martedì 6 luglio 2010

Berlusconi. Un passo indietro, please!

Che l'anno 2010 sarebbe stato assai critico per l'economia mondiale e, dunque, anche per quella italiana, era cosa assai risaputa già nella scorsa estate. La realtà, purtroppo, non ha deluso le attese ed oggi riscontriamo che la Borsa di Milano, nei primi sei mesi del 2010, ha "bruciato" addirittura il 19% del suo valore (hanno fatto peggio, in Europa, solo Grecia e Spagna) e, come ciò non bastasse, l'ultimo rapporto Istat ha fotografato la cruda realtà di un giovane italiano su tre senza lavoro, a fronte di un tasso di disoccupazione stabile all'8,7%. Di fronte a tutto questo, il Governo italiano che fa? Discute di intercettazioni, di faide interne al PdL, di legittimo impediamento. Intendiamoci: non è certo il Governo Berlusconi ad aver determinato l'attuale stato di crisi economica, che invece trae origine da un fenomeno internazionale i cui "vizi" trascendono ampiamente i nostri confini nazionali ed hanno origini remote anche nel tempo. Ciò che si contesta al Governo italiano tuttora in carica è però l'incapacità di affrontare una situazione di straordinaria criticità, che richiederebbe interventi strutturali e non soluzioni - tampone sostanzialmente mirate a fare cassa chiedendo ulteriori sacrifici soprattutto ai soliti noti (leggi: i lavoratori dipendenti e gli enti locali). Quel che sta accadendo è un po' la sintesi della crisi del bipolarismo italiano, nato come rimedio alle degenerazioni della cosiddetta "Prima Repubblica" e ritrovatosi ormai logoro prima dello scoccare dei suoi primi venti anni. L'attuale sistema non è maturato poichè entrambe le coalizioni, a turno, si sono ritrovate ostaggio degli estremismi. Oggi assistiamo, ad esempio, ad un governo vittima dell'estremismo egoista e populista della Lega Nord. La "Seconda Repubblica" non ha mai prodotto alcuna fase di benessere per il Paese e non ha posto le basi per una modernizzazione dello Stato poichè è stata incapace di esprimere un'azione riformatrice di ampio respiro. Silvio Berlusconi è il simbolo della "Seconda Repubblica" e mostra ormai tutti gli acciacchi determinati dall'usura di un sistema politico nazionale la cui raffigurazione più eloquente consiste in una legge elettorale che, in sostanza, in assenza di preferenze, consente ai Partiti di "nominarsi" i Parlamentari. Di fronte a tutto questo occorre un passo indietro, per porre fine all'agonia di un Governo, capace solo di "tirare a campare", e di un sistema politico al giorno d'oggi decisamente inadeguati. Il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, politico avveduto e di lungo corso, ha compreso la complessità del momento e non rinuncia a lanciare puntualmente i suoi richiami, spesso incompresi proprio dai suoi compagni di Partito. Una fase di transizione, peraltro gradita ai mercati internazionali e funzionale al varo delle riforme più urgenti, potrebbe essere assicurata da un Governo di responsabilità nazionale, o di larghe intese, insomma concepito su una larga maggioranza, trasversale agli attuali schieramenti e dunque poco sensibile agli umori dei sondaggi ed alle difese corporative.

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