte cariche dello Stato ma l’estensione a tutti i Ministri mi sembra davvero troppo. Dunque un “si” per abrogare una legge, secondo me, non sbagliata ma certo… eccessiva.
Sull’acqua: il Governo avrebbe potuto farsi promotore di una Legge che garantisse la libera concorrenza nella gestione (sono sempre persuaso della maggiore efficienza gestionale dei privati…) ed una congrua soglia di sussistenza a tutti i cittadini. Probabilmente l’avrei sostenuta. Così non è stato (il Governo si è dato, evidentemente, altre priorità) e allora… mettiamoci al sicuro! “Si” all’acqua per tutti, ovviamente,… e speriamo che si vigili almeno sugli sprechi.
Sul nucleare, poi. Ho accolto con favore l’impegno assunto dall’attuale Governo Berlusconi, agli esordi del suo mandato, per la ripresa di un piano per il nucleare. Sono stato un “nuclearista moderato” e ne ho scritto, nel 2008, anche su questo blog: lo ritenevo, quello annunciato dal centrodestra italiano, uno sforzo per uscire dalla forbice del binomio petrolio – carbone, che ha prodotto effetti quantomeno discutibili sul fronte dell’impatto ambientale e che, sul fronte economico, non dà garanzie di lunga prospettiva (anche in considerazione dell’atteggiamento spesso ricattatorio assunto dai Paesi produttori). Mi sarei però aspettato un’azione di ampio respiro ed improntata a caratteristiche di maggiore responsabilità: ad esempio la proposizione di un tavolo europeo sull’energia (del resto, anche in termini di sicurezza, che senso ha non realizzare le centrali nucleari in Italia e poi avere, quelle degli Stati limitrofi, allocate sulle Alpi?). Invece che ad una azione di rilevanza continentale (che avrebbe potuto sortire anche risultati insperati: basti vedere l’abbandono del piano per il nucleare annunciato recentemente dal, certo non “sovversivo”, Governo tedesco) abbiamo assistito, ancora una volta, ad una politica di quartiere, anzi no: di condominio. E così, a poche settimane dalla tragedia di Fukushima, ci è toccato sopportare Berlusconi che tranquillizzava Sarkozy sul rispetto dei contratti per la cessione della tecnologia francese sul nucleare (pare, peraltro, che non sia di ultima generazione…). Come se nulla fosse successo in Giappone, come se - sull’altare di un impegno commerciale assunto - si possano mortificare le ansie ed i timori, legittimi, di una Comunità. Insomma, anche su un tema serio, che ha fortissime ripercussioni sull’ambiente, sulla sicurezza e sull’economia nazionale, si è assistito al solito teatrino. E siccome il nucleare, lo si voglia o no, è una cosa seria, se non si è capaci di gestirla con pari serietà, determinazione, lucidità e lungimiranza, è meglio lasciar perdere. Allora “si” anche su questo… ma stavolta speriamo almeno di avere presto un moderno, ed efficace, piano nazionale per l’energia che non si basi sul carbone, sul petrolio e… sul nucleare.
Buon voto libero a tutti.

domenica 5 giugno 2011

Quanto vale l’acqua

“La Puglia e il suo Acquedotto”: si intitola così un libro, scritto da Michele Viterbo (1890 – 1973) e pubblicato in prima edizione nel 1954, in seconda edizione nel 1991 (a cura di Antonio Rubino), poi ancora nel 2010, per i tipi di Editori Laterza, ma, in quest’ultima edizione, con prefazione di Fabiano Amati e postfazione del giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Massimiliano Scagliarini.


L’opera riporta la storia delle vicissitudini sopportate dai pugliesi prima di affrancarsi definitivamente dalla antica soggezione della sete.


L’Autore - che fu amministratore illuminato (al suo nome è legato il varo di importanti Istituzioni della nostra Regione) ma anche storico, letterato ed appassionato meridionalista - ripercorre gli atti e le azioni, le ansie e le passioni che condussero alla costruzione di quello che fu definito “il più grande acquedotto del mondo”, le cui reti idriche alimentano la Puglia, la Basilicata, parte dell’Irpinia, del Molise e della Calabria.


L’edizione che ho avuto modo di leggere, l’ultima, riporta, nella postfazione, le vicende degli ultimi 50 anni di vita dell’Acquedotto Pugliese.


Ho regalato questo libro a mio fratello nello scorso mese di settembre, subito dopo la sua elezione a presidente di un piccolo consorzio irriguo, ritenendolo utile viatico all’esordio di una esperienza di organizzazione della condivisione, laddove quest’ultima ha ad oggetto un elemento particolarmente sensibile, fondamentale, come l’acqua.


Mi accade spesso di regalare un libro che mi piace e che ritengo utile, ad una persona, in quel particolare momento della sua vita. E mi ritrovo, talvolta, a farmi poi prestare quello stesso libro, anche per una rilettura, quando ne avverto il bisogno.


Il mio momento per il volume di Michele Viterbo è venuto alcuni giorni addietro, quando il dibattito sul referendum ha fatto capolino un po’ in tutte le case, sospinto - sia pure, all’inizio, timidamente - dai mezzi di informazione.


Così mi sono fatto prestare “La Puglia e il suo Acquedotto” e ne ho completato la lettura in pochi giorni: una esperienza che consiglio, poiché suscita una ampia riflessione etica sul valore reale dei bisogni primari, sul consumo responsabile e sulla ottimale gestione delle risorse disponibili.

venerdì 3 giugno 2011

Incendio a Muro Tenente: chiediamo spiegazioni

Ho depositato stamane, presso l’Ufficio Protocollo del Comune di Latiano, una interrogazione urgente - a firma mia, di Claudio Ruggiero e di Mauro Vitale - in merito all’incendio che si sarebbe verificato nei giorni scorsi presso l’area archeologica di Muro Tenente. Non abbiamo notizie precise sull’accaduto ma, in considerazione dell’inestimabile valore degli scavi, riteniamo di dover chiedere conferme ufficiali, e spiegazioni in ordine alle responsabilità, direttamente all’Amministrazione Comunale nelle persone del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura.

«A norma dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con D.C.C. n. 95 del 10/10/1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali formulano la seguente interrogazione da inserire all’ordine del giorno della prossima seduta della Pubblica Assise Cittadina.

Si apprende, dagli organi di informazione, la notizia di un incendio che, in data 30 maggio 2011, avrebbe interessato l’area archeologica di Muro Tenente.
Nel rilevare che un simile accadimento umilierebbe il lavoro di chi, ormai da tanti anni, si spende nella ricerca dei siti e per la salvaguardia del patrimonio archeologico custodito in quello scrigno di storia e di cultura che è Muro Tenente, si chiede di conoscere:
1. Quale zona dell’area archeologica sarebbe stata aggredita dalle fiamme;
2. Quale dinamica avrebbe avuto l’azione incendiaria, posto che fonti giornalistiche affermano che il fuoco sarebbe divampato da diversi punti, anche notevolmente distanti tra loro, con ciò accreditando l’ipotesi dell’origine dolosa;
3. Se risponde al vero che, in data 30 maggio 2011, l’area archeologica di Muro Tenente fosse invasa da sterpaglie;
4. Nel caso in cui l’incendio si fosse realmente verificato, quali danni siano stati arrecati all’area archeologica e se si sia provveduto a sporgere denuncia alle Autorità competenti;
5. Se, nel caso in cui l’incendio si fosse realmente verificato e fosse stata esposta denuncia dell’accaduto, gli organi inquirenti abbiano già informato l’Amministrazione Comunale latianese in ordine alla formulazione di una ipotesi investigativa

F.to: Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale.


Ritengo che, se fosse confermato l’accadimento dei fatti, il Consiglio Comunale debba farsi carico di una seria analisi delle politiche culturali in ambito locale, in esito alla quale dovrebbe poi trarsi ogni necessaria conseguenza.

mercoledì 1 giugno 2011

Furto dei cavi in rame della rete elettrica: rimediare presto ai danni. Un richiamo all'Enel.

Le cronache riportano sempre più spesso la notizia di furti di cavi in rame della rete elettrica. Tale fenomeno crimonoso è indotto dall’alto costo ormai stabilmente acquisito dal rame sul mercato. Anche nelle nostre campagne si sono registrati episodi criminosi di questo genere. I danni arrecati, all’Enel, dai furti, si estendono direttamente anche sui privati cittadini, costretti a rimanere senza corrente elettrica, talvolta, per alcuni mesi. E’ ciò che sta accadendo in alcune contrade del territorio latianese, poste al confine con San Vito dei Normanni e San Michele Salentino.


Sull’argomento, al fine di richiamare l’attenzione di tutte le Autorità competenti, ho diffuso stamane il seguente comunicato stampa, a firma, oltre che mia, degli altri due componenti il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano: Claudio Ruggiero e Mauro Vitale.



«Da ormai circa due mesi le contrade Tussano, Grottole, Asciulo e Ospedale, ubicate in agro di Latiano, al confine con San Vito dei Normanni, sono al buio.


E ciò a causa del furto di diversi chilometri di cavi in rame dai pali della rete elettrica.


Il disagio causato da tale criminosa sottrazione si accrescerà nei prossimi giorni per effetto dell’inizio del periodo di villeggiatura, che determinerà la legittima aspettativa degli utenti a fruire di un servizio già contrattualizzato.


Comprendiamo le difficoltà del gestore della rete elettrica, nel dover fronteggiare fenomeni straordinari come il furto di cavi in rame, ma richiamiamo la necessità di un tempestivo intervento risolutore che determini il ripristino di un servizio, in favore di abitazioni ed attività produttive, il perdurare della cui mancanza non potrà che accrescere il computo dei danni già arrecati».


F.to: Gabriele Argentieri, Claudio Ruggiero, Mauro Vitale.

domenica 29 maggio 2011

Giuliano Pisapia? Oggi lo preferisco.

Sarà che, se ci dovesse essere un certo esito dei ballottaggi, si sente aria di un “governo di larghe intese” (Pierferdinando Casini auspica che possa essere allargato anche alla “parte migliore del Pdl”: i democristiani, del resto, non hanno governato da soli anche quando avevano la maggioranza assoluta…).
Sarà che… se proprio non se ne vogliono andare… in qualche modo occorre suonare la campanella!
Sarà che la voglia di cambiamento è tale e tanta che anche i “moderati”, talvolta, decidono di lasciare repentinamente la strada vecchia… .
Sarà che non si può più sopportare una immagine internazionale dell’Italia umiliata come all’ultimo G8.
Sarà per tutto questo, e per altro ancora, che, nella osservazione a distanza del ballottaggio di Milano, mi ritrovo a simpatizzare per Giuliano Pisapia.
Per favorirne l’approccio, riporto, qui di seguito, il curriculum di quest’uomo (tratto dal suo sito), certamente diverso da come io idealizzerei il sindaco – tipo di una grande città italiana, che ha però tratti di semplicità, di simpatia, di eccezionale normalità… tali da farmelo cosiderare affidabile: un Sindaco giusto, insomma, a mio avviso, per questi tempi complessi.

«Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949. Faccio l’avvocato e vorrei diventare il sindaco della città che amo e nella quale ho sempre vissuto.
Mi sono laureato in Scienze politiche e Giurisprudenza. Negli anni dell’università ho cominciato a lavorare: educatore al carcere minorile Beccaria, operaio in un’industria chimica, impiegato in banca. Solo a trent’anni ho cominciato a fare l’avvocato. Il mio lavoro di penalista mi ha portato a contatto con le ingiustizie, le disuguaglianze, la mancanza di diritti. Ho seguito, insieme al mio studio, molti tra i processi più importanti di questi ultimi anni – da quello conosciuto come “Toghe sporche” (imputati Previti, i giudici Squillante e Metta ed altri) in cui ero parte civile – ai fatti del G8 di Genova dove sono stato l’avvocato della famiglia di Carlo Giuliani; fino al processo per l’uccisione di Dax. Uno dei processi che ricordo con particolare commozione è quello in cui ho difeso Germano Nicolini, comandante partigiano, accusato e condannato ingiustamente per l’uccisione di Don Pessina, riabilitato al termine del processo di revisione.
Ho partecipato a numerosi collegi internazionali di difesa, tra i quali quello per il leader curdo Ocalan . Ma ho anche continuato a seguire i casi minori, quelli che riguardano la gente comune, gli emarginati, i tossicodipendenti e che non finiscono sulle prime pagine dei giornali. Proprio partendo da questo ho deciso di mettere la mia esperienza a disposizione della città.Sono certo che per essere più ricca, attraente e sicura, una città deve cominciare con l’essere più giusta.
Per me la politica è soprattutto servizio. E’ un insegnamento che ho imparato nella mia famiglia, prima ancora che sui banchi del liceo classico Berchet. Da mio padre, Giandomenico, avvocato, ho ereditato l’amore per il diritto e i diritti; da mia madre, Margherita, cattolica, l’attenzione per i più deboli. Dalla politica intesa come impegno volontario – scout, barelliere per la Croce Rossa, tra gli angeli del fango di Firenze, in delegazione nei luoghi più poveri e in quei Paesi dove il diritto e la dignità delle persone sono calpestate – alla politica nelle istituzioni: il mio impegno sulla città mi ha portato, nel 1996, ad essere eletto deputato come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. In quella legislatura sono stato presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel 2001 sono stato rieletto deputato e sono stato presidente del Comitato carceri. Credo nel ricambio, penso che la politica non debba essere un mestiere a vita, per questo non ho accettato di candidarmi per la terza volta.
Per la coalizione di centrosinistra, alla vigilia delle elezioni del 2006, ho coordinato il gruppo che ha preparato il programma per la giustizia. Nel 2009 sono stato chiamato a presiedere la Commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Ho scritto diversi saggi. L’ultimo, «In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili», è il compendio di quelle esperienze: perché cambiare si può.
Non ho figli, ma sono felice di avere intorno a me il figlio di mia moglie e sette nipoti: una squadra di ragazzi tra i 12 e i 30 anni che adoro e che ogni estate riunisco per un viaggio tutti insieme. Sono un gran viaggiatore e sono stato molto sportivo: calcio, sci, pallanuoto a livello agonistico. Adoro il mare e andare in moto. Non so cucinare e la sera mi addormento leggendo Topolino, il mio fumetto preferito fin da quando ce lo contendevamo, nella nostra casa di viale Montenero, io e i miei sei fratelli.»

… Per dirla tutta, anche io uso chiudere le mie giornate leggendo Topolino, come quando, in casa, me lo contendevo con mia sorella, mio fratello ed i miei genitori.

giovedì 19 maggio 2011

Trasparenza

La Commissione Elettorale Comunale - presieduta dal Sindaco Antonio De Giorgi e composta da me, in rappresentanza dell’opposizione, e dai consiglieri di maggioranza Angelo Gaglione e Felice Cariolo - si è riunita stamane per procedere alla nomina degli scrutatori da impiegare nei 14 seggi che saranno allestiti per i Referendum Popolari in programma per domenica 12 e lunedì 13 giugno prossimi.
In ogni sezione elettorale, oltre il Presidente del seggio (nominato dalla Corte d’Appello) ed il suo Segretario, è prevista la presenza di tre scrutatori per le consultazioni referendarie e di quattro scrutatori in occasione di elezioni.
La Commissione, all’unanimità, ha deliberato la nomina dei tre scrutatori per ciascuno dei 14 seggi elettorali (in tutto 42) mediante sorteggio tra i nominativi compresi nell’apposito Albo Comunale (composto da 1254 nominativi).
Si è proceduto quindi al sorteggio, con modalità elettroniche, e ne è risultata la seguente composizione dei seggi:
Sezione 1: Menna Bartolo, Gagliani Alberto, Nigro Cosimo;
Sezione 2: Camassa Lucia, Argentiero Antonella, Diamante Giuseppe;
Sezione 3: Enz Fanny, De Fazio Salvatore, Ligorio Alessandro;
Sezione 4: De Fazio Ada, Montanaro Danilo, Musselli Patrizia;
Sezione 5: Spinelli Angelo, Nisi Maria Michela, Saponaro Vincenzo Rocco;
Sezione 6: Natale Maria, Schiena Antonio, Pisani Amelia;
Sezione 7: Rubino Giuseppe, Gatti Federica, Errico Cosimina;
Sezione 8: Rubino Margherita, De Virgilio Cosimo, Farina Annalisa;
Sezione 9: Scarafino Antonella, Guarini Francesco, Calavita Daniela;
Sezione 10: Piroscia Emanuela, Calò Maria Cotrina, Chirico Cosimo;
Sezione 11: Madaghiele Mario, Prezzemolo Marco, Giovedissanto Gianfranco;
Sezione 12: Palma Giovanni, Nisi Carmela, Lamarina Giuseppina;
Sezione 13: Cucci Maria Antonella, Giannotto Pasqua, De Amicis Mimina;
Sezione 14: Rubino Marilena, Turnaturi Giuseppina, Baldari Carlo.
La Commissione ha anche proceduto al sorteggio di ulteriori 42 nominativi da utilizzare, nell’ordine di estrazione elettronica, per la sostituzione dei titolari che eventualmente dovessero comunicare la rinuncia. Questi i loro nominativi, nell’ordine: Scarafile Tiziano, Caniglia Simona, Montanaro Anna Rita, Molfetta Anna, Cervellera Loredana, Milano Margherita, Ribezzo Francesco, De Nitto Veronica, Memmola Lucia, Palma Antonia, Rubino Daniela, Elettro Emilio Francesco, Caniglia Ilaria, Calabrese Maria Teresa, Rubino Ylenia, Conte Carmela, Errico Maria Rosaria, Vacca Giuseppina, Caramia Federico Davide, Scarafile Giangabriele, Taurisano Rosarita, Baldari Daniela, Taurisano Cosimo, Vitale Danilo, Erriquez Pia Lucia Maria, Contente Elisa, Degliangeli Salvatore, Chirico Maria, Gonoli Giovanna, Spagnulo Gianpiero, Petrosillo Antonella, De Punzio Claudia, Mazzotta Salvatore Francesco, Rizzo Donatella, Rodia Cosimo, Lamarina Vincenza, Valente Rita, Lamendola Lucia, Gallone Maria Cotrina, Gasbarro Salvatore, Balestra Eliana, Cavallo Katia. Ritengo che la scelta operata oggi, all’unanimità, dalla Commissione Elettorale Comunale, rappresenti un atto di civiltà politica poiché, nell’ottica della trasparenza dell’azione amministrativa e della parità delle condizioni di accesso di tutti i cittadini ai pubblici servizi, è stata accantonata la prerogativa - pur riconosciuta dall’ordinamento - della individuazione nominativa degli scrutatori.

domenica 8 maggio 2011

Festa dell’Europa

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano.


La proposta, nota come "dichiarazione Schuman", è considerata l'atto di nascita dell'Unione europea.


E’ così che la giornata del 9 maggio è diventata un simbolo europeo che, insieme alla bandiera, all'inno, al motto (“unità nella diversità”) ed alla moneta unica, identifica l'entità politica dell'Unione Europea.


Riporto, qui di seguito, il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman, che allora era Ministro degli Esteri francese. Ritengo che si tratti di uno strumento utile per riflettere sulla capacità di visione che avevano gli uomini politici appartenenti ad una generazione uscita dalle Grandi Guerre, decisamente protesa alla costruzione della pace e della concordia tra i popoli. Rilevante, a mio avviso, è anche il senso di responsabilità espresso verso il vicino continente africano. La rilettura di quella dichiarazione, a mio parere, stimola riflessioni attuali. Dal 9 maggio 1950 molti passi avanti sono stati compiuti dai Paesi europei - nell’orizzonte tracciato dai padri fondatori dell’Unione Europea (ricordo, in particolare, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Winston Churchill e Jean Monnet) - ma si sono accusate anche tante battute d’arresto. A leggere le cronache politiche di pochi giorni addietro (“frizioni” diplomatiche tra Francia e Italia in tema di immigrazione) , si trae la cifra di un percorso ancora lungo da compiere.



La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.


Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra.


L'Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.


A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.


Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.


La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.


Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.


Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace. Per giungere alla realizzazione degli obiettivi così definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.


Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.


Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.


Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.


I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.


L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.


Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.


L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.




giovedì 5 maggio 2011

Il programma triennale delle assunzioni al Comune dimentica gli Assistenti Sociali

Ho depositato, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Latiano n. 95 del 10.10.1996, la seguente mozione:




PREMESSO


che con Deliberazione della Giunta Comunale n. 68 del 15 aprile 2011 è stato incaricato il Servizio Risorse Umane per l’avvio delle procedure finalizzate alla selezione di aspiranti ad incarichi a tempo determinato in qualità di Assistenti Sociali, attraverso formazione di apposita graduatoria da utilizzare per l’eventuale conferimento di incarichi lavorativi della durata di un anno, in base all’ordine della graduatoria e fino ad esaurimento della stessa;



che nella narrativa di tale dispositivo è riportata la sintesi della relazione dell’Assessore alle Politiche Sociali, la quale riferisce alla Giunta che nel corso dell’anno 2011 saranno collocate in quiescenza le due Assistenti Sociali dipendenti del Comune e che pertanto è necessario programmare la loro sostituzione, atteso che risulta indispensabile la presenza in servizio di tale figura professionale;



che, sempre nella narrativa dell’Atto Deliberativo in commento, si dichiara testualmente che “le vigenti norme in materia di assunzioni non consentono, per il corrente anno, di coprire organicamente i posti che si renderanno vacanti a causa delle limitazioni in tale materia per gli anni 2011, 2012, 2013, per cui l’unica possibilità è costituita dall’affidamento di tale incarico a tempo determinato, nelle more che si determinino le condizioni per procedere alla copertura dei posti a tempo indeterminato”;



CONSIDERATO


che con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011 è stato approvato il programma triennale delle assunzioni, nell’ambito del quale, tra le varie figure professionali individuate, non è contemplata quella dell’Assistente Sociale, sia per le assunzioni a tempo determinato, sia per le assunzioni a tempo indeterminato;



RILEVATO


che quanto immediatamente innanzi considerato rappresenti una lacuna a fronte delle determinazioni in premessa richiamate;



RITENUTO


che la peculiarità della figura professionale dell’Assistente Sociale, dalle cui funzioni discende l’infungibilità nell’ambito della organizzazione dell’Ente, richiede i caratteri della stabilità nel rapporto di lavoro al fine di garantire continuità nella gestione delle problematiche assunte in carico;



SI PROPONE


l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:



1. Impegnare l’Amministrazione Comunale a modificare il programma triennale delle assunzioni 2011/2013, approvato con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011, inserendo nell’ambito dello stesso la pianificazione dell’assunzione a tempo indeterminato di personale appartenente al profilo professionale di Assistente Sociale, fatto comunque salvo il rispetto delle limitazioni imposte dalla normativa vigente in materia di contenimento della spesa per il personale dipendente.



F.to: I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

mercoledì 4 maggio 2011

Esiste ancora il “Procuratore Legale”?

Ho depositato, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, la seguente interrogazione a risposta orale, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.



Con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 15 aprile 2011 è stato approvato il programma triennale delle assunzioni, nell’ambito del quale - tra l’altro - è indicata l’assunzione a tempo indeterminato, nell’anno 2013, di una unità lavorativa appartenente alla categoria D3, da assegnare al Settore Legale – Contenzioso, con il profilo professionale di “Procuratore Legale”.


I sottoscritti Consiglieri Comunali chiedono di conoscere la specifica connotazione classificatoria di detto profilo professionale.


F.to: I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

martedì 3 maggio 2011

Due mesi per ricopiare un Bando?

Ho depositato stamane, presso l’Ufficio Protocollo del Comune, la seguente interrogazione a risposta scritta, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.



All’Albo Pretorio del Comune di Latiano è stato pubblicato il Bando di gara, mediante procedura aperta, per la concessione di locali comunali per l’affidamento dei servizi di ludoteca comunale e attivazione e gestione del centro socio – educativo diurno per minori.


Detto Bando risulta ritirato in data 11 marzo 2011 con la seguente motivazione, espressa in una apposita comunicazione a firma del Responsabile del procedimento, dr.ssa Stella Lucia Errico: “in quanto necessita di rettifica per errori di trascrizione”.


Ritenuto che sia ormai trascorso un congruo termine per la dichiarata rettifica degli “errori di trascrizione”, i sottoscritti Consiglieri Comunali chiedono di conoscere ogni determinazione che l’Amministrazione Comunale intende assumere in ordine al procedimento di cui trattasi.



F.to:

I Consiglieri Comunali Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri, Mauro Vitale

domenica 1 maggio 2011

Tre anni di “m’impegno”.

Questo blog compie oggi tre anni. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quella (non remotissima, certo) Festa del Lavoro!


Attraverso questo canale di dialogo mi è piaciuto condividere, anche con qualche silenzio, molte delle vicende “pubbliche” che mi hanno coinvolto o quantomeno interessato. E spesso mi è piaciuto, semplicemente, raccontare, dal mio punto di vista: per il piacere della scrittura e per il gusto dell’esternazione.


Mi piace anche che, grazie al blog, tutto rimanga sempre consultabile: se ne ricava un piccolo ritratto di me, del mio modo di essere, della mia forza e delle mie debolezze, dei miei dubbi, del mio divenire, della mia parzialità e, perché no, delle mie contraddizioni.


Confesso che mi è capitato di rileggermi. E questo “esercizio” mi ha messo in discussione, forse mi ha pure migliorato (vabbè: se mi ha migliorato, solo un po’…).


Ringrazio quanti continuano a dedicarmi un po’ di attenzione (è una piccola vanità, questa, che ben comprenderanno gli altri bloggers).


Spero di aver contribuito, finora, con questa esperienza di http://mimpegno.blogspot.com, ad animare un dibattito locale che, soprattutto fra le giovani generazioni, oggi vedo comunque più vivace rispetto a tre anni addietro.


Per il futuro, il mio… impegno… sarà anche quello di esserci ancora. E, magari, di esserci sempre meglio.

giovedì 21 aprile 2011

Un parco più sicuro. E’ chiedere troppo?

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale è stata depositata la seguente mozione firmata, oltre che da me, dai consiglieri comunali Claudio Ruggiero, Mauro Vitale, Salvatore Zucchero, Cosimo Rubino, Giuseppe Natale e Angelo Caforio. Tale iniziativa, di cui ha già parlato nella scorsa settimana La Gazzetta del Mezzogiorno, è stata sollecitata dall’associazione “L’isola che non c’è”, sempre puntuale negli interventi, che prosegue anche in tal modo il suo meritorio impegno per il recupero degli spazi pubblici e la loro piena appropriazione da parte dei cittadini. La mozione, a mente del vigente Regolamento comunale, sarà discussa nella prossima convocazione della pubblica assise cittadina. Nel frattempo, anche in considerazione della risonanza offerta, alla problematica di cui trattasi, dagli organi di informazione, sarebbe auspicabile poter già registrare qualche intervento risolutorio da parte dell’Amministrazione Comunale.



Ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Latiano n. 95 del 10.10.1996, i sottoscritti Consiglieri Comunali propongono - al vaglio della Pubblica Assise Cittadina - la seguente mozione, da discutere con i caratteri dell’estrema urgenza.


PREMESSO


che venerdì 8 aprile 2011, nei pressi dell’area del Parco Padre Pio, si è verificato un grave incidente in cui è rimasto coinvolto un ragazzo dell’età di dodici anni, investito da un’automobile in transito;


che presso il Parco Padre Pio si registra quotidianamente una elevata affluenza di minori, la cui sicurezza è messa in pericolo dalla immediata contiguità, dell’area ludico – ricreativa, alla sede stradale;


CONSIDERATO


che l’Associazione “L’isola che non c’è”, sempre sensibile alle problematiche sociali latianesi, ha invitato le forze politiche locali - anche attraverso i mezzi di informazione - a promuovere l’immediata realizzazione di interventi finalizzati alla messa in sicurezza del Parco Padre Pio e, in particolare:


- il rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


- la collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


- la verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose;


RITENUTO


di condividere lo spirito ed il merito dell’iniziativa di sensibilizzazione promossa dall’Associazione “L’isola che non c’è”;


SI PROPONE


l’adozione del seguente dispositivo da parte del Consiglio Comunale:


Dare impulso all’Amministrazione Comunale per la realizzazione dei seguenti interventi urgenti presso il Parco Padre Pio:


· rifacimento della recinzione perimetrale del Parco;


· collocazione, lungo le vie adiacenti il Parco, di opportuna e visibile segnaletica che indichi l’attraversamento di bambini;


· verifica dello stato di conservazione delle attrezzature ludiche (scivoli, giostre,etc.) presenti nel Parco e la sostituzione di quelle che risultano essere danneggiate e, quindi, pericolose.

mercoledì 20 aprile 2011

Dalla parte di chi crea occupazione.

Il gruppo consiliare Udc al Comune di Latiano - composto, oltre che da me, da Claudio Ruggiero e Mauro Vitale - ha diffuso stamane il seguente comunicato stampa.



Ampio dissenso è stato espresso, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, dal gruppo consiliare Udc in merito al nuovo Regolamento per l’assegnazione delle aree nella zona Pip.


Nel complesso, il documento proposto dall’Amministrazione, ed approvato dalla maggioranza, ha rappresentato un adeguamento alla normativa vigente.


Pochi, dunque, sono stati i margini per una valutazione politica e, laddove ciò è stato possibile, non si è potuto che rilevare la scarsa sensibilità dell’Amministrazione Comunale verso i problemi atavici che affliggono l’imprenditoria locale, costretta a confrontarsi con una concorrenza inserita in ben altri contesti infrastrutturali, aggravati da una contingente crisi generalizzata dei mercati.


In particolare, l’Amministrazione ha modificato il vecchio Regolamento proponendo di abbassare da cinque a tre anni la possibilità di rateizzazione degli importi dovuti da chi acquisisce il diritto sulle aree.


Nonostante le rimostranze dei consiglieri Udc - Claudio Ruggiero, Gabriele Argentieri e Mauro Vitale - i quali avevano proposto di tenere ferma la possibilità di salvaguardare il previgente termine, la maggioranza ha approvato il Regolamento, respingendo la proposta più favorevole per gli operatori commerciali, e accogliendo invece favorevolmente il principio, espresso dall’Amministrazione, in base al quale la rateizzazione in cinque anni non sia sostenibile per esigenze tecnico – ragionieristiche, poiché entro quell’arco temporale il Comune è impegnato, ex lege, al pagamento delle aree oggetto di esproprio e, pertanto, dagli assegnatari delle aree si debbano esigere termini più ristretti.


Si tratta, evidentemente, di un approccio ideologico che il gruppo Udc contesta e rigetta, nella convinzione che l’Ente pubblico debba sempre usare - verso il privato che investe e crea sviluppo, nuova occupazione - condizioni più favorevoli ed, anzi, incentivanti.

martedì 19 aprile 2011

Sottopasso in contrada Tanusci (passaggio a livello di via Martin Luther King): per noi il recupero sarebbe stato meglio della chiusura.

Nella seduta del Consiglio Comunale svoltasi ieri pomeriggio, in riferimento allo studio di fattibilità delle opere sostitutive per la chiusura di quattro passaggi a livello, proposto da Ferrovie Italiane, il gruppo Udc, nel dare atto della rilevanza e dell’interesse degli interventi previsti, non ha ritenuto di poter esprimere il proprio voto favorevole.


E ciò anche dopo aver ricevuto assicurazioni in ordine al condizionamento, dell’intera operazione, alla realizzazione di un passaggio pedonale che consenta di proseguire la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, a Cotrino, da via Oria: opera, questa, originariamente non prevista nel progetto presentato dalle Ferrovie ma fortemente auspicata dall’Udc e voluta dallo stesso Sindaco Antonio De Giorgi.


Il gruppo Udc ha anche chiesto, ed ottenuto, l’inserimento - nel dispositivo della deliberazione approvata dalla pubblica assise cittadina - dell’impegno a non far gravare in alcun modo o misura, sul bilancio comunale, il costo degli interventi da realizzare (che, pertanto, saranno a totale carico delle Ferrovie).


Il motivo della non adesione dell’Udc al progetto complessivo, già sommariamente da me descritto nel precedente post, risiede nel non accoglimento della nostra proposta di stralciare il passaggio a livello di via Martin Luther King. In sostanza il gruppo Udc ha sottolineato l’utilità del sottopasso - aperto al traffico dall’Amministrazione – Zizzi, realizzato dall’Amministrazione – d’Ippolito e costato all’incirca settecentomila euro - in particolare per gli operatori della zona Pip e per tanti agricoltori.


La nostra proposta non è stata accolta dalla maggioranza (il Sindaco ha sottolineato che l’intervento finanziato dalle Ferrovie fosse condizionato alla chiusura di tutti i quattro passaggi a livello) e dunque, nonostante un giudizio complessivo di apprezzamento, non abbiamo ritenuto di poter esprimere la nostra totale adesione attraverso il voto favorevole.

martedì 12 aprile 2011

Passaggi a livello. Una decisione importante.

Ho partecipato, ieri pomeriggio, ad una riunione della Commissione Consiliare “Urbanistica”. Tra gli argomenti all’ordine del giorno vi è stata la proposta di soppressione dei quattro passaggi a livello (contrada Cupa, via Martin Luther King, via Francavilla, via Oria) e la presa d’atto del progetto di realizzazione di infrastrutture viarie proposto, e finanziato, dalle Ferrovie dello Stato.


In sostanza le Ferrovie propongono la realizzazione, a loro spese, di ponti e sottopassi in cambio della autorizzazione a chiudere i passaggi a livello. Si tratta di un rapporto che, a Latiano, ha già prodotto, in passato, la strada, con carreggiata per autoveicoli e passaggio pedonale – ciclabile, in contrada Biondo (la bella strada, insomma, che collega la stazione ferroviaria a via vecchia Mesagne).


Il progetto proposto questa volta dalle Ferrovie dello Stato, in estrema sintesi, consiste nella realizzazione di un ponte che superi il tratto ferroviario nei pressi del passaggio a livello in contrada Cupa e raggiunga il prolungamento di via vecchia Mesagne in corrispondenza della strada (lungo la quale è ubicato il campetto ANSPI) che poi confluisce sulla provinciale Latiano – Mesagne.


Altra opera proposta è un sottopasso all’altezza dell’attuale passaggio a livello di via Francavilla e la realizzazione di un percorso per autoveicoli, con passaggio riservato pedonale – ciclabile, che, costeggiando la linea ferroviaria dal lato “extramurario”, giunga al Monastero di Cotrino.


L’Assessore comunale all’Urbanistica, Antonio Distante, ha spiegato che le Ferrovie si propongono per la realizzazione di tali opere a condizione che il Comune autorizzi la chiusura di tutti i quattro passaggi a livello.


Lo stesso Assessore, inoltre, intervenuto alla riunione della Commissione insieme al Responsabile dell’Ufficio Tecnico, ha spiegato che il Sindaco avrebbe già chiesto ai rappresentanti delle Ferrovie dello Stato - in aggiunta al progetto dagli stessi elaborato, e per il quale c’è già la disponibilità del finanziamento - la realizzazione di un accesso pedonale che consenta di salvaguardare la tradizione dei pellegrinaggi a piedi, di devozione alla Madonna di Cotrino, anche da via Oria (poiché l’accesso pedonale al Monastero, da via Francavilla, sarebbe, appunto, garantito).


La proposta avanzata dalle Ferrovie dello Stato risulta certamente interessante, poiché mirata a contribuire alla sicurezza ed alla maggiore speditezza del traffico ferroviario ma anche del transito su gomma.


Io, sulla base degli elementi acquisiti in Commissione (anche planimetrie e fotogrammetrie), proporrò una riflessione al mio Partito, in particolare al gruppo consiliare a cui mi onoro di appartenere, al fine di favorire una consapevole determinazione, in merito, nella prossima seduta del Consiglio Comunale (in programma per lunedì 18 aprile, a partire dalle ore 15,30).


Solo due questioni, al momento, suscitano in me qualche perplessità: la necessità della garanzia di un passaggio pedonale per i fedeli che vorranno continuare a raggiungere il Santuario di Cotrino da via Oria e l’opportunità di salvaguardare il sottopasso, già realizzato ed attualmente attivo, in corrispondenza del passaggio a livello di via Martin Luther King, che collega la zona PIP al centro abitato.


Ce n'è abbastanza, dunque, per una riflessione attenta e per una, conseguente, decisione importante.

giovedì 7 aprile 2011

Domenico Mennitti: un galantuomo.

«Nei sette anni da sindaco ho ridato dignità all’istituzione comune e a ciascuno dei cittadini. Ora a 72 anni voglio dare alla mia persona il tempo delle passioni di sempre, scrivere e leggere». Domenico Mennitti, sindaco di Brindisi, già parlamentare nazionale ed europeo, così ha anticipato la sua volontà di dimettersi. E lo farà nel corso del vertice annuale dell’Anci, l’associazione che riunisce tutti i rappresentanti dei Comuni d’Italia, che quest’anno avrà luogo a Brindisi nel prossimo mese di ottobre. Quella circostanza, ha spiegato Mennitti, «è il punto più alto dell’azione svolta in questi anni dall’Amministrazione comunale brindisina. È la più vasta rappresentanza delle istituzioni locali: giungeranno in città anche ministri e forse il Capo dello Stato. Quella è l’occasione che secondo me simboleggia la restituzione della dignità politica alla città. Nel passato alte cariche dello Stato in visita a Brindisi, vi restavano il minimo indispensabile. Oggi chi vi giungesse vi può restare, intrattenersi con i suoi amministratori e tutti i cittadini. Il Comune e i brindisini hanno riacquistato dignità. Non scordiamo che abbiamo vissuto momenti di straordinaria emozione in questi anni, a cominciare dalla visita del Santo Padre, Benedetto XVI. Dopo tutto ciò – ha proseguito Mennitti - che io resti alla guida della città, o subentri un altro, che importanza può avere? Ve lo dico subito. Penso sia giunto il momento che chi mi succederà sia espressione del tempo, che comprenda e gestisca le manifestazioni che il nuovo mondo propone. Sono rientrato a Brindisi - ha concluso - ad un’età che non ci si presenta da candidato sindaco. Per sette anni, dalla mattina alla sera, senza sosta, ho affrontato ogni emergenza. E sono riuscito anche a trasmettere un’idea di città con l’aspirazione ad un futuro di rinascita. Dal mondo del porto, a quello urbanistico della città che si affaccia sul mare, lo spostamento dell’economia dal preponderante ruolo dell’industria ad altri settori come l’agricoltura. E oggi Brindisi sta recuperando la qualifica di città d’arte e di cultura. Il tempo non è quello stabilito da una legislatura. E in politica non è più il tempo di entrarvi con successo, ma di uscirne con dignità, nel momento migliore. Non intendo farmi tirare per la giacca e sentirmi dire che il tempo è finito e bisogna lasciare».


A mio avviso è, questa di Mennitti, una lezione di stile per chi, tra le nuove generazioni, si propone per l’impegno politico.

martedì 29 marzo 2011

La Città di Pompei esempio di concreta solidarietà, nel nome del “nostro” Beato Bartolo Longo

La Città di Pompei, attraverso il suo Sindaco Claudio D'Alessio, si è detta pronta a fronteggiare l'emergenza umanitaria in atto, ospitando profughi provenienti dal Nord Africa. In questa ottica è stata indirizzata una istanza al Prefetto di Napoli. "Stanti le note criticità in atto nelle zone del Nord Africa, che hanno portato allo sbarco di migliaia di profughi sulle coste siciliane - scrive il primo cittadino - la Città di Pompei, anche in ragione delle sue peculiari tradizioni di solidarietà a cui si è ispirato il suo fondatore, il Beato Bartolo Longo, intende farsi carico della drammatica situazione offrendo ampia disponibilità ad ospitare un certo numero di profughi. Consci del sacro vincolo della solidarietà tra i popoli, riconoscendo il diritto inalienabile dei popoli al miglioramento delle proprie condizioni di vita, nonché la legittimità a ricercare più ampi spazi di libertà di pensiero e di azione, la mia comunità intende, dunque, offrire ospitalità agli immigrati. Con questo piccolo gesto - aggiunge il sindaco D'Alessio - intendiamo alleviare, almeno in parte, le sofferenze dei popoli che vivono sull'altra sponda del mare nostrum".

lunedì 28 marzo 2011

Udc: Non piegare la solidarietà alla "ragion politica"

Sul tema della immigrazione - che in questi giorni vede ancora una volta in prima fila, come protagonista assoluta, la nostra terra, con il centro di accoglienza impiantato a tempo di record tra Oria e Manduria - riporto qui di seguito un comunicato diffuso ieri dal commissario provinciale dell’Udc, sen. Euprepio Curto.


“Non c’è che dire : messo per la prima volta seriamente alla prova sul tema della immigrazione il Governo Berlusconi ha miseramente fallito“. Lo dichiara il vicecapogruppo Udc in Consiglio regionale, Euprepio Curto, alla notizia della fuga dalla tendopoli di molte decine di immigrati giunti proprio stamani a Manduria. “Ovviamente – commenta Curto – non c’è nulla da gioire: la figuraccia rimediata dal Governo coinvolge l’immagine complessiva del nostro Paese, e non è questo l’obiettivo dell’Udc. Ma non c’è dubbio che, come avevamo ampiamente previsto, sarebbe stata necessaria una diversa organizzazione, mentre si è dato vita solo ad una sterile corsa contro il tempo solo per dimostrare una efficienza che alla prova dei fatti si è dimostrata fallimentare”. Per il consigliere regionale dell'Udc “non c’è contrapposizione politica tra il Governo nazionale e quello regionale che possa giustificare l’assenza di dialogo e coordinamento nella gestione del CIE di Manduria. Perseverare in tale atteggiamento ci spingerebbe a definire irresponsabili gli uni e gli altri, anche perché gli effetti potrebbero a breve risultare devastanti, così come in effetti è già avvenuto a Lampedusa e a Mineo”. "L’Udc respinge sdegnata – afferma Curto – la prassi politica secondo la quale anche i temi di altissima portata civile, come la solidarietà, debbano essere condizionati e piegati alla cosiddetta ragion politica, nella consapevolezza che, proprio in momenti delicati come questo, lo spirito nazionale debba prevalere coniugando la sacrosanta esigenza di sicurezza delle popolazioni locali con quel principio di solidarietà che, lungi dall’essere declamato con le parole, deve essere concretizzato nei fatti e nelle scelte concrete". “L’Udc – prosegue Curto – rivolge un nuovo appello al Governo nazionale e a quello regionale perché si seggano entrambi ad un tavolo con le istituzioni locali al fine di gestire in maniera alta quello che già da oggi possiamo definire un fenomeno di portata epocale, nella consapevolezza che, se ciò non avverrà, entrambi si assumeranno una gravissima responsabilità di fronte al Paese, all’Europa e al mondo, in quanto avranno dimostrato che una grande nazione come l’Italia, a causa di miserevoli beghe interne, è incapace a gestire un tema dagli altissimi contenuti civili”. “Intanto – dichiara ancora Curto – già nella giornata di domani l’Udc promuoverà un coordinamento istituzionale delle province di Taranto e di Brindisi, per una analisi puntuale della situazione del CIE di Manduria, non escludendo, anzi auspicando, il coinvolgimento di un’altra istituzione che sul tema immigrazione rappresenta per l’Udc un punto di riferimento decisivo: la Chiesa". Il sen. Curto nei giorni scorsi aveva chiesto la convocazione del Consiglio regionale per discutere sulle modalità con cui la Regione avrebbe dovuto affrontare il delicato tema della immigrazione nord africana. “L’Udc non intende alimentare polemiche con il Presidente Onofrio Introna, ma la mancata convocazione del Consiglio regionale relega l’assise di via Capruzzi in un ruolo politicamente marginale rispetto ad un problema, l’esodo dei disperati del Nord Africa, che avrebbe dovuto vedere la Regione protagonista”. “A una prima tempestiva dichiarazione di disponibilità da parte del Presidente del Consiglio regionale a portare l’argomento in sede di Conferenza dei capigruppo – continua Curto – ha fatto seguito non solo il silenzio più assoluto, ma addirittura la convocazione del Consiglio per ben due giorni, ma con all’ordine del giorno argomenti che però non hanno la sicura valenza politica della questione immigrazione”. “La convocazione del Consiglio regionale sarebbe stata quanto mai opportuna – aggiunge Curto – non solo per conoscere dal Presidente Vendola i termini del confronto col Ministro Maroni, ma anche per mettere a punto una strategia idonea a governare il fenomeno senza correre il rischio di esserne travolti”. “Intanto – evidenzia l’esponente Udc – il territorio attende con preoccupazione i primi sbarchi senza conoscere se si tratterà di gestire profughi, rifugiati politici o delinquenti comuni; senza conoscere la durata della loro permanenza, i sistemi di controllo sanitario e quelli relativi all’ordine pubblico, quanti ne rimarranno sul territorio, quali saranno gli strumenti per favorirne l’integrazione “. “Sono tutti elementi di assoluto rilievo politico – conclude Curto – rispetto ai quali il Consiglio regionale non può essere relegato in un ruolo di passivo spettatore. Ne va del futuro del nostro territorio”.