domenica 23 settembre 2012

Una idea semplice che (finalmente!) sa di futuro.

Mi scrive Pierpaolo Parabita, per illustrarmi una sua idea che  - “con scarso risultato”, si lamenta -  ha già proposto su facebook. In sostanza si tratta di una pista pedonale, magari anche ciclabile, che racchiuderebbe, grossomodo come un anello, il centro abitato latianese.
Mi piace che Pierpaolo, giovane trentenne con una sana passione per lo sport, nella sua e-mail premetta che Latiano “merita di essere conosciuta per qualcosa di concreto” e, dopo aver ragionato sulle varie possibilità, afferma di credere “nell'alternativa sportiva”.
Insomma questo mio vecchio – giovane amico  - che ha già messo su famiglia ed evidentemente, prima ancora della passione sportiva, (forse pensando anzitutto alle future generazioni) avverte un trasporto per i ragionamenti che riguardano la costruzione di una Latiano più a misura d'uomo -  si preoccupa non di realizzare, semplicemente, un nuovo luogo per lo sport, e per lo jogging in particolare (che pure non gli/ci dispiacerebbe...), ma di caratterizzare, di “segnare” la conformazione urbanistica della nostra Città.
Vi riporto testualmente cosa scrive Pierpaolo di questa “pista pedonale”: «si tratta di sviluppare quella già presente dietro al Vittoriano. Prolungandola su viale M. L. King, potrebbe passare nel parcheggio della scuola Benedetto Croce per poi attraversare via Francavilla (adeguandola di semafori pedonali), prendere la stradina (privata) che la congiunge con viale Cotrino e girare su via Berlinguer. Passerebbe poi accanto al circolo tennis – campo sportivo attraversando via Torre per risalire sulla strada del Muro Tenente e viale Aldo Moro. Attraversando via Montanaro si passerebbe la strada che costeggia la cantina per poi ricongiungersi con la strada dove è già presente la pista».
Come dovrebbe fare ogni buon amministratore della Cosa Pubblica, poi, Pierpaolo si preoccupa, a suo modo, della fattibilità e degli impatti della sua proposta: «Le strade principali interessate sono abbastanza ampie da ricavare una pista e quelle secondarie hanno un traffico molto limitato. La pista dovrebbe essere ben illuminata e provvista di cartelli ogni chilometro. Separata dalla strada in modo adeguato (magari con delle piante) risulta raggiungibile in pochi minuti da tutti (non si vedrebbe più gente prendere la macchina per raggiungere le strade di campagna)».
Pierpaolo ci dà una lezione di civismo: dove la politica è assente, si nutre il qualunquismo ed il populismo, a meno che  - come in questo caso -  qualche cittadino di buona volontà non trovi le motivazioni per alzare la mano e dire la sua, con garbo e spirito costruttivo.
Io stesso, per dirla tutta, in questi due anni e mezzo dall'inizio del mandato conferitomi dagli elettori latianesi, probabilmente perché distratto dal dibattito sull’agenda della Giunta, non ho saputo mai farmi promotore di una iniziativa che, come articolazione e come visione prospettica, possa competere in qualche modo con quella di Pierpaolo.   
Ce n'è abbastanza per riflettere, dunque, prima di un appuntamento fondamentale come le elezioni politiche ormai alle porte, affinché il pressapochismo della politica non spiani la strada a degenerazioni che sposterebbero molto indietro le lancette dell'orologio delle conquiste istituzionali democratiche faticosamente conseguite nel secolo scorso.
In concreto, però, cosa penso di questa idea di Pierpaolo e cosa posso fare (nell'ambito delle mie prerogative di Consigliere Comunale di opposizione) per agevolarne la realizzazione? Beh, ammetto, intanto, che l'approccio “strategico” di Pierpaolo mi ha ulteriormente persuaso della necessità di offrire a Latiano uno strumento di pianificazione urbanistica su cui tracciare la sintesi di un pensiero, partecipato ed orientato al futuro lungo, delle sorti della nostra Città.
Poi, nel dettaglio, devo dire che intravedo elementi già presenti in azioni progettuali che, sia pure non organicamente collegate, (forse perché indotte dall'attuale conformazione del centro abitato) andavano nella direzione dell'“anello” viario.
Penso al finanziamento richiesto dalla Giunta Zizzi – Ruggiero per la realizzazione di un ponte a campata che consentirebbe il collegamento tra il prolungamento del piazzale stazione ferroviaria e via Martin Luther King. Penso anche alla proposta (di cui ho parlato su questo blog nei post del 12 aprile 2011 e del 19 aprile 2011) delle Ferrovie Italiane, per la chiusura dei passaggi a livello e la realizzazione, tra l'altro, di un asse viario di collegamento tra via Francavilla e via Oria.
Nei prossimi giorni conoscerò (e riporterò a Pierpaolo) lo stato di queste iniziative progettuali nonché il nome del responsabile dei relativi procedimenti, qualora fossero stati già intercettati i finanziamenti mirati all'attuazione: in attesa di un disegno complessivo della Latiano che vogliamo, almeno cerchiamo di agevolare la realizzazione di qualche “segmento di futuro”.        

venerdì 14 settembre 2012

Ora “M’impegno” è su carta stampata.

E’ in distribuzione in questi giorni il numero zero della versione stampata di “M’impegno”. Ho voluto lanciare questa nuova iniziativa, rivolta ad una platea in parte diversa da quella contattabile in internet, anzitutto come bacheca su cui fornire un rendiconto puntuale della mia attività e delle mie idee in politica.
Credo comunque che “M’impegno”, come testata giornalistica su carta stampata, potrà sviluppare anche uno spazio di confronto utile a contribuire allo sviluppo della Città di Latiano attraverso l’affermazione di una classe dirigente consapevole della complessità e della straordinarietà del proprio compito.

domenica 9 settembre 2012

Strade rurali: l’ora del fallimento.

Su questo blog (vedere post del 3 maggio 2012) avevo evidenziato l’opportunità offerta dal bando per la selezione di progetti finalizzati all’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali. In quella occasione avevo anche auspicato che il Comune di Latiano proponesse la candidatura di un proprio progetto, peraltro in linea con la mia, mai interrotta, “campagna” di sensibilizzazione per la sistemazione delle strade rurali. Certo, io avevo in mente un mio ordine di priorità di intervento ma, consapevole del mio ruolo di semplice Consigliere Comunale di opposizione e rispettoso delle prerogative di chi amministra, mi ero limitato ad auspicare che una strada rurale, una qualsiasi, fosse sistemata attraverso l’intercettazione dei finanziamenti disponibili.
Sempre su questo blog, il 30 luglio 2012, prendevo quindi atto, con viva soddisfazione, della Deliberazione della Giunta Comunale n. 110 del 6 luglio 2012, con la quale, nell’ottica della partecipazione alla selezione di cui innanzi, era stato approvato il progetto di ammodernamento di un tratto della strada denominata “via vecchia dei Greci”, tra la Strada Provinciale 73 (che va da Latiano a Mesagne costeggiando Muro Tenente) e la Strada Provinciale 70 (Latiano – Torre Santa Susanna).
Ho “tifato” per questa iniziativa, come sempre ho fatto e sempre farò quando qualcosa di concreto e di trasparente si è mosso, o si muoverà, in favore di Latiano.
La vicenda ha però avuto un triste epilogo.
Con Determinazione n. 160 del 27 agosto 2012, l’Autorità di gestione del PSR Puglia 2007 – 2012 ha infatti approvato le risultanze delle verifiche di ricevibilità delle domande di aiuto pervenute in riferimento al bando pubblicato nel BURP n. 43 del 22/3/2012 – Asse I, Misura 125, Azioni 1, 2, 3, 4 e 5.
Ebbene, a fronte di 104 domande pervenute a valere sulla Azione 3 della Misura 125 (appunto l’Azione relativa all’ammodernamento delle strade rurali), ne sono risultate ricevibili 82 e, tra queste, 6 domande sono state formulate da Comuni della Provincia di Brindisi (San Vito dei Normanni, Ostuni, Mesagne, Cisternino, Cellino San Marco, Torre Santa Susanna).
Il progetto del Comune di Latiano, insomma, non solo non è stato finanziato ma, addirittura, si è ritenuto che non avesse i requisiti per l’ammissibilità nella graduatoria dei “primi” 82.
Che dire: non ci sono parole, davvero, per esprimere il rammarico per una occasione importante, clamorosamente mancata.
L’Autorità di gestione del PSR Puglia 2007 – 2013 provvederà certamente a comunicare, al Comune di Latiano, le motivazioni della esclusione.
Credo che il Sindaco, una volta lette quelle motivazioni, avrà il dovere di ricercare, nell’Ente di cui è il primo amministratore, le responsabilità dell’accaduto… ed agire di conseguenza.

domenica 19 agosto 2012

Monti, la lezione di De Gasperi, il futuro dell’Italia.

Riporto qui di seguito la bella lettera indirizzata dall’on. Pier Ferdinando Casini a Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, pubblicata ieri dal quotidiano di via Solferino. Penso che si tratti di un contributo utile, per una riflessione comune peraltro in coincidenza dell’incontro, che si svolgerà oggi in Provincia di Trento, commemorativo dell'anniversario della morte di Alcide De Gasperi, a cui interverranno, oltre lo stesso Casini, Lorenzo Dellai, Andrea Riccardi, Raffaele Bonanni e Andrea Olivero.

Caro direttore,
nemmeno un mese fa il presidente del Consiglio Monti, alla domanda di un giornalista russo sulla via d’uscita migliore dalla crisi, ha risposto con le parole di Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”.
Naturalmente non so se la scelta di rievocare quella celebre frase proprio in Russia, un Paese dai tratti fortemente populisti, sia stata casuale. Quello che so è che tutta la classe politica, e vorrei aggiungere anche gran parte della classe dirigente italiana, dovrebbe chiedere scusa a De Gasperi. In questi anni abbiamo pensato tutti troppo alle elezioni, agli interessi di partito, di categoria e di corporazione, e poco, o niente, alle prossime generazioni. Dimenticando una lezione che De Gasperi, peraltro, non aveva predicato nel deserto. Perché il testimone lasciato dallo statista trentino di cui ricorre il 58°anniversario della scomparsa, nel tempo è stato raccolto da uomini come Fanfani, La Malfa o Moro. Personalità capaci di guidare il Paese, attraverso scelte anche impopolari, fino a risultati straordinari, con tassi di crescita che oggi definiremmo “cinesi”, un Pil pro capite da quarta-quinta potenza economica mondiale, un’industria manifatturiera seconda solo alla Germania. Poi ci siamo seduti. Verso la fine della Prima e durante la Seconda Repubblica si è prodotto nient’altro che populismo, miopia, calcolo breve. Spostando ogni volta un po’più in avanti i problemi, posticipando di continuo le riforme, come se non ci riguardasse comunque poggiare sulle spalle delle generazioni future la somma delle inadempienze del presente. Il contrario di quanto ci aveva insegnato lo statista scomparso nel 1954, e con lui e dopo di lui tutti i padri dell’Europa di ieri e di oggi: da Adenauer a Schuman, fino a Helmut Kohl. È inutile allora cercare oggi il nuovo De Gasperi. Ogni tentativo di paragone è destinato a deludere: è stato unico e tale rimarrà. La sola cosa che possiamo fare è cercare di tornare a raccogliere tutti insieme almeno la sua eredità. Il terreno principale non può che essere l’aggiornamento della nostra visione sull’Europa. Basta con i rituali europeismi di maniera, sì a un tragitto che ci porti alla federazione degli Stati uniti d’Europa con nuovi obblighi e responsabilità per tutti: ipotizzare cessioni di sovranità in cambio di un rinnovato solidarismo comunitario deve prevedere un diverso assetto istituzionale. Si allontani da noi ciò che i cittadini vedono con sempre maggiore fastidio, e cioè l’Europa delle burocrazie, e si pensi finalmente a un vertice politico eletto e legittimato dalla gente, che a essa risponda con continuità. Riprogettiamo il futuro dei nostri figli su basi nuove, a partire da un nuovo protagonismo delle grandi famiglie politiche europee. Tornando all’Italia, in questi mesi il governo Monti ha assunto una serie di provvedimenti in numerosi ambiti: dalle pensioni al lavoro, alle liberalizzazioni, al contenimento della spesa, per ricordare i più rilevanti. Non tutti perfetti, alcuni sicuramente migliorabili, ma che avevano come minimo comune denominatore il grande pregio di recuperare la lezione degasperiana secondo cui, se è necessario, occorre anche saper andare contro vento.
Questione politica innanzitutto, ma non solo politica. Guardiamo a cosa hanno scatenato dentro, ma soprattutto fuori dal «Palazzo», le ipotesi di riduzione delle Province e di accorpamento dei tribunali. La verità è che siamo oggi un Paese per certi aspetti ancora più corporativo di 60 anni fa. Un Paese in cui tutti invocano tagli e riduzione degli sprechi a parole, ma al massimo sono disponibili a falciare solo l’erba del vicino. Ecco perché, se dovessi segnalare la vera priorità per l’Italia, direi che questo cambio di mentalità indicato dal tecnico Monti alla classe politica è indispensabile che non si riveli effimero ma si proietti sulla prossima legislatura. Con un’avvertenza però: per risultare efficace dovrà riguardare l’intero Paese. Abbassando il tasso di egoismo e facendo alzare a tutti lo sguardo più lontano, in direzione dei nostri figli e dei nostri nipoti. L’unica possibile se vogliamo essere un Paese moderno.
On. Pier Ferdinando Casini

martedì 7 agosto 2012

Fabiano Amati, senza ipocrisia.

Riporto qui di seguito un comunicato stampa diffuso ieri dall’Assessore regionale Fabiano Amati, il quale è intervenuto sul tema del registro delle unioni civili apportando, da cattolico, un contributo lucido che può animare un dibattito interessante.   
    
«Se pacatamente si potesse dire qualcosa sul registro delle unioni civili ci accorgeremmo di quanto sia inopportuno ostacolarlo, soprattutto in tempi in cui (crisi) i provvedimenti di sicurezza sociale non possono escludere nessun Cittadino, meno che mai qualora tale esclusione sia giustificata dalle scelte affettive che ognuno può insindacabilmente fare».
Lo ha dichiarato l'Assessore regionale Fabiano Amati, con riferimento alle polemiche insorte dopo la presentazione di una proposta in materia, presentata da alcuni Consiglieri comunali del Comune di Brindisi. 
«Il presupposto di tale provvedimento - ha detto - che ovviamente auspico, attiene all'esercizio del dovere statuale di garantire l'equità nelle forme d'accesso ad ogni tipo di provvidenza, senza alcun pregiudizio o discriminazione. Ogni riflessione diversa rende priva di oggetto la stessa discussione.
Mi spiace solo dover osservare in talune occasioni ed in qualche opinione contraria il richiamo all'ispirazione cristiana. È mio costume evitare, per educazione politica, di fare riferimento alla mia ispirazione cristiana per giustificare l'esercizio di funzioni pubbliche, trovo però eccessivo osservare l'utilizzo di un messaggio così esigente, quello cristiano appunto, per dire l'esatto contrario, revocando così il suo fondamento compassionevole, cioè la partecipazione alla sofferenza altrui.
Recuperando pacatezza e riflessione, dunque, ci accorgeremmo che il nostro paese, a volte ingiustamente vituperato, ha nel suo ordinamento, sin dal 1989 col regolamento anagrafico, un concetto di famiglia (anagrafica) che non si fonda solo sul matrimonio ma anche su vincoli affettivi che prescindono dallo stesso matrimonio. Dal 1989 ad oggi sono passati più di venti anni; su quella scia normativa e su altre fonti di rango Europeo, oltre che su pronunce giurisprudenziali, si stanno materializzando tutte le proposte presentate nei Consigli comunali italiani, tra le quali si situa quella presentata ragionevolmente a Brindisi da alcuni consiglieri comunali: permettetemi di restare di stucco quando a tale presentazione corrisponde un eccessivo rumore mediatico, piuttosto che un'approvazione senza contrasti ed all'unanimità».

giovedì 2 agosto 2012

Per chi suona la campanella?

Apprendo che la proposta di referendum popolare per l’abrogazione del rimborso delle spese di soggiorno a Roma in favore dei nostri Parlamentari ha abbondantemente superato, a Latiano, i cento sottoscrittori.
E ciò nonostante la sopravvenuta mancanza dell’apposito modulo (il primo è stato esaurito in poco tempo e si è poi provveduto a scaricarne un altro da internet), che ha costretto l’Ufficio di Segreteria del Comune a non poter accogliere una decina di ulteriori sottoscrizioni.
Non so se questo referendum si celebrerà mai: un po’ per l’approssimarsi della scadenza naturale della legislatura, un po’ perché non ho idea di quale possa essere stata la capacità di coinvolgimento e di sensibilizzazione dei cittadini italiani esercitata dal Comitato promotore nazionale.
Tuttavia credo che almeno un piccolo segnale politico, ai nostri Parlamentari, sia stato lanciato.
Una campanella, insomma, è stata suonata.
Del resto molte cose, ormai, sono cambiate, nelle famiglie italiane, e di certo, dunque, non possono rimanere immutati i privilegi acquisiti, sia pure legittimamente, dalla classe politica.

lunedì 30 luglio 2012

Strade rurali: si comincia dalla Via Vecchia dei Greci. Esprimo il mio plauso e la mia soddisfazione.

Più volte ho sollecitato interventi finalizzati alla sistemazione delle strade rurali ritenendo che, in tal modo, si possa determinare un aiuto concreto per gli operatori agricoli e si possa anche venire incontro alle esigenze quotidiane di quelle famiglie che vivono fuori dal centro urbano.
Nel mio ultimo intervento, in proposito (vedere post del 3 maggio 2012 su http://mimpegno.blogspot.com/), ho evidenziato l’opportunità offerta dal bando  - pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 43 del 22 marzo 2012 -  per la selezione di progetti, particolarmente nell’ambito della Azione 3 della Misura 125 del PSR Puglia 2007 – 2013, finalizzati all’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali utilizzando esclusivamente asfalti drenanti ed altre tecniche a minimo impatto ambientale.
In quella occasione ho auspicato che il Comune di Latiano proponesse la candidatura di un proprio progetto, peraltro alla luce di una diffusa esigenza di sistemazione delle strade rurali insistenti sul territorio di competenza.
In tal senso ho avuto modo di sollecitare, personalmente, anche il Sindaco Antonio De Giorgi a margine di un nostro incontro avvenuto il 26 aprile 2012.
Con viva soddisfazione ho quindi preso atto della Deliberazione della Giunta Comunale n. 110 del 6 luglio 2012, con la quale è stato approvato il progetto di ammodernamento di un tratto della strada denominata “via vecchia dei greci”, prevedendone  - per la realizzazione -  un finanziamento complessivo di € 600.000,00 così strutturato: € 100.000,00 con fondi propri del Comune ed € 500.000,00 con risorse rivenienti dall’eventuale finanziamento regionale.
Il tratto della via vecchia dei greci che potrebbe  - in caso di ottenimento del finanziamento -  essere oggetto di ammodernamento collega la Strada Provinciale 73 (che va da Latiano a Mesagne costeggiando Muro Tenente e poi la masseria Vassapulli) e la Strada Provinciale 70 (Latiano – Torre Santa Susanna).
Questo tratto di strada, va sottolineato, rappresenta la continuazione della Strada Provinciale 72 (che va dalla via per Torre Santa Susanna alla via per Oria, confluendo infine su quest’ultima all’altezza della cosiddetta “curva di Carissimo”).
Certo, anche altre strade rurali latianesi avrebbero potuto essere oggetto della progettazione che, in questo caso, è stata posta in essere dal Comune di Latiano per accedere al finanziamento messo a bando dalla Regione Puglia: in tal senso gli Amministratori hanno esercitato le prerogative a loro riconosciute dal vigente Ordinamento assumendosi le consequenziali responsabilità politiche. Va comunque dato atto di una volontà di intervento, che potrebbe consentire di realizzare un’opera importante, capace di produrre effetti positivi per il nostro territorio.
Insomma, non ci rimane che “tifare”, tutti, per il buon esito di questa iniziativa, con l’auspicio che produca  - così come avvenuto attraverso l’ampia azione progettuale sviluppata dalla Giunta Zizzi – Ruggiero (che sta consentendo di intercettare materialmente, oggi, utili finanziamenti per la realizzazione di opere pubbliche di valenza strategica) -  le risorse necessarie alla realizzazione di un nuovo tassello nella costruzione di una Latiano più moderna e vivibile.   

mercoledì 18 luglio 2012

Su questo Referendum ci metto la firma!

Ho già scritto su questo blog (vedi post del 7 giugno 2011) che non mi appassionano i referendum popolari abrogativi poiché il ripetuto ricorso a tale strumento di partecipazione democratica, negli ultimi venti anni, più che concrete innovazioni normative ha prodotto l’effetto (comunque positivo, della serie: “il Re è nudo!”) di evidenziare la difficoltà, del nostro Parlamento, a legiferare, ad introdurre innovazioni normative in sintonia con i sentimenti, con le sensibilità nuove, del Popolo Italiano. Non sempre, dunque, mi sono recato a votare per i referendum abrogativi; l’ho fatto solo quando ci ho creduto davvero, quando ho ritenuto che quella partecipazione potesse sortire effetti positivi sulla vita della comunità-Paese a cui, con orgoglio, appartengo. Raramente ho partecipato a sottoscrizioni per promuovere un referendum: l’ho fatto per sostenere i referendum promossi da Mario Segni, che si celebrarono il 18 aprile 1993 e che avrebbero poi prodotto, con la vittoria del “si”, l’introduzione del sistema elettorale maggioritario verso cui in molti, illudendoci, avevamo guardato come l’affaccio verso un provvidenziale orizzonte nuovo per la politica italiana (che già allora mostrava tutti i segni della sua inadeguatezza…). Ora una proposta di referendum abrogativo torna a darmi motivazioni; e così ho deciso di sostenerla, non solo sottoscrivendola ma anche invitando i miei concittadini a fare la stessa cosa. In tal senso, insieme ad un gruppo di persone che stimo, spontaneamente, abbiamo voluto lanciare un appello, formulando, in data odierna, il seguente comunicato stampa:
    
Presso l’Ufficio Segreteria del Comune di Latiano è possibile sottoscrivere, fino al prossimo 30 luglio, la proposta di referendum popolare abrogativo  - ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e in applicazione della Legge 25 Maggio 1970, n. 352 -  sul seguente quesito: “Volete voi che sia abrogato l’art. 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 20 novembre 1965, n. 290?”.
Con  l’abrogazione di tale disposizione, ai Parlamentari italiani non verrà più corrisposta la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma”. Resta comunque ferma la corresponsione dell’indennità disciplinata dall’art. 1 della predetta legge.
Il comitato promotore del referendum (l’Unione Popolare, che ha sede a Roma) fa osservare che la norma di cui si propone l’abrogazione prevede un "rimborso spese"  - che sarebbe pari a circa 48 mila euro annui per ogni deputato o senatore -  in cifra fissa uguale per tutti e senza l'obbligo di dimostrarne l'effettiva spesa.
I sottoscritti  - a titolo personale, fatta salva la rispettiva appartenenza politica e comunque senza alcun legame con il comitato nazionale promotore dell’iniziativa -  invitano tutti i cittadini a riflettere, ad approfondire e, se lo ritengono giusto, a recarsi presso il Comune con carta d’identità, o altro valido documento di riconoscimento, per sottoscrivere la proposta.
Firmato:
Gabriele Argentieri, Gianni Rucco, Luca Rodia, Luigi Errico, Eupremio Calò, Diego Calò, Giorgio Errico, Carmine Somma, Vittoria Menga,Vincenzo Parabita.

mercoledì 27 giugno 2012

Mettiamoci in... MOVIMENTO!

In un tempo carico di ansie e di incertezze  - quando i cittadini sembrano aver smarrito la loro fiducia verso la politica e quando la politica, a tutti i livelli, forse ritenendosi impreparata alla complessità del compito odierno, sembra spesso voler delegare le proprie prerogative -  credo che gli uomini e le donne di buona volontà siano chiamati all’assunzione diretta di un impegno sociale.
Non è facile, di questi tempi, mettersi in gioco: troppi problemi da risolvere, con poche risorse disponibili. Il rischio di pagare incomprensioni, o di finire vittime di facili demagogismi, c’è; è forte.
Ma è proprio la testimonianza di una volontà, diffusa, di esserci, di non mollare e, anzi, di rimboccarsi le maniche, che può risvegliare la speranza di un popolo ormai troppo spesso ripiegato, contratto, disilluso.
E così, a poco più di due anni dall’inizio della mia modesta “avventura” come consigliere comunale  - consapevole della responsabilità correlata a questa funzione pubblica, anche per ciò che attiene l’animazione di un dibattito politico – culturale nel contesto, anche territoriale, di riferimento -  ritengo doveroso imprimere un cambio di marcia al mio… impegno quotidiano.
Credo infatti che non basti più il mio “andare incontro”, con i pochissimi mezzi di cui dispongo, per cercare di risolvere, o di lenire, le tante piccole e grandi problematiche che affliggono la vita delle famiglie, dei più giovani come dei più anziani.
Credo che ora occorra stimolare il notevole bagaglio di energie di cui dispongono le tante persone con le quali mi relaziono; occorre creare ponti tra questi vissuti, sinergie da cui possano “esplodere” fatti nuovi.
Credo che si debbano prospettare percorsi di incontro e di costruzione partecipata di una società nuova, all’insegna di una visione positiva della persona umana, intesa come soggetto autonomo e responsabile, capace di intraprendere e di cooperare per il bene comune.
Credo nella importanza strategica del riabituarsi ad una costante proiezione nelle implicazioni etiche, culturali e sociali delle scelte e dei comportamenti; in tal senso assume un ruolo determinante il confronto tra generi e tra generazioni.
Insomma, credo che oggi troppe risorse, soprattutto tra i giovani, rischino di non trovare uno sbocco espressivo: potenzialità che potrebbero non farsi mai “storia”.
Penso che queste realtà, se poste in relazione tra loro, possano invece accogliersi, completarsi, o almeno, attraverso il confronto, aiutarsi ad uscire dal torpore della fiducia in cui il destino  - e non la loro colpa, e non la loro volontà, e non la loro debolezza -  le ha cacciate.
Che posso fare, allora, io?
Ferma restando la mia collocazione politica  - ma soprattutto il mio rappresentarmi ed il mio tendere ad essere, in pienezza ed in coerenza con la mia formazione, un democratico cristiano -  e fermi restando il rispetto e la stima verso i due Amici con cui condivido l’appartenenza ad un gruppo consiliare (nonché il legame, anche affettivo, instauratosi con loro), avverto la responsabilità di organizzare, in maniera autonoma, un Movimento che richiami ad un maggiore impegno, in prima persona, chiunque possa offrirlo e che diventi il luogo di questo incontro di energie.
Già in campagna elettorale, nei mesi di febbraio e marzo 2010, avevo condiviso questa ambizione con qualche caro amico. Le sollecitazioni di tante altre persone e i tempi nuovi, le nuove sfide verso cui la società italiana è protesa, credo che rendano ormai non più procrastinabile questo mio ulteriore, seppure piccolo, contributo.
I prossimi mesi saranno dedicati alla definizione delle forme e delle modalità di organizzazione di questa “presenza”.
Immagino un network: una rete, con tanti “nodi” che rappresentano gli “incontri”; ma vorrei andare oltre “la rete” virtuale, ovvero internet. Vorrei incontri veri, reali. Immagino persone, volti, smorfie, imbarazzi, sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle.
Ma non so se sia necessario darsi una sede fissa, una stanza o una sala.
Vorrei privilegiare il dinamismo delle relazioni, anche la spontaneità del loro nascere e del loro evolversi.
Penso a qualcosa di molto simile ai social – network ma… con persone in carne ed ossa: insomma, vorrei stimolare sinergie reali e realizzare, così, la soggettività del Movimento, senza rafforzare, o consolidare, etichettature, appartenenze, culti della personalità di questo o di quell’altro “animatore” o “ispiratore”.
Certo, il mio “storico” blog (http://mimpegno.blogspot.com), attivato l’1 maggio 2008, continuerà ad esercitare la sua parte. Ma sarà utile anche un giornalino, di carta stampata: “reale”, anch’esso.
Ce n’è di strada da fare. I miei recapiti sono noti a tutti: inizia la fase della elaborazione.
Decidiamo insieme, quindi, quale dovrà essere il prossimo passo!

sabato 19 maggio 2012

Oggi hanno voluto uccidere.

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

E’ una poesia di Peppino Impastato. Peppino Impastato venne assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni amministrative al Comune di Cinisi in Provincia di Palermo (dove era candidato nella lista di Democrazia Proletaria) e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo fu dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.
Probabilmente io e Peppino Impastato, se fossimo stati contemporanei, tra gli anni ’60 e ’70, non ci saremmo ritrovati dalla stessa parte politica; oggi, forse, sarebbe stato diverso.
La poesia che ho voluto proporre in questo post interpreta i sentimenti che molti, e tra questi io stesso, avvertono stasera: la tristezza, lo scoramento, l'incapacità, per dirla con Franco Battiato, di "trovare l'alba dentro l'imbrunire".
Ma noi sappiamo che possiamo e dobbiamo reagire. E ciò anche se il disagio sociale diffuso  - accresciuto dalla crisi economica e, soprattutto, dalla disoccupazione che svilisce le giovani generazioni -  ci scopre vulnerabili, impreparati.
Penso che la forza stia nella coesione, nell’incontro tra i diversi, nella ricerca delle ragioni profonde che accomunano la gente che non vuole smettere di credere in un futuro più a misura d’uomo.
Per questo, tra tanti possibili, ho voluto richiamare Peppino Impastato, nella circostanza tragica dell’attentato consumatosi stamane nei pressi dell’Istituto “Morvillo – Falcone” di Brindisi: per mettere sul tavolo del dialogo il mio modesto contributo di disponibilità. Perché la vera sicurezza non la dà, a mio avviso, la militarizzazione del territorio ma la riscoperta del gusto e della capacità del dialogo franco, del confronto onesto e rispettoso: i veri motori di una crescita, per tutti, all'insegna della speranza.
Solo se saremo uniti  - soprattutto nel ricacciare le facili scorciatoie del compromesso -  chi vuole destabilizzarci non l’avrà vinta!
Io credo che ne usciremo, e ne usciremo bene, da questo periodo buio. Credo pure che il giovanissimo sangue ingiustamente versato oggi debba scuoterci a divenire persone migliori, anche nell’esercizio delle nostre rispettive responsabilità.   

giovedì 3 maggio 2012

Ancora una volta: proviamo a rifare le strade rurali.

E’ stato pubblicato, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 43 del 22 marzo 2012, il bando per la selezione dei progetti relativi alle Azioni 1, 2, 3, 4 e 5 della Misura 125 “Miglioramento e sviluppo delle infrastrutture connesse allo sviluppo e all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura” del PSR – Piano di Sviluppo Rurale, Puglia, 2007 – 2013.
Il bando è stato formalmente acquisito agli atti della prima Commissione Consiliare (“Urbanistica, Lavori Pubblici, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Programmazione, Viabilità, Traffico”), della quale sono tra i componenti, su iniziativa del Presidente della stessa, il Consigliere Comunale Pdl Cosimo Rubino, affinché ne fosse accertata la conoscenza da parte dell’Amministrazione Comunale.
Tengo ad evidenziare, in particolare, che l’Azione 3 del bando ha come fine l’ammodernamento delle strade rurali pubbliche di collegamento con le arterie di comunicazione comunali, provinciali e statali, utilizzando esclusivamente asfalti drenanti ed altre tecniche a minimo impatto ambientale, al fine di contribuire a smorzare i fenomeni di allagamento conseguenti ad eventi piovosi intensi e continui.
Gli interventi sulla rete viaria dovranno riguardare solo strade rurali già esistenti: sono pertanto escluse nuove infrastrutturazioni e la manutenzione ordinaria. Peraltro, per tale tipo di intervento, il contributo pubblico ammissibile, per ciascun soggetto beneficiario, prevede un massimale di € 500.000,00.
Ho consegnato personalmente, pochi giorni addietro, nelle mani del Sindaco, copia di tale bando ed ho così avuto modo di constatare che ne fosse già a conoscenza.
Non ho ragione di dubitare, dunque, che  - anche in considerazione dello stato di esiguità di risorse in cui versano le casse degli Enti Locali -  il Comune di Latiano presenti, entro i termini stabiliti dal bando (20 giugno 2012 per la registrazione telematica), la propria candidatura per l’acquisizione dei finanziamenti.
Sono fortemente convinto della utilità di un ammodernamento della rete viaria rurale. Ne ho parlato più volte, sin dall’inizio del mio mandato di Consigliere Comunale, ed ho preso atto di qualche piccolo intervento già posto in essere dall’Amministrazione Comunale latianese attualmente in carica che, a pochi mesi dal suo insediamento, aveva comunicato di voler seguire un ordine di priorità, anche nella manutenzione stradale, privilegiando comunque le strade urbane rispetto a quelle rurali. Non ho mai voluto discutere su questa, che comunque reputo essere una posizione legittima, seppure ritengo che un ordine di priorità debba essere fatto tenendo conto, soprattutto, dello stato di conservazione dei diversi tratti di asfalto.
Credo che non ci si debba abbandonare all’idea che le strade rurali siano frequentate ormai solo da pochi addetti ai lavori che, peraltro, si muovono dotati di mezzi adatti ad affrontare anche i fondi stradali più sterrati.
Certamente una idonea manutenzione delle strade rurali contribuisce in maniera concreta all’economia agricola locale poiché riduce sia i tempi di percorrenza (non si dimentichi che la “polverizzazione” della proprietà è tra le caratteristiche più ricorrenti delle nostre aziende agricole), sia i costi di manutenzione dei veicoli.
Occorre anche considerare che una buona tenuta di tali vie di transito è funzionale ad una riappropriazione di luoghi periferici, che pure compongono il territorio comunale, di valenza storico – culturale (penso, ad esempio, al sito archeologico di Grottole ed alle chiese rupestri) o scientifico – naturalistica (penso al boschetto di contrada Scaracci), veri e propri scrigni di una tradizione contadina in cui troviamo le nostre radici (penso alle masserie).
Infine (ma “last but not least”) non si può trascurare il valore strategico di strade rurali agevolmente percorribili, nell’ottica della maggiore attrattività verso un turismo rurale che ormai non può più considerarsi fenomeno marginale o elitario.
Insomma, il bando pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia mi ha dato l’occasione per tornare ad insistere su un tema che mi è caro: ho voluto intervenire con il rispetto che scaturisce dalla consapevolezza della difficoltà con cui oggi gli Enti Pubblici riescono a reperire risorse… e con la consapevolezza che la decisione di agire, e l’indirizzo dell’azione, non spettino a me ma a chi è stato onorato, dall’elettorato latianese, del compito di amministrare il nostro Comune.  
      

martedì 1 maggio 2012

I Cattolici si interrogano sull'accesso all'Acqua

L’associazione Greenaccord Onlus e il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, insieme a Coldiretti, organizzano a Roma una tavola rotonda per analizzare il contributo della Santa Sede al dibattito sull'acqua e per riflettere sugli strumenti più utili a garantire il diritto delle future generazioni ad un bene così prezioso .
A quaranta giorni dalle conclusioni, non esattamente esaltanti, del Sesto Forum Mondiale di Marsiglia sull’Acqua, il mondo cattolico torna a interrogarsi sulle strategie possibili per arrivare a rendere effettivo e universale il diritto all’accesso a questa risorsa naturale essenziale per la vita.
Il 3 Maggio prossimo a Roma (Sala delle Statue, Palazzo Rospigliosi, via XXIV Maggio, 43) alle 18.15, l’associazione Greenaccord unitamente al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e Coldiretti, in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e con la partecipazione di Fatigappalti, organizzano una tavola rotonda dal titolo Acqua: elemento essenziale per la Vita”.
Obiettivo dell’incontro, discutere sui contenuti della nota che la Santa Sede ha reso pubblica in occasione del Sesto Forum Mondiale di Marsiglia e per analizzare le conclusioni dell’appuntamento francese.
Interverranno Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace; Sergio Marini, presidente di Coldiretti; Riccardo Petrella, professore all’università cattolica di Lovanio e Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord. A moderare il confronto, Franco Siddi, segretario della FNSI.

martedì 24 aprile 2012

Alla prossima, Sarkò! (O almeno, così spero)

Al primo turno delle elezioni presidenziali francesi il candidato socialista Francois Hollande si è imposto, con il 28,63% dei consensi, sul capo dello Stato uscente, Nicholas Sarkozy (27,18%).
Anche i primi sondaggi sul secondo turno, in programma per il prossimo 6 maggio, lasciano esigui margini di speranza al Presidente tuttora in carica.
Sono elezioni importanti, quelle che si stanno celebrando in Francia in questi giorni; importanti per l’Europa.
Ci si chiede, in generale, se i destini dell’Unione debbano rimanere sottesi soprattutto agli umori dell’asse franco – tedesco: ma ciò dipende pure da come si approcciano gli altri Paesi partners, così come dimostra la percezione, che tutti abbiamo avuto, del capovolgimento di considerazione, e di prestigio internazionale, registrato dall’Italia sin dall’insediamento del Governo Monti.
Ritengo che Sarkozy non abbia dato prova di quell’equilibrio che deve caratterizzare una esperienza di guida di un Paese importante.
Tre atteggiamenti assunti da quest’uomo mi hanno colpito negativamente: anzitutto l’approccio di sfida  - verso tutta la comunità internazionale, e verso l’Italia in modo particolare -  avuto in occasione dell’attacco a Gheddafi. E poi il sorriso sprezzante all’indirizzo di Berlusconi, di fronte alla stampa mondiale, incurante del fatto che l’ostentazione del biasimo per la poca affidabilità di un premier rischiava di offendere un intero Popolo amico. Infine, proprio nei giorni scorsi, in piena campagna elettorale, il gesto di sfilarsi dal polso quel costoso orologio, regalo della moglie Carla Bruni, prima di stringere le mani ai suoi sostenitori, nell’evidente intento di evitare un dannoso scippo.
Ora, insomma, sembra che la “grandeur” di Sarkozy sia destinata a ridimensionarsi.
Ed un bagno di umiltà non potrà che fare bene a questo leader politico verso il quale il centrodestra europeo aveva guardato con fiducia.

lunedì 16 aprile 2012

Dalla Provincia di Brindisi, una buona notizia: defibrillatori in tutte le palestre scolastiche.

Un defibrillatore in ogni scuola media superiore dotata di palestra ed un corso di formazione ad utilizzarlo, per gli insegnanti di educazione fisica: è questa la proposta che il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, porterà in Giunta venerdì prossimo.
Dopo la morte del calciatore professionista Piermario Morosini, Ferrarese intende insomma contribuire fattivamente affinché simili tragedie non si ripetano.
E la dotazione di un defibrillatore in ogni palestra scolastica va  - a mio modesto avviso -  nella direzione giusta, se si pensa che, statisticamente, le possibilità di salvare la vita di una persona, in caso di arresto cardiaco, diminuiscono del 10% in ogni minuto e che, quindi, la tempestività di intervento, con attrezzature idonee e personale adeguatamente preparato, assume un ruolo fondamentale.
Si tratta, evidentemente, di una iniziativa meritoria, che offre una soluzione concreta ad una problematica, spesso sottovalutata, che produce effetti devastanti.
Alcuni anni addietro (credo sia stato tra il 2004 ed il 2005), su invito del mio amico Mario Balzanelli (Direttore del “118” della ASL di Taranto e già docente universitario), sono stato tra i componenti del comitato promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione dell’insegnamento della disciplina del primo soccorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Ricordo la straordinaria valenza civica di quella esperienza che, al di là della raccolta delle sottoscrizioni (risultato conseguito grazie al travolgente entusiasmo di Balzanelli), introdusse un dibattito importante negli ambienti più diversificati.
Oggi, come allora, sono convinto della necessità di promuovere una cultura dell’emergenza, come principio a cui uniformare comportamenti e, per quanto riguarda le Istituzioni, prassi nonché determinazioni finalizzate alla salvaguardia della vita umana anche in situazioni di pericolo improvviso ed imprevisto.

mercoledì 21 marzo 2012

Il futuro... non è una variante.

Recentemente il Consiglio Comunale è tornato ad esprimersi su due varianti in deroga al piano di fabbricazione, allo scopo di favorire l’ampliamento di attività già esistenti, aventi carattere sia produttivo, in un caso, sia sociale, nell’altro caso.
I provvedimenti sono stati approvati con il voto favorevole della maggioranza e del Pdl, con il voto contrario del consigliere ecopacifista e con l’astensione del mio gruppo, l’Udc.
Ho riflettuto molto su queste decisioni, che hanno richiamato diverse sensibilità degne della massima considerazione.
Anzitutto è rilevato il tema del lavoro, poiché è evidente che attività in espansione determinano, potenzialmente, nuova occupazione.
Non secondario è risultato, peraltro, il tema – valore della pianificazione urbanistica, a cui sono correlati concetti di equità, trasparenza, benessere e sviluppo.
Non trascurabile, sul fronte della coerenza dei comportamenti politici, è stata poi la considerazione del fatto che, in altre circostanze, io stesso avessi dato il mio assenso all’adozione di varianti in deroga al piano di fabbricazione.
Che cosa è cambiato, allora, questa volta, dal mio punto di vista?
Semplicemente è che ormai, dopo che la mia parte politica lo aveva a lungo auspicato, l’Amministrazione ha iniziato a dare prova di voler procedere all’attivazione del confronto pubblico che dovrebbe condurre alla adozione del Piano Urbanistico Generale.
Ecco allora finalmente intravedere, seppure in lontananza, il nuovo, aggiornato, strumento di pianificazione urbanistica della città di Latiano: per ora è poco più che un miraggio ma tanto basta, in chi ci crede davvero, per non allentare la tensione.
E così le varianti in deroga al vecchio piano di fabbricazione  - nel perdurare dell’assenza della tanto auspicata, condivisa, moderna, contestualizzazione urbanistica -  pesano ogni giorno di più, insomma gravano sulle coscienze di chi, in qualche modo, ha ruolo per incidere sul futuro della comunità.
Basti immergersi nelle suggestioni che offre la lettura di alcune pagine di Italo Calvino (“Le città invisibili”) o di Lewis Mumford (“Le città nella storia”) o dell’urbanista Saskia Sassen, per rendersi conto delle grandi opportunità che si avrebbero con la definizione di un modello di Latiano in cui l’aspetto urbanistico coniugasse le radici e le ali, il passato ed il futuro, la tradizione e le ambizioni dell’intera comunità latianese. Osservando, ad esempio, la vocazione all’accoglienza del disagio, che si è manifestata con il moltiplicarsi di strutture socio – sanitarie a carattere residenziale e semi-residenziale, immagino la caratterizzazione di un modello di “città educativa” su cui (pensando anche alle esigenze delle altre fasce della popolazione) ci sarebbe tanto da dire e da fare.
Altra cosa, però, è se la politica vuole rassegnarsi a vivere alla giornata, a tirare a campare, ad assecondare, semplicemente, l’iniziativa dei privati più dinamici e creativi.
Confesso, tuttavia, che, al cospetto di decisioni su realtà specifiche, ho vacillato; il dubbio si è insinuato fortemente in me: in base a che cosa, mi sono chiesto, è possibile determinare il momento dopo il quale non è più accettabile ciò che fino a poco prima si è tollerato? E, soprattutto, se mi fossi trovato io nel ruolo di un Sindaco, o di un Assessore, a cui una impresa va ad evidenziare l’esigenza di crescere, di organizzarsi meglio, magari creando pure nuova occupazione: avrei forse avuto titolo per mortificare la capacità / volontà di intrapresa privata? Avrei forse potuto sbrigativamente rispondere con un “torna fra qualche mese, ora stiamo facendo il PUG!”?
Evidentemente no.
E dunque cosa è mancato agli amministratori comunali latianesi che, dopo l’esito positivo dell’esame tecnico svolto in conferenza dei servizi, hanno illustrato al Consiglio Comunale le due varianti, proponendone l’approvazione?
Intanto, a mio modesto avviso, si è appalesato un limite di autorevolezza: come può una Amministrazione Comunale  - che ha perso due anni prima di accennare l’intenzione di mettere il PUG al centro del dibattito politico e che si è detta disponibile ad approvare piani di lottizzazione in ogni zona di completamento per la quale fosse pervenuta una proposta progettuale da parte dei privati interessati -  accreditare l’incidentalità, ovvero l’eccezionalità, del ricorso alle varianti?
E come si può chiedere alla Politica di delegare i suoi compiti ai tecnici che, nell’ambito delle loro competenze, hanno accertato la fattibilità delle opere? La Politica, a mio parere, ha invece il dovere di “intromettersi” in queste vicende, di esprimere la propria idea di futuro e di assumersi, conseguentemente, la responsabilità delle proprie scelte, in termini di ricadute sui destini della comunità di riferimento.
Questo ragionamento ha fugato ogni mio dubbio… e pazienza se ho dovuto constatare qualche incomprensione, o dispiegare tempo ed energie per non finire vittima di uno scontato propagandismo.
In conclusione: 1. la mia decisione, dopo una approfondita e franca riflessione, è sgombra ormai da qualsiasi dubbio; 2. non sono, ovviamente, contrario a favorire la crescita e lo sviluppo delle realtà imprenditoriali (anche quelle del privato sociale) che insistono sul territorio; 3. ritengo che sia giunto il momento di “costringerci”, tutti, ai tempi, ai percorsi ed alle condizioni di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica della nostra città; 4. le richieste di deroga che, dopo l’adozione di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica, dovessero pervenire, a mio avviso potranno essere discusse, approfondite ed eventualmente adottate purché ricadenti, comunque, in una chiara, definita, condivisa, contestualizzazione; 5. le richieste di deroga che dovessero ancora pervenire prima che si pronunci una parola definitiva sui destini del PUG, non avranno, a mio avviso (e nessuno se ne dolga…), ragione di essere accolte.
Una postilla, infine: credo che il modo più efficace per assicurare, ad un futuro di dignità e durevolezza, il lavoro che si riesce a creare oggi, sia quello di incardinare, in un sistema fertile di avvenire, le realtà che oggi producono occupazione.

martedì 6 marzo 2012

Bene le primarie

Il risultato delle elezioni primarie del centrosinistra svoltesi domenica scorsa a Palermo ha determinato una serie di reazioni da parte degli esponenti nazionali delle forze politiche della coalizione: ciò alla luce della affermazione di un outsider, ovvero un candidato non sostenuto dai principali apparati di Partito.
Questa esperienza merita qualche riflessione, peraltro in considerazione della circostanza che il tema delle primarie di coalizione ha già fatto capolino anche nell’ambito del centrodestra.
Ritengo che in uno scenario bipolare  - o comunque improntato al riconoscimento di una premialità per le maggioranze, allo scopo di favorirne la stabilità nei vari livelli di governo della Cosa Pubblica -  le primarie rappresentino un utile strumento di raccordo tra la “necessità” di semplificare il quadro politico e la “virtù” della salvaguardia delle diverse sensibilità in campo.
Ed è bene, dunque, che le forze politiche che siano interessate a realizzare ampie coalizioni si sottopongano, nell’ottica della preventiva individuazione di una sintesi tra componenti alleate, al vaglio del proprio elettorato di riferimento.
Ciò vale anche nei contesti locali.
Qualora si intenda scongiurare l’affermazione di outsiders, eludendo tale passaggio democratico (che prima o poi credo debba pure essere disciplinato dal legislatore italiano), occorre, dunque, assumersi la responsabilità di presentarsi frammentati all’elettorato, con le probabili, conseguenti, difficoltà a ritrovare condizioni di dialogo sereno e costruttivo solo dopo l’apertura delle urne.
Altro discorso, ovviamente, vale se le coalizioni tradizionali non sono “includenti”: in tal caso, soprattutto negli ambiti locali, le aggregazioni civiche possono trovare sintesi programmatiche efficaci su cui far convergere (a conferma della crisi di rappresentanza che caratterizza sempre più spesso questa cosiddetta “Seconda Repubblica”) il consenso della maggioranza dell’elettorato.    

domenica 26 febbraio 2012

Il sentiero della risalita

"La crisi interpella la speranza": è questo il titolo di un interessante convegno che si svolgerà sabato prossimo, 3 marzo, a partire dalle ore 16 presso il Consorzio produttori vini di Manduria. L'iniziativa è organizzata dal Movimento Lavoratori e dall'Azione Cattolica Diocesana. Interverranno: don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del Settore Adulti di Azione Cattolica e del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, Giuseppe Barbaro, vicepresidente della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche Europee, Giovanni Morelli, responsabile delle Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi Brindisi - Ostuni, Rino Spedicato, dell'Osservatorio Regionale del Volontariato, Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL Taranto, don Salvatore Ferdinandi, vice direttore della Caritas Italiana. 
Si tratterà di una utile occasione per riflettere insieme su un tema che richiama direttamente la nostra esperienza quotidiana. Vale la pena, insomma, trovare il tempo per esserci.     

sabato 18 febbraio 2012

La bomba più forte

Ma noi dove eravamo? Dov’era questa società del “c’ero anch’io!”? E’ possibile che siamo diventati consapevoli, sensibilizzati, informati  - a volte anche morbosamente -  sulle cose, solo “a posteriori”? Troviamo anche il tempo, nella frenesia della nostra vita, per fare i “pellegrinaggi” sui luoghi dove si è consumato il dolore; ma sempre dopo. Laddove conta davvero, esserci, non ci siamo; siamo distratti. O, comunque, arriviamo troppo tardi.
Ero a Roma, l’altra sera, quando ho appreso dell’ultima tragedia consumatasi a Latiano.
Chissà per quanto tempo ancora gli echi di quella sciagura risuoneranno forti nelle nostre orecchie. Ma probabilmente non avremo il coraggio di farcene un monito, un richiamo alle coscienze.
Perché quando l’esplosione del cupo malessere si stava preparando… noi guardavamo altrove, il nostro sguardo scrutava forse orizzonti lontani, la nostra mente era preoccupata dall’idea di un futuro possibile.
Ma quale futuro può avere una comunità in cui inesorabilmente, nel silenzio, nella indifferenza, nella impotenza dei pochi che se ne avvedono, la mano arriva ad armarsi contro la propria vita, o contro la fonte della stessa?
E quanto colma di malessere è l’esistenza di chi dilaga in tali atti distruttivi ed autodistruttivi?
Quale uomo nasce per togliersi la vita? Quale figlio nasce per uccidere la propria madre?
E non cerchiamo alibi al nostro egoismo: perché un grido di aiuto si componga, occorre lucidità. E laddove il male di vivere è forte, credo che la lucidità scarseggi.
Il boato del dolore, poi, richiama interventi ormai tardivi.  E’ prima della sciagura che devono poter scattare indicatori sociali, esterni alla famiglia. E questi indicatori devono poter attivare interventi efficaci.
Allora, in tempi di forti e diffusi disagi, le politiche sociali diventano priorità.
E siccome il “pubblico”, purtroppo, a tutti i livelli, può contare oggi su una esigua disponibilità di risorse, occorre un forte impegno concertativo tra agenzie diverse; bisogna, insomma, selezionare le competenze e coordinarsi, perché sia ottimizzato il risultato prodotto dalle risorse disponibili e perché si agisca senza tralasciare ambiti scoperti: zone d’ombra in cui il disagio cresce e sfocia nell’irreparabile.    

martedì 31 gennaio 2012

Crisi: i giovani stanno pagando il prezzo più caro.

Gli indici della disoccupazione in Italia continuano ad aumentare, raggiungendo ormai livelli record. I dati ISTAT relativi allo scorso mese di dicembre parlano chiaro. Il tasso di disoccupazione è salito all’8,9% e chi più risente di questa situazione sono i giovani: uno su tre (per la precisione: il 31,2%) è senza lavoro. In Germania, invece, i tassi di disoccupazione (6,7%) sono tendenzialmente decrescenti ed hanno addirittura segnato, nel mese di gennaio 2012, il dato più basso degli ultimi venti anni. Cosa accade, dunque? La congiuntura economica globale può non essere così implacabile, a differenza di come ci è stata descritta finora? Una riflessione è necessaria, a tutti i livelli, sul valore dell’economia reale, sui limiti della finanza, sulla grande opportunità, che abbiamo, di costruire una Società più giusta misurando il benessere in modo diverso.   

mercoledì 25 gennaio 2012

Un latianese in Giunta Provinciale.

Il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, ha azzerato la Giunta Provinciale «con il chiaro intento - si legge in un comunicato ufficiale - di rimodulare, rilanciare e potenziare l’Esecutivo in vista delle problematiche a cui l’Ente è chiamato a fornire delle risposte nei prossimi mesi. Il Presidente - si legge ancora nel comunicato - attenderà le segnalazioni che perverranno dalle forze politiche della coalizione per la composizione della nuova Giunta».
Apprendo poi dai giornali, proprio in questi ultimi giorni, che tra i “papabili” alla nomina quale Assessore Provinciale ci sarebbe Antonio Gioiello, esponente del Partito Democratico ed unico Consigliere Provinciale latianese attualmente in carica.
Io non ho votato per Antonio Gioiello alle ultime elezioni provinciali e non appartengo al suo Partito; tuttavia ritengo che la sua nomina come Assessore Provinciale possa rappresentare una opportunità per l’intera comunità latianese.
In un momento di crisi economica e sociale generalizzata, e sia pure alla vigilia di una profonda trasformazione istituzionale delle Province, la presenza di un riferimento locale nell’Esecutivo di quell’Ente può, infatti, a mio avviso, agevolare il prodursi di risultati utili per la nostra Città.
Conosco Antonio Gioiello da diversi anni, precisamente da quando io ero ancora minorenne e lui fu candidato al Consiglio Comunale nella Democrazia Cristiana.
Tra noi c’è sempre stato rispetto e, qualora ne abbiamo avuto l’opportunità, anche collaborazione.
Certo tra noi non è mai scoccata “la scintilla”: insomma, non ci siamo mai “amati” (ovviamente in senso metaforico ed in riferimento al contesto politico…) ma tale circostanza, come dire, non ha determinato, in ciascuno di noi due, ragioni di insonnia; anzi, questa “distanza” ci ha consentito di relazionarci sempre con grande franchezza.
Se Antonio Gioiello sarà nominato Assessore Provinciale, potrà dunque mettere a frutto la sua lunga esperienza politica.
Se, invece, Antonio Gioiello non avrà quella nomina, è improbabile che possano prodursi maggiori effetti benefici sulla comunità latianese, almeno per quanto è nelle prerogative della Provincia.
Latiano ha dato tanto, in termini elettorali, al Presidente Ferrarese. E tra quei voti non c’è stato il mio, che notoriamente, alle elezioni provinciali del 2009, ho preferito il sen. Michele Saccomanno.
La situazione politica cittadina si è poi modificata.
Credo allora che ci siano diverse ragioni - oltre quelle che il Partito Democratico rappresenterà, o sta già rappresentando, al Presidente Ferrarese (e che, pur essendomi estranee, doverosamente rispetto) - perché nella nuova Giunta Provinciale sia nominato un latianese.

domenica 22 gennaio 2012

L'argenteria di famiglia

Latiano può farcela, a dispetto di tutto e tutti. Latiano può colmare il divario con alcuni centri limitrofi che, negli ultimi 30 anni, hanno fatto passi da giganti, in avanti. Latiano può invertire quella che talvolta appare come una inesorabile rotta verso la “consacrazione” quale Comune – dormitorio.
Un barlume di speranza, nel senso fin qui declinato, lo concede la presenza a Latiano di alcune persone, uomini e donne, che rappresentano vere e proprie “eccellenze” nei rispettivi ambiti di impegno. E non mi riferisco solo alle competenze professionali ma anche al “valore aggiunto” costituito dal gusto, dall’estro, dall’intuito, dalla perseveranza, dal carisma e dalla passione con cui queste persone sanno approcciarsi alle varie “sfide”. Di alcune di queste persone ho già parlato, su “mimpegno”. L’elenco non è, a mio avviso, proprio brevissimo e, pertanto, prima o poi tornerò a chiamare in causa altri “benemeriti”.
Questa volta ritengo doveroso evidenziare Paolo Legrottaglie: portatore sano di entusiasmo, organizzatore instancabile, colto divulgatore.
La Cultura, in Provincia di Brindisi, può ancora scriversi con la “C” maiuscola anche grazie all’importante contributo che Paolo ha saputo offrire (e continua a farlo). Una testimonianza concreta, insomma, della possibilità di realizzare, a Latiano, ciò che può catalizzare attenzione, ammirazione, anche dall’esterno e può, quindi, suscitare, in altri, l’emulazione o, addirittura, la tentazione di “importare”.  

giovedì 19 gennaio 2012

E' giusto un patto generazionale?

Ho letto anche io la lettera con la quale Antonio Distante ha rassegnato le proprie dimissioni da Assessore al Comune di Latiano.
Mi astengo volentieri dal commentare tale decisione poiché ciò che accade (a dire il vero sin da qualche tempo prima delle dimissioni di Distante), o forse sarebbe meglio dire “ciò che non accade”, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Tengo invece a condividere alcune considerazioni personali sul livello di capacità di cui sta dando prova la generazione a cui appartengo, nel reggere la sfida che in questi anni le compete: quella di contribuire nel modo più efficace al benessere, presente e futuro, della collettività.
Conosco da un po’ di anni Antonio Distante; a lui mi legano soprattutto ricordi dei luoghi parrocchiali e di qualche esperienza in Azione Cattolica.
Ricordo di aver condiviso, in particolare con lui e con altri due amici, la fondazione e la redazione, per alcuni “numeri”, di un giornalino: “I Care”, chiaramente ispirato, nella testata, al motto coniato da don Lorenzo Milani per la “sua” Scuola di Barbiana.
Ricordo che ben presto, nelle riunioni della “redazione” di “I Care”, il gusto per il confronto tra noi, sulle più diverse tematiche esistenziali e politiche, prese il sopravvento.
Insomma, la scelta degli argomenti su cui incentrare gli articoli (almeno quelli destinati a caratterizzare i vari “numeri”), e poi la selezione delle illustrazioni nonché la definizione dei titoli, divennero la sintesi di una elaborazione sempre più approfondita, che ci esponeva reciprocamente, che ci metteva in discussione.
Eravamo diversi già allora, noi della “redazione” di “I Care”!... Diversi tra noi.
E quella originalità ciascuno di noi teneva ad ostentarla, bonariamente, ed a rivendicarla al cospetto degli altri “colleghi” della “redazione”.
Ma quella diversità non ha mai messo in discussione la stima reciproca e la volontà di realizzare qualcosa insieme.
Era bello stampare le bozze, “a getto d’inchiostro” (magari “in scala di grigio”, per risparmiare), accorgersi del risultato di cui eravamo capaci, sottoporre tutto al “primo esame” (con il Parroco).
Quando si capì che “I Care” poteva avere davvero qualcosa da comunicare  - che poteva quantomeno rispecchiare il pensiero più diffuso in un gruppo di giovani e giovanissimi e che, se non era in grado di fare “opinione”, riusciva comunque a suscitare interrogativi, a far scoprire uno stato di condivisione di sentimenti, di ansie, di aspirazioni -  ci fu la “consacrazione” in tipografia: si passò infatti dal fotocopiatore della sagrestia alla stampa su carta riciclata, a cura di Giovanni Rubino. E fu, quella, l’occasione per “sdoganare” I Care fuori dal perimetro dei muri parrocchiali.
Il caro Giovanni, ovviamente, non si limitava a stampare; ma era rispettoso, non si intrometteva; dal suo sguardo, quando gli sottoponevamo le bozze, cercavamo però di capire quale reazione sortissero: ci piaceva, un po’ ci emozionava, quel “secondo esame”.
Poi quella esperienza di “I Care” per noi finì… la vita portò altrove ciascuno di noi.
Ho ritrovato Antonio Distante da Assessore comunale, mentre anche io mi cimentavo, per la prima volta, come Consigliere comunale, di opposizione a quella Giunta in cui il “vecchio collega” della “redazione” di “I Care”, sia pure da “esterno”, era stato chiamato a portare il suo contributo, politico e professionale.
Non so, davvero, se il fervore che avevamo confrontato nel nostro precedente incontrarci avrebbe dovuto preparare una prova diversa, da parte nostra, pur nel rispettivo ruolo di Amministratore e di Consigliere comunale. Non so se siamo stati, entrambi, adeguatamente maturi nello svolgimento del nostro compito. Non so se abbiamo tradito le nostre stesse aspirazioni. Non so se avremmo potuto rispettarci di più, come un tempo, nonostante la nostra conclamata “diversità”. Non so se, insieme ma nel rispetto dei ruoli, avremmo potuto costruire di più, nell’interesse esclusivo della comunità in cui sono le nostre radici. So però che  - al di là delle vicende di questa Amministrazione (che non mi appassionano), della attuale maggioranza e della attuale opposizione -  ci è dato un “secondo tempo”, almeno un altro!, per fare ancora meglio. Magari facendo tesoro degli errori che, eventualmente, si sono commessi. E certo non mancheranno le forme ed i modi (non si vive di sola politica…) per continuare ad offrire un contributo pubblico, perché no? (ancora una volta), integrando e valorizzando le diversità.    

domenica 15 gennaio 2012

L'Assessorato alla Felicità... e la crisi... utile.

Nelle scorse settimane i media hanno dato risalto al Sindaco di Ceregnano  - un Comune di quattromila abitanti in Provincia di Rovigo -  che ha istituito l’Assessorato alla Felicità. In sostanza si è trattato di una iniziativa semplice, accompagnata da sforzi interpretativi forse eccessivi (lo stesso Sindaco di Ceregnano, dopo aver correttamente osservato, in riferimento all’attuale momento storico, che «gli italiani sono venuti fuori in passato da situazioni ben peggiori di questa e ora non sarà lo spread a schiacciarci», ha disquisito di «ottimismo a prescindere da tutto» ed ha esortato a «sorridere un po’ di più alla vita»…), che è stata concretamente sintetizzata dalle parole dell’Assessore preposto, una quarantaduenne che di professione fa la cuoca presso una casa di riposo: «il Comune che ha istituito l’Assessorato alla Felicità non può che cercare, oltre a regolare la vita amministrativa nel miglior modo possibile, di ideare iniziative per fornire ai suoi abitanti momenti di svago e di felicità».
Insomma non so se l’idea del Sindaco di Ceregnano meriti di essere “esportata”: del resto, insieme ad un Assessorato alla Felicità, in ogni Comune se ne potrebbe attivare anche uno alla Concordia, o alla Convivenza Civile, o al Rispetto Reciproco, o al Buon Gusto… o, perché no?, al Buon Senso.
Certo, un autorevole riferimento storico è rinvenibile nella Dichiarazione di indipendenza americana, del 4 luglio 1776, che sancisce che a tutti gli uomini vada riconosciuto il diritto “alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”.
Ma al di là degli Assessorati, più o meno improbabili che possano venire alla mente, emerge oggi un sentimento diffuso di ansia, di insoddisfazione, di incertezza e di scoramento a cui chi ha qualche responsabilità sulla “cosa pubblica” si sforza di corrispondere.
Non credo, però, che il rimedio stia nella istituzione di un nuovo Assessorato o di un nuovo Ministero.
E non credo che ci siano ricette, o soluzioni, a portata di mano: nessuna alchimia, politica o amministrativa, può infatti rappresentare un rimedio che accontenti tutti.
E’ ineludibile, ritengo, che al cospetto della attuale situazione socio – economica, si debbano operare delle scelte chiare, secondo un ordine di priorità.
Nelle famiglie, anzitutto, credo che si stia già tornando a porre al centro “i valori”, sforzandosi di individuare il superfluo ed esercitandosi a cominciare a farne a meno.
E, a livello generale, credo che ormai occorra discernere, stabilire cosa abbia diritto di precedenza e cosa invece vada garantito appena dopo.
La classe politica, ad esempio, a mio modo di vedere, deve avere il coraggio di operare scelte che favoriscano i “figli” a scapito di qualche privilegio ormai acquisito dai “padri”.
Penso, a tal proposito, in particolare, alle liberalizzazioni, soprattutto quelle che riguardano le professioni, ed immagino che si possa agire, finalmente, con coraggio, così come il Governo italiano ha saputo fare, poche settimane addietro, sulle pensioni.
Solo così si potrà davvero iniziare a fare il necessario, il dovuto, per riconoscere alle nostre giovani generazioni il sacrosanto diritto… alla Felicità.         

mercoledì 4 gennaio 2012

Ferrovie: metafora di un Paese confuso.

Riporto qui di seguito, da www.lagazzettadelmezzogiorno.it, la testimonianza di un concittadino latianese, che credo rappresenti concretamente sia l’incapacità della classe politica nazionale ad immedesimarsi nelle problematiche più comuni delle famiglie italiane, sia l’insensibilità, di quella stessa classe politica, di fronte ad un distacco sempre più accentuato tra nord e sud del Paese: è un dato di fatto, emblematico della situazione, che oggi Latiano e Como siano più “lontani” rispetto a dieci anni addietro.
Intanto anche il Presidente di una Provincia del Sud  - il Presidente della nostra Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese -  di fronte a questa situazione si vede addirittura costretto a “gridare” il suo forte dissenso dalle finestre della sede della Istituzione che rappresenta: dallo scorso 30 dicembre, infatti, da un balcone del Palazzo della Provincia è esposto un grande striscione che riporta la scritta “La Puglia non è un binario morto. Ridateci i treni!”. «L’auspicio  - ha affermato il Presidente Massimo Ferrarese in un suo comunicato stampa -  è che anche tante altre Istituzioni pugliesi assumano iniziative per dar vita ad una imponente mobilitazione generale finalizzata a mettere riparo alle forti penalizzazioni subite dai nostri cittadini nel trasporto ferroviario».    

Viaggio Brindisi - Milano. La Gazzetta ha svolto un compito importante di informazione e sensibilizzazione sulla questione della soppressione dei treni notturni, a partire dallo scorso 11 dicembre. 
Le implicazioni di quella decisione sono state drammatiche per i lavoratori  - che hanno perso il lavoro -  e per gli utenti, che hanno perso i collegamenti diretti e i costi contenuti del trasporto universale. 
Nell’ambito dei servizi pubblici, credo sia un caso più unico che raro di incremento così rilevante dei costi a fronte di un così netto peggioramento della qualità. Una decisione indegna di un paese civile, perpetrata contro i lavoratori, contro gli utenti, contro il servizio, contro il principio di mobilità, contro l’unità del paese. 
Mi chiedo come mai una decisione così spudorata non abbia sollevato una indignazione adeguata nel mondo politico, che dovrebbe rappresentare i bisogni dei cittadini e dare ad essi le risposte possibili.
Vuol dire che il trasporto pubblico non rientra nei compiti della politica? Non credo, dal momento che il diritto alla mobilità è addirittura un diritto costituzionale.
Probabilmente c’è stata una sottovalutazione del disagio a cui i viaggiatori devono sottoporsi per raggiungere dal sud le città del nord e viceversa. Intendo i viaggiatori che per ragioni di lavoro, di tempo o semplice preferenza scelgono i treni notturni. 
Vediamo di spiegarlo meglio: 
prima dell’11 dicembre era rimasto un unico treno da Brindisi a Milano: Brindisi 20.21, Milano 7.10, durata: 10 h e 49 minuti, costo: 59 euro (+ eventuale cuccetta). 
Vediamo cosa accade adesso: 
Oggi il costo minimo è di 92 euro (+ cuccetta) e la durata quasi sempre maggiore, nonostante l’enfasi data all’alta velocità. 
Più in dettaglio, per arrivare a Milano intorno alle 7, in tempo per recarsi al lavoro, l’unico modo possibile è il treno delle 17,14 per Roma, con durata di 13h,41’ e costo in seconda classe di 106 euro ( + eventuale cuccetta). 
I treni con cambio a Bologna hanno tempi di percorrenza analoghi o poco superiori, ma attese a Bologna troppo lunghe, che diventano più lunghe se il viaggiatore decide di risparmiare i 42 euro a testa necessari per pagare un biglietto Freccia Rossa per la tratta Bologna – Milano, una cifra corrispondente a quello che fino a due o tre anni fa era il prezzo dell’intera tratta Brindisi Milano. 
Facciamo il caso della mia famiglia, di 4 persone. Siamo partiti la sera del 1 gennaio per ritornare a Milano dopo le vacanze natalizie trascorse (come fanno tanti) nel paese di origine. Avendo speso quasi 300 euro complessive per la tratta Brindisi- Bologna, abbiamo pensato che potevamo risparmiare sulla tratta Bologna- Milano. Abbiamo rinunciato al Freccia Rossa delle 9.10 che sarebbe costato 168 euro (42 x4) e optato per il rapido delle 9,46, che ci ha portato a Milano alle 12,10: una decisione forse irrazionale per chi non ha problemi di budget, ma che sarebbe approvata da un buon numero di viaggiatori, almeno da quelli che condividono uno stipendio da impiegato. 
Alla fine abbiamo impiegato 12h,20’ da Brindisi a Milano, mentre per raggiungere Como ci sono volute altre 2h,20’, anche a causa della soppressione di alcuni treni delle Ferrovie Nord. 
Siamo usciti dalla casa di mia madre (in provincia di Brindisi) alle 23 del 1 gennaio per entrare in casa nostra, a Como, alle 15 del 2 gennaio. E pensare che non più di una decina di anni fa c’era un treno (credo diretto a Stoccarda) che da Brindisi fermava direttamente a Como. 
C’è un’idea vaga di questi spaccati di vita nella testa dei nostri rappresentanti e amministratori? La forma privatistica della gestione di Trenitalia non può esonerare la classe politica ad assumere questo problema come prioritario, specie quando questa gestione si rivela così dissennata. 
Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, i trasporti sono materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni (art. 117 Cost.). I consiglieri e gli assessori regionali sono dunque chiamati in causa direttamente, per il mandato che hanno ricevuto e per le funzioni loro attribuite dalla Legge fondamentale dello Stato.
Se la campagna della Gazzetta  - compresi i contributi resi liberamente dagli utenti (come nel mio caso) -  non è bastata a rendere l’idea, i consiglieri regionali potrebbero  - tutti insieme -  decidere di fare un viaggio analogo a quello che ho descritto in questo mio amaro resoconto. 
Forse il Paese andrebbe meglio se le condizioni di chi amministra  - almeno per un giorno -  potessero coincidere con quelle di chi è amministrato. 
F.to Gianni Pizzi (Biblioteca Centrale di Milano)